Archivio | febbraio, 2017

 I vigili romani, il Capodanno 2014 e il senso del dovere

11 Feb

Faccio miei lo stupore e l’indignazione di Oscar Giannino. Per un banale difetto di notifica (o qualcosa del genere: ma chi prepara questi documenti?), nessuno dei 767 vigili che avrebbero dovuto essere di servizio quella famosa notte – e che invece si resero indisponibili accampando scuse più o meno fantasiose – sarà sanzionato. Praticamente, l’83,5% del turno previsto si assentò. 

Immagino la faccia e lo stato d’animo di quei 152 che invece, rispondendo al senso del dovere che deve animare ogni cittadino – e a maggior ragione chi lavora nella pubblica amministrazione – si presentarono al servizio. Sarà la stessa faccia e l’identica reazione indignata che avrà avuto chiunque abbia rispetto per il proprio lavoro, per la sua comunità, per sè stesso.

Per fortuna la stragrande maggioranza dei commenti al post di Giannino (leggeteli) condivide il suo sdegno. Non potrebbe essere altrimenti: gli agenti della polizia municipale (o locale), come prevede la legge 65 del 1986 che affida loro funzioni di polizia amministrativa, tributaria, giudiziaria, stradale e di ausilio alla pubblica sicurezza, sono tutori dell’ordine a tutti gli effetti.  Meritano pertanto il rispetto e la fiducia dei cittadini. 

Come tali deve quindi animarli il senso del dovere nei confronti della comunità affidata alle loro cure: ma quella notte (e chissà quante altre notti o giorni) esso è mancato e quindi posso a buon diritto affermare che quei 767  al nostro rispetto e alla nostra fiducia non hanno diritto.

=========

Erano 767 i vigili assenti quel capodanno a Roma, ma tutto finisce in farsa..

Ahhh come rido, ahh come tento di non farmi venire il sangue alla testa…Il Tribunale monocratico Roma assolve il primo vigile urbano a giudizio per l’assenteismo di massa della notte di Capodanno 2015. Questi i fatti. Sentenza odierna riguarda un agente della municipale finito nel filone di indagine che riguarda 17 vigili che quella notte non avevano risposto al turno di reperibilità. Nei loro confronti il pm Nicola Maiorano ha contestato i reati di interruzione di pubblico servizio e disobbedienza all’ordine dell’autorità militare. La Procura aveva disposto un decreto penale davanti al gup Nicola Di Lauro che, a sua volta, aveva fissato in 4 mila euro la multa da pagare. Gli imputati, però, il 23 maggio scorso hanno impugnato la decisione portando il procedimento davanti al giudice monocratico. Il primo processo oggi si è concluso con l’assoluzione del vigile con la formula per non aver commesso il fatto. «Esprimo la soddisfazione per questa decisione – afferma l’avvocato Giuseppe Pio Torcicollo, difensore dell’imputato – perché sancisce che l’ordine nei confronti del mio assistito era stato impartito in modo illegittimo. Siamo pronti a chiedere un risarcimento in sede civile».
Ma lo capite? Sono loro – e a questo punto, legittimamente eh – a pretendere il pagamento del danno! E magari il giudice darà pure loro ragione!!! E io m’inchinerò davanti alla sentenza, ci mancherebbe eh!
E del resto, già lo scorso 26 ottobre si era capito come sarebbero andate le cose. Il giudice stabilì allora infatti che la maxi astensione dal lavoro di 767 vigili urbani romani la notte del Capodanno 2015, cioè dell’83% dell’organico del corpo (INCISO : aggiungo in maniera esplicativa dopo aver postato, visto che qualcuno ha commentato facendo il furbo e dandomi del cialtrone: s’intende dell’organico in turno previsto in quella notte festiva, come riportato da tutti i giornali che ne scrissero, e se qualcuno ancora contesta i numeri, lo fa solo per interesse proprio..) mentre i romani nelle strade festeggiavano l’anno nuovo, non fu affatto uno sciopero selvaggio. Di conseguenza il giudice annullò la multa di circa 100mila euro che ad aprile 2015 era stata comminata a 5 sindacati dall’Autorità Garante sul diritto di sciopero. La cifra andava dunque restituita ai sindacati. In precedenza, dei 767 vigili solo una trentina finirono per essere soggetta a indagine disciplinare interna. Mentre dei ben 100 medici indagati per falso dalla Procura – o per aver sottoscritto certificazioni mediche per quella notte senza aver incontrato il paziente, o per aver delegato impropriamente ad altri colleghi il farlo, o per aver ceduto a terzi le proprie password per le comunicazioni d’obbligo all’INPS – la maggior parte è uscita senza danno dall’inchiesta…
Ma come non volete che rida a crepapelle??? Milioni di parole spese contro i furbetti della PA seppelliti dal cavillo sempre in agguato nelle procedure pubbliche, a vantaggio di chi ne fa uso per sé e maramameo cari cittadini. Hai voglia a dire che le misure sanzionatorie contro i furbi della PA c’erano a disposizione dal 2001, poi rafforzate nel 2009, oggi ulteriormente cementate dal decreto Madia.. ehhhh.. tutto inutile, tutto vano, tutto finito in farsa come in una pièce di Pulcinella..
Tutti voi a Roma sapete che cosa accadde quella notte, e io non so più quanti articoli ho scritto per descrivere le ragioni della protesta non dichiarata che scattò nel corpo contro l’allora comandante vissuto come un corpo estraneo (e nel frattempo infatti andato via), contro il ritardo sulle indennità da riconoscere secondo sindacati e sindacatini.. evvai allora quella notte a negare la disponbilità al turno festivo notturno, evvai con le certificazioni mediche anche manifestamente false (ma sono rimasti solo 7 medici con procedimento pendente, anche se le malattie dichiarate furono quella notte 10 volte superiori alla media dei 2 precedenti anni), evvai con le attestazioni addirittura di donazioni di sangue a Capodanno… e il sindacato Ospol dichiarò sprezzantemente l’indomani, al primo articolo che chiedeva sanzioni, che l’assenteismo era del tutto coerente al freddo della notte…
e ora come finisce il tutto? con un ghigno sprezzante. Dovremo chiedere scusa noi giornalisti che abbiamo scritto, di fronte al macroevidente inaccettabile venir meno al proprio dovere di quella notte. Abbiamo mancato di rispetto all’integerrimo onore coscienzioso della municipale di Roma. Chiedo scusa a tutti, ho sbagliato io a scrivere editoriali sul Messaggero!
Noo guardate, a volte il senso di inutilità per il tentativo di cambiare in meglio questa Italia imbarca-acqua diventa così evidente, che l’unica cosa di cui viene voglia è guardarsi allo specchio e prendersi a schiaffi perché credi ancora che sia possibile…

———————————————————————————————————
======> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

 

Imparare a vincere

10 Feb

Non amo il calcio e e questa è la prima volta (spero anche l’ultima) che mi azzardo a parlarne.
Non tifo per nessuno e guardo, molto occasionalmente, una bella partita. 
Credo di essere quindi quel che si chiama uno spettatore obbiettivo.  
Ora, mi riferisco alle polemiche su Juve-Inter e premesso che la capolista merita ampiamente il primo posto in classifica, considero di pessimo gusto le espressioni adottate dal management della Juve.
L’arbitraggio è stato obbiettivamente di scarsa qualità e ha favorito i padroni di casa: sarebbe stato quindi molto meglio godere del vantaggio ricevuto  e signorilmente tacere.
Invece no. Se l’Inter non ha imparato a perdere (difficilissimo esercizio, per il quale mi pare che la Juve stessa abbia molto da studiare), chi crede di essere il primo della classe deve ancora imparare a vincere.
La classe non è acqua, si diceva una volta.

======> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

 

Neocolonialismo in Palestina

8 Feb

Leggo della legge circa i nuovi insediamenti su terreni palestinesi in Cisgiordania approvata dal Parlamento israeliano. Non intendo qui aprire una discussione sulla (il)legittimità di quest’atto e sui precedenti. A questo proposito invito a leggere un interessante rapporto di Carlo De Luca ‘La colonizzazione israeliana della Cisgiordania‘ (oltre alla sterminata bibliografia in merito).

Mi preme qui solo ricordare che l’art. 49 della IV Convenzione di Ginevra, sottoscritta dallo stesso stato di Israele, dice testualmente che  “la potenza occupante non deporterà nè trasferirà parte della propria popolazione civile nel territorio che essa occupa“. La risposta israeliana è sempre stata che la disposizione non può essere applicata in quanto “i coloni si trasferiscono di propria scelta” e questo mi basta per valutare il grado di ipocrisia con cui la Knesset ha licenziato il provvedimento.

Ancora una volta il popolo palestinese deve subire arroganza, prepotenza e anche violenza. E mi è così tornato alla mente un bellissimo articolo di Maria Rosaria Greco che lessi anni fa su NENA. L’ho ritrovato e lo riporto qui integralmente, perchè possiate provare le mie stesse emozioni. 

==================

Femminile palestinese: di storia in storia

Parlare di Palestina vuol dire anche raccontare le storie delle sue donne le quali, contraddicendo un disgustoso cliché orientalista che le vuole remissive e sottomesse, sono in prima linea in difesa della loro terra occupata dallo stato israeliano.

Foto di Maria Rosaria Greco

di Maria Rosaria Greco

Gerusalemme, 12 novembre 2014, Nena News – Hanno occhi stupendi e sanno sorridere. Sanno anche alzare la voce senza abbassare lo sguardo. Di alcune conosco il nome, di altre mi rimarrà solo il ricordo di un volto, di una voce, di un momento. Sono bambine e donne incontrate nelle strade di Ramallah, nelle case di Hebron, sugli autobus 21 e 24 da e per Gerusalemme, ai checkpoint e nei campi profughi intorno Betlemme, nelle comunità beduine della valle del Giordano o sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme.

“Allahu Akbar, Allahu Akbar” gridavano forte, ragazze e anziane in preghiera, erano centinaia e tutte compatte, davanti alla Moschea Al Aqsa. Lo sdegno si levava contro la profanazione del loro luogo sacro da parte di alcuni coloni che per provocazione passeggiavano indisturbati sulla spianata delle moschee, protetti dai mitra dei soldati israeliani e con l’intento di pregare lì, in uno spazio normalmente proibito alle preghiere non musulmane. Un’unica voce di sdegno la loro e un unico brivido alla schiena il mio nell’ascoltare, quasi toccare con mano questa rabbia tangibile, incarnata da donne per nulla intimorite dai militari in assetto da guerra, donne che, nei cliché di noi occidentali, vivono sottomesse.

Invece di Shirin conosco il nome e la sua storia incredibile, purtroppo simile a quella di molte altre donne in Palestina, conosco il colore miele dei suoi occhi, il suo sguardo fiero. Ha 34 anni, non è sposata e vive con i genitori e la zia a Husan, un villaggio nell’aera di Betlemme, circondato da una bypass road, dal muro che lì è una barriera metallica, e dalla colonia di Bitar Illit (di circa 50 abitanti) costruita su terra confiscata agli abitanti di Husan. Shirin ha 5 sorelle e 2 fratelli. Nel 2003 suo fratello, con laurea specialistica in legge, viene arrestato perché accusato dell’organizzazione di un attentato terroristico. Oggi deve scontare una condanna di 9 ergastoli, Shirin ne parla con la certezza di non riuscire a vederlo mai più.

Nel 2004 le forze israeliane demoliscono la sua casa. Come di consueto arrivano alle 2 di notte, concedendo alla famiglia solo 15 minuti per prendere gli oggetti personali. Quindici minuti per portare con te la tua vita sono una ferita lacerante. Quindici minuti prima che venga distrutto per sempre un pezzo di te. Che cosa si può portare con sé in 15 minuti se non il dolore più profondo? E siccome siamo in area C, chi vede la propria casa abbattuta poi non ha il diritto di ricostruirla. Quindi Shirin e la famiglia vivono in affitto per anni fino a quando, circa due anni fa, riescono ad ottenere il permesso di costruire dietro il pagamento di una cifra enorme (10 mila dinari giordani) e si trasferiscono nella casa nuova.

Per fortuna la sua famiglia ha molte terre, anche se molti ettari sono stati loro confiscati dalle autorità israeliane. Hanno costantemente problemi con i coloni che, per esempio, a maggio scorso hanno bruciato 156 alberi di ulivo nei loro campi. Due settimane fa il suo secondo fratello di soli 24 anni, l’unico ancora libero, è stato arrestato con l’accusa di aver tirato sassi contro l’esercito israeliano. Hanno fatto incursione di notte e l’hanno portato via. Di tutta la famiglia solo una sorella è riuscita ad avere il permesso per andare a trovare il fratello in prigione in Israele. Shirin ce l’aveva e poi improvvisamente un giorno, mentre era al checkpoint, gliel’hanno ritirato senza spiegazioni.

Eppure, mentre mangiavamo insieme la mujaddara (riso e lenticchie con cipolle soffritte, un piatto arabo medievale consumato dai poveri), lei mi sorride perché sa ancora sorridere e resistere. E mi viene in mente quel detto arabo che recita che “un uomo affamato sarebbe disposto a vendere l’anima per un piatto di mujaddara”. Sorrido anch’io a Shirin, mentre ho un’idea curiosa: per un attimo mi diverte pensare che forse un uomo affamato potrebbe anche vendere la sua anima per un piatto di lenticchie e riso, come è scritto anche nella bibbia, ma Shirin no, lei non lo farebbe mai.

Ma l’incontro che mi ha devastato è stato con una bambina bionda dagli occhi azzurri, di circa 7 o 8 anni, il sorriso sdentato di chi ha perso da poco i denti da latte. Mi ha fatto piangere facendomi sentire io più bambina di lei. Eravamo nel campo beduino di Al Hadidiya dove abbiamo incontrato, insieme alla sua famiglia, Abu Saqr, il capo di questa piccola comunità nel nord della Valle del Giordano, che ci ha spiegato come Israele si sia impossessato gradualmente dal 1967 ad oggi di tutto: della terra, dell’acqua. Questa valle da sempre fertile e ricca di fonti idriche oggi è desertificata. L’acqua viene dirottata nelle 37 colonie agricole illegali israeliane della valle del Giordano, nelle quali si fa agricoltura intensiva destinata all’esportazione, mentre i campi beduini, privati del diritto all’acqua, sono costretti a comprare le autobotti dalla compagnia idrica israeliana che costano più di 30 shekel al metro cubo. Le vicine colonie israeliane ricevono acqua corrente in ogni momento dell’anno 24 ore su 24 a meno di 3 shekel a metro cubo.

In particolare i dati del consumo quotidiano soprattutto qui nella comunità beduina Al Hadidiya mostrano una situazione estremamente critica: il consumo medio al giorno è di 20 litri pro capite (l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica un minimo di 100 litri pro capite!), nella colonia israeliana di Ro’i costruita su terre confiscate ad Al Hadidiya, a meno di 100 metri di distanza, si utilizzano 431 litri pro capite al giorno, solo per uso domestico, senza considerare il consumo agricolo (una quantità d’acqua 20 volte superiore!).
Al Hadidiya è un villaggio poverissimo fatto di tende e tank per l’acqua, con le galline che razzolano intorno a noi mentre il sole tramonta e c’è una luce dorata che illumina di morbido i volti, i colori, il caffè che ci viene servito per darci il benvenuto. Mi chiedo quanto della loro preziosa acqua quotidiana ci è stato donato con il thè e il caffè che abbiamo bevuto.

E lei andava avanti e indietro nascondendosi fra gli adulti, questa bimba bionda con un maglioncino rosa, poi è sparita per ricomparire solo alla fine mentre stavamo lasciando il campo. Fa capolino da una tenda e ci sorride tutta sdentata. Appena sopra di lei, ferma sulla tenda, c’era una colomba bianca che per tutto il tempo non è volata via. Hadeel si dice in arabo colomba. Hadeel è anche un nome femminile diffuso. Mi piace pensare che Hadeel fosse il nome di questa bambina delicata e leggera. Si divertiva un mondo a farmi il verso: la saluto con la mano e lei saluta con la sua, le mando i bacini con la mano e lei ricambia, un amico le fa le boccacce e lei ripete.

Ma dovevamo andare via e io non riuscivo a staccarmi da lei così felice e così vitale: allora alzo il braccio con l’indice e il medio in segno di vittoria e lei mi risponde. Quel braccino tenero, vestito di rosa, quegli occhioni azzurri che potevano usare solo 20 litri di acqua al giorno, invocavano la vittoria. La sua manina alzata con il segno della V rimaneva fermamente tesa mentre ci allontanavamo da lei. Non sono riuscita a trattenere le lacrime.
Nena News

======> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

 

Joost van der Westhuizen

7 Feb

Il 6 febbraio Joost ha passato l’ovale, come diciamo noi che amiamo il rugby.
Forse il più grande mediano di mischia di tutti i tempi, è morto a soli 45 anni, schiantato da una micidiale forma di SLA.
Qui potrete trovare la sua storia, con i suoi trionfi e i suoi errori, magistralmente raccontata da Roberto Vanazzi,  mentre qui e qui  alcuni dei momenti per cui è diventato un mito.

joost

La differenza tra un politico e uno statista.

4 Feb

Abbondiamo certamente di politici.
Statisti, pochini. Anzi, quasi nessuno a mio parere.

Dal video de 'La questione morale' https://youtu.be/4KEdUGsLzXg

Dal video de ‘La questione morale’
https://youtu.be/4KEdUGsLzXg

L’Italia e la questione morale.

4 Feb

 

Nel 2010 fondai, con alcuni amici, l’associazione ‘La questione morale’. Questo era il video di presentazione. Da allora – amareggia doverlo constatare – la situazione non è cambiata, se non in peggio. Ma io non mi rassegno, non mi rassegnerò mai e so che siamo in tanti. 

======> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

Stelle cadenti e…

3 Feb

stellecadenti

 

 

…stella in caduta.


v-raggi

 

 

 

 

 

 

 

 

================> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

Una legge elettorale degna di questo nome

1 Feb

Cioè, come scriveva pochi giorni da Piero Ignazi su Repubblica, “una nuova, buona, condivisa legge elettorale che valga per i decenni futuri e non per le prossime elezioni”, invitando la politica ad agire perché  “intervenire per definire una legge che contempli i due principi cardine di ogni sistema elettorale – governabilità e rappresentatività – costituisce un vero imperativo per la classe politica.

Non mi pare che finora si sia manifestato qualcuno interessato a farlo ed è questo il segnale principe che la nostra classe politica sa dare il meglio (!) di sè stessa nell’incitare l’antipolitica. I 100 capilista previsti dall’Italicum ricondizionato dalla Consulta porterebbero alla Camera altrettanti docili rappresentanti non dei cittadini (e già questo sarebbe errato), bensì dei segretari e leader dei rispettivi partiti. La simulazione di Demopolis mi aiuta:

demopoliscamera

In teoria (ma non tanto, temo), solo gli eccedenti i 1oo del Pd e del M5s sarebbero tra quelli scelti dagli elettori:  92+85, 175 deputati in tutto, “indipendenti” si fa per dire, perché anche loro difficilmente potrebbero evitare le pressioni dei rispettivi vertici.

Una via d’uscita c’è, per quei partiti che volessero rispettare il diritto degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti. L’indicazione dei 100 capilista – per quel che se ne può capire oggi – non è obbligatoria: nulla impedirebbe di presentare liste ordinate in  ordine alfabetico rispettando la parità di genere. E sarebbe una ricoluzione copernicana che sarebbe premiata dai cittadini.

Nonostante tutto mi smentisca, voglio ancora sperare che si possa improvvisamente manifestare in più d’uno dei nostri leader un soprassalto di coscienza e venga ascoltato il monito conclusivo di Ignazi: “Una classe politica al punto più basso della fiducia e della stima necessita, almeno da parte delle sue componenti più consapevoli, di un colpo d’ala che dimostri di pensare al bene comune e non a quelli particolari.
iovotochimifascegliere

 
================> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

Dovremmo ricordarcelo, ogni tanto

1 Feb

 

People Have the Power

people_have_the_power_-_patti_smith

 

People Have the Power” è una canzone rock scritta da  Patti Smith e Fred “Sonic” Smith, pubblicata come singolo nell’album Dream of Life. Nel 1988. La foto della copertina del disco è di Robert Mapplethorpe.
Nel video Patti Smith è ripresa mentre canta, balla, scrive.
(da Wikipedia)

 

 

 

I was dreaming in my dreaming – Ero immersa nei miei sogni
of an aspect bright and fair –mi apparivano brillanti e gradevoli
and my sleeping it was broken – e il mio sonno è stato interrotto
but my dream it lingered near – ma il sogno rimaneva chiaro

in the form of shining valleys – vedevo vallate luminose
where the pure air recognized – si sentiva l’aria pura
and my senses newly opened – e i miei sensi si sono riaperti
I awakened to the cry – mi svegliai all’urlo

that the people have the power – che il popolo ha il potere
to redeem the work of fools – di redimere l’opera dei pazzi
upon the meek the graces shower – sugli umili piove la grazia
it’s decreed the people rule – è deciso, il popolo governa

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo

Vengeful aspects became suspect – Le posizioni vendicative diventarono sospette
and bending low as if to hear – e inchinarsi come per ascoltare
and the armies ceased advancing – e gli eserciti si arrestarono
because the people had their ear – perché la gente ha le orecchie
and the shepherds and the soldiers – e i pastori e i soldati
lay beneath the stars – giacciono sotto le stelle
exchanging visions – scambiandosi visioni
and laying arms –  e gettando le armi
to waste in the dust – tra i rifiuti, nella polvere
in the form of shining valleys – come vallate scintillanti
where the pure air recognized – dove  si sente l’aria pura
and my senses newly opened – e i miei sensi si aprivano di nuovo
I awakened to the cry – Mi sono svegliata piangendo

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power –
Il potere è del popolo
People have the power –
Il potere è del popolo

Where there were deserts
– Dove c’erano deserti
I saw fountains – ho visto fontane
like cream the waters rise – l’acqua sgorgava come crema
and we strolled there together – e noi passeggiavamo là insieme
with none to laugh or criticize – senza nulla da deridere o criticare
and the leopard – e il leopardo
and the lamb – e l’agnello
lay together truly bound – giacciono insieme abbracciati davvero
I was hoping in my hoping – io speravo nelle mie speranze
to recall what I had found – di ricordare quello che avevo trovato
I was dreaming in my dreaming – io sognavo nei miei sogni
god knows a purer view – dio sa cosa una visione più pura
as I surrender to my sleeping – come se cedessi al sonno
I commit my dream to you – ti affido il mio sogno

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo

The power to dream to rule – Il potere di sognare di governare
to wrestle the world from fools – di lottare per liberare il mondo dai pazzi
it’s decreed the people rule – la sovranità popolare è legge
it’s decreed the people rule – la sovranità popolare è legge
Listen – Ascolta
I believe everything we dream – Io credo che tutto quello che sogniamo
can come to pass through our union – possa passare attraverso la nostra unione
we can turn the world around – noi possiamo rivoltare il mondo
we can turn the earth’s revolution – noi possiamo dare il via alla rivoluzione in terra
we have the power – noi abbiamo il potere

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il popolo ha il potere

N.B. La traduzione è mia: Me ne assumo la responsabilità. 🙂

 

================> Pubblicità

 

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

Dovremmo ricordarcelo, ogni tanto

1 Feb

People Have the Power

di Patti Smith  patti_smith

 

 

 

 

 

 

 

I was dreaming in my dreaming – Ero immersa nei miei sogni
of an aspect bright and fair –mi apparivano brillanti e gradevoli
and my sleeping it was broken – e il mio sonno è stato interrotto
but my dream it lingered near – ma il sogno rimaneva chiaro

in the form of shining valleys – vedevo vallate luminose
where the pure air recognized – si sentiva l’aria pura
and my senses newly opened – e i miei sensi si sono riaperti
I awakened to the cry – mi svegliai all’urlo

that the people have the power – che il popolo ha il potere
to redeem the work of fools – di redimere l’opera dei pazzi
upon the meek the graces shower – sugli umili piove la grazia
it’s decreed the people rule – è deciso, il popolo governa

People have the powerIl potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo

Vengeful aspects became suspect – Le posizioni vendicative diventarono sospette
and bending low as if to hear – e inchinarsi come per ascoltare
and the armies ceased advancing – e gli eserciti si arrestarono
because the people had their ear – perché la gente ha le orecchie
and the shepherds and the soldiers – e i pastori e i soldati
lay beneath the stars – giacciono sotto le stelle
exchanging visions – scambiandosi visioni
and laying arms –  e gettando le armi
to waste in the dust – tra i rifiuti, nella polvere
in the form of shining valleys – come vallate scintillanti
where the pure air recognized – dove  si sente l’aria pura
and my senses newly opened – e i miei sensi si aprivano di nuovo
I awakened to the cry – Mi sono svegliata piangendo

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power –
Il potere è del popolo
People have the power –
Il potere è del popolo

Where there were deserts
– Dove c’erano deserti
I saw fountains – ho visto fontane
like cream the waters rise – l’acqua sgorgava come crema
and we strolled there together – e noi passeggiavamo là insieme
with none to laugh or criticize – senza nulla da deridere o criticare
and the leopard – e il leopardo
and the lamb – e l’agnello
lay together truly bound – giacciono insieme abbracciati davvero
I was hoping in my hoping – io speravo nelle mie speranze
to recall what I had found – di ricordare quello che avevo trovato
I was dreaming in my dreaming – io sognavo nei miei sogni
god knows a purer view – dio sa cosa una visione più pura
as I surrender to my sleeping – come se cedessi al sonno
I commit my dream to you – ti affido il mio sogno

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo

The power to dream to rule – Il potere di sognare di governare
to wrestle the world from fools – di lottare per liberare il mondo dai pazzi
it’s decreed the people rule – la sovranità popolare è legge
it’s decreed the people rule – la sovranità popolare è legge
Listen – Ascolta
I believe everything we dream – Io credo che tutto quello che sogniamo
can come to pass through our union – possa passare attraverso la nostra unione
we can turn the world around – noi possiamo rivoltare il mondo
we can turn the earth’s revolution – noi possiamo dare il via alla rivoluzione in terra
we have the power – noi abbiamo il potere

People have the power – Il potere è del popolo
People have the power – Il potere è del popolo
People have the power Il popolo ha il potere

N.B. La traduzione è mia: Me ne assumo la responsabilità. 🙂

================> Pubblicità

 

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cui
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/
come-una-casa-senza-finestre/

 

un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

ParteCivile

marziani in movimento

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: