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Lo Stato biscazziere e il Governo che sta a guardare

20 Apr

gioco d'azzardoQuesta foto è stata scattata stamattina in un luogo aperto al pubblico e frequentato giornalmente da centinaia di persone: in un ufficio postale romano dove di questo cartello c’erano più copie. 

E’ firmato dalla Regione Lazio e dalla ASL Roma E, che assiste più di 500.000 cittadini. Mentre da un lato mostra l’aspetto positivo della cura preventiva che viene posta nella salute dei cittadini, il cartello è anche la prova indiscutibile di una clamorosa quanto stridente contraddizione, emblematico di una ormai intollerabile situazione. Mi spiego meglio.

Abbiamo da un lato lo Stato biscazziere e complice di chi fa del gioco d’azzardo legalizzato una fonte di mostruosi ricavi, che rilascia licenze e si mostra tollerante oltre ogni ragionevole misura. Dall’altra, lo Stato consapevole dei rischi per la salute mentale dei cittadini, per le conseguenze sociali sulle famiglie sfasciate, insomma degli enormi costi per la collettività che questa moderna lebbra produce e che si è allargata fino a coinvolgere i giovani. Di quest’ultimo aspetto, in particolare per il gioco on line, si è preoccupata particolarmente l’Unione Europea nella sua raccomandazione di un anno fa, confermata dall’indagine “Ragazzi in gioco” della Società italiana dei medici pediatri.

Insomma: lo Stato conosce perfettamente i danni prodotti dal gioco d’azzardo in tutte le sue forme, slot machine, scommesse, gratta e vinci, eccetera – ma nulla fa per fronteggiarlo e ridurne le dimensioni e le drammatiche conseguenze. Però poi impegna le sue strutture sociali e sanitarie per curare chi ne è dipendente, caricandone i costi sulla collettività. Per non parlare poi dell’evasione fiscale e dei proventi che ne ricavano illecitamente mafia e criminalità: lo studio del sociologo Maurizio Fiasco ne è indiscutibile testimonianza.  Nè vale il meschino ragionamento sui proventi che lo Stato ricava da questa attività: meno di un anno fa il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Diana De Martino ha dimostrato – conti alla mano – che  a fronte di entrate per circa 8 miliardi se ne devono poi spendere 30 (quasi quattro volte tanto) per rimediare ai danni che derivano dal gioco:
– i costi sanitari per assistere almeno 800./1.000.000 di dipendenti cronici da ludopatia, oltre a quelli afflitti da forme meno pesanti. [Il totale si aggira sui 3 milioni di ludopati: nota mia].
– i costi sociali per l’impoverimento delle famiglie: mediamente il 12% del budget familiare si perde in giochi di varia natura.
– i costi derivanti dalla mancata produttività dei giocatori: abituali od occasionali, studenti od operai, artigiani o commercianti, pensionati o professionisti.

– i costi per i controlli tecnici, amministrativi e di polizia per il funzionamento dell’intero sistema del gioco d’azzardo.
– i danni derivanti dall’alimentazione dell’usura, fortemente incrementata dal gioco.
– i danni derivanti al mercato regolare per concorrenza sleale attuata tramite le forme di gioco illegale (che Eurispes valuta in 23 miliardi).
– i danni derivanti dall’evasione fiscale.
– i danni derivanti dal rafforzamento della criminalità organizzata.

SERRA azzardoQuando lo Stato fu consapevole dei danni del fumo intervenne con una serie di misure che andavano dal divieto di pubblicità (consentita invece nel caso del gioco d’azzardo!) e arrivarono fino al divieto. Dinanzi ai drammatici e dimostrati guasti del gioco, al contrario, lo Stato e il Governo (tutti quelli che si sono succeduti finora) sono deboli, non oppongono resistenza: allora il sospetto che ci sia in Parlamento una potente lobby organizzata alle spalle del settore diviene una certezza e diviene certezza anche la loro complicità. Michele Serra lo denunciò apertamente un anno e mezzo fa, di fronte allo scandaloso comportamento del Pd che provocò l‘indignazione di Matteo Renzi, allora segretario.  

Ecco, è ora che da Presidente del Consiglio provveda in fretta a dimostrare che non erano espressioni di convenienza.  Prima che sia troppo tardi.

Nel mondo Italia seconda solo a Singapore (5 mil di abitanti) nel rapporto PIL/spesa

Nel mondo Italia seconda solo a Singapore (5 mil di abitanti) nel rapporto PIL/spesa

I NUMERI DEL GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA                    

  • 100 miliardi di fatturato,
  • 4% del PIL nazionale, 
  • la 3° industria italiana, 
  • 12% della spesa delle famiglie italiane, 
  • 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo, 
  • 4,4% del mercato mondiale, 
  • oltre 400.000 slot-machine censite, 
  • 6.181 locali e agenzie autorizzate
  • 15 milioni di giocatori abituali, 
  • 3 milioni a rischio patologico,
  • circa 1.000.000 i giocatori già patologici.
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Il Paese degli Allocchi

31 Dic

SERRA Autostrade

Qualche volta mi viene il sospetto che Serra mi legga nel pensiero.
Ma la verità è molto più semplice: è solo un cittadino vessato come tutti noi . Che sia la rete di interessi o uno Stato sordo ai bisogni della gente comune, quella che lavora e paga le tasse, siamo sempre più vittime di un sistema che ha perso ogni contatto con la realtà. Uno Stato che ha dimenticato la sua missione, il bene comune attraverso la difesa dei deboli dalle prepotenze degli avidi, la lotta alla corruzione, l’eliminazione dei privilegi, il riconoscimento dei meriti, la ricerca dell’efficienza. Qualcuno mi dirà: ma che c’entra ‘sto pistolotto con quanto denuncia Serra?
C’entra, eccome. Le autostrade – costruite a suo tempo con i soldi dei contribuenti – rappresentano un servizio: considero giusto pagare per poterle percorrere, ma pretendo perfetta manutenzione e costante innovazione. L’aumento delle tariffe può solo essere conseguente all’assolvimento di questo impegno da parte dei gestori, mai e poi mai una gentile quanto incongrua concessione anticipata e svincolata da quell’obbligo.
Altrimenti siamo nel Paese degli Allocchi (non dei Balocchi) sfruttati dai soliti pochi furbi. Duole quindi constatare che il Presidente Renzi non abbia saputo cogliere questa opportunità per – come dice lui – “cambiare verso” e gli auguro che possa rendersene conto per recuperare, sia pur tardivamente.
Ma niente auguri ai gestori, che con la loro lobby se li sono già fatti da soli.

Democrazia e rappresentanza. La zona grigia a cui l’accesso è consentito solo a pochi

8 Nov

Molto interessante questo articolo di Eleonora Bove per Forum PA.  Ho trovato diversi punti di contatto con le esigenze che risultano espresse anche nel libro di Anna Ascani, deputata del Pd: “Accountability. La virtù della politica democratica” che è stato recensito qui.

Democrazia e rappresentanza. La zona grigia a cui l’accesso è consentito solo a pochi.

TTIP: in arrivo la prossima fregatura?

28 Mar

Devo ringraziare l’attento Alessandro Gilioli (“E questo no, grazie“) per aver attirato la mia attenzione su un argomento che, sebbene di  importanti dimensioni , qui da noi in Italia sembra tanto trascurabile da parlarne poco o niente, anche se le trattative sono già in corso dallo scorso luglio e il Presidente Renzi abbia addirittura assicurato proprio ieri a Obama che si arriverà ad una firma non molto oltre la fine del prossimo semestre di presidenza italiano.

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership: Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti) è, secondo la Commissione Europea per il Commercio, un accordo con “l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti, progettato per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro. Sempre secondo questo ente, “Ricerche indipendenti mostrano che  il TTIP potrebbe far aumentare:
L’economia europea di  €120 miliardi;
L’economia americana di €90 miliardi;
L’economia del resto del mondo di €100 miliardi.

Non ho votato per le BancheTutto bene quindi? Parrebbe di sì, ma il mai abbastanza ringraziato sito Sbilanciamoci.info è andato a curiosare e ha scoperto alcuni aspetti non proprio entusiasmanti. All’articolo del luglio scorso, “Libero scambio Usa-Ue, un accordo a perdere“,  Anna Maria Merlo ne ha fatto seguire recentemente un secondo dall’altrettanto eloquente titolo “Il trattato intrattabile“, dove così conclude: “In un contesto in cui gli stati stanno perdendo terreno, il Ttip mira a limitare il più possibile le barriere non tariffarie (quelle tariffarie sono già quasi inesistenti), favorendo di fatto le grandi imprese, in un commercio mondiale caratterizzato da una grande concentrazione (i primi dieci operatori Usa controllano il 96% dell’export del paese, nella Ue le prime dieci società esportatrici ne controllano l’85%).” In sintesi, si tenderebbe  a facilitare ogni genere di rapporto commerciale, travalicando i regolamenti protezionistici nazionali anche in settori come la sanità, la cultura, l’acqua. In più, i sospetti circa un accordo che limiterebbe l’autonomia dei singoli Stati su argomenti fondamentali sono acuiti dalla segretezza con cui le trattative vengono condotte da entrambe le parti.

Le conseguenze che l’accordo potrebbe avere  sono state descritte ancora più chiaramente da Mario Pianta (sempre su Sbilanciamoci.info) nell’articolo del 25 gennaio scorso dal preoccupante titolo “Il patto atlantico dei capitali“, che inizia così: “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo.” Il seguito lo trovate più sotto.

Converrete che non rimane che essere d’accordo con Gilioli che è molto opportuno e necessario saperne di più di questa faccenda, prima, per non trovarsi poi – come avvenuto col fiscal compact, con la frittata fatta.

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Qui di seguito il testo integrale  dell’articolo di Mario Pianta*. Il grassetto è mio.

IL PATTO ATLANTICO DEI CAPITALI – 24/01/2014

Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo. Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP, Transatlantic trade and investment partnership), oggetto di discussioni segrete tra Usa e Commissione europea, prevede che le commesse pubbliche non possano privilegiare produttori locali, che gli investimenti delle multinazionali siano consentiti e tutelati anche nei servizi pubblici (acqua, sanità, etc.), che la regolamentazione non possa limitare i commerci, anche quando ci sono rischi per l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti i meccanismi di “arbitrato” che possono costringere gli stati a pagare alle multinazionali l’equivalente dei mancati superprofitti.

Si tratterebbe di un colpo di stato. L’annullamento della politica di fronte all’assoluta libertà dei capitali, non di commerciare – quella c’è già – ma di entrare in ogni attività, ogni ambito della vita, con la garanzia di fare profitti. L’annullamento della democrazia intesa come possibilità di una comunità di decidere i propri valori, le regole condivise, le politiche da realizzare. L’annullamento dei diritti dei cittadini e delle responsabilità collettive – come quella verso l’ambiente – che si frappongano alla trasformazione in merce del mondo intero.

Il commercio è uno dei temi su cui i paesi membri della Ue hanno già trasferito completamente la sovranità a Bruxelles: è la Commissione a negoziare gli accordi all’Organizzazione mondiale per il commercio (Omc) o i trattati bilaterali come il Ttip. Ma senza poteri significativi del Parlamento europeo e con il potere delle lobby delle multinazionali che detta le politiche europee, la Ue ha praticato in questi anni la versione più estrema e irresponsabile del liberismo. Come nel caso dell’Unione monetaria, il passaggio di poteri sul commercio è un pessimo esempio di come l’integrazione europa porti a politiche che favoriscono solo i capitali e danneggiano le persone, il lavoro, l’ambiente – dentro e fuori l’Europa, come mostrano gli effetti negativi dei trattati di libero scambio sui paesi in via di sviluppo.

Il Ttip è un “Trattato intrattabile” che va fermato al più presto. Siamo ancora in tempo, un progetto analogo – l’Ami – era già stato sconfitto nel 1998. Ma servirebbe una discussione attenta che ancora non c’è. Servirebbe una protesta di massa contro quest’ultimo, estremo sussulto di quel liberismo che ci ha portato a sei anni di depressione economica. Servirebbero sindacati che non si pieghino a nuove distruzioni di posti di lavoro, consumatori che boicottino le mutinazionali più aggressive, partiti che si ricordino, per una volta, di difendere la democrazia. Discutere di elezioni europee – da oggi al prossimo maggio – significa discutere soprattutto di questo.

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Mario Pianta è professore di Politica economica all’Università di Urbino ed è stato fellow alla Columbia University, all’European University Institute, alla London School of Economics e all’Université Sorbonne. L’ultimo libro di cui è co-autore è “Innovazione tecnologica e sviluppo industriale nel secondo dopoguerra” (Laterza, 2007).

 

La lobby del gioco d’azzardo presente in Parlamento si è scoperta

20 Dic

Tempo fa ho pubblicato un post dal titolo “Le slot machines e i santi protettori”. Era originato da alcune bizzarre (ad esser buoni) decisioni prese alla Camera e mi domandavo, in sintesi, quanto quelle forze nient’affatto oscure che  manovrano il gioco d’azzardo in Italia (includendo tutto: le macchinette negli esercizi pubblici, le sale Bingo e quelle delle slot machines, il web poker, le lotterie istantanee, i gratta-e-vinci, eccetera) fossero potenti. 

Non è un mistero – salvo forse per il Governo – che il gioco d’azzardo è ormai una piaga, una moderna pestilenza che avvelena e disgrega la tenuta sociale del Paese colpendo in particolare i segmenti più deboli e fragili della popolazione.
100 miliardi di fatturato, 4% del PIL nazionale, la 3° industria italiana, 8 miliardi di tasse,12% della spesa delle famiglie italiane, 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo, 4,4% del mercato mondiale, 400.000 slot-machine, 6.181 locali e agenzie autorizzate.15 milioni di giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, circa 800.000 i giocatori già patologici.5-6 miliardi l’anno necessari per curare i dipendenti dal gioco patologico: queste le cifre impressionanti che fornisce il “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”. Gli amministratori locali che l’hanno sottoscritto, avendo a cuore il benessere della loro comunità,  agiscono per salvaguardarlo emettendo ordinanze per rendere difficile la vita ai padroni del settore, stabilendo per esempio distanze minime delle sale da gioco dalle scuole o aumentando l’Irap.  Nel frattempo, nessuno dei governi che si sono succeduti dall’istituzione del gioco d’azzardo lecito ad oggi ha mai affrontato il problema. Eppure i costi dell’assistenza sanitaria hanno quasi raggiunto il livello dei proventi fiscali. E allora perché? La risposta è nel sospetto – che sta rendendosi sempre più solido molto rapidamente –  che la lobby che agisce per la tutela degli interessi dei padroni del gioco si sia molto saldamente insediata in Parlamento.

E ieri se n’è avuta un’altra prova. Sindaci e presidenti di regione subiranno le conseguenze di un  emendamento, presentato al Senato dal Nuovo Centro Destra e approvato anche con i voti del Pd, che penalizza Regioni e Comuni che adottano norme per limitare il gioco d’azzardo con la riduzione dei trasferimenti statali. La modifica prevede infatti “che lo Stato decurti i trasferimenti agli enti locali che hanno adottato dei regolamenti per limitare la diffusione di slot machine, videolotterie e simili (è accaduto, solo per citare alcuni esempi, in Lombardia o Toscana), qualora queste disposizioni riducano il gettito erariale o generino contenziosi con gli operatori del settore”, secondo la cronaca di Repubblica.

Ora il testo passerà alla Camera. Il segretario del Pd, Renzi, ha dichiarato: “E’ pazzesco, allucinante. Ho chiamato Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria che ha già parlato con Roberto Speranza e stanno cercando tecnicamente una soluzione: o un ordine del giorno o altro perché è stata votata una cosa inaccettabile”. Speriamo bene. Però voglio ricordare a Renzi che questa è la seconda volta che il Governo Letta fa un favore ai ricchissimi gestori del gioco: la prima è stata ai primi di settembre, quando ha superscontato la multa loro inflitta dalla Corte dei Conti, riducendola da 2,5 miliardi a 600 milioni (di cui pagati neppure la metà).

Riepilogando: il gioco d’azzardo è una sciagura che “sta distruggendo le persone, le famiglie, le comunità. Il gioco d’azzardo sottrae ore al lavoro, alla vita affettiva, al tempo libero e produce sofferenza psicologica, di relazione, educativa, materiale, di aspettativa di futuro. Altera i presupposti morali e sociali degli Italiani sostituendo con l’azzardo i valori fondati sul lavoro, sulla fatica e sui talenti. Sono a rischio la serenità, i legami e la sicurezza di tante famiglie e delle nostre comunità. Spesso intorno ai luoghi del gioco d’azzardo si organizza la microcriminalità dei furti, degli scippi e dell’usura, ma anche la criminalità organizzata“. Pochi coraggiosi amministratori locali vi si oppongono con quel poco che possono fare mentre le forze sociali hanno da tempo avvertito l’importanza del dramma che si è scatenato e si sono mobilitate, Don Ciotti tra i primi. A fronte di tutto questo, il governo Letta agisce solo per favorire i gestori, non presenta progetti correttivi alla  loro espansione e di salvaguardia dei soggetti deboli.
Voglio dare a Renzi anche un consiglio: cerchi di capire come mai Letta è, apparentemente, così indulgente nei confronti dei padroni delle slot. Una ragione ci sarà.

Le slot machines e i santi protettori

27 Set

Certe decisioni di voto del Pd proprio non si spiegano.  Martedì 24 alla Camera si discuteva circa una certa proposta di legge delega (trovate tutto qui). Tra gli altri, vengono presentati i due emendamenti che riporto integralmente qui di seguito: Entrambi si riferiscono a quella che rappresenta ormai una vera piaga sociale e cioè il gioco d’azzardo elettronico. Ne abbiamo già parlato diffusamente poco tempo fa, qui, qui e qui. E’ un argomento molto particolare: indubbiamente le lobby di questo settore sono molto attive in Parlamento e fuori, ma sarà necessario che ci si renda conto quanto prima delle dimensioni del problema e di che minaccia rappresenti per la nostra società.
Ma andiamo avanti, ecco gli emendamenti:

TESTO UNIFICATO AC 282 e abb. – A      EMENDAMENTO            ART. 14

 Al comma 2  dopo la lettera q) aggiungere la seguente:

q-bis) introduzione di misure in materia di gioco d’azzardo finalizzate alla tutela, alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dei soggetti affetti da gioco d’azzardo patologico e dei loro familiari, nonché per la protezione dei minori e dei soggetti vulnerabili.

TESTO UNIFICATO AC 282 e abb. – A      EMENDAMENTO             ART. 14

 Al comma 2,  lettera r), aggiungere, in fine, le seguenti parole:

“prevedendo un rafforzamento delle sanzioni previste, in caso di inosservanza delle disposizioni normative vigenti”.

In sintesi, il primo emendamento si riferiva specificatamente alla ludopatia, cioè a quella forma di dipendenza psicologica che si stima affligga centinaia di migliaia di persone in Italia (centomila solo i malati cronici) e che ha prodotto e continua a produrre danni irreparabili non solo economici nelle famiglie e nei giovani. Il secondo si limitava a raccomandare un atteggiamento più severo nei controlli e nelle sanzioni.

Bene, mi son detto e penso di interpretare la maggioranza di chi legge. Era ora che si intervenisse su questa materia per tutelare le vittime del gioco e per colpire più duramente chi contravviene alle norme sullo stesso. Non saranno norme risolutive, ma almeno si comincia a prendere coscienza del problema.
Male, invece: entrambi sono stati bocciati. Per la precisione hanno votato a favore Scelta civica, M5stelle e SeL; contro, Pd e PdL.

Ora la domanda: chi protegge fino a questo punto i padroni delle slot machines e perché?

 

Tre giorni al Meeting di Cl. Tanto per avere un’idea.

25 Ago

Valigia blu è un sito di libera  informazione diretto da Arianna Ciccone che seguo regolarmente. Nei giorni scorsi ha pubblicato un interessante servizio di Leonardo Bianchi sul Meeting di Rimini dal titolo illuminante: Meeting di Comunione e Liberazione: una grandiosa orgia del Potere.
Quelle che seguono sono solo alcune delle considerazioni finali, per cui consiglio caldamente di leggere l’articolo per intero, qui. A me ha solo confermato quello che avevo sempre pensato.

“Quello che ho visto nei giorni in cui sono stato al Meeting non è «la straordinaria capacità» di mescolare «fede, politica e welfare»: è invece un mondo chiuso e settario, che risponde solo ed esclusivamente a regole proprie e produce una fortissima sensazione di alienazione in chiunque non ne faccia parte.”

“Basta pensare alla Compagnia delle Opere, ormai diventata una specie di Confindustria parallela che può contare su 36mila imprese iscritte, 38 sedi in Italia (17 all’estero), un fatturato complessivo che si aggira sui 70 miliardi di euro e una discreta sfilza di scandali giudiziari. Scandali che, beninteso, non hanno minimamente turbato i vertici, la cui filosofia evidentemente è: «Dio esiste, quindi tutto ci è permesso». Oppure basta pensare all’occupazione di scuole e università, luoghi ideali per ottenere appalti, fare proselitismo e attirare migliaia di giovani nella propria orbita. Giovani che poi si possono ritrovare al Meeting (spesso a spese loro) mentre puliscono per terra, trascinano carrelli, cercano di propinarti biglietti della lotteria/cianfrusaglie varie e ripetono a memoria i vari mantra del Movimento, per nulla scalfiti dal dubbio, pronti a obbedire ciecamente alla volontà di CL, il tutto con il sorriso perennemente stampato sulla faccia.

“Ogni anno preti, cardinali, sbirri, militari, ministri, deputati, banchieri, petrolieri, affaristi, speculatori, intellettuali organici e < inserire qui umanità varia > si strusciano dentro un padiglione, si annusano, si fiutano, concludono accordi, firmano intese e s’immergono in un fiume di soldi – il tutto senza il minimo imbarazzo, senza vergogna, senza mai farsi sfiorare dal più risibile scrupolo morale.”


http://www.valigiablu.it/meeting-rimini-comunione-e-liberazione/

Basta pensare alla Compagnia delle Opere, ormai diventata una specie di Confindustria parallela che può contare su 36mila imprese iscritte, 38 sedi in Italia (17 all’estero), un fatturato complessivo che si aggira sui 70 miliardi di euro e una discreta sfilza di scandali giudiziari. Scandali che, beninteso, non hanno minimamente turbato i vertici, la cui filosofia evidentemente è: «Dio esiste, quindi tutto ci è permesso». Oppure basta pensare all’occupazione di scuole e università, luoghi ideali per ottenere appalti, fare proselitismo e attirare migliaia di giovani nella propria orbita. Giovani che poi si possono ritrovare al Meeting (spesso a spese loro) mentre puliscono per terra, trascinano carrelli, cercano di propinarti biglietti della lotteria/cianfrusaglie varie e ripetono a memoria i vari mantra del Movimento, per nulla scalfiti dal dubbio, pronti a obbedire ciecamente alla volontà di CL, il tutto con il sorriso perennemente stampato sulla faccia.
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(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

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