Archivio | Mag, 2013

L’art. 138 della Costituzione

30 Mag

Breve memorandum per quei furbacchioni che pare stiano pensando a qualche modifica della Costituzione.

Art. 138 big

Un’attrice. Una grande donna. Franca Rame.

29 Mag

E’ scomparsa oggi, a 84 anni, Franca Rame. La ricordiamo per il suo coraggio morale, la sua coerenza, il suo impegno politico, la sua forza d’animo, prima ancora che per la sua arte e per essere stata per una vita la compagna di Dario Fo.  Nel 1988 presentò in televisione il suo monologo “Lo stupro”, nato da una tragica esperienza personale e pensato per il palcoscenico. Ma Franca lo fece in tv per tutte le donne vittime dello stesso crimine e si mise in gioco pubblicamente, senza esitazioni. Oggi, che si registra quasi quotidianamente un episodio di violenza contro le donne se non un assassinio, questo brano appare come un monito che lo Stato e la società non hanno saputo – o, peggio, voluto – raccogliere e per cui questo post avrebbe potuto meglio essere classificato tra le Vergogne. Ma oggi dobbiamo solo chinare reverenti il capo di fronte a un esempio di donna forte e coraggiosa, pronti a riprendere domani la lotta per i diritti dei più deboli, come se fosse al nostro fianco.

Tutto cambia.

29 Mag

Siatene certi e state sereni.

Se…

28 Mag

Se…

di   Rudyard Kipling

Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la stan perdendo e te ne attribuiscono la colpa,
se saprai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
ma gli consentirai di essere dubbiosi;
se saprai aspettare senza stancarti,
o essere circondato da calunnie senza ricambiare
e non odiare se sei odiato,
e ancora, non apparire troppo buono né parlare troppo da saggio;

se potrai sognare senza farti dominare dal sogno
se riuscirai a pensare senza che i pensieri siano il tuo fine,
se saprai incontrare il Trionfo e il Disastro
e trattare questi due impostori allo stesso modo;
se riuscirai a sopportare di sentire la verità che hai pronunciato
deformata da farabutti per farne una trappola per gli sciocchi;
se saprai guardare ciò per cui hai dato la vita, distrutto,
e riuscire a resistere e a ricomporlo con poveri attrezzi:

se saprai fare un fascio di tutte le tue vittorie
e rischiarlo in un sol colpo solo a testa e croce
e perdere e ricominciare dall’inizio
senza che ti sfugga un sospiro su quanto hai perso;
se saprai costringere cuore, nervi e muscoli
a esserti d’aiuto anche se esausti da tempo,
e così resistere finchè non vi sia altro in te
salvo la Volontà che dice loro: “Resistete!”;

se riuscirai a parlare con la folla mantenendo la virtù,
o camminare coi Re e conservare i tuoi modi abituali,
se nè nemici né troppo affettuosi amici potranno ferirti,
se per te tutti saranno importanti, ma nessuno troppo;
se sarai capace di riempire l’inesorabile minuto
con sessanta secondi di valori,
il Mondo sarà tuo con tutto ciò che contiene,
e, quel che conta di più, tu sarai un Uomo, figlio mio!

—- o —-

If –

By Rudyard Kipling

If you can keep your head when all about you   
    Are losing theirs and blaming it on you,   
If you can trust yourself when all men doubt you,
    But make allowance for their doubting too;   
If you can wait and not be tired by waiting,
    Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
    And yet don’t look too good, nor talk too wise:
If you can dream—and not make dreams your master;   
    If you can think—and not make thoughts your aim;   
If you can meet with Triumph and Disaster
    And treat those two impostors just the same;   
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
    Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
    And stoop and build ’em up with worn-out tools:
If you can make one heap of all your winnings
    And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
    And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
    To serve your turn long after they are gone,   
And so hold on when there is nothing in you
    Except the Will which says to them: ‘Hold on!’
If you can talk with crowds and keep your virtue,   
    Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
    If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
    With sixty seconds’ worth of distance run,   
Yours is the Earth and everything that’s in it,   
    And—which is more—you’ll be a Man, my son!

 

Don Gallo, un gigante

27 Mag

Alessandro Gilioli pubblica nel suo blog su l’Espresso un affettuoso ricordo di don Gallo.
E’ con una certa commozione che lo si riporta qui per intero.
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Don Gallo, la Capraia, gli ultimi

colldragoni

Negli anni Sessanta l’isola di Capraia era un eremo vero.

Il traghetto ci arrivava una volta la settimana e per sbarcare dovevi scendere da una scaletta su una lancia di legno, mica c’era il molo come adesso. L’acqua potabile la portavano su una bettolina: se c’era libeccio, si rimaneva senza. Il pane lo facevano al carcere, quando lo facevano, e la strada che collegava il porto al paese era poco più di una mulattiera. Per telefonare dovevi fare la coda al Bar Centrale – l’unico esistente. Era anche l’unico alimentari: se stavi sulle palle alla Lina, che non era esattamente di buon carattere, potevi pure fare la fame.

Sulle terrazze ricavate dalla montagna, sopra il porto vecchio, i detenuti coltivavano quello che riuscivano, tra i sassi. Erano quasi sempre assassini, rapinatori, residui dell’umanità: li mandavano a Capraia verso fine pena, perché formalmente quella era una ‘casa di rieducazione all’aperto’, insomma doveva servire a reintegrarli nella società. Una sciocchezza, perché nulla era più lontano dal mondo di quell’isoletta pietrosa e scorbutica, senza automobili e con la corrente elettrica a 160 volt che andava e veniva. Parecchi, scontato l’ultimo giorno, restavano lì perché non sapevano dove altro andare, dopo trent’anni di galera. I loro nipoti oggi sono i negozianti, i trasportatori e gli idraulici dei proprietari di seconde case.

Capraia è bellissima, con i suoi profumi di erbe selvatiche, i suoi cespugli incazzati e le sue scogliere di lava. Bellissima, inospitale, a tratti mistica.

Ci ripensavo in questi giorni, leggendo la vita di don Andrea Gallo. Che il cardinale Siri spedì su quell’isola, in quegli anni, convinto di punirlo, di fargli un torto. Senza poter immaginare che Capraia ti fa crescere l’anima, la forza, le riflessioni sul significato della vita.

Lo fa ancora adesso che ci sono i telefonini, il Wi-fi di Marida e i turisti russi, figuriamoci a quell’epoca. E con quel carcere, poi, ricettacolo degli ultimi che quel prete trentenne e ribelle prese subito a cuore, ’se non sono gigli son pure sempre figli, vittime di questo mondo’.

Non so se è stato lì, alla Capraia, che è maturata la coscienza di quello che sarebbe stato don Gallo nei quarant’anni successivi, o se è stato solo un granello in più per la costruzione di quel gigante.

Non importa poi molto.

So che, come ogni estate da quando sono al mondo, tra poco inizierò a tornarci strappando i giorni al lavoro. E tornerò a camminare tra le rovine della colonia penale, salendo su dall’Assunta. E in quel silenzio ventoso cercherò di sentire le voci di quando lì c’era don Andrea Gallo.

(La foto sopra è dalla collezione di famiglia di Sergio Dragoni. In alto, sulla collina, uno degli edifici del carcere, ora dismesso)

Alessandro Gilioli
27 maggio 2013

Omofobia: più di un crimine

26 Mag

Davide Tancredi, 17 anni e gay, ha scritto una lettera apparsa ieri su Repubblica. Da anni si discute in Italia su una legge contro l’omofobia e i governi succedutisi non hanno dimostrato una particolare attenzione a questa tragedia sociale, nonostante molte inchieste e sondaggi abbiano provato ancora una volta che l’opinione pubblica e il Paese – come avvenne a suo tempo per il divorzio e l’aborto – siano molto più avanti della nostra classe politica. Anche per quanto al resto del mondo, d’altra parte, i rapporti di Amnesty International e dell’International Lesbian and Gay Association forniscono un quadro ben più avanzato del nostro.
Oggi, sempre su Rapubblica, il Presidente della Camera
Laura Boldrini risponde a Davide. E’ una bella e nobile lettera che vale la pena di leggere per intero.

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Caro Davide,

questa lettera te l’avrei scritta comunque, anche se non fossi presidente della Camera. Ho una figlia poco più grande di te, e t’avrei scritto come madre, turbata nel profondo dal tuo grido d’allarme, dalla solitudine in cui vivi, dal peso schiacciante che devi sopportare perché “non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali”. Scrivo a te per stabilire un contatto, e sento il dolore di non poter più fare lo stesso con una ragazza di cui stanno parlando in queste ore i giornali. La storia di Carolina fa male al cuore e alla coscienza: ha deciso di farla finita, a 14 anni, per sottrarsi alle umiliazioni che un gruppo di piccoli maschi le aveva inflitto per settimane sui social media. E consola davvero troppo poco apprendere che ora questi ragazzini dovranno rispondere alla giustizia della loro ferocia.

Vi metto insieme, Davide, perché tu e Carolina parlate a noi genitori e ad un Paese che troppo spesso non sa ascoltare. Tu lo hai fatto, per fortuna, con le parole affilate della tua lettera. Lei lo ha fatto saltando giù dal terzo piano. Ma descrivete entrambi una società che non sa proteggere i suoi figli. Non sa proteggerli perché oppressa dal conformismo, incapace di concepire la diversità come una ricchezza per tutti e disorientata di fronte ai cambiamenti. Una società in cui – ancora nel 2013, incredibilmente – tu sei costretto a ricordare che “noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce”. A te sono bastati i tuoi pochi anni per capire che “non c’è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi”. Una società che non sa proteggere i suoi ragazzi dalle violenze, vecchie e insieme nuove, come quella che ha piegato Carolina: lo squallido bullismo maschile antico di secoli, che oggi si ammanta di modernità tecnologica e con due semplici click può devastare la vita di una ragazza in modo cento volte più tremendo di quanto sapessero fare un tempo, quando io avevo la tua età, i più grevi pettegolezzi di paese.

Ti ringrazio, Davide, perché hai avuto il coraggio di chiamarci in causa, di mettere noi adulti di fronte alle nostre responsabilità. Le mie sono sì quelle di madre, ma ora soprattutto di rappresentante delle istituzioni. E ti assicuro che le tue parole ce le ricorderemo: non finiranno impastate nel tritacarne quotidiano, che ci fa sussultare di emozione per qualche minuto, e poi ci riconsegna all’indifferenza. Il compito del nostro Parlamento lo hai descritto bene tu, che pure hai molti anni in meno dell’età richiesta per entrarci: “Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l’omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita”. L’altro giorno, in un incontro pubblico contro la discriminazione sessuale, ho sentito ricordare il ragazzo che amava portare i pantaloni rosa, e che oggi non c’è più. A lui, a te, le nostre Camere devono questo atto di civiltà, e spero davvero che la legislatura appena iniziata possa presto sdebitarsi con voi.

Così come ritengo che sia urgente trovare il modo per crescere insieme nell’uso dei nuovi media. Le loro potenzialità sono straordinarie, possono essere e spesso sono poderosi strumenti di libertà, di emancipazione, di arricchimento culturale, di socializzazione. Ma se qualcuno li usa per far male, per sfregiare, per violentare, non possiamo chiudere gli occhi. Il problema, in questo caso, non è quello di varare nuove leggi: gli strumenti per perseguire i reati ci sono e vanno usati anche incrementando, se necessario, la cooperazione tra Stati. Ma sarebbe ipocrita non vedere la grande questione culturale che storie drammatiche come quella di Carolina ci pongono: i nostri ragazzi, al di là della loro invidiabile abilità tecnologica, fino a che punto sono consapevoli dei danni di un uso distorto dei social media? E noi adulti – le famiglie e la scuola – siamo in grado di portare dei contributi per una gestione più responsabile di questi strumenti? Vorrei che ne ragionassimo anche nei luoghi istituzionali della politica.

Hai chiesto di essere ascoltato, Davide. Se ti va, mi farebbe piacere incontrarti nei prossimi giorni alla Camera, per parlare di quello che stiamo cercando di fare. A Carolina non posso dirlo, purtroppo, ma vorrei egualmente conoscere i suoi familiari. Per condividere un po’ della loro sofferenza, e perché altre famiglie la possano evitare.

Laura Boldrini
26 maggio 2013

Immagine

Roma merita un vero sindaco.

24 Mag

DAJE!

(2) Guantanamo, una vergogna americana: l’appello di Avaaz

23 Mag

Cari amici,

Fra poche ore, Il Presidente Obama potrebbe mettere fine a più di un decennio di ingiustizie, chiudendo finalmente Guantanamo: la prigione più tristemente nota al mondo. Mentre prepara il suo discorso in risposta allo sciopero della fame dei detenuti, mandiamogli un messaggio in massa: basta scuse, il mondo vuole vedere chiuso per sempre questo campo di prigionia americano. Firma ora:


Firma la petizione

Fra poche ore, il Presidente Obama potrebbe finalmente chiudere Guantanamo: la prigione più tristemente nota al mondo.

Obama deve rispondere allo sciopero della fame dei detenuti che dura ormai da 100 giorni e alla denuncia di tortura da parte dell’ONU sui metodi di alimentazione forzata. Se saremo in tanti a fare pressione, potrebbe liberare i prigionieri per i quali è già stato approvato il rilascio e incaricare un funzionario della Casa Bianca di una missione: chiudere Guantanamo!

E’ un momento cruciale. Firma per chiedere a Obama di chiudere ora quell’orribile campo di prigionia e condividi le notizie qui sotto così che altri si uniscano a questa petizione urgente:

http://www.avaaz.org/it/obama_shut_down_gitmo_4/?brmGUbb&v=25108

I fatti parlano da soli:

  • Detenuti presenti a Guantanamo ora: 166
  • Detenuti che devono rispondere ad accuse: 6
  • Detenuti il cui immediato rilascio è stato approvato, ma si trovano ancora nella prigione: 86
  • Prigionieri di Guantanamo in sciopero della fame: 103
  • Prigionieri in sciopero della fame, legati e costretti all’alimentazione forzata: 30
  • Prigionieri deceduti durante la detenzione: 9
  • Bambini che gli USA hanno trattenuto a Guantanamo: 21
  • Detenuti giudicati presso una corte civile: 1
  • Detenuti che non possono essere giudicati perché le prove sono state invalidate dalla tortura: 50
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Bush: 500+
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Obama: 72
  • Costo annuale per i contribuenti USA: 150 milioni di dollari
  • Numero di giorni da quando Obama ha promesso di chiudere Guantanamo: 1579
  • Periodo di tempo da quando i primi prigionieri sono arrivati a Guantanamo: 11 anni, 4 mesi, 11 giorni

Per anni, Obama ha accusato il Congresso degli USA di bloccare qualsiasi proposta per la liberazione di questi uomini, per il trasferimento ad altre prigioni o per dar loro un giusto processo. Ma ora tutto è nelle mani di Obama. Il Congresso ha garantito al Dipartimento della Difesa che permetterà ai detenuti per i quali è stata data approvazione di essere trasferiti: Obama stesso può ora liberare questi 86 uomini. Sebbene avrà bisogno della cooperazione del Congresso per per chiudere una volta per tutte la prigione, se davvero vuole mettere fine a tutto questo, può incaricare subito qualcuno alla Casa Bianca di farlo.

Firma ora per chiedere che Obama annunci un piano per chiudere Guantanamo e condividi la petizione con tutti. Diamo vita a un appello globale urgente per fermare questa vergogna.

http://www.avaaz.org/it/obama_shut_down_gitmo_4/?brmGUbb&v=25108

Quando ha cominciato la sua campagna presidenziale, Obama ha promesso di chiudere Guantanamo. Questa orribile fuorilegge ha generato troppa sofferenza e ha alimentato forti divisioni e odio nel mondo. Quando è troppo, è troppo. Spingiamo Obama ad agire e a chiudere questa dolorosa ferita dell’umanità.

Con speranza e determinazione,

Dalia, Joseph, Allison, Bissan, Nick, Alice, Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI

Guantanamo deve chiudere (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/20/guantanamo-deve-chiudere/599476/

Guantanamo, raid contro i detenuti in sciopero della fame. Almeno un ferito (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/14/guantanamo-raid-contro-detenuti-in-sciopero-della-fame-almeno-ferito/562251/

Guantanamo, Obama “situazione insostenibile, va chiuso” (Agenzia Giornalistica Italia)
http://www.agi.it/estero/notizie/201304301728-est-rt10353-guantanamo_obama_situazione_insostenibile_va_chiuso

Continua lo sciopero della fame a Guantanamo (Internazionale)
http://www.internazionale.it/news/stati-uniti/2013/04/30/continua-lo-sciopero-della-fame-a-guantanamo/

Don Andrea Gallo, nostro padre

23 Mag

Il padre Nostro

Un grazie di cuore a Il Manifesto.

Una disciplina, una filosofia, un modo di vivere. Il rugby.

20 Mag

Per me il rugby, molto prima di essere uno sport, è una disciplina. Poi una filosofia, un modo di vivere e di comportarsi. Alla fine è ‘anche’ uno sport.
Questa meta di Armitage nella finale di Heineken Cup ha sollevato polemiche: nel rugby, infatti, non basta vincere. Bisogna vincere rispettando le regole, quelle scritte e quelle non scritte: la prima è rispettare l’avversario. Armitage invece sogghigna beffardo in faccia a chi tenta di ostacolarlo.

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Uguali Amori

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A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

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note e proposte di un giornalista

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gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

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Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

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(Ovvero Federica e basta)

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(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

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