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De Masi su Il Manifesto: il giorno più nero della sinistra

14 Mag

Su il Manifesto dell’11 maggio è uscita questa intervista di Daniela Preziosi a Domenico De Masi. Condivido e la pubblico integralmente.
N.B. Il neretto nelle risposte è mio.
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L’altolà del sociologo: «La Lega si mangerà i 5 stelle. Serve un’opposizione militante, Pd ed ex la smettano di litigare. I soldi per le promesse non ci sono. Faranno scelte simboliche a costo zero: liberalizzazione delle armi, stretta su immigrati e richiedenti asilo. Cambieranno la nostra antropologia»

«È il giorno più nero per la sinistra italiana. In Italia inizia il governo di destra più a destra dal ’46. E io ho ottant’anni: sono nato sotto il fascismo nel ’38 e morirò in un’Italia di destra, ma “destra destra”». Domenico De Masi sorride, ma è serio. Sociologo del lavoro, è stato uno degli studiosi più ’aperturisti’ verso i 5 stelle, per i quali ha condotto anche una ricerca. Oggi però la musica cambia, spiega. Virano a destra. «Marx distingueva la classe in sé e la classe per sé. I 5 stelle hanno una doppia composizione, sociologicamente omogenea ma ideologicamente molto divisa. La loro base sociale è stata analizzata dall’Istituto Cattaneo: il 45 per cento è di di sinistra, il 25 di destra, il 30 fluttuante. Ha votato per loro il 37 per cento degli insegnanti, il 37 degli operai, il 38 dei disoccupati e il 41 dei dipendenti della pubblica amministrazione. Li ha votati un iscritto della Cgil su tre e 2milioni di ex elettori del Pd».

Insomma una base sociale di sinistra.

Attenzione a quello che dice Marx. Era la base della sinistra a cui però i partiti pedagogicamente insegnavano ad avere una coscienza di sinistra, un’anima e una coscienza di sinistra. Ma ora i partiti la pedagogia non la fanno più. I 5 stelle hanno la base più vicina a quella che aveva il Pci di Berlinguer. Ma manca Berlinguer. E Gramsci.

C’è Renzi.

Se il Pd avesse accettato il governo con loro gli sarebbe stato facile riconquistare la propria base. Oggi Salvini può fare l’opposto: attrarre gli elettori di destra dei 5 stelle. Nel 2013 la base sociale del Pd era ancora simile. L’operazione di Renzi è stata quella di cambiare la base sociale del suo partito. Un’operazione riuscita, ma suicida.

Ma se ci sono tutti questi elettori di sinistra nei 5 stelle, perché si sono rivoltati all’idea di accordo con il Pd?

Non si sono rivoltati loro, si sono rivoltati quegli altri.

Adesso questi elettori come reagiranno all’accordo con la Lega?

Ora questo gruppo è sconcertato, sperava in una democratizzazione dei 5 stelle, non in una destrizzazione. Non credo che M5S abbia la forza di traghettarli a destra. Questi due milioni di voti sono usciti dal Pd da sinistra del Pd. Ora sono in libera uscita. Ma non c’è una sinistra in cui rientrare.

Può succedere invece che il governo giallo-verde faccia dei provvedimenti popolari, come investire soldi sulle pensioni. La sinistra sarebbe costretta ad apprezzare.

Il problema sono i soldi.Le priorità di Salvini e quelle di Di Maio sono diverse. A Di Maio al sud serve un generoso reddito di cittadinanza. Salvini sarà disposto a una via di mezzo. Ma di una cosa sono certo: prima faranno provvedimenti a costo zero ma altamente simbolici. Liberalizzeranno il porto d’armi per la legittima difesa, un provvedimento che violenta la cultura italiana. Aumenteranno i controlli sugli immigrati, ridurranno gli aiuti ai richiedenti asilo, che già oggi stanno in campi di concentramento orribili. Insomma con cose così rischiano di modificare la nostra struttura antropologica.

Crede che non troveranno le risorse per cambiare la legge Fornero?

Potrebbe essere che fanno un ritocco alla legge ma nel frattempo cambiano tutti i quadri Rai, e questo piccolo ritocco diventa una grande conquista.

C’è stata una luna di miele fra 5Stelle e sinistra radicale. Anche lei ha dato loro molto credito. Sebbene non poche cose, per esempio l’uso della piattaforma Rousseau consigliavano prudenza. Ora lei ha cambiato idea?

Faccio una premessa. Sono stato a Ivrea, invitato da loro (alla kermesse in ricordo di Gianroberto Casaleggio, ndr). In quell’occasione ho potuto capire bene questa piattaforma, che mi hanno fatto studiare per due giorni. La piattaforma ha otto filoni e uno di questo, per esempio, serve ai consiglieri comunali come formazione e-learning per sapere, di un dato argomento, quali leggi esistono a che punto sono gli altri comuni eccetera. Una cosa da pionieri che tutti gli copieranno presto. Comunque il grande elettore dei 5 stelle è stato Renzi, e lo dico io che avevo nel Pd il mio partito di riferimento. Liberisti non siamo, e invece ci siamo ritrovati un Pd neoliberista. Un Pd che ha maltrattato per esempio gran parte del costituzionalismo italiano. Il mio contatto con i 5 stelle è stato di natura professionale, ma comunque mi consentiva di intrufolarmi in questo movimento: un sociologo non può non essere intrigato da un fenomeno così. Ho visto che nel M5S c’è un’anima di sinistra e una di destra. Di qui il tentativo di aiutare, nel mio piccolo, quest’incontro fra 5 stelle e Pd. Poteva nascere la più bella socialdemocrazia del Mediterraneo, una colonizzazione intellettuale dei 5 stelle. Oppure si può creare il governo più di destra della storia dell’Italia repubblicana e quello più a destra della Ue. In due anni Salvini si mangerà i 5 stelle.

Lei crede che si apra un ciclo lungo della destra?

Ma certo. Intanto è un governo che avrà un sacco di aiuti. Parliamoci chiaro: a tifare Lega-5 stelle sono stati quasi tutti, il Corriere, Repubblica, la Confindustria diceva «fate presto», le centrali mediatiche hanno dato ordine alle tv di dire che comunque ci voleva subito un governo, e cioè quel governo, visto che il Pd era indisponibile.

Qual è il destino dei 5 stelle dopo questa svolta?

La Lega se li mangerà. Gli elettori più a destra passeranno con Salvini. Quelli di sinistra tenderanno alla fuga. Da oggi serve un’opposizione militante. Lo dico chiaro, nessuno pensi neanche lontanamente che voglio una delle duecento cariche che ora verranno distribuite da loro. No, serve un’opposizione vera. Ma senza riferimenti è impossibile. Poco fa ero in una trasmissione. In una giornata come questa, il giorno più nero della sinistra, mentre nasce il governo più a destra d’Europa, l’esponente del Pd e quello di Mdp che facevano? Litigavano fra loro.

 

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Bella Ciao. È sempre 25 aprile e in tutto il mondo

25 Apr

 

Grazie, mondo.

 

E grazie, Francia.

 

N.B. Post aggiornato.

Abbiamo bisogno di persone per bene

28 Mar

L’enorme, inaspettato e incontenibile tributo di affetto che la gente comune sta tributando a Fabrizio Frizzi si può sintetizzare nel titolo che ho dato a questo post. Ed è forse la più grande eredità che quest’uomo buono e modesto poteva lasciarci. Non intendo qui aggiungere nulla a quello che personaggi famosi e semplici cittadini hanno testimoniato: non è lo scopo di queste righe e poi non ne avrei le capacità.

Ma non posso che evidenziare il messaggio che la fila di persone a viale Mazzini e i tanti che hanno partecipato col pensiero, il sincero dolore provato da compagni di lavoro e gente che lo conosceva solo per l’immagine vista in televisione continuano a dimostrare. E questo messaggio è di una semplicità sconvolgente: in questa Italia travolta da scandali, incompetenze, ruberie, meschinità, arroganza, ambizioni, la figura di un uomo per bene ha rappresentato quello che tutti vorremmo. Vorremmo che ai vertici dello Stato, tra i personaggi pubblici, tra chi guida il Paese nell’economia, nell’impresa, nella politica, a scuola come sul lavoro, ci fossero più Fabrizi Frizzi. Più persone che pensano agli altri, che lavorano con dedizione e discrezione, vorremmo più generosità e buona educazione, più empatia, più correttezza, più senso del dovere. E più sorrisi. Sinceri.

Riprendere il filo rosso degli ideali

9 Mar

Il titolo dell’editoriale di Antonio Cipriani su Left mi ha fatto sentire chiamato direttamente in causa. Non è una battuta, o almeno non è solo questo: in questa appassionata disamina del voto del 4 marzo c’è la volontà di ricominciare, di riprendere la trama sgranata degli ideali e delle speranze che hanno animato il popolo della sinistra fin quando non si è reso conto – non ci  siamo resi conto – che troppi tra presunti leader e dirigenti cortigiani avevano smarrito le loro coscienze svendendole al mito della propria ambizione. Ancora una volta la questione morale è emersa in tutta la sua fredda e amara realtà.

Scrive Cipriani: “…niente di tutto questo era imprevedibile. Lo era forse per le segreterie dei partiti, o di quello che resta dei partiti, per i giornalisti dei media tradizionali che ignorano il mondo che raccontano, perché non lo frequentano. Non prendono mezzi pubblici, treni dei pendolari. Non rinunciano allo status e quello status li rende testimoni poco attendibili del tempo.

A tutti noi che non abbiamo mai smesso di credere, di batterci, di resistere, non resta che questo, ma non è poco: l’infinito e inestimabile patrimonio di idee, sacrifici, valori, esempi che ci portiamo appresso da decenni e che è ben vivo in ciascuno, che amiamo e rispettiamo. Ancora Cipriani: “La sinistra è sinistra se agisce contro il sistema di valori della destra, se opera per cambiare un mondo. Se studia, se comprende i punti vitali sui quali agire nel tempo. Frenando la crescita senza fine, bloccando la speculazione e il consumo del suolo agricolo, la devastazione del patrimonio artistico e culturale, ricominciando a coltivare cultura.”

Ascoltiamo questo appello.

 

RIPRENDERE IL FILO ROSSO DEGLI IDEALI

di Antonio Cipriani – LEFT – 8 marzo 2018

Alla fine dei conti, può anche andare bene così. Dopo la sconfitta elettorale bruciante che ha ridotto ai minimi storici la sinistra parlamentare si presenta un’occasione unica, fertile, di coraggio e chiarezza. Di “purezza”. Azzerare tutto. Azzerare modalità, aspettative, buon senso, quieto vivere, attendismo e indifferenza per la sorte delle nostre vite, per quella del bene comune. E riprendere il filo, quel filo rosso dell’utopia e della politica, della cultura e dell’attivismo, dell’interessarsi di tutto ciò che ci accade intorno, senza delegare giudizi e senso critico. Lo diceva tanti anni fa un grande innovatore del teatro contemporaneo, Leo de Berardinis: azzerare tutto, fare in modo che l’arte respiri, che dal deserto rinasca il fiore della verità. Solo così – aggiungeva – il teatro avrebbe ritrovato se stesso e il senso del suo valore profondo. La stessa occasione si offre oggi alla sinistra. A tutto quello che rappresenta nei cuori e nella volontà di chi continua a credere e a battersi per un mondo diverso.

Niente era imprevedibile
Che cosa turba di questo voto, dell’ondata che i media definiscono anti-sistema, del Sud e della Sardegna a Cinque stelle o dell’affermazione di un livore che sotterraneo ha trovato voce e forza in Salvini anche in territori che abbiamo sempre pensato democratici e tolleranti? Tutto ci turba. Eppure niente di tutto questo era imprevedibile. Lo era forse per le segreterie dei partiti, o di quello che resta dei partiti, per i giornalisti dei media tradizionali che ignorano il mondo che raccontano, perché non lo frequentano. Non prendono mezzi pubblici, treni dei pendolari. Non rinunciano allo status e quello status li rende testimoni poco attendibili del tempo.

Niente era imprevedibile. Il voto ha fotografato il Paese per quello che è, per quello che esprime, nella scissione potente tra le fatiche quotidiane delle persone e la rappresentanza politica, tra realtà e narrazione mediatica della realtà. Tra la vita di ognuno di noi e il racconto un po’ tossico, taroccato, che avvertiamo nell’aria. Mentre tutto intorno, quello che viviamo è disagio. Senza vie di uscita se non la rabbia e l’ululato. Risentimento senza coscienza. Senza quel valore politico popolare che lo trasforma in potenziale cambiamento. La società in questi anni si è lentamente trasformata in una collettività cieca, obbediente nel mantenere e aumentare i propri squilibri a proprio discapito. Era davanti agli occhi di tutti.

Riprendere il filo rosso
Per questo, agendo nella democrazia, occorre ripartire dai paradossi della società: dalle strade, dai quartieri, dalla difesa del bene comune contro l’arbitrio dell’interesse privato che scatena le guerre tra poveri e riduce i cittadini in utenti o sudditi. Per ricostruire l’idea di sinistra partendo dall’esperienza innovativa, semplice e interessante, di Potere al popolo, con lo sguardo forte e movimentista. Partendo dall’agire sul territorio dei volontari di Liberi e uguali («… una sinistra distrutta, un centrosinistra dissolto. È un dolore persino fisico per tanti di noi. Richiede rispetto e forse anche un po’ di silenzio. Faremo tutte le analisi che servono, guardandoci negli occhi, senza sconti, senza risparmiarci nulla. Poi dovremo riuscire a non ripeterli, a rispettare questo voto, a rimetterci in viaggio con umiltà. Dobbiamo iniziare a capirlo davvero, questo Paese, se vogliamo cambiarlo e renderlo migliore». Gessica Allegni di Leu). Partendo dall’energia di chi è nella base del Pd (o ha scelto di virare su M5s) e crede nel cambiamento, nella difesa dell’ambiente e nei diritti per tutti. E ce ne sono tanti che pensano che un altro mondo sia possibile e che la rappresentanza politica debba scaturire dalla lotta, dall’azione sui territori, da una diversa narrazione. E non da altro.

Tagliare i nodi invisibili dell’obbedienza
Occorre cancellare passo dopo passo quel fascismo senza storia che affonda le sue radici nella stupidità servile degli “indifferenti”, di chi non vede oltre la propria ombra e confonde la libertà con la licenza di berciare contro tutto, senza mai comprendere niente. Contro questo capolavoro delle classi dominanti è necessario lavorare. Con pazienza e tenacia. Con coraggio. Con la profondità dell’analisi e la dolcezza della convivialità umana. Rovesciando – perché occorre essere sovversivi – l’idea malsana che occorrano solo forza, superficialità da slogan veloce televisivo e conformismo. Sottraendosi dalle spire mediatiche che spingono a pensare che destra e sinistra pari sono. Invece no.

La destra è destra perché ritiene l’ingiustizia sociale la base filosofica sulla quale basare il diritto del più forte sul più debole. E declinando il concetto: dell’uomo sulla donna, del bianco sul nero, dell’inquinatore sugli straccioni che ne subiranno gli effetti, del costruttore seriale sul cittadino indifeso, del cementificatore sulla natura. La destra è destra perché se usa l’olio di ricino lo fa per il decoro e per il padrone. Se bastona in piazza lo fa per la disciplina. Se reprime lo fa per l’ordine. Altrimenti non sarebbe quello che è, in difesa di un sistema di valori in cui la miseria di molti è necessaria per il bene di pochi e per la stupidità interpretativa di tanti.

La sinistra è sinistra se agisce contro il sistema di valori della destra, se opera per cambiare un mondo. Se studia, se comprende i punti vitali sui quali agire nel tempo. Frenando la crescita senza fine, bloccando la speculazione e il consumo del suolo agricolo, la devastazione del patrimonio artistico e culturale, ricominciando a coltivare cultura. Pensando un’idea di rinascita rurale, riaccendendo le speranze, perché se il mondo è buio, si perderà la bellezza, governerà solo la paura. Oggi è così e sembra ineluttabile. Però la storia ci insegna che c’è qualcosa di più. Ci sono tutti quelli che non si arrendono e mentre leggono, camminano, difendono un albero da un abbattimento o un indifeso da un sopruso, la costruiscono la storia.

Basta con lo sbarabiribiribirri! Vogliamo candidature trasparenti

26 Feb

Condivido qui tutto quello che dichiara Riparte il futuro.

Fatti sentire, pretendi trasparenza dai candidati alle elezioni del 4 marzo. Aspirano a rappresentarci in Parlamento, ma ci chiedono di votare al buio. Non conosciamo le loro competenze, i ruoli e gli incarichi che ricoprono, i loro potenziali conflitti di interessi, se hanno condanne o processi in corso, nemmeno chi finanzia la loro campagna elettorale. Sono informazioni semplici, ma necessarie per scegliere bene chi aspira a governare il Paese. Dobbiamo poter vigilare sul loro operato e sapere se rappresentano davvero gli interessi dei cittadini e non quelli di poteri occulti. Firma per avere ora trasparenza dai candidati e per esigere il loro impegno ad approvare una legge sulla trasparenza delle candidature.”

E poi basta co’ ‘sto “sbarabiribiribirri” 😀

La Storia siamo noi

16 Feb

La Storia

La Storia siamo noi
Nessuno si senta offeso
Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo
La Storia siamo noi 
Attenzione
Nessuno si senta escluso
La Storia siamo noi
Siamo noi queste onde nel mare
Questo rumore che rompe il silenzio
Questo silenzio così duro da raccontare
E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano nella stessa maniera
Ma è solo un modo per convincerti
A restare chiuso dentro casa quando viene la sera
Però la Storia non si ferma davvero
Davanti a un portone
La Storia entra dentro le nostre stanze
E le brucia
La Storia dà torto o dà ragione
La Storia siamo noi
Siamo noi che scriviamo le lettere
Siamo noi che abbiamo tutto da vincere
O tutto da perdere
Poi la gente
Perché è la gente che fa la Storia
Quando si tratta di scegliere
E di andare te la ritrovi
Tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare
Quelli che hanno letto un milione di libri
Insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare
Ed è per questo che la Storia dà i brividi
Perché nessuno la può cambiare
La Storia siamo noi
Siamo noi padri e figli
Siamo noi
Bella ciao
Che partiamo
La Storia non ha nascondigli
La Storia non passa la mano
La Storia siamo noi
Siamo noi questo piatto di grano.

 

Francesco De Gregori – Scacchi e tarocchi – 1985

 

 

 

La prerogativa: da dove viene?

11 Feb

Dal sito Una parola al giorno traggo questa interessante spiegazione sul significato e origine della parola:

Prerogativa

[pre-ro-ga-tì-va]

SIGN Privilegio, diritto; peculiarità, caretteristica distintiva
voce dotta recuperata dal latino [praerogativa], sostantivazione dell’aggettivo [praerogativus] ‘che esprime un parere prima degli altri’, da [prae rogatus] ‘interrogato prima’.

 

Questa parola ci apparecchia dei significati davvero interessanti e utili, ma soprattutto ha un’etimologia sorprendente.

Nell’ordinamento dell’antica Roma la prerogativa era la centuria che, fra i comizi centuriati, votava per prima. Per chi non lo ricordasse, quella dei comizi centuriati fu forse l’assemblea più importante di Roma, dai tempi di re Servio Tullio fino ad Augusto: secondo la logica per cui il cittadino era anche soldato, i cittadini romani erano suddivisi in classi in base al censo, cioè in base alla loro ricchezza; i cittadini delle classi più ricche erano tenuti ad avere (li pagavano di tasca propria) armamenti migliori, e ricoprivano ruoli militari più importanti, mentre quelli delle classi più povere portavano armi più modeste e avevano ruoli più umili – fino ad essere esentati del tutto dal servizio militare. Ciascuna classe si articolava in un certo numero di centurie, gruppi (non necessariamente di cento persone, a dispetto del nome) che, nell’assemblea dei comizi centuriati, esprimevano ciascuno un voto collettivo. Le competenze di quest’assemblea erano di assoluto rilievo, e andavano dall’elezione delle magistrature maggiori, alla votazione sulle leggi, fino anche a funzioni giurisdizionali. Ad ogni modo, nell’assemblea votavano per prime le centurie delle prime classi, in ordine discendente; e fra quelle della prima classe veniva estratta a sorte – e qui chiudiamo il cerchio – la prerogativa, quella che avrebbe votato avanti a tutte le altre. Un voto importante, perché ad esso volentieri si uniformavano i seguenti.

In italiano la prerogativa riemerge nel XIV secolo, indicando un privilegio, un diritto riconosciuto – qual era quello della prerogativa romana – specie attribuito a cariche pubbliche: parliamo della prerogativa regia per cui il Re d’Italia poteva nominare intere infornate di senatori, delle immunità che sono prerogative di capi di Stato, di parlamentari, di diplomatici. Ma possiamo anche parlare di come il più esperto della squadra abbia la prerogativa dell’ultima parola, o della moglie che ha la prerogativa nella scelta del menu. Inoltre – e sempre già dal XIV secolo – la prerogativa prende anche il significato di peculiarità, di caratteristica specifica: non proprio un privilegio, ma comunque qualcosa che distingue. L’abilità straordinaria nel passaggio è una prerogativa del tal giocatore di basket, il celebre accademico ha la prerogativa di una simpatia travolgente, e quel cuoco ha la prerogativa di un estro impareggiabile nella reinterpretazione dei piatti della tradizione.

Una parola delle più suggestive, che a partire da una consistenza storica notevole è stata capace di trovare sbocchi di significato sempre più vivaci.

La parte migliore dell’Italia.

11 Feb

Lo affermo con assoluta convinzione: a Macerata e con Macerata c’era la parte migliore del Paese.
E chi si è nascosto dietro scuse indecenti o pavidi distinguo si è disonorato da solo.

Perfetto  Christian Raimo

Macerata, non esserci andati è stato un errore gigantesco.

Un freddo becco, quasi zero gradi, un corteo boicottato in ogni modo, fatto sfilare in modo punitivo ai margini di una città in cui era stato di fatto decretato il coprifuoco, scuole chiuse, negozi chiusi, bar quasi tutti chiusi, bagni pubblici chiusi, chiese chiuse, e nonostante tutto questo, tanta gente, tra le 20mila e le 30mila persone, venuta da tutta Italia. Nessuna manifestazione dei tempi recenti fa dei numeri simili, nessuna manifestazione in tempi recenti organizzata senza l’aiuto (anzi con il sabotaggio delle organizzazioni grandi, come i grandi partiti e i sindacati confederali), riesce a radunare tutta questa gente in una piccola città di provincia mal collegata.

Nemmeno il cinismo elettorale ha fatto cambiare idea al partito della sicurezza, del nonègiustofarsigiustiziadasoli, del fascismoèmorto: il Pd, per come è stato finora, un partito in cui si potevano riconoscere gli antifascisti democratici, è morto a Macerata. Gli elettori lo dimenticheranno, i militanti già ridanno la tessera. Era facile oggi vedere in piazza gente che ha votato e voterebbe Pd, tra cui molti militanti dell’Anpi, dell’Arci, di Libera, che si sono rivoltati contro la dirigenza.

Femminista, antirazzista, antifascista, solidale, allegro, e in piazza, apertamente: esiste un’altra visione politica rispetto alla politica della paura. Se i giornali non la raccontano, la colpa è dei giornali. Se date la colpa ai giornali, che parlano di inesistenti polemiche sulle foibe, leggete altri giornali. 
Persino la definizione “giovani dei centri sociali” fa ridere chiunque fosse oggi a Macerata. C’erano molti ragazzi certo, ma la manifestazione era davvero intergenerazionale, e interclassista. C’erano persone come la partigiana Lidia Menapace che di anni ne ha 93, e ragazze di 16 anni di Nonunadimeno. Sfilavano affiancate, è la parte migliore del paese: e se non la riconoscete, se non la ringraziate che ha dedicato un giorno del suo tempo anche per ribadire i vostri diritti, per combattere le vostre lotte, per dare il sostegno che meritavano ai sei ragazzi neri feriti da un fascista esaltato, beh è un problema vostro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un cartello che invita a partecipare alla manifestazione, 10 febbraio 2018 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

 

 

 

 

 

 

 

 

Un gruppo di manifestanti, il 10 febbraio a Macerata (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Un gruppo di manifestanti, il 10 febbraio a Macerata (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una manifestante, il 10 febbraio a Macerata (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

 

 

 

 

 

 

 

Un manifestante, il 10 febbraio a Macerata (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

>>>Le altre foto da Il Resto del Carlino e Il Post. Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scusate il ritardo

9 Feb

Filastrocca di Capodanno

 

Filastrocca di Capodanno:

fammi gli auguri per tutto l’anno.

Voglio un gennaio col sole d’aprile,

un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera,

voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fior del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo non darmi niente,

dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari

Liberi di pensare

30 Dic

Il pensatore di Auguste Rodin – 1902 – Musée Rodin, Parigi

Il bell’editoriale di Simona Maggiorelli su Left in edicola così s’intitola. Ed è singolare ed allo stesso tempo grottesco riflettere sul fatto che a settant’anni dalla nascita della Costituzione e dalla Liberazione dal fascismo ci tocchi ancora augurarci di poter essere liberi di pensare e agire per il bene del Paese. Siamo invece intrappolati tra gli interessi elettorali e di bottega di un partitismo che da motore dell’evoluzione politica e intellettuale della Nazione si è ridotto a mera e insulsa fabbrica di consensi, costino quel che costino.

Tuttavia l’ottimismo della ragione induce a sperare ancora. A persistere pervicacemente a batterci affinché la Costituzione sia attuata completamente. E quindi continuare laicamente a essere liberi di pensare.  

Liberi di pensare

di Simona Maggiorelli

In questo tribolato fine anno che si conclude senza vedere riconosciuti diritti fondamentali come lo ius soli e senza nemmeno l’ombra di corridoi umanitari per i moltissimi che scappano da guerre, dittature e povertà, che fine ha fatto una prospettiva di sinistra? Qualche fragile segnale di una sinistra che prova a riorganizzarsi dal basso si intravede all’orizzonte, volendo essere molto generosi e ottimisti. Aduggiata dalla 
gigantografia del naufragio del Giglio magico che campeggia su tutti i giornali. Matteo Renzi s’incarta da solo, dopo aver invocato la commissione banche, affidandola a Casini (che udite, udite, potrebbe essere candidato nelle liste del Pd a Bologna). Sempre più difficile per il segretario del Pd ed ex premier nascondere il macroscopico conflitto d’interessi della sottosegretaria Maria Elena Boschi riguardo alla Banca Etruria (solo Matteo Orfini intigna). L’audizione dell’ex amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni ha indirettamente confermato ciò che De Bortoli ha scritto nel suo libro. (L’ex ministro Boschi aveva minacciato querela poi ha deciso di procedere per via civile).

Mentre scriviamo, perfino fedelissimi di Renzi, come Lotti e Delrio, vacillano rispetto alla ipotesi di una ricandidatura della Boschi, fosse pure nel collegio più lontano dal distretto dell’oro aretino. Segnali che la sonorissima bocciatura della riforma costituzionale Renzi – Boschi al referendum del 4 dicembre 2016 (ostinatamente negata dai due firmatari) comincia a produrre effetti, seppur con effetto retard?
Certo, ribadiamo, non basterà de-renzizzare il Pd perché diventi un partito di sinistra. Perché la sinistra possa rinascere in quest’Italia che a marzo andrà a votare con la legge truffa detta Rosatellum, occorre un drastico cambio di punto vista, è necessaria una visione politica nuova, laica, moderna, che dia rappresentanza ai gruppi sociali più deboli, che si apra alle donne e ai migranti come soggetti politici… per cominciare.
Negli ultimi vent’anni la sinistra è andata in tutt’altra direzione: quella “radicale” si è persa dietro al pifferaio Bertinotti, che dal Brancaccio del 1991 voleva condurla sul monte Athos, celebrando una rifondazione catto-comunista in salsa radical chic. Quella più moderata era già caduta per terra, rumorosamente come il muro nell’89, mentre inseguiva una non meglio identificata Cosa rossa. Così dopo la svolta della Bolognina si è applicata a imitare il blairismo e si ostina a farlo ancora oggi (inseguendo Macron), non accorgendosi che il neoliberismo figlio della Thatcher ha fallito bellamente e che, anche in Inghilterra dove è nato, è stato rottamato da un vecchio signore di nome Corbyn che dialoga con le nuove generazioni. Il vuoto totale di idee in cui, purtroppo, si dibatte la sinistra oggi è reso evidente dal suo continuo invocare papa Bergoglio come leader. Non vedendo (o facendo finta di non vedere) l’assoluto conservatorismo della dottrina, che condanna le donne a fare figli come conigli, che le addita come assassine se decidono di abortire.

Quali e quanti danni faccia la politica italiana genuflessa lo vediamo con chiarezza anche in questo fine anno: all’indomani dell’approvazione della legge sul biotestamento, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dichiara di voler garantire l’esercizio dell’obiezione di coscienza sulle Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) a medici e strutture cattoliche. Anche se la legge appena approvata non prevede l’obiezione di coscienza. Anche se il diritto costituzionale al rifiuto e all’interruzione delle cure viene riaffermato nell’art. 1 della recente legge (sesto comma). È inaccettabile il violento paternalismo cattolico che annulla le esigenze, il sentire, il dolore della persona riducendola a mero corpo, mera biologia, da conservare ad ogni costo. Come si fa a non vedere quanto sia tutt’altro che misericordioso difendere la vita biologica come un valore inviolabile perché di proprietà divina? La laicità, al contrario, permette di fare leggi che tutelano i diritti di tutti, lasciando a chi crede la libertà di non sottoscrivere le Dat. Laicità è la parola chiave per la nuova sinistra. Ancor più ateismo. Un nuovo pensiero di sinistra non può essere fondato sulla trascendenza. Una nuova prassi di trasformazione non può essere basata sulla religione che nega ogni idea di trasformazione umana. Così alla fine di un anno molto duro e difficile l’augurio che facciamo ai nostri lettori e a noi stessi per il 2018 è che sia un anno all’insegna della ricerca, liberi di pensare e di non credere.

 

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