Archivio | maggio, 2014

Lettera a un amico in buona fede.

25 Mag

Caro amico mio,
non so se sia stato voluto oppure l’inconscio, ma nei tuoi non pochi riferimenti agli aspetti senza dubbio negativi dell’operato del Pd ho letto come un tentativo di distrarre l’opinione di chi ti segue, ti legge, ti ascolta, dal fatto inequivocabile che ha caratterizzato tutta la campagna elettorale dei 5 stelle (che invece tu voterai). Un aspetto nient’affatto trascurabile che ha ancora rafforzato – se possibile – la mia convinzione circa tutto il movimento e il suo leader: qualcosa che poteva davvero dare un contributo alla rinascita ideale del nostro Paese e che è invece fallito miseramente. Fin dal giorno che han messo piede in Parlamento i “rappresentanti del popolo” non hanno perso occasione per fare il contrario di quello che dovevano fare: invece di sostenere sacrosante battaglie e contribuire allo sviluppo di una nuova e sana coscienza nazionale, invece di condividere le pur rare occasioni di una lotta comune su temi anche a loro cari,  si sono schierati contro, sempre. Contro tutto e tutti, ottusi e ciechi.

Non diversamente Grillo si è comportato in questa occasione. Queste elezioni rappresentano una possibilità (una) per l’Europa di affrancarsi dai giochi di potere che l’hanno soggiogata finora. Una sinistra forte nel Parlamento europeo può confrontarsi finalmente con chi vuol mantenere lo statu quo per non iniziare il cammino che dovrebbe portare alla realizzazione del progetto che Spinelli vagheggiò nel suo confino di Ventotene, sessant’anni fa: gli Stati Uniti d’Europa. Una Federazione di stati con una Costituzione e un Parlamento in grado di legiferare sui grandi temi, dalla sanità alla sicurezza, dall’immigrazione alla corruzione. Questa Europa, e non altre, potrebbe trascinare la nostra recalcitrante Italia nel novero delle nazione civili e nel XXI secolo. In questa Europa i meschini e personali interessi di quelle (non poche purtroppo) squallide figure che si affollano nella politica italiana non troverebbero posto, il lavoro non sarebbe un miraggio, la giustizia sarebbe celere e certa, i deboli e gli ultimi avrebbero riconosciuti i loro diritti, i doveri di ognuno e il rispetto per l’altro sarebbero dogmi. Di converso, ostacolare o ritardare il processo evolutivo dell’Europa rende un favore inestimabile a chi questo non fa comodo.

Ma a “questa” nuova Europa il rabbioso e livido eloquio del leader stellato non ha fatto cenno. Impegnato a insultare, evocare fantasmi e terrore, aizzare la rabbia popolare, ha giocato tutta la sua partita sul piano nazionale, dirigendosi verso un confronto meramente locale. Per fare un rapporto, si è comportato come uno che si candidi al Parlamento ma berci sgangheratamente nei vicoli del quartiere lamentandosi delle buche nelle strade. Non è stata una delusione, me l’aspettavo. E’ invece una amara delusione constatare che persone intelligenti, con una solida cultura, che stimo, si siano lasciate trascinare e coinvolgere in questa insulsa polemica fino a farne quasi un credo personale. A Bruxelles il Movimento  si batterà contro l’euro: ma ha una pallida idea di cosa voglia dire? E’ tutta qui la sua missione? E davvero crede che così potrà portare benefici alla nostra disastrata Italia?

Sai, amico mio, qual è il paradosso? Il paradosso è che Grillo non poteva far di meglio per cominciare la sua autodemolizione. Questo è stato il suo errore fatale. Quando nei prossimi mesi gli elettori del Movimento, passata la sbornia adrenalinica delle elezioni, dovranno nuovamente confrontarsi coi loro quotidiani problemi ragioneranno con maggior freddezza e verrà nuovamente a galla la domanda fatidica: è davvero così che possiamo aiutare l’Italia? E il re sarà nudo.

 

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Omaggio a Makkox

23 Mag

I miei dieci (più o meno) fedeli lettori sanno ormai della pressoché sconfinata ammirazione che ho per lui. Io considero Makkox, al secolo Marco D’Ambrosio, un genio. Ma non solo per l’espressione grafica, per il disegno: quello è un aspetto, certamente non secondario, del suo talento. Il genio è nell’insieme dell’opera, nel testo, nel formato, nei colori, nel linguaggio, nei riferimenti culturali.
Una vignetta di Makkox (una ‘vigna’ come dice lui talvolta) è molto più di un intero testo, è un saggio completo declinato su più piani didattici, è una sintesi mirabile di un discorso che varia nelle più diverse espressioni artistiche, musica compresa. Musica? Sì, nelle vignette di Makkox c’è anche la musica e la si può sentire o quantomeno percepire a seconda del proprio stato d’animo o dei propri gusti: può essere pop, jazz, lirica, quel che vi aggrada. E la dimostrazione di quel che dico è nelle striscie animate (o come cavolo si chiamano) che Makkox ha inventato dall’inizio della sua collaborazione a Gazebo. Giocando su immagini statiche e sulla ripresa, con la camera che si avvicina o si allontana e sul commento musicale, alla fine si ha un vero e proprio video. O meglio: si ha la netta sensazione di aver assistito alla proiezione di un video, mentre è in realtà solo una successione di ‘vigne’. Ma in quella successione c’è la tensione che produce i capolavori, dai tempi alle inquadrature, dal  particolare solo apparentemente insignificante all’intuizione grafica. Un bellissimo esempio, a mio avviso, anche perchè c’è qualcosa di autobiografico, è questo:

E se comunque tutto quanto finora detto non fosse bastato a farvi capire ‘chi’ è Makkox, seguite questa breve intervista e scoprirete così oltre al grande artista anche l’essere umano: schivo, modesto, innamorato di quel che fa. Insomma, confermo: un genio. Cui non frega nulla di esserlo.

 

p.s. Io una copia de “La dolescenza” ce l’ho, con dedica. 🙂

Per aprire un nuovo Casinò in Italia occorre una legge.

23 Mag

http://www.iene.mediaset.it/puntate/2013/05/05/toffa-ludopatia-e-slot-machines_7860.shtml

Ma aprirne 1000 con slot machine è facilissimo. Per non parlare del gioco on line, alla portata di tutti, 24 ore su 24, comodamente da casa. Così il gioco d’azzardo dilaga, impoverendo il Paese e rovinando onesti lavoratori, famiglie, affetti, giovani e anziani. Parla un ex-giocatore compulsivo: ascoltatelo, domani potrebbe capitare a uno chiunque di noi.
#bastagiocodazzardo

Genova vince contro il gioco d’azzardo

23 Mag

Qesto articolo, tratto integralmente dal Venerdì di Repubblica ( n. 1365 del 16 maggio 2014 – Pagg. 56-57), racconta del coraggio del sindaco Doria e della sua giunta. Schierati con fermezza contro la moderna pestilenza del gioco d’azzardo, hanno trovato i modi legali per arrestarne l’apparentemente irrefrenabile espansione e forse nel 2017 la città sarà una città libera dall’azzardo. Genova rappresenta così un esempio concreto per tutti i sindaci d’Italia, in attesa sempre che Governo e Parlamento si decidano a uscire dalla loro colpevole inerzia.
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L’azzardo di Genova
puntare sul pallone per fare la guerra a chi azzarda troppo

GIOCHI PERICOLOSI / ERA UNA BATTAGLIA DI DON GALLO, ADESSO IL SINDACO MARCO DORIA HA REGOLATO LE SCOMMESSE. MA VUOLE DI PIU’ E HA CHIESTO UN SACRIFICIO ANCHE ALLE DUE SQUADRE DI CALCIO DELLA CITTÃ

di Raffaele Niri
GENOVA. All’assessorato alla Legalità del Comune di Genova, ad un certo punto, hanno dovuto staccare la linea. Dopo la sentenza del Tar Liguria (confermata subito dopo dal Tar del Lazio) che dava ragione al regolamento del sindaco Marco Doria contro l’insediamento delle sale da gioco, erano talmente tante le richieste di informazioni dagli altri comuni, “per sapere come si fa” che gli assessori coinvolti Elena Fiorini e Francesco Oddone hanno cominciato a rispondere solo via e-mail.
Perché, nonostante le mille difficoltà , fermare il gioco d’azzardo è possibile. Almeno lo è stato a Genova dove, a distanza di un anno dall’approvazione del regolamento comunale, nessuna nuova sala è riuscita ad alzare la saracinesca, comprese quelle già programmate.
Questa è una storia che vede molti protagonisti: lo scomparso don Andrea Gallo (quello contro una piccola Las Vegas nel quartiere di Pegli fu l’ultimo corteo popolare promosso e guidato da lui), le squadre di calcio cittadine (!Zi Play è lo sponsor del Genoa, Gamenet quello della Sampdoria ed è l’unica città dove chi gestisce le scommesse finanzia entrambe le squadre), il sindaco Marco Doria, l’ex segretario ligure del Pd Lorenzo Basso (che da consigliere regionale fece approvare la legge regionale e adesso da deputato coordina l’intergruppo parlamentare sui temi del gioco d’azzardo).
Ma, soprattutto, i tre gruppi di ex Giocatori Anonimi (due a Genova, uno a Savona) che – sostenuti dai Sert – si incontrano due volte la settimana per liberarsi dal demone.
I numeri di partenza, certo, fanno paura. Secondo una ricerca nazionale Genova ha il primato sia VEN_56_57-4della presenza dei minicasinò (circa 70, una concentrazione di 9,7 esercizi ogni centomila abitanti) sia dei soldi spesi per il gioco d’azzardo (755 euro l’anno ad abitante, neonati e minori compresi). «In alcune zone» spiega l’assessore alla LegalitÃà, Elena Fiorini, «la situazione è molto più grave della media: le leggi nazionali, improntate alla liberalizzazione, hanno sostanzialmente reso il mercato del gioco senza freni e hanno privato le amministrazioni locali delle armi per arginare il fenomeno». Che fare allora? Cercare di invertire la tendenza.
Se uno è disperato, le armi se le crea ed è quello che hanno fatto il sindaco Doria e la sua giunta. Il regolamento approvato prevede il divieto di aprire nuove sale in mancanza di rigorosi parametri urbanistici (per esempio, i posteggi), la necessità di un’autorizzazione del sindaco (oltre a quella della pubblica sicurezza), la limitazione delle fasce orarie di apertura delle sale, la distanza minima di trecento metri da scuole di ogni ordine e grado, luoghi di culto e cimiteri, strutture operanti in ambito sanitario, stabilimenti balneari, spiagge, giardini, parchi e spazi verdi attrezzati. Ancora, una distanza minima di cento metri da banche, sportelli bancomat e compro-oro, il divieto di attività e apparecchiature di gioco in locali di proprietà comunale, il divieto di pubblicizzazione di vincite senza indicatore dell’ammontare complessivo del giocato («in questa rivendita sono stati vinti cinquemila euro»: d’accordo, ma quanti ne sono stati giocati per arrivare a questo risultato?).
Il Comune è stato investito da ricorsi (particolarmente aggressiva la Confindustria Gioco): trenta richieste, tutte bocciate il 9 febbraio dal Tar Liguria. «Il Comune non ha invaso alcuna competenza dello Stato» si legge nella sentenza, «e ha la piena legittimità di limitare l’esercizio del gioco sul proprio territorio, anche introducendo un’autorizzazione del sindaco». Di più: richiamando una sentenza della Corte di Giustizia UE del gennaio 2013, il Tar Liguria spiega che ci sono interessi superiori al principio di libera iniziativa economica quali, ad esempio, «la tutela dei destinatari dei servizi e dell’ordine sociale, la protezione dei consumatori, la prevenzione della frode».
E due mesi dopo il Tar Lazio – cui si era rivolto il titolare di una tabaccheria genovese al quale era stato vietato di installare quattro slot – ha confermato la piena legittimità del regolamento comunale genovese. Ora il traguardo è il 2017: in quella data scadono i permessi per tenere aperte le sale e a controfirmarli, almeno a Genova, dovrà essere il sindaco. Per dare anche più forza alla campagna l’assessore allo Sviluppo economico Francesco Oddone ha tentato il colpaccio mediatico, chiamando i presidenti di Genoa e Samp. Chiedendo loro di levare lo sponsor dalle maglie. Scontata la risposta: capiamo le esigenze del Comune, ma per ora non possiamo fare a meno dei soldi che arrivano dalla sponsorizzazione. Mentre il presidente della Consulta Comunale contro il vizio dell’azzardo Pierclaudio Brasesco ha organizzato due convegni per la giornata contro l’azzardo (avrebbe dovuto essere il 20 maggio, ma per evidenti motivi elettorali quest’anno cadrà il 3 giugno).
Ma perché il 20 maggio? «C’è un anniversario, tra cronaca e leggenda» spiega Brasesco. «E’ la data del 20 maggio 1423 in cui si sarebbe tenuto il primo discorso della storia contro il vizio dell’azzardo, tenuto da San Bernardino da Siena. Municipi e associazioni riempiranno le piazze di giochi per bambini. Altro che azzardo. E bar e tabaccherie esporranno un adesivo: “Non azzardatevi”».

 

 

 

Dedicato a chi vota Grillo.

23 Mag

 

 

 

p.s. Resta il fatto che Makkox è IL GENIO.

Un’istantanea delle elezioni

22 Mag

Con la consueta abilità, Michele Serra disegna oggi nella sua Amaca la sua visione delle scelte che gli elettori si troveranno a fare domenica. In verità, io la mia l’ho fatta da tempo.

Da Repubblica del 22.5.14

Da Repubblica del 22.5.14

Tre ore nel fascino.

20 Mag

 

Rose 7

Era da tempo che mancavo l’appuntamento, per una ragione o per l’altra. Stamattina mi ci sono Rose 1messo d’impegno e ho trascorso qualche ora come non mi capitava da tanto. Fatelo anche voi, se vi capita.

Il Roseto comunale è uno dei posti più incantati e incantevoli di Roma. Si stende alle pendici dell’Aventino, a lato del Circo Massimo, ed è un giardino di circa un ettaro dove si può tranquillamente dimenticare tutto per qualche ora, Rose6conquistati dal fascino e dai profumi delle rose. Ce ne sono circa 1200 e provengono da tutti i paesi del mondo; la grande maggioranza appartiene all’antica collezione del Roseto e le altre sono le concorrenti all’annuale Premio Roma. I produttori le inviano due o tre anni prima del concorso, per farle acclimatare, e solo dopo, se premiate o selezionate, vengono messe in produzione e successivamente in commercio.
Il Roseto si stende su un’area dove nel III secolo a.c. – curiosa coincidenza – era stato eretto il tempio di Flora. Agli inizi del 1600 fu riservata al cimitero ebraico, che nel 1934 fu trasferito al Rose 5Verano per la sistemazione delle nuove strade della zona. Ma la nascita del Roseto è dovuta esclusivamente alla passione di un’americana, Mary Gayley Senni, che regalò la sua collezione alla città e che originariamente fu sistemata al Colle Oppio. Solo nel 1950 fu realizzata l’attuale sistemazione che, in ricordo dei sepolti di un tempo, ha mantenuto i cipressi originari e raffigura nella sistemazione delle aiuole una Menorah, il candelabro a sette braccia della tradizione ebraica, oltre a una stele con le tavole di Mosè alle due entrate.
Entrando dal cancello principale il Roseto presenta a destra l’area con le nuove varietà partecipanti Rose 8Rose 3al concorso nelle aiuole esterne, mentre al centro sono sistemate tutte le vincitrici delle precedenti edizioni, inclusa la prima, la Condesa de Sastago, nel 1933. Affascinante la fantasia dei nomi con cui i produttori battezzano i loro successi.
L’antica collezione, con esemplari anche molto rari, è ospitata nell’area più grande, a sinistra, e rappresenta l’evoluzione della rosa dall’antichità ad oggi. Le rose sono qui ordinate tra moderne, botaniche e antiche: queste due ultime sono le più interessanti per botanici e appassionati, perché la Rose 13Rose 13loro coltivazione iniziò un lento a declino verso la metà del XIX secolo, quando cominciò a svilupparsi il fenomeno dell’ibridazione con le rose cinesi che dette luogo alle rose cosiddette moderne. Dalle rose rampicanti o sarmentose a quelle a cespuglio fino ai minirosai: è una passeggiata nella grazia e nel bello, uno di quei regali che Roma dispensa generosamente a chi sa scoprirla.
Il Roseto apre di norma dopo il 21 aprile, il Natale di Roma, e resta aperto tutti i giorni dal mattino alla sera salvo che nel giorno della premiazione, per chiudere verso la metà di giugno. Per sicurezza, consiglio comunque una telefonata prima (06 5746810), o una mail (rosetoromacapitale@comune.roma.it ).

Rose 10Rose 11Rose 12

Perché ci conviene restare con l’euro

19 Mag

euro costi beneficihttp://quattrogatti.info/n/index.php/presentazioni/item/421-euro-se-stiamo-insieme-ci-sara-un-perche

Ancora un volta devo ringraziare i ragazzi di quattrogatti.info per questo intelligente contributo alla conscenza della moneta unica  e dei vantaggi che produce per un Paese come il nostro e l’intera collettività europea. La speranza è che lo leggano anche quegli ignoranti che blaterano senza cognizione di causa, ma è – ne sono consapevole – una speranza vana: perchè miopìa intellettuale oppure perché criticano per convenienza personale. E non so quale delle due alternative sia peggiore.

 

L’orizzonte vero della Sinistra Europea

18 Mag

Ma guarda un pò. Sono le stesse ragioni per cui voterò anch’io per l’altra Europa conTsipras.

Verbum Manet

20140518-000005.jpg

Giuseppe Civati ha spiegato le ragioni per cui da sinistra è possibile votare Partito Democratico.
E anche le ragioni per non votare la lista Tsipras.
E questa volta non condivido. E spiego il perché.
Civati dice che il GUE, il partito della Sinistra Europea che sostiene Tsipras come candidato alla presidenza della Commissione Europea, “sembra orizzonte troppo stretto e orientato”.

Beh, io l’ho voluto vedere meglio l’orizzonte prospettato dal GUE.

Ho un debole per le Carte fondative, da tempo chiedo il rispetto dello Statuto e della natura democratica del PD, che invece il partito ha violato più volte.
Anche in queste elezioni europee, in cui ci sono sì le preferenze, ma le candidature sono state scelte da “un caminetto” (allargato, ma sempre caminetto), e approvate all’unanimità dall’intera direzione nazionale del PD (col voto favorevole anche di Civati, sigh).

L’art.19 dello Statuto invece diceva:
“La selezione delle candidature per le assemblee…

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In Spagna, alle elezioni europee del 25 maggio

13 Mag

Il 25 maggio in Spagna Izquierda Unida, la sinistra, questa gente, voterà per Alexis Tsipras. Sono persone come noi e hanno deciso.  Hanno risposto al dilemma che affronteremo il giorno delle elezioni: votiamo per la sinistra o per l’austerità?
E lo stesso faranno in tutta Europa i partiti uniti nel Partito della Sinistra Europea, francesi,  tedeschi, danesi, portoghesi, estoni, greci, una grande forza europea che si batte per una nuova Europa. Con una sola voce, perché il potere è della gente.
Io voterò per l’Altra Europa con Tsipras.

 

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