Tag Archives: Valigia Blu

Dalla storia di Ahed alle radici del conflitto tra palestinesi e Israele.

11 Apr

AGGIORNAMENTO 1.
Secondo TPINews, i palestinesi uccisi dall’esercito israeliano sono ad oggi saliti a 35. I feriti ammontano a 4.279.

AGGIORNAMENTO 2.
Da Repubblica del 21.4 .2018: 
La follia lungo il confine di Gaza di Roger Cohen dal New York Times.
   Quando i cecchini sparano per uccidere i civili che si avvicinano a un muro, nella mente di chiunque abbia vissuto a Berlino suona un campanello d’allarme. E io ho vissuto a Berlino. Ho attraversato tante volte la barriera che separa il primo mondo di Israele dalla prigione a cielo aperto di Gaza, disseminata di macerie. È un passaggio violento a un luogo di irrazionalità. Come sempre Israele esagera: «occhio per ciglio», come dice Avi Shlaim, docente di Oxford nonché ex soldato delle forze armate israeliane.
   Israele ha il diritto di difendere i propri confini, ma non di usare mezzi letali contro dimostranti per lo più disarmati, come ha già fatto causando la morte di 35 palestinesi e il ferimento di quasi mille. La reazione spropositata deriva dal fatto che Israele considera minacciata la propria esistenza, ma è una tesi che convince sempre meno. Il predominio militare israeliano sui palestinesi è schiacciante e gli Stati arabi hanno perso interesse per la causa palestinese. A detta di Israele, Hamas usa donne e bambini come scudi umani per i dimostranti violenti intenzionati a penetrare la barriera e a uccidere gli israeliani. Secondo un copione ben noto, seguiranno indagini internazionali dall’esito inconcludente e l’odio raddoppierà. Israele vince ma perde. Chi odia Israele e gli ebrei va a nozze. La pornografia la riconosci subito e lo stesso vale per una reazione militare sproporzionata. Ti si rivolta lo stomaco.
   Gaza Redux: la violenza è inevitabile. Il cosiddetto status quo israelo-palestinese è un’incubatrice di massacri. E importante guardare al di là della barriera di Gaza, simbolo di fallimento come tutte le barriere. È il risultato della morte della diplomazia, dei compromessi svaniti e del trionfo del cinismo. Persino il presidente Trump ha perso interesse per «l’accordo definitivo» e vede luccicare la Corea del Nord.
   Qualche settimana fa sei ex direttori del Mossad, il servizio di intelligence israeliano, hanno lanciato l’allarme. Se i massimi responsabili della sicurezza di Israele definiscono autolesionista l’attuale condotta del Paese, vale la pena di ascoltarli. Così si è espresso Tamir Pardo, capo del Mossad dal 2011 al 2015, intervistato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth: «Se lo Stato di Israele non decide cosa vuole, finirà per esserci un solo Stato tra il mare e il Giordano. È la fine della visione sionista». Al che Danny Yatom, direttore dal 1996 al ’98, replica: “È un Paese che degenererà o in uno Stato di apartheid o in uno Stato non ebraico. Giudico pericoloso per la nostra esistenza continuare a governare i territori. Non è il genere di Stato per cui ho combattuto. C’è chi dirà che abbiamo fatto tutto noi e che manca una controparte, ma non è vero. La controparte esiste. I palestinesi e chi li rappresenta sono i partner con cui dobbiamo confrontarci». È per questo convincimento che il primo ministro Yitzhak Rabin è morto assassinato da un esponente israeliano del fanatismo messianico, contrario a qualsiasi compromesso territoriale, che a partire dal 1967 ha conquistato influenza. Non c’è controparte se hai scelto dio al posto di svariati milioni di persone che preferisci non vedere. Ma se guardi, i partner ci sono.
   Anche da parte palestinese la fede nella soluzione dei due Stati è diminuita negli ultimi vent’anni. È sempre più frequente l’uso del termine “occupazione” per definire l’esistenza stessa di Israele, invece che la Cisgiordania e Gaza, occupate nel 1967 durante la Guerra dei sei giorni (Israele si è ritirato da Gaza nel 2005 mantenendone però il controllo, tra l’altro, tramite blocchi aerei e marittimi).
   Le marce del venerdì a Gaza sono manifestazioni di protesta contro il blocco imposto da ll anni, ma puntano anche a riaccendere l’interesse internazionale per la causa dei palestinesi che rivendicano il diritto di tornare alle case da cui nel 1948 furono cacciati. Il diritto al ritorno è un eufemismo per indicare la distruzione di Israele come Stato ebraico. È coerente con l’uso assolutista del termine “occupazione” per definire Israele stesso. I palestinesi hanno perso le loro case dopo che gli eserciti arabi nel 1948 dichiararono guerra a Israele che aveva accettato la risoluzione Onu che sollecitava l’istituzione di due Stati di pari dimensioni circa, uno ebreo e uno arabo — nella Palestina sotto mandato britannico. La risoluzione era un compromesso nel quale credo ancora, non perché fosse una bella soluzione, ma perché era ed è tuttora migliore rispetto ad altre opzioni.
   I palestinesi intransigenti amano definirsi lungimiranti. Bene, 70 anni non sono pochi e i palestinesi hanno sempre perso. La metà del territorio ormai è diventata un quarto in qualunque accordo si possa immaginare. Non vedo come questa tendenza si possa invertire in futuro in assenza di una leadership palestinese coesa e pragmatica, orientata a un futuro a due Stati: pc per i bambini invece dell’accesso a oliveti perduti.
   I morti hanno dato la vita per niente. Israele, con le sue reazioni esagerate, si è messo il cappio al collo, ponendosi in una posizione moralmente indifendibile. I leader palestinesi hanno suffragato i versi di Yeats: “Abbiamo nutrito il cuore di fantasie, con quel cibo il cuore si è fatto brutale”. Shabtai Shavit, che è stato direttore del Mossad dal 1989 al ’96 ha dichiarato: «Per quale motivo viviamo qui? Perché i nostri figli continuino a combattere guerre? Che pazzia è questa per cui il territorio, il Paese, è più importante della vita umana?»

=====================
Un conflitto mai dichiarato e sproporzionato, osservando le forze in campo – un esercito ben armato e addestrato contro cittadini inermi – che dalla sua origine ha condotto negli anni all’esasperazione degli  scontri fino alla nascita di Hamas, considerata da alcuni Paesi (ma non da altri) un’organizzazione terroristica.

Il caso di Ahed Tamimi, una giovane di 16 anni che affronta e schiaffeggia i soldati che si sono piazzati davanti all’ingresso di casa sua, è raccontato da Valigia blu con dovizia di particolari e la consueta precisione.
È un caso emblematico dell’arroganza con cui Tsahal, l’esercito israeliano, si comporta nel contatto con la popolazione palestinese. Ma è soprattutto la sublimazione di oltre sessant’anni di storia in questa parte del Medio Oriente: dalla nascita dello stato di Israele alla progressiva emarginazione dei palestinesi, dall’appropriazione forzata dei loro territori fino alla Marcia del ritorno di questi giorni che ha provocato finora più di venti morti e migliaia di feriti tra i dimostranti. Marcia che, nonostante le dichiarazioni di Israele è solo una dimostrazione, come scrive il quotidiano israeliano Haaretz in un articolo riportato da Internazionale, cui si risponde con feroce cinismo uccidendo e ferendo civili disarmati (ne è prova il video pubblicato da TPInews):

L’esercito israeliano si permette di violare il diritto internazionale e uccide dei civili disarmati perché l’opinione pubblica israeliana lo considera a priori un atto di difesa. Nonostante qualche timida condanna, neanche la comunità internazionale rappresenta un ostacolo per lo stato israeliano. La Marcia del ritorno però, che continui o meno, mostra a Israele e al mondo intero che gli abitanti della Striscia di Gaza non sono solo persone da compatire, ma una forza politicamente consapevole. (Haaretz)

L’articolo di Valigia blu ripercorre tutta la storia del conflitto israelo-palestinese partendo da quello che è successo a Nabi Saleh, il villaggio dove Ahed vive con la sua famiglia, che rappresenta la sintesi di questi anni.

Sintesi che a sua volta costituisce un atto d’accusa verso la comunità internazionale che da decenni assiste senza intervenire, senza provare a limitare l’arrogante espansione di Israele a spese dei palestinesi, senza tentare di trovare soluzioni che pongano fine alla tragedia di questa storia.

rpt

 

 

I giovani coraggiosi che si oppongono all’America che uccide i suoi figli

24 Feb

Grazie a Valigia Blu e a Sarah Tuggey riporto la traduzione del discorso di Emma Gonzales, una studentessa sopravvissuta alla strage di Parkland. Negli USA le sparatorie con vittime di giovani si susseguono (la CNN ricorda che ce ne sono state 8 dall’inizio dell’anno)  sotto gli occhi indifferenti dei produttori di armi e del presidente Trump che di fronte a questa tragedia immane è riuscito solo a proporre di armare gli insegnanti, come se contro la follia che dilaga questi nuovi sceriffi potessero qualcosa.

#NeverAgain è la parola d’ordine che ha dato origine all’organizzazione degli studenti, spalleggiati dalle famiglie e da un’opinione pubblica in crescente loro favore (tra gli altri personaggi dello spettacolo come George Clooney, Steven Spielberg, Oprah Witney). Per il 24 marzo è prevista a Washington una imponente manifestazione contro la diffusione indiscriminata di armi e per un loro controllo.

Ecco l’articolo di Valigia Blu.

Il potentissimo discorso di una studentessa sopravvissuta al massacro nella scuola in Florida 

 

«Se noi studenti abbiamo imparato qualcosa, è che se non studi, fallirai. E in questo caso, se non fai niente attivamente, allora le persone finiranno per morire, continuamente, quindi è ora di iniziare a fare qualcosa. Saremo i ragazzi dei quali leggerete nei libri di testo. Non perché saremo un’altra mera statistica sulle sparatorie di massa in America, ma perché, proprio come ha detto David, saremo l’ultima sparatoria di massa. Proprio come nel caso ‘Tinker contro Des Moines’, cambieremo la legge. Ci sarà Marjory Stoneman Douglas in quel libro di testo, e ciò sarà dovuto allo sforzo instancabile del consiglio scolastico, dei membri della facoltà, dei membri delle famiglie e soprattutto di tutti gli studenti. Gli studenti che sono morti, gli studenti ancora in ospedale, lo studente che ora soffre di stress post-traumatico, gli studenti che hanno avuto attacchi di panico durante la veglia perché gli elicotteri non ci lasciavano tranquilli e si libravano sulla scuola per 24 ore al giorno».

Mercoledì scorso, 17 studenti della scuola superiore Marjory Stoneman Douglas a Parkland, in Florida, a circa 80 chilometri a nord di Miami, sono stati uccisi da un ex studente di 19 anni, Nicholas Cruz, espulso dalla scuola per motivi disciplinari. È l’ottava sparatoria in una scuola statunitense dall’inizio dell’anno. In un discorso nell’auditorium della scuola, Emma Gonzales, una studentessa sopravvissuta alla strage, ha ricordato le 17 vittime e ha lanciato un messaggio potente al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e quei politici che ricevono donazioni dalle multinazionali che vendono armi. Riportiamo la traduzione del suo intervento a cura di Sarah Tuggey:

“Non abbiamo ancora avuto un momento di silenzio alla House of Representatives, quindi mi piacerebbe averne uno. Grazie.

Ogni singola persona qui oggi, tutte queste persone dovrebbero essere a casa, in lutto. Eppure siamo qui, insieme, perché se tutto quello che il nostro governo e il nostro Presidente sanno fare è inviare pensieri e preghiere, allora è tempo che le vittime siano il cambiamento al quale dobbiamo assistere. Dai tempi dei Padri Fondatori, e da quando il Secondo Emendamento è stato aggiunto alla nostra Costituzione, le nostre armi si sono sviluppate a un ritmo che mi fa girare la testa. Le armi sono cambiate, ma le nostre leggi no.
Non riesco proprio a capire perché dovrebbe essere più difficile fare progetti con gli amici nel fine settimana che comprare un’arma automatica o semiautomatica. In Florida, non hai bisogno né di un permesso né di una licenza a portare armi per comprare un’arma, e una volta acquistata non è necessario registrarla. Non hai bisogno di un permesso per portare un fucile, normale o da caccia, nascosto alla vista. Puoi comprare tutte le armi che vuoi, in un singolo acquisto.

Oggi ho letto qualcosa di molto potente per me. Era dal punto di vista di un insegnante. Cito testualmente: “Quando gli adulti mi dicono che ho il diritto di possedere un’arma, tutto quello che riesco a sentire è che il mio diritto a possedere una pistola è più importante del diritto alla vita del tuo studente. Tutto ciò che sento è ‘mio, mio, mio, mio’.” Invece di preoccuparci del nostro test sul Capitolo 16 dell’AP Gov {sul sistema giudiziario americano, ben spiegato qui: http://college.cengage.com/…/study_g…/wilson_11e_sg_ch16.pdf}, dobbiamo studiare i nostri appunti per assicurarci che i nostri argomenti basati sulla politica e sulla storia politica siano ineccepibili. Gli studenti di questa scuola hanno presenziato a dibattiti sulle armi per ciò che ci sembra essere la nostra intera vita. AP Gov è stato oggetto circa tre dibattiti quest’anno. Alcune discussioni sull’argomento si sono verificate anche durante la sparatoria, mentre gli studenti si nascondevano negli armadietti. Le persone coinvolte in questo momento, quelle che erano lì, quelle che hanno postato, quelle che hanno twittato, quelle che fanno interviste e parlano con la gente, vengono ascoltate per quella che sembra la prima volta su questo argomento che è apparso oltre 1.000 volte solo negli ultimi quattro anni.

Oggi ho scoperto che esiste un sito web, www.shootingtracker.com. Nulla nel titolo suggerisce che stia monitorando solamente le sparatorie negli Stati Uniti, eppure, ha bisogno di farlo? Perché l’Australia ha avuto una sola sparatoria di massa, nel 1999 a Port Arthur {e dopo il} il massacro ha introdotto leggi sul controllo delle armi da fuoco, e da allora non ne ha più avuto nemmeno uno. Il Giappone non ha mai avuto una sparatoria di massa. Il Canada ne ha avuti tre, e il Regno Unito ne ha avuto uno, ed entrambi questi Stati hanno introdotto il controllo delle armi eppure siamo qui, con siti web dedicati a segnalare queste tragedie, in modo che possano essere formulate statistiche da mettere a vostra disposizione.

Oggi ho visto un’intervista in mattinata, e ho notato che una delle domande era: pensi che i tuoi figli dovranno subire altre sparatorie a scuola? E la nostra risposta è che i nostri ‘vicini’ non dovranno subire altre sparatorie a scuola. Quando abbiamo avuto voce in capitolo con il governo – e forse gli adulti ormai si sono abituati a dire che {la situazione} “è quella che è”, ma se noi studenti abbiamo imparato qualcosa, è che se non studi, fallirai. E in questo caso, se non fai niente attivamente, allora le persone finiranno per morire, continuamente, quindi è ora di iniziare a fare qualcosa.

Saremo i ragazzi dei quali leggerete nei libri di testo. Non perché saremo un’altra mera statistica sulle sparatorie di massa in America, ma perché, proprio come ha detto David, saremo l’ultima sparatoria di massa. Proprio come nel caso ‘Tinker contro Des Moines’, cambieremo la legge. Ci sarà Marjory Stoneman Douglas in quel libro di testo, e ciò sarà dovuto allo sforzo instancabile del consiglio scolastico, dei membri della facoltà, dei membri delle famiglie e soprattutto di tutti gli studenti. Gli studenti che sono morti, gli studenti ancora in ospedale, lo studente che ora soffre di stress post-traumatico, gli studenti che hanno avuto attacchi di panico durante la veglia perché gli elicotteri non ci lasciavano tranquilli e si libravano sulla scuola per 24 ore al giorno.

C’è un tweet sul quale vorrei concentrarmi. {C’erano} tanti segnali che il tiratore in Florida fosse disturbato mentalmente, {era stato} persino espulso per comportamento scorretto e irregolare. I vicini e i compagni di classe sapevano che era un grosso problema. È sempre necessario segnalare tali istanze alle autorità, ancora e ancora. L’abbiamo fatto, più e più volte. Fin da quando era alle scuole medie e non è stata una sorpresa per nessuno che lo conoscesse scoprire che era lui il tiratore. Chi parla di come non avremmo dovuto ostracizzarlo, non lo conosceva affatto. Beh, noi lo conoscevamo. Sappiamo che stanno rivendicando problemi di salute mentale, e io non sono una psicologa, ma dobbiamo stare attenti perché questo non era solo un problema di salute mentale. Non avrebbe ferito molti studenti con un coltello.

E che ne dite di smettere di incolpare le vittime di qualcosa che è stata colpa dello studente, colpa delle persone che gli hanno permesso di comprare le armi, quelli delle mostre di armi, le persone che lo hanno incoraggiato a comprare gli accessori per le sue armi in modo da renderle completamente automatiche, le persone che non gliele hanno portate via quando hanno saputo che esprimeva tendenze omicide, e non sto parlando dell’FBI. Sto parlando delle persone con cui ha vissuto. Sto parlando dei vicini, che lo hanno visto fuori, con in mano le armi.

Se il Presidente vuole venire da me e dirmi in faccia che è stata una tragedia terribile, che non sarebbe mai dovuta succedere, e continuare a dirci che non si farà nulla al riguardo, allora sarò felice di chiedergli quanti soldi ha ricevuto dalla National Rifle Association {lobby americana delle armi}. E volete sapere una cosa? Non importa, perché lo so già. Trenta milioni di dollari. Che, diviso per il numero di vittime da armi da fuoco negli Stati Uniti solamente nel primo mese e mezzo del solo 2018, risulta essere la bella cifra di $ 5,800 {a persona}. Questo è quanto valgono queste persone per te, Trump? Se non fai nulla per impedire che ciò continui ad accadere, il numero delle vittime di armi da fuoco salirà e il il loro valore scenderà. E noi saremo senza valore per te. A ogni politico che prende donazioni dalla NRA io dico: vergognatevi!

Se il vostro denaro fosse tanto minacciato quanto lo siamo noi, il vostro primo pensiero sarebbe, come si rifletterà questo sulla mia campagna? Chi dovrei scegliere? Oppure scegliereste noi, e se ci rispondeste, per una volta vi comportereste di conseguenza? Sapete quale sarebbe un buon modo di comportarsi di conseguenza? Ebbene, ho un fulgido esempio di come non ci si dovrebbe comportare. Nel febbraio del 2017, un anno fa, il presidente Trump ha abrogato un regolamento approvato dalla presidenza Obama che avrebbe reso più facile bloccare la vendita di armi da fuoco a persone con determinate malattie mentali.
Dalle interazioni che ho avuto con il tiratore prima della sparatoria, e dalle informazioni che ho attualmente su di lui, non so davvero se fosse malato di mente. Ho scritto questo prima di sentire quello che ha detto Delaney. Delaney ha detto che gli era stato diagnosticato {un disordine mentale}. Non ho bisogno di uno psicologo e non ho bisogno di essere una psicologa per sapere che abrogare quel regolamento è stata un’idea davvero stupida.

Il senatore repubblicano dell’Iowa Chuck Grassley è stato l’unico sponsor di un disegno di legge che impedisce all’FBI di eseguire controlli di background su persone giudicate malate di mente e ora dichiara, a titolo informativo: “Beh, è un peccato che l’FBI non stia effettuando controlli di background su questi malati di mente.” Eh, caro. Sei stato proprio tu a togliere loro questa opportunità, l’anno scorso.

Le persone del governo, che sono state votate per arrivare al potere, ci stanno mentendo. E noi ragazzi sembriamo essere gli unici a notarlo, e i nostri genitori gli unici ad affermare che stanno dicendo cazzate. Voi, aziende che state cercando di rendere gli adolescenti delle caricature in questi giorni, dicendo che siamo tutti egocentrici e ossessionati dalla moda e ci zittite fino a sottometterci quando il nostro messaggio non raggiunge le orecchie della nazione, siamo pronti a dire che queste sono cazzate. Politici che sedete sulle vostre poltrone dorate della Camera e del Senato, finanziati dalla NRA, dicendoci che non si sarebbe potuto fare nulla per impedirlo, queste sono cazzate. Dicono che leggi più restrittive sulle armi non riducono la violenza. Queste sono cazzate. Dicono che un bravo ragazzo con un’arma ne ferma uno cattivo con una pistola. Queste sono cazzate. Dicono che le armi sono solo strumenti, come i coltelli, e che sono pericolose quanto le auto. Queste sono cazzate. Dicono che nessuna legge avrebbe potuto impedire le centinaia di tragedie insensate che si sono verificate. Queste sono cazzate. Dicono che noi ragazzi non sappiamo di cosa stiamo parlando, che siamo troppo giovani per capire come funziona il governo. Queste sono cazzate. Se siete d’accordo, registratevi per votare. Contattate i vostri membri locali del Congresso. Dite loro cosa ne pensate.”

Fonti:
🔸Traduzione di Sarah Tuggey: goo.gl/QssBNg
🔸CNN: goo.gl/nrUaub

Per Giulio Regeni, un anno dopo

25 Gen

Nell’anniversario dell’insensato e crudele assassinio di Giulio Regeni, il sito di giornalismo indipendente Valigia Blu (1) pubblica la cronistoria di un anno di fatti e notizie.

Ad oggi, la verità è ancora nascosta nelle menzogne del criminale regime del dittatore Al-Sisi. Ogni giorno che passa, però, sotto la pressione dell’opinione pubblica mondiale e per l’istancabile opera degli investigatori si aggiungono nuovi tasselli e si susseguono, sempre più complete e dettagliate, le inchieste giornalistiche come quella di Jacona per PresaDiretta e quella di Floriana Buffon su l’Espresso. I goffi tentativi, i ripetuti depistaggi, le bugie della polizia, della sicurezza e delle varie autorità egiziane  implicate e dello stesso presidente (che – mentendo – aveva  più volte assicurato il suo personale impegno) hanno ormai vita breve.
Oggi ricordiamo un giovane italiano, coraggioso e pieno di talento. E nessuno può farlo meglio dei genitori di Giulio, la cui dignità e forza d’animo sono un esempio, ed ai quali ci uniamo tutti in un grande abbraccio collettivo.

letteragenitoriregeni(1) Valigia Blu. Senza editori, senza pubblicità. Per i lettori, con i lettori. Semplicemente giornalismo.

Giornalismo vero, aggiungo io.

 

 

====================
copertina-cucsfhttp://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro il TTIP anche il Nobel Joseph Stiglitz

14 Mag

Non ha avuto esitazioni nel condannare il TTIP il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. In una recente audizione al nostro Parlamento la sua invocazione è stata precisa e inequivocabile: “non firmate!”. Ma lo ascolteranno il Presidente del Consiglio, il governo, i nostri rappresentanti a Bruxelles?

Cos’è il TTIP? Detto in parole povere, è un trattato cui le multinazionali tengono moltissimo perché consentirebbe loro di ignorare la legislazione dei singoli Stati firmatari per difendere i loro interessi. Salvo qualche rarissima eccezione, però, i media italiani continuano a ignorare – soli in Europa – la questione. Per quale motivo? Provate a immaginarlo voi.

Oltre a Report che vi dedicò una puntata e a questo filmato molto esauriente, su un noto sito di informazione indipendente, Valigia Blu, si può trovare l’inchiesta di Bruno Saetta, la più completa  che io abbia letto. Anche Sbilanciamoci.info ha dedicato al TTIP diversi articoli dai titoli più che eloquenti  (Libero scambioUSA-UE: un accordo a perdere,  Il trattato intrattabile, Il patto europeo dei capitali). L’ultimo inizia così:  “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo.”

In tutta Europa cittadini consapevoli e informati si stanno mobilitando per fronteggiare e contrastare il TTIP. Questa petizione ha raccolto milioni di firme: chi volesse partecipare alla raccolta può scaricare questo modulo e una volta completato inviarlo  all’indirizzo che si trova sullo stesso, in basso.

 

Ancora una volta: NO alla TAV in val di Susa

2 Mar

Il grande mistero. Il traffico previsto è inferiore del 75%, i fondi UE in dubbio, le stime di spesa costantemente al rialzo, i lavori in clamoroso ritardo.
Un’opera sulla cui utilità le perplessità (eufemismo) aumentano ogni giorno. Meno di due anni fa perfino Renzi la pensava così: «La Tav Torino-Lione? Non è un’opera dannosa, ma inutile. Sono soldi impiegati male». Appena diventato presidente del Consiglio ha però cambiato idea (“sulla TAV si va avanti”) ma senza spiegare neppure un perché.

Val di Susa
Nel colpevole silenzio generale dei media, Valigia blu  descrive con le appassionate testimonianze di Andrea Zitelli e Michele Azzu la situazione della valle deturpata e la storia del movimento No Tav.  Gliene sono molto grato, così come sono grato e riconoscente alla coscienza civica della orgogliosa gente della val di Susa.

 

TTIP: un accordo ‘truccato’ a favore degli USA. Ma a Renzi piace.

14 Ott

Il trattato sul commercio con gli USA e la finta consultazione della Commissione europea
La strategia della Commissione per far “digerire” all’opinione pubblica il trattato TTIP. Esercitare la democrazia in Europa finirà per costare fino al 2% del Pil.
Questo il più che eloquente titolo del lungo ed esaustivo articolo di Bruno Saetta, avvocato ed esperto di diritto della Rete, per Valigia Blu, il noto sito di informazione diretto da Arianna Ciccone, la co-fondatrice del Festival Internazionale di Giornalismo (IJF) che si tiene ogni anno a Perugia.Il giudizio è netto e senza appello: “un accordo truccato” lo definisce Saetta in chiusura, dopo aver dichiarato che

Nonostante la Commissione si sia affannata nel presentare nel modo più positivo possibile queste clausole, pubblicando una serie di risposte alle critiche più pressanti, l’idea dell’opinione pubblica è decisamente negativa, per il timore che un arbitrato possa stravolgere decisioni politiche democraticamente prese.
Pertanto deve preoccupare non poco che il nostro Presidente del Consiglio lo consideri addirittura “una fondamentale scelta strategica“. Se non azzardata, appare quanto meno una definizione affrettata, pronunciata certamente senza aver letto l’articolo di Valigia Blu.
Aspettiamo allora l’inchiesta di Report che andrà in onda domenica prossima 19 ottobre: sarà difficle dire, dopo, “non avevo capito”.

Renzi, l’art. 18 e sapere di cosa si parla

29 Set

Renzi da Faziohttp://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-111a387f-ecc6-4f61-9e59-701eb65626e5.html#p=

A Chetempochefa il Presidente del Consiglio dichiara polemicamente (vedere press’a poco al 14’02”)  che il sindacato – che difende con tanto ottuso accanimento l’art. 18 – sia “l’unica  azienda con più di 15 dipendenti che non è soggetta all’art.18”. Appare questa una dichiarazione sensata, che fa scalpore, non è vero? Quanta ipocrisia si nasconde nella difesa di questo odioso privilegio da parte dei sindacati, finalmente scoperti e  indicati al pubblico ludibrio.

Purtroppo per lui, e per tutti noi cittadini, la realtà è tanto semplice da apparire banale: ma non è affatto banale che il Presidente del Consiglio dimostri platealmente di non avere la minima idea di cosa stia parlando.
Oggi Valigia Blu pubblica un’ampia ed esauriente disamina di Andrea Zitelli della legislazione italiana  sul lavoro. Lo segnalo per chi volesse davvero informarsi. C’è tutto l’essenziale, inclusa la riforma Fornero e un confronto dell’art.18 con l’equivalente degli altri Paesi europei (perché non è vero che ci sia solo in Italia). Ma qui è sufficente un unico riferimento, quello che segue.

La legge n. 108 dell’11 maggio 1990, “Disciplina dei licenziamenti individuali”, afferma (il neretto è mio):

Art. 4,1. “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 3, le disposizioni degli articoli 1 e 2 non trovano applicazione nei rapporti disciplinati dalla legge 2 aprile 1958, n. 339. La disciplina di cui all’articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’articolo 1 della presente legge, non trova applicazione nei confronti dei datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto.”

Quindi non SOLO i sindacati, ma anche i partiti, le onlus, le associazioni culturali, le organizzazioni religiose e via cantando sono – secondo la legge – esclusi dall’ambito dell’art. 18. E mi pare anche giusto e logico, visto che si tratta di attività che non hanno il profitto come fine. Ma forse è proprio questo che fa tanta meraviglia a qualcuno.e suscita tanta ostilità.

P.s. Con un ‘grazie’ a Chiara Baldi che mi ha risparmiato la ricerca. 🙂

Che fine farà la RAI?

5 Set

Quella che si può leggere tra le righe in questa precisa istantanea di Andrea Zitelli per Valigia Blu è una fine annunciata: la RAI ha cessato la sua funzione di maggiore azienda culturale del Paese e rispetta solo in minima parte il servizio pubblico cui è chiamata dalla convenzione.

E i tagli forzati cui è stata chiamata dal Presidente del Consiglio ne ridurranno ancora i termini, accelerando il processo di progressivo svuotamento di contenuti e patrimonio (anche culturale e professionale) cui è stata sottoposta negli anni e, ovviamente, in misura maggiore durante i governi Berlusconi.

TTIP: sempre peggio (e Renzi tace)

17 Lug

 

Ne abbiamo parlato anche qui, ( e ancora qui e qui), ma – riconosco i miei limiti – molto sommariamente. Si tratta di negoziati segreti tra Europa e USA che, non foss’altro per il mistero che li copre, non promettono nulla di buono.
Oggi però mi capita, grazie ad Arianna Ciccone e a Valigia Blu, questa eccellente ed eauriente indagine di Bruno Saetta, dal titolo maledettamente eloquente. Continuo così a domandarmi come mai in Italia non se ne parli o, quando avvenga, lo faccia la RAI ed esclusivamente in positivo, come racconta Lorenzo Robustelli,  (grazie ad Alessandro Gilioli per la segnalazione).
E soprattutto mi domando perché non ne parli agli italiani il Pesidente del Consiglio, di solito così pronto a illustrarci le grandi opportunità che si offrono all’Italia sotto la sua guida. Mi viene il sospetto che non ne sappia nulla neanche lui. Mah.

Copyright, sorveglianza digitale, privacy: gli USA alla conquista dell’Europa in nome del profittoRicorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

Copyright, sorveglianza digitale, privacy: gli USA alla conquista dell’Europa in nome del profitto
I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.

I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

Una fragile cultura della democrazia

8 Lug

Questo è quanto mi viene da dire in questi giorni in cui la polemica sulle riforme – della legge elettorale e del Senato – si va esasperando. Mi colpisce dolorosamente, e non esagero, verificare che LUCCHETTO 2l’entusiasmo osannante per “chi fa” – non importa cosa e come – travolga ogni più elementare senso del diritto a esercitare la democrazia: fondamentali come il bilanciamento dei poteri, il diritto a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, la contrapposizione costruttiva delle idee e delle opinione vengono vissuti nel migliore dei casi con un senso di noia, se non con incosciente insofferenza.

Ha detto bene Arianna Ciccone su Valigia Blu a proposito di  legge elettorale e riforma del Senato:

“Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).”

Anche Alessandro Gilioli molto efficacemente oggi, qui, qui e qui.

A suo tempo io sono stato meno educato e scrissi che si trattava della cazzata perfetta. Per fortuna vostra e mia, a bilanciare ha provveduto questa civile  lettera di Vannino Chiti al Corriere.

Caro direttore,
Le chiedo ospitalità per alcune considerazioni sulla riforma costituzionale, ora in discussione in Senato.
Chi, su alcuni punti, ha presentato proposte diverse, è stato accusato di sabotaggio. Al contrario vogliamo le riforme: sono urgenti. Devono però essere buone riforme, altrimenti la nostra democrazia si impoverirà. L’elezione indiretta provoca anche un pasticcio inaccettabile sull’immunità. Da un lato la estende agli amministratori in modo improprio, dall’altro differenzia tra sindaci e tra consiglieri regionali.
C’è ampio accordo sul fatto che la Camera abbia l’esclusività del rapporto di fiducia con il governo e l’ultima parola su gran parte delle leggi, compresa quella di bilancio.
Occorre mantenere – come in molte grandi democrazie – competenze paritarie di Camera e Senato su Costituzione, leggi elettorali e referendum, ordinamenti dell’Unione Europea e delle Regioni, diritti fondamentali, quali quelli delle minoranze, la libertà religiosa, i temi eticamente sensibili. Non sui diritti ma sugli altri aspetti e sul numero dei senatori – 100 e non più 150 – si è tenuto conto delle nostre proposte: segno che non erano delle invenzioni per perdere tempo.
Ritengo che sui diritti fondamentali debba mantenersi un bicameralismo paritario: non possono essere di esclusiva competenza della maggioranza di governo. È un ruolo di garanzia e di equilibrio da far svolgere al Senato: se per la Camera si adotta una legge maggioritaria che assicuri governabilità, è necessario avere un Senato aperto alla presenza delle forze più rappresentative in ogni regione. È importante una sua piena legittimazione attraverso l’elezione dei senatori da parte dei cittadini, in concomitanza con quella dei consigli regionali.
Non ci sono rischi di far rientrare dalla finestra la fiducia ai governi: il Senato non si formerebbe in un’unica elezione né sarebbe sciolto ad una stessa scadenza.
È anche superficiale dire che la riforma della Camera, con la riduzione da 630 a 470 deputati, non sia all’o.d.g. Chi lo stabilisce? Ci sono emendamenti precisi: si deve dire si o no!
Mi è stato ricordato che in passato ho sostenuto l’opzione del Bundesrat tedesco: è vero. Da sempre sono convinto che sia l’unica alternativa al Senato elettivo. Il modello tedesco va preso tutto quanto, non a piacimento. Nel Bundesrat siedono solo i governi regionali – non consiglieri e sindaci – e votano in modo unitario; sulle leggi non bicamerali, il Bundestag può modificare proposte del Senato solo con una maggioranza uguale a quella con cui sono state approvate. Infine, il Bundestag è eletto con legge proporzionale e sbarramento al 5%.
Altre soluzioni non convincono. Gli Stati Uniti hanno sperimentato il Senato di secondo grado: sono passati al voto diretto dei cittadini dopo aver registrato gravi casi di corruzione e una rappresentanza troppo localistica. La Francia nel marzo scorso ha stabilito che dalle prossime elezioni non si potrà essere più sindaci, presidenti di regione e parlamentari. Esperienze fallite, da noi diventano innovazione?
Voler mantenere ai cittadini il diritto di scegliere con il voto i loro rappresentanti nelle istituzioni sarebbe conservazione?
Nel XXI secolo la democrazia è sfidata non solo dai terrorismi, ma da semplificazioni che danno vita a quella che viene definita dittatura delle maggioranze, un affievolirsi cioè dei controlli sui governi. È un pericolo dal quale guardarsi. La democrazia ha bisogno di partecipazione e governabilità, non di contrapporre l’una all’altra.

Non mi illudo che tutto ciò possa servire a far aprire gli occhi a chi ha ormai deciso di consacrare la propria esistenza e le proprie fortune alla prosternazione perenne.  Ma sperare che un filo di dubbio possa crescere a insinuarsi in chi abbia un minimo di consapevolezza, almeno questo lasciatemelo.

 

 

Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Se si considera anche la riforma del Senato che sarà, secondo la volontà del Governo, non elettivo, il combinato disposto della legge elettorale (con liste bloccate e candidature plurime, accesso premio di maggioranza con 37% dei voti, sbarramento eccessivo per i piccoli partiti) e del Senato rischia di minare fortemente la rappresentatività e il tasso di democraticità (inteso soprattutto, ma non solo, come rapporto elettore-elettorato).Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Legge elettorale e Senato: una riforma da rivedere. E i gufi non c’entranoRicorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
Legge elettorale e Senato: una riforma da rivedere. E i gufi non c’entranoRicorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-la-riforma-come-e-come-dovrebbe-essere/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

ParteCivile

marziani in movimento

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: