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Mattia Santori e le Iene

21 Feb

Dopo aver visto questa intervista delle Iene a Mattia Sartori mi è venuto da chiedermi se esista oggi in Italia un politico che avrebbe risposto allo stesso modo, cioè con la stessa sincerità e lo stesso approccio empatico. E siccome la risposta è ovviamente negativa, ne sarebbe derivato che Mattia non è un politico. 

Ma sarebbe stato un errore. Perché invece esiste una politica, quella che Mattia e le centinaia di migliaia che hanno affollato le piazze (e le altre che avrebbero voluto farlo ma non hanno potuto) invocano da tempo. Una politica che in modo semplice, educato, anche elementare, affronta, prende in esame e analizza questioni che da tempo affliggono il nostro Paese. Una politica che vede le cose dal punto di vista del cittadino e non dalla poltrona di comando, che chiede risposte con cortesia ma allo stesso tempo con fermezza (e anche con un sorriso), che propone con cognizione di causa, che fa prendere coscienza dei propri doveri – prima ancora dei diritti – agli italiani.

Non so dire – non lo sanno neanche loro, i quattro di Bologna, che lo confessano con candore – dove ci porterà questo sentimento che sta dilagando in tutta Italia. Per il momento mi basta sapere che le Sardine sono oggi IL modo per sentirsi orgogliosamente cittadini consapevoli e responsabili. 

 

 

Miniguida rapida al Referendum costituzionale del 29 marzo.

20 Feb

Il Referendum è stato indetto su Decreto del Presidente della Repubblica del 28 gennaio 2020, dal titolo “Indizione del referendum popolare confermativo della legge costituzionale, recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvata dal Parlamento”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 della serie Generale del 29 gennaio 2020.
È un Referendum costituzionale ed è il quarto nella storia della nostra Repubblica.

1. NO quorum.
Non essendo un referendum abrogativo, non è richiesto il quorum (la metà più uno dei voti espressi dagli elettori aventi diritto al voto). Indipendentemente dal numero dei votanti, pertanto, la riforma costituzionale proposta non sarà promulgata se i NO rappresenteranno la maggioranza dei voti validi.

2. Su cosa si vota.
Il referendum sottopone agli elettori la legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019.

3. Cosa dispone la legge costituzionale sottoposta a Referendum.

La legge è composta di quattro articoli. Il primo modifica l’art. 56 della Costituzione e riduce il numero dei deputati dagli attuali 630 a 400. Il numero dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero passa da 12 a 8.

L’art. 2 modifica l’art. 57 della Costituzione, riducendo il numero dei senatori da 315 a 200 e quelli eletti nella Circoscrizione estero da 6 a 4. Inoltre, il numero minimo dei senatori per ogni Regione passa da 7 a 3. Le due province autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle altre Regioni, ottenendo tre senatori a testa. 
L’art. 3 modifica il secondo comma dell’Articolo 59 della Costituzione aggiungendo un periodo: “Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque“.
L’art. 4, infine, stabilisce l’entrata in vigore delle nuove disposizioni di legge: esse “si applicano a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e comunque non prima che siano decorsi sessanta giorni dalla predetta data di entrata in vigore“.

4. Quando si vota.
Domenica 29 marzo, dalle 7 alle 23. Seguirà lo scrutinio delle schede elettorali dopo aver accertato il numero dei votanti.

5. Il testo del quesito referendario.
Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?“.

 

 

 

 

 

 

Le Sardine possono fare molto per salvare Roma

17 Feb

Ieri le Sardine romane hanno riempito a migliaia piazza Santi Apostoli, superando in certi momenti le 6000 presenze. Hanno risposto con entusiasmo all’appuntamento chiamato in risposta alla contemporanea calata della Lega a Roma.
È stata una serata all’insegna dell’antifascismo di Roma e della strenua opposizione agli infami decreti sicurezza.  Si doveva parlare anche della città, del suo futuro, dell’elezione del sindaco che l’anno prossimo attende i romani, ma ne è purtroppo mancato il tempo.
Se ce ne fosse stata la possibilità, mi sarebbe piaciuto un intervento come quello che segue. Sarà per la prossima volta. Le Sardine sono tenaci e hanno buona memoria.

 Una nuova visione di Roma
Roma è la città delle grandi incompiute. Dalla Metro C alla Vela di Calatrava alla riqualificazione dei Mercati generali, l’elenco sarebbe lungo.
Ma c’è la Grande Incompiuta regina che per magnitudo le supera tutte.
È  la colpevole mancata attuazione della Città Metropolitana e il relativo decentramento di responsabilità e competenze.

Ma andiamo con ordine. Non c’è città al mondo che sia stata nei secoli conquistata, depredata, riconquistata e risaccheggiata tante volte quanto Roma.
Barbari, lanzichenecchi, papi, piemontesi, i partiti che si sono succeduti al potere dal dopoguerra affiancati da palazzinari, affaristi, speculatori, la storia del sacco continuo di Roma è tutta qui. Una sequela di interessi personali che molto, troppo, hanno preso e assai poco hanno lasciato.
Tuttavia Roma è sempre risorta contando sulle sue sole forze ed è ancora qui, con la sua storia e la sua bellezza, la Capitale d’Italia. Così dovrà essere ancora una volta nonostante questi ultimi disastrosi anni gestiti da una Giunta incapace.
Ma oggi c’è qualcos’altro che non va: oggi si percepisce nell’aria una pur vaga sensazione di sfiducia, di rassegnazione, di attesa, quasi che un ineluttabile maligno destino volesse accanirsi sulla nostra città.
Ecco perché noi cittadini romani dobbiamo reagire: questa volta spetta a noi lanciare la sfida affinché Roma torni a risplendere.

Il credito di Roma
Roma ha un enorme credito verso il resto del Paese, sconosciuto alla maggior parte degli stessi romani.
Dal dopoguerra in poi ha assorbito milioni di immigrati dall’interno. Erano operai, muratori, impiegati che venivano a lavorare nei cantieri della ricostruzione, nelle imprese che rinascevano, nei ministeri. E Roma, città aperta da sempre, ha ospitato tutti, fedele a quello spirito di accoglienza per cui fin dai tempi  dell’antichità nessuno vi si sentiva straniero. In quegli anni è nata la Roma dei nuovi quartieri, delle reti di servizio, delle nuove linee di comunicazione, di tutte le necessarie infrastrutture, fino a raddoppiare la popolazione residente. Ha fatto tutto da sola, contando sulle sue sole forze, ma ha dovuto indebitarsi pedsantemente. E oggi, per ripagare quel debito che non le spettava perché in quanto Capitale avrebbe avuto diritto – come ogni altra capitale europea –  a un sostanzioso contributo dalla Stato, i romani pagano le tasse più alte in Italia.
A questo si aggiunga che Roma è la città della politica, delle ambasciate, del Vaticano. Anche qui i relativi costi afferiscono al suo ruolo di Capitale che però in concreto le vengono riconosciuti solo in minima parte.

I nuovi barbari
E per questo dobbiamo ricordarci di ringraziare chi ancora recentemente si è battuto contro i finanziamenti per Roma Capitale e per decenni si è compiaciuto di insultarci chiamandoci Roma Ladrona. Io non so con quale faccia – o meglio, lo so bene ma non si può dire, le Sardine  sono beneducate – costoro possano presentarsi a Roma, Sono i nuovi barbari che con la loro nota tracotanza vorrebbero conquistarla accompagnati dai soliti interessi che vogliono mantenere il potere per continuare a saccheggiare la città.

L’inefficienza della macchina comunale
Va anche detto che la macchina gestionale del Comune non è mai stata adeguata allo sviluppo realizzato dal dopoguerra ad oggi. Appesantita oltre ogni misura dalle responsabilità incrociate, dalle competenze suddivise, dagli interessi particolari  e personali, dalle manifeste inefficienze e dagli scandali che frequentemente affiorano dalle cronache, non è più in grado di far fronte tempestivamente alle innumerevoli necessità della popolazione e del territorio amministrato che, detto per inciso, è il secondo per vastità tra le capitali europee. Non risponde più neppure alle elementari esigenze, figuriamoci alle emergenze.

La Grande Incompiuta
Appare quindi in tutta la sua drammaticità la Grande Incompiuta. 
Molte delle maggiori problematiche che ogni giorno affronta la Capitale dipendono proprio dall’assenza di un governo  dell’area vasta e dal mancato conferimento di un’efficace autonomia amministrativa ai suoi Municipi, privi di competenze e risorse e che quindi non possono  dare risposte soddisfacenti ai propri residenti.

15 municipi grandi come altrettante città, tanto che in un ideale elenco entrerebbero di diritto tra le prime 30 città italiane. Il più grande di questi – il VII, l’Appio-Latino – starebbe addirittura al decimo posto, dopo Bari e prima di Catania, altre due città metropolitane.

Eppure hanno minore autonomia e risorse di uno qualunque dei 121 comuni dell’area metropolitana, e l’evidenza solare di questa assurdità è tutta qui, in questa banale affermazione.

Qualche numero sulla situazione attuale delle circoscrizioni potrà dare un’ìdea delle contraddizioni esistenti.
Attualmente le 15 circoscrizioni dispongono di oltre 10.000 addetti (pari al 45 % dei 23.000 totali del Comune)  e di risorse per 1 mld circa sui 5  totali  del bilancio capitolino. Un quinto.
Di quel miliardo, il 70 % è destinato servizi alla persona e alla comunità, il 25 % allo sviluppo economico (il commercio) e solo il 5 % all’assetto e utilizzazione del territorio.
In sintesi, risorse umane minoritarie rispetto al centro, una infima competenza sulle opere pubbliche e sui servizi e una evanescente o nulla incidenza sull’assetto del territorio.  
Sorge spontanea una domanda: perché sono state conferite ai Municipi tante funzioni “povere” e poche o nulle funzioni “ricche”?

Un esempio di intelligente decentramento: Londra
Dal 1999 la città è amministrata dalla Greater London Authority e suddivisa in 32 Boroughs. L’Authority, rappresentata dal sindaco e dall’Assemblea di 25 membri con cui non esiste rapporto di fiducia, in modo che le due parti esercitino un controllo reciproco, non fornisce direttamente alcun servizio ma elabora strategie con funzione di indirizzo. I servizi sono erogati da quattro organi funzionali che – in piena autonomia – operano su altrettante aree: trasporti, polizia e sicurezza, incendi e soccorso, sviluppo e pianificazione strategica.
Ognuno dei 32 Boroughs (più quello della City, autonomo), equivalenti alle nostre circoscrizioni, è amministrato da un Council eletto ogni quattro anni e ognuno gestisce in piena autonomia servizi come scuole, sociale, case popolari, pulizia delle strade,verde e ambiente, rifiuti, viabilità, esazione delle imposte.
Per dare un’idea più precisa dell’ampia autonomia dei Boroughs, vale l’esempio di Islington. Qualche anno fa i suoi residenti lanciarono un referendum perché diventasse una slow town, una “città lenta”. Vinsero i ‘sì’ e oggi le sue strade sono piene di dissuasori e la velocità masima consentita è di 30 mph.

Se vogliamo salvare Roma
Se vogliamo salvare Roma occorre agire per la completa attuazione della Città metropolitana con la contemporanea trasformazione dei 15 attuali Municipi in Comuni urbani. Risorse e autonomia consentiranno di soddisfare le reali esigenze dei territori e dei residenti secondo le specifiche necessità. Senza contare poi la virtuosa competitività che si svilupperà tra i vari enti.

Una volta attuato, questo processo porterà allo sviluppo delle importanti finalità istituzionali della Città metropolitana di Roma Capitale, di cui le tre maggiori sono:

– cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano;
– promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana;
– cura delle relazioni istituzionali, comprese quelle con le altre città e le aree metropolitane europee.

Alle circoscrizioni, i nuovi Comuni urbani, invece andranno  (titolo IV del Regolamento) nuove competenze:

Servizi Demografici
Tributi ed entrate extra tributarie
Affissioni e pubblicità
Concessioni di suolo pubblico
Commercio e artigianato
Mercati saltuari
Funzioni di polizia amministrativa
Attività culturali
Turismo, sport e tempo libero
Sponsorizzazioni
Servizi Sociali
Attività scolastiche e parascolastiche
Fornitura di materiali e servizi
Lavori pubblici
Traffico e segnaletica
Edilizia privata
Aree verdi e alberate stradali

Ma non è ancora finita.
Per un’astrusa concezione del criterio di elezione del sindaco e del consiglio metropolitano, i romani sono stati brutalmente estromessi dal processo decisionale, riservandolo ai soli sindaci e consiglieri dei 121 comuni metropolitani, un ristretto olimpo di poco più di 1600 individui.
Per far sì che la la rivoluzione copernicana del decentramento abbia un senso compiuto occorre quindi ribaltare la situazione e ristabilire una realtà democratica che riporti all’elezione diretta.

La sfida del 2021
Nella primavera del 2021 si terranno le elezioni del prossimo sindaco di Roma.
Questa volta non dovremo essere elettori che digeriscono passivamente i programmi pieni di promesse dei candidati.
Questa volta dovremo essere noi a lanciare la sfida  e pretendere che la piena attuazione della Città Metropolitana e il decentramento amministrativo sia il primo punto che i candidati dovranno inserire nei loro programmi e impegnarsi a portare a termine nel primo anno di sindacatura.
Questa volta non potranno esserci alibi. La pazienza è esaurita.

 

Nèmesi

27 Gen

Chi la fa l’aspetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 2020

31 Dic

Una mia cara amica di rara sensibilità mi ha inviato questo bellissimo messaggio di Mirta Medici, una psicologa argentina, che voglio condividere con tutti.

“Non vi auguro un anno meraviglioso in cui tutto è buono: questo è un pensiero magico, infantile, utopico”. Vi auguro di avere il coraggio di guardarvi e di amarvi così come siete. Che abbiate abbastanza autostima per combattere molte battaglie, e l’umiltà di sapere che ci sono battaglie impossibili da vincere che non vale la pena di combattere. Vorrei che poteste accettare che ci sono realtà immutabili, e che ce ne sono altre, che se uscite dal ruolo del reclamo, potete cambiare. Che non vi permettiate il “non posso” e che riconosciate i “non voglio”.
Vi auguro di ascoltare la vostra verità, e di dirla, con la piena consapevolezza che è solo la vostra verità, non quella dell’altro.
Che ci si esponga a ciò che si teme, perché è l’unico modo per superare la paura.
Che si impari a tollerare i “punti neri” dell’altro, perché anche tu hai i tuoi, e questo annulla la possibilità di rivendicare.
Non condannarti per aver commesso errori, non sei onnipotente.
Non mi auguro che il 2020 vi porti la felicità.
Vi auguro di essere felici, qualunque sia la realtà che state vivendo.
La felicità è la via, non l’obiettivo…

Buon 2020 e buona vita.

Questo è l’augurio di un mio amico, Furio Ortenzi, un creativo di grande talento, Suo è anche il messaggio che segue.
Un volto nero, un volto bianco. Simbolo di tutte le razze e di tutte le diversità. Guardiamo al futuro sorridendo, insieme.
Il sorriso è una barca che fugge dalla guerra e dalle miserie della propria terra.
Il sorriso è una barca che salva vite di sabbia e di mare. E non importa da dove vengano e dove vanno.
Buon 2020!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I rifiuti, una sporca faccenda. L’AMA, gli interessi, gli affari.

23 Dic

Considerati per secoli qualcosa ben definito dalla parola stessa, in tempi più recenti i rifiuti sono diventati un affare. Speculando sui rifiuti, Cerroni a Roma ci è diventato miliardario (in lire, beninteso). E quando altri hanno capito cosa rappresentava la “monnezza”, ecco che si è scatenata l’orgia degli interessi. Così si è continuato a tenere in vita Malagrotta nonostante le sanzioni di Bruxelles, così si è impedito all’AMA di darsi una dimensione industriale, così si è fatto di tutto perche non nascesse nei romani un senso di civismo e di responsabilità.

Decenni di malaffare sono ben condensati in questo post di Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente nella giunta capitolina, che denuncia il ‘nuovo’ corso della sindaca Raggi ispirata da Gianni Lemmetti, l’attuale assessore al Bilancio: no a un piano di incremento della differenziata, no a un Progetto di industrializzazione e rilancio dell’AMA; si torni alle discariche. Al Medioevo. Dichiara la Montanari, “privare Ama della possibilità di investimenti impiantistici è di fatto un altro modo per farla morire o per mantenerla in vita con un respiratore artificiale affinchè altri possano fare ciò che avrebbe dovuto essere di diritto di Ama, in virtù di una concessione pluriennale. 

Ma “altri” chi? Andiamo con ordine: ci sono almeno due fatti che danno peso alla sgradevole ipotesi cui accenna la Montanari.
Piccola (mica tanto) premessa. L’AMA è dei romani che pagano la TARI più alta d’Italia per non ricevere un servizio all’altezza e per offrire al mondo lo spettacolo ributtante dei cassonetti che traboccano, dei mucchi di rifiuti abbandonati, dei topi, dei gabbiani e perfino dei  cinghiali ben lieti di trovare cibo in abbondanza.

Eppure (primo fatto) i progetti per rendere competitiva l’azienda, modernizzarla, metterla in condizioni di espletare con efficienza i compiti previsti dal Contratto con nuovi impianti ci sono stati. Da quello di Estella Marino, (assessore all’Ambiente dal 2013 al 2015 che in quel lasso di tempo portò la differenziata al 43%) a quello di Lorenzo Bagnacani, penultimo presidente dell’AMA, di cui parla diffusamente la Montanari nel suo post. Tutti bocciati o messi nel dimenticatoio. Perché? C’è qualcuno che manovra nell’ombra?

Secondo fatto, davvero grossolano. L’ultimo bilancio AMA approvato risale al 2017. Ma è stato approvato dopo una lunga diatriba tra l’azienda e il suo unico azionista – il Comune – parcheggiando 17 milioni dei servizi cimiteriali in un “fondo rischi” per superare l’impasse creata dalla sindaca Raggi (nel frattempo ad interim assessore all’Ambiente)  che stranamente non intendeva riconoscere quel debito del Comune nei confronti di AMA, ancorchè così sia sempre accaduto. Non basta. Dopo neppure tre mesi dal suo insediamento, il CdA AMA (il settimo in tre anni!) ha dato le dimissioni per i motivi che la uscente presidente Melara ha ben illustrato qui e qui.

E allora? Allora conviene cominciare a dar credito alla  manovra cui accennava la Montanari di cui si parla ormai da tempo e che tende a privare i cittadini romani di un’azienda – tramite il Comune – di loro proprietà e che pagano cara, svuotandola di competenze ed entrate e lasciandole solo compiti di basso livello (come la pulizia delle strade), mentre i rifiuti – che dopo adeguato trattamento in impianti adeguati diventano un lucroso business – andrebbero all’ACEA.
E chi sono I grandi azionisti ACEA? Oltre al Comune col 51%, Suez col 23,3% e il finanziere Caltagirone.col 5. Come diceva Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca”.

 

 

 

 

 

 

 

El pueblo, unido

17 Dic

 

EL PUEBLO, UNIDO

De pie, cantar que vamos a triunfar
avanzan ya banderas de unidad
y tú vendrás marchando junto a mí
y así verás tu canto y tu bandera florecer
la luz de un rojo amanecer
anuncia ya la vida que vendrá.

De pie, luchar el pueblo va a triunfar
será mejor la vida que vendrá
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate se alzarán
dirán canción de libertad
con decisión la patria vencerá.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido
el pueblo unido jamás será vencido…

La patria está forjando la unidad
de norte a sur se movilizará
desde el salar ardiente y mineral
al bosque austral unidos en la lucha y el trabajo
irán, la patria cubrirán
su paso ya anuncia el porvenir.

De pie, cantar el pueblo va a triunfar
millones ya, imponen la verdad
de acero son ardiente batallón
sus manos van llevando la justicia y la razón
mujer, con fuego y con valor
ya estás aquí junto al trabajador.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido
el pueblo unido jamás será vencido…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Care Sardine

4 Dic

Care Sardine, 
devo riconoscere che ho un debito con voi e voglio ringraziarvi pubblicamente.
Mi avete fatto constatare che, nonostante tutto e l’età, ho fatto bene a non rassegnarmi, a continuare a indignarmi ed agire, a pensare e sperare che qualcosa sarebbe successo, che non si poteva continuare così, che prima o poi qualcuno si sarebbe alzato in piedi e avrebbe gridato: “Ehi, ma cosa state facendo?” a quelli che stavano rubando perfino le ultime briciole del vostro domani di giovani.

Quelli, i potenti e le caste in cui si sono raccolti, credevano che dopo avervi somministrato la quotidiana dose di favole e bugie vi sareste accontentati di qualche boccone di concessioni, mentre avrebbero continuato indisturbati come squali a nuotare nei loro interessi e nei privilegi che si sono attribuiti e a saccheggiare barbaramente il vostro futuro,  Quelli che credevano di avervi narcotizzato a vita con facebook, con le playstation, con Amici, con i jeans firmati. Quelli che credevano che identificandovi come la generazione post-ideologica non avreste più potuto essere contaminati da ideali che speravano archiviati, dimenticando pericolose parole come ‘dignità’, ‘solidarietà’, ‘legalità’, roba da facinorosi sovversivi del secolo scorso. Quelli che pensavano di avervi soddisfatto concedendovi diritti da loro stessi delimitati in precedenza, dimenticando che i diritti dei giovani non hanno confini, sono tutto e sono di tutti.

Loro non sapevano e non avrebbero potuto mai capire che la sete di sapere, di essere migliori, di futuro, di felicità del dare (tutto quello cui loro hanno rinunciato in nome del più turpe potere) è qualcosa che anima ogni individuo al di là di sé stesso: non avrebbero mai immaginato le piazze piene della gente che crede in voi, che traboccano di emozioni, di canti, di energie e commozione. Loro credevano, dopo avervi marchiato per sempre come la generazione che sa solo rassegnarsi o fuggire, credevano – non sapevano – che reagire quando non c’è più nulla da perdere fosse un’illusione, non un riscatto. Perché loro hanno avuto, cioè no, si sono presi tutto in tutti i modi possibili e vogliono ancora di più, vogliono dominare il vostro domani con regole che appartengono solo alla loro convenienza. Loro, quella minoranza legata da una reciproca intesa che punta all’impunità per sempre, credevano che mai adolescenti e giovani avrebbero avuto l’intelligenza per capire che ora o mai più, ora e prima che si possa diventare come loro, ottusi e ciechi, chiusi nei loro palazzi fatti di egoismo, di avidità, di sete di potere.

Credevano insomma che, mantenendovi nell’apparente sicurezza di un mondo colorato fatto di promesse, sogni e ignoranza, non avreste ugualmente imparato, non avreste conosciuto le lezioni della storia, non avreste avvertito le sollecitazioni che nascono dal diritto di ognuno a determinare il proprio futuro, del senso del dovere che pervade ogni essere umano, del diritto al perseguimento della felicità, come invece insegnano secoli e secoli di storia dell’umanità.  Pensavano che il dettato della Costituzione repubblicana non avrebbe potuto contagiarvi, che non vi sarebbe mai passata per le mente l’dea di una Politica con la P maiuscola, intesa come bene di tutti.

Loro credevano tutto questo. Ma ora sono davanti alle loro responsabilità, sono loro a non avere un futuro. Non sanno che la vostra allegria, il vostro entusiasmo, la vostra fantasia li seppelliranno. In tanti siamo con voi, siamo molti di più di quanti noi stessi immaginiamo, siamo la maggioranza che vuole un’Italia migliore, che non vuole più vergognarsi quando si parla con uno straniero. Fategli rimangiare la loro arroganza, la loro presunzione, la loro prepotenza. Ragazzi miei, mandateli via.

Voi, i liberi cittadini di cui questa Italia è orgogliosa, avete il diritto – e prima ancora il dovere – di esigere  tutti i vostri diritti. Ora.

P.s. Ci  vediamo il 14 dicembre a piazza san Giovanni.
Iscrivetevi QUI: https://www.facebook.com/events/2440221479578185/

 

 

Il silenzio assordante delle sardine

21 Nov

C’é in Italia una maggioranza pacifica e silenziosa che nonostante tutto non si rassegna, resiste, si indigna. E, quando ritiene che si sia superato ogni livello di civile confronto, reagisce.


Sono quelli  che pretendono, perché ne avrebbero semplicemente il diritto, uno Stato semplice e giusto. Uno Stato che sappia indicare le vie dello sviluppo invece di limitarsi a gestire l’oggi, talvolta male e con interventi contraddittori o, peggio, di comodo per pochi. Uno Stato per cui il faro sia costituito dalla questione morale, dal senso del dovere, dal riconoscimento del merito, per cui trasparenza e legalità non siano solo parole. Uno Stato che sappia creare lavoro investendo nella salute, nell’istruzione, nella messa in sicurezza del suolo, nella valorizzazione del patrimonio storico, nella difesa del paesaggio, nell’energia verde. Uno Stato che combatta la burocrazia ottusa che perseguita il cittadino e soffoca l’iniziativa privata.

Questi italiani credono sinceramente nel dettato della Costituzione. Credono nel rispetto reciproco, nella tolleranza, nella solidarietà. E credono nella laicità dello Stato.

Sono contro la corruzione dilagante, l’evasione fiscale portata agli estremi, i privilegi di pochi, le rendite di posizione, l’arroganza del potere, l’ingiustizia sociale. Combattono ogni giorno la discriminazione in ogni sua forma, che sia il colore della pelle, l’orientamento sessuale, la religione professata. Condannano le disuguaglianze che nascono dalla povertà, dalla precarietà, dal lavoro nero, da quello gratuito nascosto dietro l’apprendistato. Vogliono forze armate che difendano il territorio, non che combattano guerre lontane mascherate ipocritamente da missioni di pace. E vogliono una legge elettorale che garantisca l’espressione di tutte le componenti della società e la possibilità di scegliere direttamente il proprio eletto, affinchè il Parlamento torni ad essere realmente luogo di discussione.e di elaborazione delle leggi.

Uno Stato semplice e giusto per cambiare il volto della politica. Perché la politica torni ad ascoltare ed agire in conseguenza, come accade in democrazia.
Non mi pare che si chieda molto.

I bambini e la speranza

8 Ott

Come è sempre stato, i bambini ci indicano la strada giusta, perché sono il nostro futuro.
In questa garbata ed elegante presa in giro dei vieti e triti luoghi comuni di quelli che tentano invano di opporsi all’integrazione con nuove ma antiche culture, alla solidarietà umana, al plurisecolare e pacifico interscambio dei popoli, ci sono i motivi che alimentano e rendono viva la speranza di un’Italia migliore.

Il mio grazie a Pubblicità Progresso.

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