Archivio | marzo, 2016

Ancora sul nostro (di noi cittadini) diritto all’informazione (FOIA)

31 Mar

Se n’è parlato recentemente, ma il governo, e la ministra Madia in particolare, non sembra se ne diano per inteso.
Non voglio dire che se ne fregano: diciamo che hanno un’ottica diversa, diametralmente opposta agli impegni che a suo tempo aveva preso il futuro Presidente del Consiglio, ribaditi nel discorso al Senato del 13 febbraio 2013.

L’occasione per tornarci su la offre l’ottimo Alessandro Gilioli su l’Espresso, con un post dal titolo quanto mai eloquente: La beffa del FOIA targato Madia. Questo l’incipit:

All’articolo 6, comma 5, il testo recita così: «Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta». Sembra uno scherzo, invece è il decreto legislativo “sulla trasparenza”, all’italiana. Che prevede appunto il silenzio-diniego: cioè consente allo Stato di non rispondere ai cittadini che vogliono avere accesso ai dati della pubblica amministrazione, senza fornire alcuna motivazione e senza alcuna sanzione per il proprio rifiuto.

Forte, vero? Questo è il concetto di diritto all’informazione, di trasparenza, della Madia. Ma le reazioni non si sono fatte attendere: oltre al rilancio della petizione di Libera di don Ciotti (a proposito, avete firmato?), questo il titolo di Carte in Regola, il sito che ci assicura un’attenta e costante analisi dell’operato della politica e della pubblica amministrazione: Decreto trasparenza, una  trasparenza molto opaca.

Ma non basta ancora. Diamoci da fare, questo dell’informazione è un diritto elementare in ogni democrazia compiuta. Evidentemente abbiamo ancora molto cammino davanti.

 

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Astenersi dall’astensione

30 Mar

Perché astenersi dal voto referendario è sbagliato. Spiegato perfettamente qui: Astenersi dall’astensione

3scimmiette

Le forze politiche dovrebbero astenersi dall’astensione, soprattutto se sono forze di maggioranza. Sarebbe come esautorare il potere dei deleganti, dimenticando che la nostra democrazia rappresentativa prevede importanti strumenti di democrazia diretta che non devono essere sterilizzati da chi per delega rappresenta le Istituzioni.
…………

Dicono che chi è per il SI non ha argomenti, però i sostenitori del NO si sottraggono alla competizione e sfruttano il vantaggio del +30 offerto dalla astensione o si  rifugiamo in azzardate interpretazioni.

L’astensione non è al servizio dei diritti e del bene comune.

Sorgente: Astenersi dall’astensione

lavoroNoTriv

Come si dice in italiano?

28 Mar

Giustamente Wired si domanda il perché di quest’abitudine – che a me pare più un vezzo criticabile – di usare termini per lo più anglosassoni al posto di parole con lo stesso identico significato esistenti nella nostra lingua e propone una prima lista di 50 termini tra i più comuni.
ZingarelliL’Accademia della Crusca ha preso sul serio il fenomeno e ha costituito il gruppo di lavoro Incipit, incaricato “di monitorare i neologismi e forestierismi incipienti, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana e prima che prendano piede.” A questa decisione ha certo contribuito l’iniziativa #dilloinitaliano che ha raccolto oltre 70.000 firme a difesa dell’uso della nostra madrelingua. Non è in discussione l’uso di parole intraducibili o entrate nell’uso comune da anni, come “autobus” o “computer”, ma l’inutile abuso di termini per cui esiste un eccellente corrispondente in italiano, ‘la quarta lingua più studiata al mondo’.
A riprova e per dare una mano a chi condivide l’obbiettivo, ecco qui Achyra,  un sito che ha predisposto un estesissimo elenco dei termini più usati. Divertitevi.

La stagione referendaria e l’esercizio del diritto alla partecipazione

26 Mar

Articolo di Antonio Pileggi su Rivoluzione Liberale Raccogliere 500.000 firme per i quesiti referendari è un impegno che presenta svariate difficoltà. Da una parte c’è il Potere Esecutivo che vuole…

Sorgente: La stagione referendaria e l’esercizio del diritto alla partecipazione

Bruxelles, la metro, i fiori

24 Mar

Anch’io porterò dei fiori, sempre.
E sempre ti ringrazierò, Anna, per questa tue note.

manginobrioches

l'uomo coi fioriIo l’ho visto, come tutti voi, più d’una volta: l’uomo coi fiori. L’uomo con lo zainetto Nike e un mazzo di fiori, avvolto in carta verde. Era l’unica cosa colorata, forse viva, nel tunnel della metro invaso dal fumo e dal panico, tra la gente che camminava sui binari, e non c’era niente altro da vedere, se non sagome indistinte, e poco da sentire, se non echi lontanissimi, e il fiato della paura, che però forse era anche il nostro di noi che guardavamo, in cammino dietro quell’uomo, dentro una tragedia di cui non vedevamo nulla ma sapevamo tutto, come di solito succede a chi le cose le vive davvero, e vede solo tunnel bui e fumo, e magari le documenta per quello che sono, e tutti noi – che da casa c’abbiamo la visione panoramica, gli schermi divisi, i media accostati a far scintille tra loro (una volta…

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A Roma i rifiuti sono un problema antico: la testimonianza di Dickens

21 Mar

Come molti inglesi del suo tempo, anche Charles Dickens fece il suo Grand tour in Italia a cavallo tra il 1844 e il 1845. Visitò così molte città, tra cui Roma, e dai suoi appunti avrebbe poi ricavato un libro, Pictures of Italy.

Dickens arrivò a Roma il 4 gennaio 1845 con i suoi amici. Aveva 32 anni ed era già famoso. La sua attenzione ai problemi sociali del tempo trovò nella Città Eterna ampio materiale: i contrasti tra la ricchezza monumentale ed artistica e il degrado urbano, lo sfarzo del clero e dell’aristocrazia a fronte della povertà del popolo sono tratteggiati con una penna attenta e implacabile.

Da quel libro le Edizioni Intra Moenia hanno tratto un libretto (€ 14) che contiene la parte dedicata a Roma, intitolato Pictures of Rome – Immagini di Roma.
Riporto un brano interessante per la sua attualità e che contribuisce a dimostrare che a Roma il problema dell’immondizia ha radici antiche.

“All’estremità della strada c’era uno slargo che sarebbe potuto essere una discarica, perché vi giacevano in terra una montagna di cocci rotti e avanzi di verdura, se non fosse per il fatto che la spazzatura a Roma viene gettata dappertutto, senza fare alcuna distinzione o favoritismo tra un luogo e l’altro.”

Foto tratta dal sito di Sergio Natalizia: Istanti di bellezza – Le targhe del monnezzaro

Foto tratta dal sito di Sergio Natalizia: Istanti di bellezza – Le targhe del monnezzaro

Non credo che Dickens conoscesse l’italiano: avrebbe potuto capire che, come dimostrano le targhe in marmo che si trovano spesso nel centro storico, neppure la minaccia di pene pecuniarie, e perfino corporali, dissuadevano i romani dal disporre dei rifiuti come fanno ancora oggi.
 

 

 

FOIA = legge per il libero accesso alle informazioni. Una presa in giro.

18 Mar

Questo acronimo non agevola la comprensione e così l’ho decrittato: deriva dall’inglese Freedom Of Information Act (FOIA), cioè il diritto per i cittadini di accedere liberamente alle informazioni detenute dallo Stato. E’ un diritto elementare riconosciuto in oltre 95 democrazie nel mondo (in Svezia dal 1766) e dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. È insomma – come ben detto nel sito del FOIA Italy, “un diritto universale, che è alle fondamenta  della nostra libertà di espressione perché è il presupposto di una piena partecipazione come cittadini alla vita democratica.”

Ma non esiste in Italia. Alfiere orgoglioso dell’inderogabile necessità di una legge per portare l’Italia al livello delle altre nazioni fu nel 2012 Matteo Renzi. Una solenne promessa declamata durante la sua campagna per le primarie per la segreteria del Pd che lo contrapponevano a Bersani e che perse.Renzi FOIA 2012

Renzi era però così convinto della necessità di una legge del genere che il 23 febbraio 2014 nel suo discorso di insediamento al Senato dichiarava (qui il testo integrale):

Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti : siamo per dargliele tutte. Vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Di Biagio e Ichino). Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act , ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante.

Rassicurati, gli italiani consapevoli che una legge in questo senso attendevano da tempo hanno anche elencato, fiduciosi, i 10 punti irrinunciabili

PER UN FREEDOM OF INFORMATION ACT

Ecco i dieci punti senza i quali una nuova legge sulla trasparenza non può per noi definirsi un Freedom of Information Act.
1. Il diritto di accesso è previsto per chiunque, senza obbligo di motivazione (eliminando le restrizioni previste dalla Legge n. 241/1990)
2. Possono essere oggetto dell’accesso tutti i documenti, gli atti, le informazioni e i dati formati, detenuti o comunque in possesso di un soggetto pubblico
3. Si applica non solo alle Amministrazioni ma anche alle società partecipate e ai gestori di servizi pubblici
4. Le risposte delle Amministrazioni devono essere rapide (max 30 gg)
5. Le eccezioni all’accesso sono chiare e tassative
6. L’accesso a documenti informatici è gratuito (non sono dovuti nemmeno costi di riproduzione)
7. Nel caso di atti e documenti analogici, può essere richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di eventuale spedizione
8. Quando un’informazione è stata oggetto di almeno tre distinte richieste di accesso, l’amministrazione deve pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”
9. In caso di accesso negato, i rimedi giudiziari e stragiudiziali sono veloci e non onerosi per il richiedente
10. Prevede sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato

Come è facile capire, si tratta di punti effettivamente caratterizzanti, senza i quali la legge perde di ogni significato.

Fedele all’impegno, a gennaio il governo presenta la sua proposta con il cosiddetto ‘decreto trasparenza’ sulla riforma della PA. Ora, mi piacerebbe dire che la montagna ha partorito il noto topolino. Mi piacerebbe perché nel caso la montagna – il governo – ha invece partorito un mostro.
Nelle bozze circolate  finora del provvedimento e nei suoi 42 articoli, infatti, si può notare una pervicace ricerca nel rendere la vita difficile a chi – nello spirito ispiratore della legge – si volesse azzardare ad informarsi, frapponendo ostacoli e impedimenti di ogni genere. Per darne un’idea, leggete questo commento conclusivo dell’avvocato e blogger Fulvio Sarzana:

Il Foia all’italiana, salvo modifiche, o addirittura il ritiro da parte del governo, come sembrano suggerire le diverse Associazioni che avevano fermamente creduto nella norma, decreta il silenzio su tutti i fatti presenti, passati e futuri, di rilievo nazionale e gestiti dalle articolazioni centrali dello Stato e dagli Organi Indipendenti (o semi-indipendenti, secondo la definizione che ne diede Giuliano Amato). Con buona pace del diritto del cittadino ad essere informato.

Il Fatto Quotidiano approfondiva maggiormente commentando che “chi temeva un provvedimento “annacquato” troverà almeno sette spiacevoli conferme”. Eccole, punto per punto.

1) Gratuità dell’accesso. Il ministro Madia ha sostenuto che l’accesso civico è gratuito perché così si incentivano i cittadini a pretendere la trasparenza. In realtà l’art. 6 a pagina 5 specifica che “il rilascio di dati in formato elettronico o cartaceo è subordinato soltanto al rimborso del costo sostenuto dall’amministrazione”. Senza specificare però come viene calcolato.
2) Le eccezioni. Sono elencate all’art. 5 e rappresentano altrettante scappatoie per non divulgare un bel nulla: sicurezza nazionale, difesa e questioni militari, relazioni internazionali, politica e stabilità finanziaria dello Stato, indagini sui reati e loro perseguimento, attività ispettive, segreto di Stato.
3) Il pregiudizio “verosimile”. A decidere quando rigettare o accogliere la richiesta è la stessa amministrazione secondo un criterio soggettivo (“verosimile”) rimesso alla valutazione del dirigente.
4) La responsabilità. Se non perviene alcuna risposta dopo 30 giorni significa che la richiesta è stata rigettata e non viene fornita alcuna motivazione, così nessuno si assume la responsabilità di spiegare all’esterno perché cela la documentazione richiesta.
5) I costi. Resta la possibilità di fare un ricorso al Tar che costa 500 euro di tasse, l’onorario dell’avvocato e sei mesi per arrivare a sentenza. E se poi si scopre che il dirigente ha sbagliato?
6) La sanzione. L’amministrazione e il suo personale che nega illegittimamente l’accesso non ha sanzioni o altre forme di deterrenza e piena rispondenza alle prescrizioni di legge. Neppure a seguito di giudizio soccombente.
7) Complessità. La legge non abolisce le precedenti, in particolare la 241/90 che norma l’accesso. Una sovrapposizione di prescrizioni che sarà recepita dagli uffici come ulteriore onere e non come adempimento civico a tutela di un diritto che nella società della conoscenza è divenuto primario.

La petizione che è apparsa su Change, sostenuta da  LIBERA – Riparte il futuro,  ha già raccolto oltre 60.000 firme. In questo video viene spiegato ancor più chiaramente perché questo FOIA non va.  E perché  bisogna costringere il Governo a rispettare impegni e promesse.

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Caro Renzi, almeno le scuse

11 Mar

Orfini truppe cammellate

Caro segretario del Pd,
non ci pare di chiedere molto. Siamo gli oltre 50.000 romani che nel 2013 andarono a votare alle primarie in cui fu decisa la candidatura a sindaco di Ignazio Marino e che invece stavolta si sono astenuti guadagnandosi così dal presidente del Pd l’ingiuriosa definizione di “truppe cammellate”. Questa reazione sguaiata, aggravata dal penoso episodio delle schede bianche, dimostra con tutta evidenza la frattura del rapporto tra il Pd romano e i suoi elettori.
Ma non solo: ci offende profondamente. Non è nostra intenzione rispondere a Orfini, il commissario che hai chiamato a riorganizzare la federazione cittadina ed che in quasi un anno e mezzo non ha cacciato neanche uno dei capobastone che tuttora la infestano e neppure un cammello: lo (s)qualificano più che a sufficienza le sue scomposte dichiarazioni e soprattutto il suo operato, teso solo a soffocare il confronto delle idee chiudendo i circoli virtuosi, alimentando i veleni, dilatando la voragine del dubbio e dell’incertezza, considerando il pd romano quasi un suo feudo personale.
E’ la plateale dimostrazione della sua incapacità a interpretare il disagio, il malessere, l’amarezza che sono seguiti ai suoi maldestri interventi e prima ancora a Mafia Capitale, disarticolando una base solida nei principi e negli ideali. Il tonfo sordo di queste primarie suona quasi come il preavviso di un prossimo fallimento che, se non sembrasse inverosimile,  parrebbe quasi studiato, voluto.
Ci piace pensare che tu stia riflettendo sui motivi che hanno condotto il Pd romano quasi sull’orlo del baratro. Ma intanto, caro segretario, ti chiediamo come elettori – e molti tra noi sono fondatori e leali militanti –  le tue scuse a nome di quel partito che guidi. Lo chiediamo alla tua sensibilità e alla tua intelligenza. Noi rappresentiamo solo l’avanguardia delle centinaia di migliaia di voti che a Roma hanno dato fiducia al Pd: chiedere scusa per un’offesa che non meritiamo è un atto di coraggio e il riconoscimento della stima e del rispetto che ci sono comunque dovuti.  

Ma un minimo di coordinamento no, eh?

10 Mar

Alla nuova stazione di Campello, in Umbria, hanno pensato a tutto, anche al percorso per i non vedenti.
Dal sito il NON pendolare.
Campello stazione 2

Campello stazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Referendum del 17 aprile: il gioco non vale la trivella

10 Mar

Questa eccellente inchiesta di Angelo Romano per il sito di informazione indipendente Valigia blu esplora compiutamente e più che esaurientemente tutti gli aspetti della questione: dalla scarsa qualità dei prodotti eventualmente estratti alla loro altrettanto scarsa qualità, dai modesti ricavi  ai rischi per la fauna, i fondali, la pesca. La conclusione è desolantemente e implacabilmente una: lasciamo perdere, c’è solo da rimetterci.
Ricordatevelo, quando andremo a votare il 17 aprile e andiamoci tutti, per non mancare il quorum. E se volete altri argomenti per votare SI potete informarvi leggendo questo vademecum.
Restano tuttavia le solite domande: a chi conviene? Perché i media non ne parlano? Ma ci penseremo dopo.

TRIVELLE Valigia BLU

ParteCivile

marziani in movimento

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

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