Archivio | dicembre, 2015

Tutto sommato non è andata male

31 Dic

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.
L’anno prossimo faremo meglio. Buon 2016!

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 25.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 9 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Don Farinella scrive al card. Bertone. Applausi.

27 Dic

Un prete con la schiena dritta.
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IL CARDINALE BERTONE CONTINUA A SBROCCARE

di Paolo Farinella, prete

Genova, 20-12-2015 – Domenica IV di Avvento-C

Sig. cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone,
che lei sia sempre stato inadeguato ai ruoli e compiti che ha svolto, è davanti agli occhi di tutti: da Vercelli, dove lasciò lo scandalo dei candelieri e della casa dei suoi ristrutturata – a quanto si disse al tempo della visita di Papa Benedetto a Romano Canavese (20-07-2009) – con contributi pubblici; da Genova dove non lasciò alcuna traccia Don-Paolo-Farinellasignificativa, ma scelse come plenipotenziario del Galliera, il prof. Giuseppe Profiti, al centro di ogni ben di Dio; da segretario di Stato dove ha distrutto la credibilità della Chiesa universale con la sua incapacità di governo, privo di qualsiasi discernimento, ma dedito a costruire una rete di fedelissimi per perpetuare il suo potere anche da pensionato e da morto; infine da cardinale in pensione con il miserevole attico e appartamento di 296 mq dove vive con tre suore e magari si rilassa, giocando a golf negli appropriati corridoi. Mi piacerebbe sapere se le suore hanno anche il compito di raccattapalle.
Leggo sui giornali di oggi (19-12-2015) che lei ha deciso «ex abundantia cordis» di donare all’ospedale «Bambin Gesù» un contributo di € 150 mila, attinti come da lei dichiarato, dai «miei risparmi e dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». Mi faccia capire perché c’è qualcosa che non quadra. Non sto a questionare sul fatto che la ristrutturazione è costata € 300 mila, per cui ne mancherebbero la metà. Mi lascia esterrefatto la notizia che lei ha preso questi soldi «dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative», cioè non per lei, ma perché lei li desse per gli scopi per cui li ha ricevuti o, genericamente, per opere di carità. Invece lei dice che attinge da questi «vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni» per pagare il suo appartamento. Non solo, ma lei parla di «vari anni», lasciando intendere un solo senso: lei ha trattenuto per anni contributi ricevuti per beneficenza. Mi perdoni, quando pensava di darli in beneficenza, alla sua morte per testamento?
Il buco che lei vuol coprire risulta più grande della toppa che cerca disperatamente di metterci su senza riuscirci card. Bertoneperché la sua maldestra difesa aggrava ancora di più la sua posizione che l’espone, per le sue stesse parole, al ludibrio della gente perbene che vede nei suoi comportamenti una miserabile attitudine alla superficialità che è colpa ancora più grande della delinquenza di persone come lei che dicono di volere rappresentare quel Dio che accusa chi veste di porpora di essere soci della casta del potere. Non solo lei ha trattenuto nel suo conto personale denari ricevuti per beneficenza, ma li ha anche trattenuti per «vari anni», lucrando magari sugli interessi che dalle parti dello Ior, gestito da suoi uomini e da lei stesso, potrebbero essere stati più che generosi.
Lei ha rubato due volte ai poveri: la prima volta trattenendo questi denari non suoi e la seconda volta facendosi bello con l’ospedale «Bambin Gesù» dando soldi non suoi, ma quelli della beneficenza che non ha donato negli anni passati. In ultima analisi, poiché è il totale che fa la somma (copyright Totò), lei non sborsa nulla di tasca sua, ma paga tutto sempre con denaro di beneficenza. Complimenti, esimio cardinale!
La rovina dei preti sono sempre i soldi. Per questo sproloquiate di celibato perché così siete più liberi di amare «mammona iniquitatis», fornicando giorno e notte senza essere visti da alcuno. Se il tempo che dedicate a difendere il celibato dei preti, che solo pochi rispettano (e lei lo sa perfettamente!) o a condannare i gay laici – visto che preti, vescovi, monsignori e cardinali lo sono ad abundantiam – o a sproloquiare di separati e divorziati, di cui non sapete nulla, lo dedicaste a proibire ai preti di gestire denaro, fareste una cosa preziosa per il mondo e per la Chiesa. Sicuramente due terzi del clero lascerebbe la Chiesa, ma con il terzo che resta e con l’aiuto dei preti ridotti allo stato laicale perché sposati, ripresi in servizio, saremmo capaci di rivoluzionare il mondo, oltre che il Vaticano, covo di malaffare e di depravazione senza misura.
Tanti anni fa, quando era potente, io la ripudiai pubblicamente insieme al suo amico e sodale Berlusconi, da cui lei – o lui da lei? – «prese lo bello stile che le ha fatto (dis)onore» e oggi sono contento di avere visto lungo e giusto. Lei mente dicendo di essere salesiano; se lo fosse veramente, avrebbe agito come il cardinale Carlo Maria Martini, il quale, date le dimissioni, si è ritirato in una casa di Gesuiti abitando in una stanza 6×4 con letto, tavolo, armadio, servizi e un assistente personale perché malato, partecipando alla vita comunitaria da cui proveniva. Scegliendo di accorpare due appartamenti con i soldi della beneficenza, lei ha dimostrato non solo di non credere in Dio, ma di dare un pugno nello stomaco a Papa Francesco che sta provando a dire ai cardinali, ai vescovi e ai preti che c’è anche un piccolo libretto che si chiama Vangelo. A lei, di sicuro non interessa, perché come i fatti dimostrano, lei legge solo «Gli Attici degli Apostoli».
Con profonda disistima perché la conosco dai tempi di Genova, senza rimpianti.
Paolo Farinella, prete – Genova

Dal blog di don Paolo Farinella, prete a Genova.

Ridete, fa bene. E buone feste a tutti.

24 Dic

Per la prima volta in vita mia ho ringraziato Coca Cola.

La Città della scienza, l’archeologia industriale e l’on. Marroni

23 Dic

Questa è la storia del progetto che dovrà portare a una riqualificazione urbana e sociale dell’intera area occupata dai  fatiscenti stabilimenti militari di via Guido Reni. La questione era stata lasciata in eredità da Alemanno alla giunta ex-caserme-via-reni-light-marzo-2014-6Marino che si mosse invece con speditezza, impegnando l’assessore Caudo per giungere a una soluzione che ridesse qualità all’intera area: come dice bene il documentatissimo articolo di CarteinRegola, si tratta di “un pezzo di città a grande valenza culturale, già dotato di numerose infrastrutture della mobilità pubblica, con un quartiere sicuramente privilegiato rispetto ad altre zone cittadine, che tuttavia risente di vari problemi, dalla sosta selvaggia, alle sacche di degrado, a un’abbondanza di verde scarsamente utilizzabile, alla carenza di servizi per i residenti (luoghi di incontro, servizi sanitari etc). Inoltre gli stessi ex stabilimenti militari, e i numerosi grandi edifici contigui , hanno creato di fatto una cesura nel quartiere, che rende un lungo tratto di Via Guido Reni una “landa” desolata e destinata prevalentemente al parcheggio, da cui emergono le “isole” del MAXXI e della Chiesa, completamente staccata dall’altra metà di quartiere, quella del Villaggio Olimpico e dell’Auditorium.”

Progetto FlaminioMa, come è facile immaginare, si tratta anche di un’area che poteva scatenare gli ingordi appetiti degli speculatori immobiliari, che però trovarono la decisa e ferma opposizione della giunta Marino: infatti il progetto dell’Assessorato alla Trasformazione Urbana nacque “con l’intenzione dichiarata di  creare una sintesi che risponda a tre requisiti fondamentali: l’interesse pubblico dell’operazione, il governo pubblico della trasformazione e la democraticità del percorso. Interesse pubblico e governo pubblico per utilizzare  capitali privati per la rigenerazione urbana, ma soprattutto per assicurare il vantaggio dell’operazione per la città. In questo caso restituire  metà della superficie dell’area a un uso pubblico, costruendo una città della Scienza, una piazza, servizi per il quartiere e alloggi a canone calmierato per giovani coppie, assicurando la sostenibilità degli interventi rispetto alla vivibilità del quartiere. Democraticità del percorso, attraverso il coinvolgimento dei cittadini (non solo residenti) nella stesura  dei criteri per il Masterplan e nella istituzione di un concorso per la sua elaborazione, con una serie di tappe che garantiscano il “governo” di tutte le fasi, in  sinergia con i cittadini.”

Il percorso è travagliato: la delibera della fine del 2013 incontra stranamente (ma non tanto) l’opposizione di alcuni consiglieri del Pd, tra cui D’Ausilio e Stampete, ma alla fine il favore e l’appoggio unanime del Presidente del II Municipio, Gerace, delle associazioni di quartiere, dei residenti, di autorevoli architetti e urbanisti e dell’opinione pubblica hanno la meglio.  Sul sito Progetto Flaminio si può prendere visione del concorso internazionale indetto dalla Cassa Depositi e Prestiti cui partecipano 246 progetti provenienti da 20 paesi, in maggioranza europei ma anche da Stati Uniti, Medio Oriente e Australia. Il vincitore viene proclamato il 24 giugno 2015: è lo studio 015 di Paola Viganò di Milano che prevale sui sei finalisti europei con questo progetto, che la giuria così definisce: “L’elemento che distingue il progetto è la Progetto Viganòcostruzione di una fascia che allarga via Guido Reni e su cui si aprono gli spazi commerciali, rendendola una piazza lineare. Questo suggerimento riapre per il Comune di Roma la sfida di un programma lungamente rinviato, che vede in via Guido Reni un tratto del grande asse di spazi pubblici occupato dai cittadini e perpendicolare a via Flaminia. La posizione della Città della Scienza si colloca nell’area originariamente prevista, aprendosi alla possibilità di diverse forme di sviluppo nel tempo. Lo spazio verso via del Vignola è caratterizzato da un giardino nel quale si ritrovano elementi della costruzione industriale. Infine, la parte residenziale è organizzata come una serie di strade pedonali e a traffico controllato, attraverso le quali si penetra in una sequenza di spazi pubblici e privati modulati e in parte da affidare alla cura dei residenti.”

Questa, in breve, la storia. Tutto bene, quindi? No, purtroppo. Perché ad ottobre avrebbe dovuto essere presentato  il Piano di Recupero,  che avrebbe dovuto poi essere approvato dall’Assemblea Capitolina nei primi mesi del 2016. Ma nel frattempo, come è noto, le manovre incrociate del groviglio di interessi contrari alla giunta Marino hanno raggiunto il loro obbiettivo. Marino – è opinione comune e diffusa –  aveva colpito troppi interessi (tra cui, molto presumibilmente, anche quelli legati all’area in questione) e con un’azione antidemocratica che non ha precedenti ne è stata provocata la decadenza. E già oggi si comincia a capire perché fosse tanto importante liberarsi del sindaco “marziano”.

Infatti. Ma cosa c’entra l’on. Marroni? Ecco, a poco più di un mese dalla caduta della giunta Marino l’on. Umberto Marroni dev’essersi improvvisamente ricordato degli ex-stabilimenti militari e il 19 dicembre si è affrettato a presentare  un’interrogazione al Ministro dei beni e delle attività culturali. In essa chiede di dichiarare gli edifici ex-militari di notevole interesse culturale onde sottrarli alla destinazione prevista (cioè buttare nel cesso tutto il progetto) al fine di tutelare un importante bene culturale di archeologia industriale del Novecento e di evitare o modificare un intervento edilizio che appare all’interrogante di tipo speculativo a favore invece di progetti conservativi e di rigenerazione dei manufatti di interesse storico nazionali presenti sull’area.
In sintesi, l’on. Marroni considera quindi una “speculazione” (?) la riqualificazione dell’area con la costruzione della Città della Scienza, di una piazza, di spazi destinati a servizi per il quartiere e alloggi a canone calmierato per giovani coppie. Opinioni, per carità, però…

Però, come mai l’on. Marroni, oltre a ricordarsi (un po’ in ritardo) della questione, si scopre anche questo subitaneo rigurgito d’amore per l’archeologia industriale? Non conosco il personaggio e quindi non posso dare una risposta, ma non mi stupisce affatto, invece, una proposta come questa tendente a rimettere in discussione, se non osteggiare, interventi a favore della città e dei cittadini. E a favore di chi altri non è ancora dato sapere. Manovre come questa ce ne saranno ancora, siatene certi: come era fin troppo facile attendersi, l’opaca macchina degli interessi che era stata bloccata da Marino si è subito rimessa in moto. Ma non avrà affatto vita facile, è bene che si sappia.

Due lettere, ma non mi sento sconfitto

1 Dic

Sono quelle che, a distanza di pochi giorni, ho inviato al mio circolo di Ponte Milvio. Mai immaginando, dopo la prima, che avrei scritto la seconda. Ma così è la vita.
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Martedì 24 novembre 2015

Cari tutti,
la situazione del Pd romano appare pesante. I recenti fatti che hanno portato alla caduta della giunta Marino, le polemiche (anche aspre) che sono seguite, le prossime (forse) elezioni per eleggere il nostro nuovo sindaco – solo per nominare gli argomenti più rilevanti – dovrebbero indurre tutti noi a cercare vie d’uscita, proporre alternative, immaginare soluzioni che abbiano come unico obbiettivo il bene della città e del Pd.
In quest’ottica, l’iniziativa del circolo di san Basilio mi è parsa meritoria: anche se la discussione è stata a tratti aspra, ognuno – incluso l’ex-sindaco Marino – ha avuto modo di dare il proprio contributo per guardare al futuro con determinazione e un  ragionevole ottimismo.
Ciò premesso, ho pensato che il nostro circolo, che è sempre stato all’avanguardia nelle analisi come nei confronti – sempre ragionati e sereni – possa e debba far sentire la propria voce.
Non è aspettando miracolose soluzioni dall’alto dei cieli che faremmo il nostro dovere di militanti e individui pensanti. E neppure nascondendo la testa sotto la sabbia.
La rottura tra elettori e partito va sanata: noi non dobbiamo e non possiamo rassegnarci all’idea che non sarà possibile replicare lo straordinario successo di due anni fa, quando oltre al Comune furono riconquistati tutti i Municipi.
Questo il motivo per cui ritengo che sia il caso che anche a Ponte Milvio si inviti l’ex-sindaco per confrontarci con lui e trovare – insieme – le vie per ridare opportunità di rinascita a Roma e al Pd.
Chiedo pertanto una convocazione a breve termine del Direttivo per discutere la mia proposta.

Un affettuoso saluto.

Piero Filotico

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Martedì 1° dicembre 2015

Cari amici,
apprendo con amarezza che il direttivo del nostro circolo ha respinto la proposta di Marino Missirini di affrontare apertamente una franca discussione sui motivi che hanno portato all’attuale situazione di sconcerto e disagio nel partito romano. Pensavo che fosse nostro compito tentare di trovare vie d’uscita, soluzioni che abbiano come unico obbiettivo il bene del Pd e quindi di Roma.

In questa prospettiva, mi era parsa positiva l’idea di dare un nostro contributo per un progetto volto al futuro e alle prossime elezioni amministrative – come superare cioè l’impasse seguita alla caduta della giunta Marino –  confrontandoci con l’ex-sindaco senza guardare al passato, alle sue responsabilità, agli errori di tutte le parti in causa, ma invece cercando, insieme, le basi per una rinnovata unità; soprattutto mi era sembrata un’idea nel solco della tradizione del nostro circolo, da sempre un esempio di apertura verso tutte le posizioni.
Non è stato così. Non conosco i motivi che vi hanno portato a questa decisione, presa a maggioranza (anche questo un segno dei tempi? Ricordo che l’unanimità era frequente nei nostri odg) ma mi colpisce spiacevolmente il senso che c’è dietro il voto negativo: il rifiuto del dialogo.
Dovuto a cosa? Al timore di affrontare un tema scomodo, la sensazione di far qualcosa di sgradito ai vertici? Non ero presente e non avrei potuto votare, non avendo ancora rinnovato la tessera, ma per me (e non solo per me) la realtà che osservo è quella, sgradevole, di un circolo – scusate, una sezione –  che si è adeguato troppo rapidamente alla normalizzazione in corso in quel che resta del partito romano. E la conseguenza, preso atto di tutto ciò, non può che essere una.

Negli ultimi due anni ho percepito sempre più una frattura, dapprima lieve, che però andava man mano allargandosi. Dal siluramento di Prodi per il Quirinale (su cui è mancata ancora una volta una franca analisi) all’aver promosso al Parlamento consiglieri regionali maestri del consociativismo con la Polverini e mediocri funzionari del partito, dall’interessata e torbida opposizione a Marino un minuto dopo la sua elezione all’allegra imbarcata di figure discutibili e note per il disinvolto cambio di bandiera o per la provenienza da una destra faccendiera e corrotta, dal proliferare indisturbato delle correnti e delle filiere fino alla scoperta del marcio nel partito romano, è stata una discesa inarrestabile. E mai, dico mai, un confronto con la base, umiliata dal tentato coinvolgimento in una sfacciata e irreale ipotesi correità, mai un riconoscimento dei propri errori da parte dei vertici, mai (o non ancora) un signore delle tessere espulso dal partito che aveva inquinato.
Solo per dire delle vergogne più clamorose che in un altro partito, il Pd degli ideali, il Pd che avremmo voluto, avrebbero prodotto un terremoto. Non si parla più di ‘questione morale’. Nel Pd di oggi, come ha scritto un mio amico poco tempo fa “nessuno ritiene importante condividere  uno straccio di riflessione critica e autocritica sulle motivazioni e sui processi politici e culturali che hanno portato il partito a questa disfatta morale prima ancora che politica”.

Dopo aver contribuito concretamente alla costruzione del Partito democratico, alla sua fondazione, e dopo otto anni di fedele militanza, riconosco con profondo e sincero rammarico che il tenue legame che ancora mi univa al partito si è lacerato. Debbo purtroppo ammettere che ormai il più pedestre conformismo ha preso il sopravvento e non c’è più spazio per quello che rappresentava la radice vitale del partito: il libero confronto delle idee. Mancando questo manca l’ossigeno, l’asfissìa è inevitabile: debbo lasciarvi, confortato tuttavia dalla convinzione che con molti di voi, prima o dopo, nelle battaglie per la libertà di pensiero ci ritroveremo sempre.

Con un caro saluto,
Piero Filotico

 

 

 

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