04 ottobre 2017
ROMA – Minacce in stile mafioso e molestie. Assunzioni farlocche e favori agli amici. Un elenco di comportamenti ‘disonorevoli’. Un rosario di irregolarità. Una lista di condotte illecite sulle quali ora si invocano accertamenti da parte della procura di Roma. A partire dalla prima circostanza: il figlio del sottosegretario risulta assunto con un contratto a tempo indeterminato dal deputato amico. E quel deputato col sottosegretario condivide pure l’ufficio istituzionale, oltre che il partito centrista di appartenza: Democrazia solidale-Centro democratico. Di fatto, ex montiani più ex Udc che ora dicono di “attendere spiegazioni” su quanto accaduto (qui l’audio Capital).

La sfilza però continua: il figlio del sottosegretario non viene pagato dal deputato per il ruolo di ‘assistente parlamentare e ufficio stampa’ ma percepisce la retribuzione direttamente dal padre, cioè il sottosegretario. Come se non bastasse, il figlio incassa, sì, il compenso ma sul posto di lavoro non si vede mai: “Papà ha aperto un ufficio vicino casa mia e io sto sempre là… Mio padre mi vuole piazzare all’ufficio suo…”, replica il giovane a chi gli chiede conto della situazione. Lui non sa che le sue parole, intanto, sono registrate senza censura. Imbarazzanti anomalie che emergono dal servizio tv delle Iene: una video-denuncia sulla ‘parentopoli’ in Parlamento che ha già scatenato polemiche e spinto il generale (in aspettativa) Domenico Rossi, 66 anni, sottosegretario alla Difesa eletto nel 2013 alla Camera in quota Scelta civica (guidata dal ‘moralizzatore’ Mario Monti), a lasciare l’incarico di governo. Lo scandalo dell’uso improprio delle auto della Difesa – che già lo aveva travolto nei mesi passati – all’epoca non era riuscito a fargli maturare la medesima scelta. Forse perché, stando al video attuale, quell’uso non si è interrotto con la debole difesa che Rossi tentò di fornire allora: “Ho sbagliato, onestamente e in buona fede”. 

Illegalità, queste, rese note dalle parole di una collaboratrice del deputato. Lui è Mario Caruso, siciliano, 62 anni. A Montecitorio entra nel 2013 (dopo averci provato pure nel 2006 nella lista ‘Per l’Italia nel mondo’ di Mirko Tremaglia, esponente della destra italiana) con una candidatura all’estero in quota ‘Futuro e Libertà per l’Italia’ nella lista di Mario Monti. La ragazza gli lancia, nell’ordine, molteplici accuse: è da un anno e mezzo che lei lavora come assistente del deputato senza essere pagata. Ma non è solo una questione di soldi: terminato lo stage gratuito di tre mesi, infatti, Caruso non l’ha mai contrattualizzata nonostante le ripetute promesse. Ciò nonostante, per 18 mesi la giovane ha varcato tutte le mattine l’ingresso della Camera per svolgere le proprie mansioni (pattuite soltanto a parole). Come ha fatto? Con un regolare tesserino nominativo e tanto di foto. Non è tutto: a ciò si aggiungono le molestie sessuali. La collaboratrice racconta di un invito a cena a Prati condito di avances e sottintesi. Poi gli sms: “Stasera sono a casa da solo, valuta tu cosa fare”. Lui dopo proverà a difendersi e a dire che le (eventuali) relazioni private nulla hanno a che fare con i contratti di lavoro da stipulare.

Sarà lei a registrare di nascosto la chiacchierata con Fabrizio, il figlio del generale, e a chiedergli perché sul posto di lavoro lui non c’è mai. La medesima domanda – sempre con telecamera nascosta – la giovane la rivolgerà direttamente a Caruso. Con tanto di strafalcioni grammaticali, il deputato dirà apertamente di aver fatto un favore al sottosegretario il quale, da padre, provvede pure a ‘remunerare’ il ragazzo.

L’elenco delle illegalità, tuttavia, non è finito. Incalzato dall’inviato delle Iene che gli chiede spiegazioni su quanto emerso e denunciato, Caruso perde le staffe. Le parolacce fioccano, i gesti scomposti pure. Se la prende con la telecamera puntata su di lui. E infine cede al peggio, la minaccia in stile mafioso: “Vai a f…..o, e se vuoi di più vienimi a trovare dove io abito sempre… ti faccio vedere io come si ragiona al paese mio”. Il suo gruppo parlamentare, nel frattempo, ha deciso che a Caruso basterà scusarsi, pagare alla collaboratrice quanto dovuto e interrompere immediatamente il rapporto di collaborazione col figlio di

 

Rossi. Quanto al sottosegretario dimissionario, invece, gli scranni della Camera lo attendono. In qualità di generale, nel 2013 fu posto in licenza straordinaria per partecipare alle Politiche. E una volta eletto, collocato d’ufficio in aspettativa per la durata del mandato parlamentare.