Ustica: 330 milioni di risarcimento all’ITAVIA dopo 40 anni. Ma la verità non ha visto la luce.

26 Apr

In una notte dell’estate del 1980 un aereo dell’Itavia con 81 persone a bordo, tra cui 11 bambini, precipitò nel mare di Ustica. Non ci furono superstiti.

Questa è un’altra storia italiana, dove si sono intrecciati segreti di stato, politica internazionale, spie, omissioni, interessi. E come se non bastasse una giustizia-bradipo che alla storica lentezza stavolta ha aggiunto anche clamorose contraddizioni.

Facciamo un passo indietro e riavvolgiamo il nastro. Questa è la cronaca della tragedia come ricostruita due anni fa da Il Fatto quotidiano :

“Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri senza irregolarità segnalate dal pilota. L’aereo, oltre che di Ciampino (Roma), era nel raggio d’azione di due radar della difesa aerea: Licola (vicino a Napoli) e Marsala. Alle 21.21 il centro di Marsala avvertì del mancato arrivo a Palermo dell’aereo il centro operazioni della Difesa aerea di Martina Franca (Taranto). Un minuto dopo il Rescue Coordination Centre di Martina Franca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri dell’Aeronautica, della Marina militare e delle forze Usa.
Alle 21.55 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7.05 del mattino successivo vennero avvistati i resti del DC-9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell’aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime.”

Da quella notte sono passati quarnt’anni ma solo pochi giorni fa sono state scritte le ultime parole sulla vicenda. Il 22 aprile scorso la Corte d’appello di Roma ha condannato definitivamente i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa a corrispondere alla compagnia aerea Itavia in amministrazione straordinaria 330 milioni di euro. La sentenza fa seguito alla decisione della Cassazione di due anni fa con cui si accoglieva la tesi dell’Itavia per la quale al danno conseguente al fermo dell’attività (già valutato in 265 milioni con una precedente sentenza), andava aggiunto quello per la revoca della concessione.
Le responsabilità dei due dicasteri sono state pertanto individuate nella mancata garanzia della sicurezza dei cieli.e dell’assistenza al volo, in quanto ritenuto “più probabile” che il disastro sia stato causato “dal lancio di un missile” [da parte di un aereo militare sconosciuto].

Torniamo alla storia. Le prime ricostruzioni parlano di un possibile “cedimento strutturale” dell’aereo. Ma la McDonnel-Douglas, costruttrice dell’aereo esclude decisamente l’ipotesi. Si fa strada poi quella di un attentato terroristico, una bomba nella toilette, ma decade  quando si scopre che il decollo da Bologna avvenne con due ore di ritardo e quindi il timer si sarebbe attivato molto prima. Col tempo però cominciano a circolare voci su possibili manovre aeree militari nella zona e si fa strada la congettura di un missile che abbia colpito l’aereo per sbaglio. Su questa pista si lancia in particolare Andrea Purgatori, un giornalista che affronta l’inchiesta con decisione, tanto che nel 1991 ne esce un film dal titolo “Il muro di gomma”. Sia pure mascherate per necessità legali, emergono chiaramente le responsabilità degli alti gradi dell’Aviazione militare tendenti a oscurare, nascondere, depistare. Nel frattempo indagini e inchieste proseguono ma è solo nel 1999 che il giudice Rosario Priore chiude quella giudiziaria accogliendo molte delle tesi contrarie alle zoppicanti versioni ufficiali, ed è in base alle sue  risultanze che – tra l’altro – quattro  generali dell’Aeronautica militare vengono  accusati di di falsa testimonianza e attentato agli organi costituzionali con l’aggravante dell’alto tradimento.
Il processo dura anni, e dopo i vari appelli successivi si conclude solo nel 2007 con l’assoluzione piena di tutti gli imputati da parte della Cassazione cui sono ricorsi i pm di Palermo dove si è celebrato. Quindi un nulla di fatto: per la giustizia penale non ci sono colpevoli. 

Nel novembre del 2013 il giudice Priore, che intanto ha lasciato l’attività, racconterà il suo punto dì vista in un incontro pubblico a San Ginesio con i familiari di alcune delle vittime di questa storia. Secondo Priore quella sera il DC-9 dell’Itavia si trovò ad attraversare un vero e proprio scenario di guerra: molto probabilmente si puntava ad abbattere un aereo su cui avrebbe dovuto trovarsi il dittatore libico Gheddafi e il missile lanciato da un caccia francese abbattè invece l’aereo italiano. Questa ricostruzione era già stata avvalorata da una prima dichiarazione nel 2009 di Francesco Cossiga (all’epoca della strage Presidente del consiglio)  e dalla testimonianza di un sottufficiale francese all’Huffington Post quattro anni dopo.

Resta la macroscopica contraddizione della giustizia italiana che nega il credibile svolgersi dei fatti in sede penale e li avvalora in sede civile, come resta il fatto che la verità è stata tenuta nascosta, tra bugie, omissioni, misteriose morti di testimoni, dichiarazioni e ritrattazioni. E resta infine che i risarcimenti all’ITAVIA e ai familiari delle vittime li pagheranno gli italiani, invece che gli autori della strage.

Per altri dettagli c’è questa attenta e breve cronistoria di SKYtg24 .  
GIUGNO ’80 – Le prime ricostruzioni parlano di cedimento strutturale del velivolo, ma c’è chi ipotizza che a causare l’esplosione siano stati una bomba o un missile.
LUGLIO ’80 – Sui monti della Sila, in località Timpa delle Magare, viene ritrovato ufficialmente il relitto di un Mig 23 libico: si pensa che l’aereo sia precipitato la sera del 27 giugno e abbia avuto un ruolo nella tragedia del Dc9.
25 NOVEMBRE ’80 – John Macidfull, esperto dell’ente Usa per la sicurezza del volo, consegna al magistrato una perizia in cui si rivela la presenza di un caccia sconosciuto accanto al Dc9 al momento dell’esplosione.
PRIMAVERA ’82 – La commissione ministeriale scarta l’ipotesi del cedimento strutturale e sposa quella dell’esplosione: esterna (missile) o interna (bomba).
ESTATE ’86 – Parte l’operazione recupero del relitto, affidata a due navi e a un sottomarino di una società francese che risulterà legata ai servizi segreti.
MARZO ’89 – La commissione Blasi incaricata di capire la dinamica dell’incidente sposa la tesi del missile.
PRIMAVERA ’90 – Due dei cinque esperti della commissione cambiano idea e parlano di bomba.
INVERNO ’92 – Incriminazione per una settantina tra ufficiali e sottufficiali dell’Aeronautica militare per depistaggi, distruzione di prove e falso. Per sette generali si profila l’aggravante dell’alto tradimento.
GIUGNO ’97 – Arriva il dossier completo di 17 anni di lavoro: 700 cartelle di analisi sui dati radar e 3.000 pagine di allegati. L’ipotesi che emerge è quella che il Dc9, la sera dell’incidente, volò per un’ora all’interno di un vero scenario di guerra.
DICEMBRE ’97 – Un supplemento di perizia conferma l’affollamento di velivoli nei cieli italiani la sera della tragedia. Quasi tutti i velivoli in volo quella notte avevano i transponder spenti per evitare di essere identificati.
31 DICEMBRE ’97 – Si chiude l’indagine.
31 AGOSTO ’99 – Il giudice Priore dispone 9 rinvii a giudizio: quattro generali dell’Aeronautica sono accusati di attentato agli organi costituzionali con l’aggravante dell’alto tradimento, cinque devono rispondere di falsa testimonianza.
24 SETTEMBRE 2000 – Prima udienza del processo davanti alla terza Corte d’assise di Roma, presidente Giovanni Muscarà.
1 DICEMBRE 2000 – La Corte rimette gli atti ai pm relativamente alle posizioni dei 5 militari accusati di falsa testimonianza: saranno processati con il rito previsto dal nuovo codice di procedura penale. Il processo prosegue per i quattro generali dell’Aeronautica.
19 DICEMBRE 2003 – I pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli chiedono la condanna a sei anni e nove mesi di reclusione, di cui quattro anni da condonare, dei generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri e l’assoluzione di Corrado Melillo e Zeno Tascio.
30 APRILE 2004: La seconda Corte d’assise di Roma derubrica il reato di attentato agli organi costituzionali con l’aggravante dell’alto tradimento. Dopo 3 giorni di camera di consiglio, viene disposto il non doversi procedere nei confronti di Bartolucci e Ferri. Assolti Melillo e Tascio.
15 DICEMBRE 2005 – La prima Corte d’assise d’appello assolve “perché il fatto non sussiste” i generali dell’Aeronautica Bertolucci e Ferri dall’accusa di aver depistato le indagini. I pm annunciano ricorso in Cassazione.
10 GENNAIO 2007 – Assoluzione definitiva per Bartolucci e Ferri: la prima sezione penale della Cassazione conferma la sentenza d’appello e sono quindi esclusi risarcimenti.
27 GIUGNO 2007 – 27 anni dopo, i resti del relitto vengono ricomposti nel ‘Museo della memoria’, a Bologna.
24 MAGGIO 2010 – In un film inchiesta il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, racconta di un “aereo francese” che “si era messo sotto il Dc9, per non essere intercettato dal radar dell’aereo libico che stava trasportando Gheddafi. Ad un certo punto lancia un missile per sbaglio, volendo colpire l’aereo del presidente libico”.
1 LUGLIO 2010 – Il ministero della Giustizia, su richiesta della Procura di Roma, che ha aperto una nuova indagine sulla strage, inoltra quattro rogatorie internazionali negli Stati Uniti, Francia, Belgio e Germania.
22 NOVEMBRE 2010 – Aurelio Misiti, presidente della Commissione dell’inchiesta tecnica sulla strage di Ustica, spiega in una conferenza stampa a Bologna di aver “individuato l’esplosione interna come causa della caduta dell’aereo”.
17 GIUGNO 2011 – C’erano 21 aerei militari in volo (5 sconosciuti, gli altri americani e inglesi) nei cieli di Ustica la notte del 27 giugno 1980. Lo afferma la Nato in un documento ufficiale che il giornalista Andrea Purgatori mostra per la prima volta in un programma di Rai3.
28 GENNAIO 2013 – La tesi che fu un missile ad abbattere il Dc9 dell’Itavia ad Ustica “è abbondantemente e congruamente motivata”. Lo afferma la sentenza con la quale la terza sezione civile della Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal ministero della Difesa e delle Infrastrutture e ribadisce che i parenti delle vittime del disastro vanno risarcite.
29 GIUGNO 2017 – La prima sezione civile della corte d’appello di Palermo boccia il ricorso dell’Avvocatura dello Stato e nel confermare i risarcimenti stabiliti sei anni prima dal tribunale sancisce che più di 17 milioni di euro siano destinati ai familiari di alcune delle vittime.
22 MAGGIO 2018 – Le sezioni unite civili della Cassazione stabiliscono un risarcimento di oltre 265 milioni di euro che che i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa devono versare alla compagnia aerea Itavia per i danni patiti a seguito del disastro aereo.

 

 

 

 

 

 

 

ParteCivile

marziani in movimento

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: