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È Natale, festeggiamo con un gratta&vinci

24 Nov

In questo blog si è parlato più volte – modestamente, lo ammetto – di quella sciagura sociale e nazionale rappresentata dal gioco d’azzardo legalizzato, che si tratti di videogiochi, videolotterie, gratta&vinci o altro ancora. Ora mi capita di leggere su l’Avvenire una lettera giustamente scandalizzata dall’ultimo prodotto partorito dalla fervida e avida fantasia di questa moderna industria. Ve la riporto per intero con la risposta del direttore, condividendo entrambe.

 

 

Gratta e vinci pure la magia del Natale. Quando l’azzardo saccheggia l’anima

 Umberto Folena giovedì 23 novembre 2017

 
L’insensatezza di una sfida con possibilità di vincita infinitesimali. E un’industria che ora dà l’assalto ai luoghi del cuore, con sommo sprezzo del pudore

Gentile direttore,

il Natale è vicino, come dimostrano panettoni e pandoro nei supermercati e l’ennesima (l’undicesima nel solo 2017) lotteria istantanea indetta dai Monopoli: un gratta e vinci ispirato alla ricorrenza che celebra la nascita di Cristo e intitolato “Magia di Natale”. Mi chiedo fino a che punto dovremo sopportare questa mercificazione, che non risparmia neppure le solennità più importanti. Non sono bigotto, ma accostare il gioco d’azzardo alla nascita di Cristo mi sembra davvero troppo. È vero che Natale ha pure una sua dimensione “laica”, è anche gioia, festa, regali, ma non si può dimenticare la ragione di questa celebrazione e poi, anche nella sua dimensione “laica”, cosa c’entra con il Natale il gioco d’azzardo? Ripeto, non sono bigotto, ma mi piacerebbe che la Chiesa intervenisse, non perché depositaria di un copyright della fede, esperienza personale e gelosa, ma in difesa di un principio e per stigmatizzare una mercificazione che offende la sensibilità di molti. Mi chiedo se, di questo passo, il prossimo anno – all’approssimarsi della Settimana Santa – verrà indetta una lotteria istantanea ispirata alla celebrazione più solenne della cristianità: “Pasqua d’oro” o qualcosa del genere… Fatto sta che la lotteria istantanea ispirata alla natività del Signore rappresenta il solito inganno e costituisce il solito attentato alla salute delle persone. Ventitré milioni di biglietti, di cui quattro contenenti il premio massimo, 100mila euro, e 3.870.720 che assicurano la restituzione della somma spesa per acquistare il biglietto, due euro e quasi 1.500.000 un “premio” di cinque euro. Insomma, come in tutti gli altri g&v, anche in questo la probabilità di perdita è altissima: 5.759.999 biglietti perdenti su 5.760.000. La probabilità di perdita del premio che serve solo ad essere immediatamente rigiocato è di 5 biglietti su sei, mentre la probabilità di perdita del “premio” da 5 euro è di 14,63 biglietti su 15. In media, per recuperare la somma giocata di due euro, occorre acquistare 6 tagliandi, spendendo 12 euro! Mentre per aggiudicarsi il premio maggiore, da 100.000 euro, in media bisognerebbe acquistare 5.760.000 biglietti, con una spesa di 11.520.000 euro, senza neppure la certezza di vincerne 100.000, essendo i dati espressi in media. Sui biglietti, le probabilità di perdita, la quasi totalità, viene mascherata attraverso l’indicazione della probabilità di vincita, peraltro “taroccata”, grazie al sistema utilizzato, “per fascia di premio”. La probabilità di vincere un premio da 500 euro, contenuto nella fascia di premio “fino a 500 euro”, viene indicata in un biglietto ogni 3,58, mentre in realtà la probabilità di vincere un premio da 500 euro è un biglietto vincente su 230.400, cioè le probabilità di perdita sono 230.399 su 230.400.

                                                                                               Osvaldo Asteriti

Caro Asteriti, con i suoi numeri lei si affianca a buon diritto a Paolo Canova e Diego Rizzuto, il matematico e il fisico che con la loro società di formazione e comunicazione scientifica (taxi1729.it) da anni girano per le scuole italiane illustrando agli studenti i paradossi dell’azzardo e l’alta improbabilità di vincere alcunché, fornendo istruzioni per non farsi infinocchiare. Un anno e mezzo fa, nel loro libro Fate il vostro gioco. Gratta e vinci, azzardo e matematica (Add Editore), dedicarono un ampio capitolo al gratta e vinci, in particolare a quello allora più venduto, “Il Miliardario”, primo premio 500mila euro. I biglietti costavano 5 euro l’uno e quelli vincenti erano il 26%, nella stragrande maggioranza di casi vincite da 5 o 10 euro immediatamente rigiocate. Per farla breve, in esemplare sintonia con lei, ecco la probabilità di vincere i tre premi maggiori: da 10mila euro 0,0003%; da 100mila 0,00004%; da 500mila (primo assoluto) 0,00002%! Ovviamente non sono questi i numeri offerti ai clienti da Lotterie Nazionali Srl, l’azienda che inventa e gestisce i gratta e vinci e nella quale a fare la parte del leone è il colosso mondiale Lottomatica. Ma di fronte a numeri troppo grandi o troppo piccoli la nostra povera mente si perde, non riesce a “vederli”. Così Canova e Rizzuto ricorrono a esempi tangibili. Ogni lotto, scrivono, è composto da più di 140 milioni di biglietti stampati. Messi in fila farebbero 21.384 chilometri, ossia: andare in auto da Torino a Capo Nord, poi scendere fino a Città del Capo in Sudafrica e infine tornare a Torino. Vincere equivale a fermarsi a caso in un punto qualsiasi, ad esempio in mezzo al Sahara o sulla tangenziale di Stoccolma, aprire la porta, pescare un biglietto e trovare quello giusto. L’insensatezza del “gioco” adesso è palese.Quanto alla squallida scelta di accostare l’azzardo al Natale, nulla da aggiungere alle sue considerazioni. Se non che l’industria dell’azzardo di massa, dopo aver colonizzato ogni luogo fisico, ora dà l’assalto ai luoghi dell’anima e del cuore, con sommo sprezzo del pudore. Lo fa con i gratta e vinci, talvolta considerati a torto una forma “minore” e meno pericolosa d’azzardo. Niente di più falso. Certo, accanto alle luci, ai colori e ai suoni delle slot sembrano cerbottane accanto a un cannone. Ma la loro capacità di provocare dipendenza è altrettanto forte, anche per la sua apparente innocenza. Se nelle sale apparisse una slot ispirata al Natale, probabilmente lo scandalo sarebbe difficile da assorbire. Ma un gratta e vinci è meno vistoso, sembra innocuo; così stanno tentando il colpo, contando sull’assuefazione dei clienti. Ennesima dimostrazione della mancanza di pudore, e semplice buon gusto, della sempre più avida industria dell’azzardo di massa.

 

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Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati

27 Ott

Questo è il titolo del comunicato stampa, che viene qui pubblicato integralmente, emesso dal  Coordinamento romano acqua pubblica al termine del Summit internazionale su Acqua e Clima. Non c’è bisogno di aggiungere altro: a Roma – come in tante altre parti d’Italia – si sfiora l’emergenza ma pare che chi abbia le responsabilità della gestione dell’acqua non ne sia consapevole, così come non sembra che le istituzioni abbiano tenuto gran conto della volontà popolare espressa nel referendum del 2011.

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COMUNICATO STAMPA

ROMA – Mentre oggi andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la gestione comune e sostenibile delle risorse idriche, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.

“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l’acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.

Gli attivisti hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna #RiallacciaIlNasone (http://bit.ly/RiallacciaIlNasone), con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate.

La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per invertire la rotta di politiche insostenibili. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell’acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.

Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011 tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici.

Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acquache ogni secondo arriva a Roma.

Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea.

Unendo i puntini siamo in grado di costruire una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.

Pensiamo che le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi: faccia pressioni su Acea per la riapertura dei nasoni e imponga la riparazione della rete colabrodo impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi. Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici. Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell’acqua: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l’obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.

Coordinamento romano acqua pubblica

Si ringrazia Cristina Leali per la foto

Un Parlamento senza vergogna

26 Ott

A chi tenta di giustificare l’aver posto la fiducia sulla legge elettorale ricordando il precedente di De Gasperi, sfugge – posto che lo sappia – che quando il 23 marzo 1953 la questione fu posta al Senato l’allora presidente, Giuseppe Paratore,  si dimise, indignato e sconcertato per il colpo di mano dei democristiani.
Da Wikipedia

“il passaggio parlamentare della legge [la cosiddetta “legge-truffa”, la nota è mia] vide un lungo dibattito alla Camera dei deputati, dove la maratona oratoria dell’ostruzionismo delle opposizioni[3] si concluse il 21 gennaio 1953 con l’approvazione della questione di fiducia[4]. Dopo l’esame in sede referente della Commissione, la lettura d’Assemblea al Senato della Repubblica fu più celere: l’8 marzo 1953 De Gasperi pose la questione di fiducia…”

Giuseppe Paratore era – come ha ricordato il senatore Tocci nel suo discorso di ieri al Senato –  un vecchio liberale di solidi principi. Eletto alla Camera nel 1909 vi rimase fino al 1929, quando con l’avvento del fascismo abbandonò la politica attiva. Rientrò in Parlamento nel ’46, eletto all’Assemblea Costituente, e poi al Senato, di cui divenne Presidente nel 1952. Nel 1957 fu nominato senatore a vita.

A seguito delle dimissioni di Paratore doveva succedergli il vice presidente, Luigi Gasparotto. Deputato dal 1913 al 1928, con l’avvento del fascismo si era ritirato dalla vita politica. Vi rientrò nel 1945 col Partito democratico del lavoro di ispirazione democratico-progressista. Eletto alla Costituente e poi al Senato nella prima legislatura, dopo le dimissioni di Paratore fu candidato alla presidenza del Senato, ma rifiutò, per  le stesse ragioni.

Erano uomini che intendevano servire la Nazione con dignità e rispetto delle istituzioni, uomini di cui oggi è difficile trovare traccia nel Parlamento di schiacciabottoni a comando che ha dato a noi cittadini una legge elettorale incostituzionale e che quello stesso Parlamento oggi intende replicare, in plateale contrasto con il dettato costituzionale che dichiara che “la sovranità appartiene al popolo”.

Senza pudore, come ha detto Tocci. E senza vergogna.

Non voglio un Parlamento di pecore, ne ho il diritto

12 Ott

 

Di Rosatellum, rispetto per la Costituzione, per le regole e per il popolo sovrano

L’art. 72 della Costituzione dispone: 
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza…..La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.”

Non bastasse, il Regolamento della Camera prescrive:
1. il voto segreto per le leggi elettorali (art. 49): Sono altresì effettuate a scrutinio segreto, sempre che ne venga fatta richiesta, le votazioni sulle modifiche al Regolamento…nonché sulle leggi elettorali.
2. che la questione di fiducia non può essere chiesta per gli argomenti per cui è previsto il voto segreto (art. 116, comma 4):
La questione di fiducia non può essere posta su proposte di inchieste parlamentari ….. e su tutti quegli argomenti per i quali il Regolamento prescrive votazioni per alzata di mano o per scrutinio segreto. (*)

La Carta prevede quindi che ci sia un “esame”, il normale e doveroso confronto parlamentare, del disegno di legge elettorale (che pur essendo ‘ordinaria’ non è una legge come le altre: viene infatti equiparata ai “disegni di legge in materia costituzionale”). Il ricorso alla fiducia non è previsto affatto: è un infimo stratagemma che è un vero e proprio insulto alla nostra Costituzione e alla sovranità del Parlamento.

Altresì, con la fiducia si chiede alla Camera di approvare una legge senza averla mai discussa in Aula, visto che non c’è stata neanche la discussione generale. Abbiamo così un Parlamento ridicolizzato ed i suoi componenti ridotti al ruolo di schiacciabottoni. Ma se lo meritano quelli che hanno eseguito docilmente e servilmente l’ordine e voteranno la fiducia: siamo noi cittadini che non meritiamo un parlamento fatto di pecore obbedienti, oggi in parte, domani quasi del tutto,  se questa legge indecente dovesse passare e nel quale la mia fiducia (e quella di molti, molti altri) si ridurrebbe quasi allo zero.

l Pd e il suo segretario (cui aggiungo il presidente del Consiglio dei ministri) hanno commesso un errore mortale: immemori della catastrofe romana dopo aver fatto decadere un sindaco democraticamente eletto, ripercorrono la strada che condusse tanti elettori a una reazione viscerale aprendo la porta del Campidoglio al populismo. Alle prossime elezioni succederà lo stesso.
I 5 stelle ringraziano e già si fregano le mani.

(*) Aggiornamento. La Presidente della Camera, Boldrini, ha chiarito in un articolo su Il Manifesto, perché non ha potuto negare il voto di fiducia. Ne prendo atto, ma resta tutta la mia indignazione per l’aver utilizzato uno stratagemma – e non una norma chiara e inequivocabile – per porre la fiducia su una legge indecente che sottrae ancora una volta al popolo il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Il risultato è che di tutto questo se ne avvantaggeranno il populismo più sbracato e la coppia Berlusconi-Salvini. Complimenti.

La memoria corta.

È la brutta politica che crea l’antipolitica

4 Ott

Non è la protesta fine a sé stessa, non il populismo alimentato ad arte. È quel mondo che guarda alla politica come un posto (benissimo remunerato) da occupare e da cui poter dispensare favori (remunerati anch’essi), mediante il quale poter fare affari (anche non del tutto o per niente legali), con cui sfruttare la posizione a proprio vantaggio.

Chi non considera la politica come una missione civica fa parte di quel mondo. Ed è allora che leggiamo di cambi di bandiera a metà tra il cinismo e la disinvoltura, oppure fatti come quelli qui riportati oggi dai media.
Che squallore, che disgusto, che vergogna.

Qui sotto trovate la cronaca di Repubblica.

Le raccomandazioni, le molestie, le minacce: il video delle Iene svela il disonore degli onorevoli

Le raccomandazioni, le molestie, le minacce: il video delle Iene svela il disonore degli onorevoli
(ansa)
 Dalle frasi mafiose alle allusioni sessuali, dalle assunzioni farlocche ai favori agli amici: una lunga lista di illegalità nelle accuse della collaboratrice parlamentare (in nero) agli esponenti centristi Rossi e Caruso

di MICHELA SCACCHIOLI

04 ottobre 2017
ROMA – Minacce in stile mafioso e molestie. Assunzioni farlocche e favori agli amici. Un elenco di comportamenti ‘disonorevoli’. Un rosario di irregolarità. Una lista di condotte illecite sulle quali ora si invocano accertamenti da parte della procura di Roma. A partire dalla prima circostanza: il figlio del sottosegretario risulta assunto con un contratto a tempo indeterminato dal deputato amico. E quel deputato col sottosegretario condivide pure l’ufficio istituzionale, oltre che il partito centrista di appartenza: Democrazia solidale-Centro democratico. Di fatto, ex montiani più ex Udc che ora dicono di “attendere spiegazioni” su quanto accaduto (qui l’audio Capital).

La sfilza però continua: il figlio del sottosegretario non viene pagato dal deputato per il ruolo di ‘assistente parlamentare e ufficio stampa’ ma percepisce la retribuzione direttamente dal padre, cioè il sottosegretario. Come se non bastasse, il figlio incassa, sì, il compenso ma sul posto di lavoro non si vede mai: “Papà ha aperto un ufficio vicino casa mia e io sto sempre là… Mio padre mi vuole piazzare all’ufficio suo…”, replica il giovane a chi gli chiede conto della situazione. Lui non sa che le sue parole, intanto, sono registrate senza censura. Imbarazzanti anomalie che emergono dal servizio tv delle Iene: una video-denuncia sulla ‘parentopoli’ in Parlamento che ha già scatenato polemiche e spinto il generale (in aspettativa) Domenico Rossi, 66 anni, sottosegretario alla Difesa eletto nel 2013 alla Camera in quota Scelta civica (guidata dal ‘moralizzatore’ Mario Monti), a lasciare l’incarico di governo. Lo scandalo dell’uso improprio delle auto della Difesa – che già lo aveva travolto nei mesi passati – all’epoca non era riuscito a fargli maturare la medesima scelta. Forse perché, stando al video attuale, quell’uso non si è interrotto con la debole difesa che Rossi tentò di fornire allora: “Ho sbagliato, onestamente e in buona fede”. 

Illegalità, queste, rese note dalle parole di una collaboratrice del deputato. Lui è Mario Caruso, siciliano, 62 anni. A Montecitorio entra nel 2013 (dopo averci provato pure nel 2006 nella lista ‘Per l’Italia nel mondo’ di Mirko Tremaglia, esponente della destra italiana) con una candidatura all’estero in quota ‘Futuro e Libertà per l’Italia’ nella lista di Mario Monti. La ragazza gli lancia, nell’ordine, molteplici accuse: è da un anno e mezzo che lei lavora come assistente del deputato senza essere pagata. Ma non è solo una questione di soldi: terminato lo stage gratuito di tre mesi, infatti, Caruso non l’ha mai contrattualizzata nonostante le ripetute promesse. Ciò nonostante, per 18 mesi la giovane ha varcato tutte le mattine l’ingresso della Camera per svolgere le proprie mansioni (pattuite soltanto a parole). Come ha fatto? Con un regolare tesserino nominativo e tanto di foto. Non è tutto: a ciò si aggiungono le molestie sessuali. La collaboratrice racconta di un invito a cena a Prati condito di avances e sottintesi. Poi gli sms: “Stasera sono a casa da solo, valuta tu cosa fare”. Lui dopo proverà a difendersi e a dire che le (eventuali) relazioni private nulla hanno a che fare con i contratti di lavoro da stipulare.

Sarà lei a registrare di nascosto la chiacchierata con Fabrizio, il figlio del generale, e a chiedergli perché sul posto di lavoro lui non c’è mai. La medesima domanda – sempre con telecamera nascosta – la giovane la rivolgerà direttamente a Caruso. Con tanto di strafalcioni grammaticali, il deputato dirà apertamente di aver fatto un favore al sottosegretario il quale, da padre, provvede pure a ‘remunerare’ il ragazzo.

L’elenco delle illegalità, tuttavia, non è finito. Incalzato dall’inviato delle Iene che gli chiede spiegazioni su quanto emerso e denunciato, Caruso perde le staffe. Le parolacce fioccano, i gesti scomposti pure. Se la prende con la telecamera puntata su di lui. E infine cede al peggio, la minaccia in stile mafioso: “Vai a f…..o, e se vuoi di più vienimi a trovare dove io abito sempre… ti faccio vedere io come si ragiona al paese mio”. Il suo gruppo parlamentare, nel frattempo, ha deciso che a Caruso basterà scusarsi, pagare alla collaboratrice quanto dovuto e interrompere immediatamente il rapporto di collaborazione col figlio di

 

Rossi. Quanto al sottosegretario dimissionario, invece, gli scranni della Camera lo attendono. In qualità di generale, nel 2013 fu posto in licenza straordinaria per partecipare alle Politiche. E una volta eletto, collocato d’ufficio in aspettativa per la durata del mandato parlamentare.

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In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare. La storia si sviluppa su due piani paralleli, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso. Accade così che accanto all’indagine ne progredisca inconsapevolmente una seconda in cui Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà a risolvere il caso e contemporaneamente a trovare ciò che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

Renzi  e l’interpretazione della democrazia

3 Ott

Una sera alla festa del Pd a Testaccio, a Roma.

Se un sindaco non è capace va a casa“.
E chi lo decide? Il segretario o gli elettori?

Renzi non ha ancora capito, proprio non ci arriva, che la democrazia non si può interpretare ma si rispetta sempre, non  solo quando è lui ad avere i voti, e si rifiuta di riconoscere il clamoroso errore di Roma: il disastro romano del Pd, i 5 stelle e la Raggi in Campidoglio sono solo una sua responsabilità.

A tenergli compagnia possiamo aggiungerci lo spicciafeccende Orfini, un paio di cortigiani messi in Giunta, il gregge che si lasciò docilmente condurre dal notaio e prima ancora i dirigenti del Pd romano che fecero opposizione a Marino dal momento che salì al Campidoglio. Per esempio, D’Ausilio che commissionò un sondaggio artefatto contro Marino pagato coi soldi del gruppo consiliare Pd, Michela De Biase che lanciava anatemi contro il sindaco in una Direzione romana del partito solo pochi giorni prima di Mafia Capitale, Coratti che come presidente dell’assemblea capitolina spostava gli ordini del giorno per ostacolare l’attività della Giunta. Una bella congrega di picconatori – di cui Orfini ovviamente non si avvedeva – che dobbiamo ringraziare unitamente ai media scatenati sulla Panda rossa e sugli scontrini.

Su tutto questa primeggia la vergogna di un segretario del partito che si dichiara ‘democratico’ e che alla democrazia – cioè la sacrosanta volontà degli elettori – antepone disinvoltamente  (chissà poi perché: ma dovrà uscire prima o poi) quello che vuole lui.

http://youmedia.fanpage.it/video/al/Wbuq1OSwLgt7Gixo/u1/

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In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare. La storia si sviluppa su due piani paralleli, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso. Accade così che accanto all’indagine ne progredisca inconsapevolmente una seconda in cui Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà a risolvere il caso e contemporaneamente a trovare ciò che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

Sovraffollamento nelle carceri: Antigone denuncia un problema drammatico e irrisolto

2 Ago

L’associazione Antigone segue da anni i problemi legati alla giustizia penale e, in particolare, quelli sulla realtà carceraria italiana. Di recente ha presentato alla Camera dei deputati il pre-rapporto 2017 : più avanti il comunicato ufficiale.

Come è noto, le carceri italiane non sono un modello: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha già stigmatizzato le inumane situazioni di sovraffollamento, la stessa Antigone ha recentemente registrato il ventinovesimo suicidio di un recluso nel 2017 ed è di pochi giorni fa la lettera di Francesca Occhionero che denuncia le medievali condizioni di Rebibbia, altrimenti non considerato certo tra i peggiori istituti di reclusione in Italia.

Antigone è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza carceraria promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale e ogni anno presenta un rapporto: qui il rapporto 2016.

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© Gianni Berengo Gardin – Fondazione Forma per la Fotografia – Dalla mostra di fotografie “Dentro” fatte all’interno delle carceri italiane esposta alla Wave Photogallery di Brescia, pubblicata da Il Post

Continua a crescere il numero dei detenuti e si torna sotto i 3mq

Continua la crescita dei detenuti (il tasso di sovraffollamento è al 113,2%) e in alcune carceri si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto. E’ quanto emerge dal pre-rapporto 2017 che abbiamo presentato oggi a Roma, frutto dei primi sei mesi di visite del nostro Osservatorio.
Già nell’ultimo rapporto, non a caso chiamato #TornailCarcere, si era posta l’attenzione sul ritorno del sovraffollamento con tassi di crescita che, se continuassero all’attuale ritmo, porterebbero in pochi anni l’Italia ai livelli che costarono la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ma quali sono le ragioni della crescita del numero dei detenuti? Da una parte il numero enorme di processi penali pendenti. Oltre 1,5 milioni di cui più di 300 mila dalla durata irragionevole e quindi prossimi alla violazione della legge Pinto. I tempi lunghi dei processi influiscono sull’eccessivo ricorso alla custodia cautelare che continua a crescere arrivando all’attuale 34,6%, quando solo due anni fa era al 33,8%. Dall’altra c’è il fatto che si registra un cambiamento anche nelle pratiche di Polizia e giurisdizionali, effetto questo della pressione dell’opinione pubblica a partire da casi eclatanti (di come le sirene del populismo penale potessero influire avevamo parlato in un nostro recente approfondimento).

Altri dati che emergono riguardano lo stato generale delle condizioni di detenzione. Nel 68% degli istituti da noi visitati in questi primi mesi del 2017 ci sono celle senza doccia (come invece richiesto dall’art. 7 del DPR 30 giugno 2000, n. 230), e solo in uno, a Lecce, e solo in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’art. 14 dell’Ordinamento penitenziario. Inoltre l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea con il più basso numero di detenuti per agenti (in media 1,7), mentre ciò che manca sono gli educatori. A Busto Arsizio ce n’è uno ogni 196 detenuti e a Bologna uno ogni 139.

Elemento fondamentale è anche quello della salute in carcere. In tal senso sarebbe utile per i medici disporre della cartella clinica informatizzata, che garantisce che le informazioni sanitarie del detenuto si spostino facilmente assieme a lui da un istituto all’altro, ma questa è disponibile solo nel 26% degli istituti da noi visitati.

Per quanto riguarda il lavoro abbiamo osservato che lavora circa il 30% dei detenuti. Ma nel 26% degli istituti da noi visitati non ci sono datori di lavoro esterni, nel 6% non ci sono corsi scolastici attivi e nel 41,5% non ci sono corsi di formazione professionale.  Uno sguardo viene posto anche ai contatti con l’esterno ed ai rapporti con la famiglia, di cui si riconosce l’utilità per il reinserimento sociale e la prevenzione di atti di autolesionismo. Ebbene, in uno solo degli istituti da noi visitati nel corso del 2017, ad Opera, sono possibili i colloqui con i familiari via Skype, ed in uno solo, nella Casa di Reclusione di Alessandria, è possibile per i detenuti una qualche forma di accesso ad Internet.  (Antigone)

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Legge elettorale: promesse, impegni e chiacchiere

5 Giu

Chi ha detto:

  1. “Vogliamo dimezzare subito il numero e le indennità  dei parlamentari  e sceglierli noi con i voti, non farli decidere a Roma con gli inchini al potente di turno” (18 ottobre 2010);
  2. “Occorre una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti  e un tetto di tre mandati parlamentari, senza eccezioni” ( 3 aprile 2011);
  3.  “L’importante è dare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente, non necessariamente di incasellarsi in destra o sinistra. Comunque la pensi, puoi scegliere chi votare di volta in volta in base alla personalità di chi si candida, delle idee che esprime, del programma” (7 novembre 2012); 
  4. “La nuova legge elettorale consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari in modo libero, come succede nei Comuni. I partiti devono consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti. Poi se fa bene lo conferma, se fa male lo manda a casa e magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, che non è un’esperienza mistica, la fanno tutti gli italiani e possono farla anche i politici che perdono le elezioni” (26 aprile 2012);
  5. “Firmo per cancellare la vergogna del Porcellum, un meccanismo per cui non importa essere bravi o avere voti, basta essere fedeli e obbedienti al capo corrente e si va in Parlamento. La classe parlamentare è fatta di dirigenti cooptati, cioè messi lì per andare a fare i parlamentari tanto non c’è bisogno dei voti, perché i voti li prende la lista. Io credo che questo sistema non vada bene”(16 settembre 11) ?

 

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I racconti, le storie brevi, sono come quegli sguardi lanciati da una finestra aperta che permettono di vivere quanto accade giù nella strada, nella vita di tutti i giorni, di immaginare i pensieri dell’ignoto passante o il dialogo dell’altrettanto ignota coppia mentre vengono percorsi i pochi metri che la visuale consente.
In questi dieci racconti c’è quasi sempre Roma, come sfondo o protagonista, ma i personaggi, con le loro personalità, le manie, le loro storie personali, potrebbero esistere ovunque: per conoscerli, e conoscere le loro storie, basta affacciarsi a questa finestra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

Stavolta sto con Franceschini

25 Mag

Devo confessare che stavolta sto con Franceschini e che questa strabiliante sentenza del TAR Lazio mi appare più come una rivincita della burocrazia che altro.

“Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine Franceschini per i musei

AGGIORNAMENTO

Cosa dice l’Europa

Una delle quattro libertà di cui beneficiano i cittadini dell’UE è la libera circolazione dei lavoratori. Essa include i diritti di circolazione e di soggiorno dei lavoratori, i diritti di ingresso e di soggiorno dei loro familiari e il diritto di svolgere un’attività lavorativa in un altro Stato membro, nonché di essere trattati su un piede di parità rispetto ai cittadini di detto Stato. In alcuni paesi si applicano restrizioni per i cittadini provenienti dai nuovi Stati membri. Attualmente, le norme sull’accesso alle prestazioni sociali derivano principalmente dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.

Base giuridica 

Articolo 3, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea (TUE); articolo 4, paragrafo 2, lettera a), e articoli 20, 26 e 45-48 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

Direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; regolamento (UE) n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione; regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il suo regolamento di applicazione (CE) n. 987/2009.

http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_3.1.3.html

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Ancora sulla disuguaglianza

17 Mag

La disuguaglianza sta uccidendo il nostro modello di società.  E quello nuovo fa davvero schifo.
Pare un’affermazione azzardata, ma basta leggere l’articolo di Repubblica sul nuovo rapporto ISTAT per averne la riprova. Nel mio piccolo ne avevo già parlato, qui e qui, ma quello che leggo oggi non è più solo un grido d’allarme: è il grido disperato di un’Italia che non vede futuro, non ha speranze.
Mentre la politica pare non avvedersene e non aver voglia di ascoltare.

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COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

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