Archivio | febbraio, 2015

Assemblea pubblica promossa dal COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

27 Feb

I cittadini hanno il dovere di difendere la loro Costituzione.

Coordinamento Democrazia Costituzionale

Modifiche della Costituzione e legge elettorale, un disegno di accentramento autoritario ?
Difendere la Costituzione nata dalla Resistenza per impedire lo stravolgimento dei suoi valori fondamentali

LUNEDI 9 MARZO dalle ore 15 alle ore 18.30 Assemblea pubblica promossa dal COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE
Aula dei gruppi parlamentari della Camera in via di Campo Marzio

Le pesanti modifiche della Costituzione e della legge elettorale all’esame di questo Parlamento, risultato di una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, stanno creando un serio pericolo di accentramento del potere di decisione nelle mani del Governo e la discussione parlamentare, per come avviene, requisisce di fatto le decisioni senza consentire la partecipazione dei cittadini; senza trascurare che lo stesso Parlamento è fortemente delegittimato dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha messo in mora la legge elettorale con cui è stato eletto.
Il nostro paese, colpito da una grave crisi economica, è concentrato…

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Alla Costituzione una pausa non guasta

25 Feb

L’appello del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

Da varie parti viene posto un problema reale, vale a dire la necessità di una pausa di riflessione e di confronto sul delicatissimo tema della Costituzione e, per altri versi, della legge elettorale. In primo luogo, perché l’attuale Parlamento dovrebbe     Costituzione GUprocedere con grande cautela sul problema della Costituzione, in quanto è stato   eletto con altri obiettivi e della Carta fondamentale non si è praticamente parlato in campagna elettorale. E c’è anche chi ha proposto, con qualche fondamento, un’apposita Assemblea costituente. Tutto ciò sta avvenendo con vincoli, imposizioni disciplinari e “patti”, senza un confronto aperto. Infine, non va dimenticato che la legge elettorale con cui è stato eletto il Parlamento è stata fortemente messa in discussione dalla sentenza della Corte Costituzionale. La stessa revisione della legge elettorale, strettamente intrecciata alle citate modifiche costituzionali in corso, viene portata avanti con una fretta del tutto destituita di fondamento, visto che la sua entrata in vigore è comunque rinviata al 1° luglio 2016, come afferma il testo approvato dal Senato.
Se mancano sedici mesi, perché tanta fretta ?
Del resto, il cosiddetto patto del Nazareno è oggi in crisi e non si capisce perché si dovrebbe perse- verare su scelte fortemente viziate da condizionamenti indubbiamente inaccettabili.
Il Parlamento farebbe bene — anche dopo le “baruffe” delle ultime ore — a fermarsi per un periodo e ad aprire una discussione ampia e democratica. Tra l’altro, i ripetuti “incidenti” in Aula non sono il sintomo di difficoltà reali? L’eventuale riforma della Costituzione va pensata guardando ai decenni a venire, come hanno fatto i padri costituenti.
Del resto, è l’anno del 70° della Liberazione dal nazifascismo. La Costituzione che ne derivò merita, dunque, un’attenzione e una considerazione ben diverse da quelle che oggi le è riservata. Si rischia seriamente di contraddire i principi e gli obiettivi della prima parte della Costituzione, che sono le fondamenta della stessa convivenza nazionale. Né va sottovalutato il rovesciamento dei ruoli a favore del Governo, che renderebbe di fatto subalterno e residuale il Parlamento.
Per questo, proponiamo una adeguata pausa di riflessione su modifiche costituzionali e legge elettorale, che consenta all’opinione pubblica di conoscere bene quanto sta accadendo e di esprimersi con piena consapevolezza attraverso le rappresentanze civili e sociali. Ricordiamoci che simile coinvolgimento non fu permesso, ad esempio, in occasione del cambiamento dell’articolo 81 della Costituzione che, nella versione approvata, ha ingabbiato le politiche di bilancio dell’Italia, al punto da risultare in evidente contraddizione, nel testo attuale, con le richieste di politiche di rilancio dell’occupazione e dell’economia che pure il Governo ha portato in sede europea.
Si rifletta con cura, allora, prima di mettere in questione gli aspetti “genetici” dell’identità nazionale. Lo chiedono autorevolissimi appelli. Ci uniamo. Una pausa non è tempo perduto, bensì ritrovato.

ALFIERO GRANDI – VINCENZO VITA
(da Il Manifesto)

Aderisci al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

Senza pilota

25 Feb

«Siamo come i passeggeri di un aereo quando scoprono che la cabina di pilotaggio è vuota e che la voce rassicurante del capitano era solo la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima».

Con questa citazione di Zygmunt Bauman si chiude un post di Alessandro Gilioli dal titolo significativo: “Lo scollamento”,  basato sul rapporto ‘Nella “terra di mezzo” fra terrore globale e paure quotidiane’ realizzato dall’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza.  Gilioli punta il dito su una tabella in particolare, quella sul rapporto di fiducia cittadini-istituzioni in sei paesi europei  tra cui l’Italia, che mi ha lasciato senza parole. Non so voi.

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Lo scollamento

Mentre i media spiegano in modo quasi unanime che sta arrivando la ripresa economica e che l’Isis è una minaccia incombente, gli italiani rivelano che la paura del terrorismo internazionale è pari a meno di un ventesimo di quella per la disoccupazione.

Non male, come scollamento tra realtà e narrazione.

Ecco: scollamento è la parola chiave che emerge da tutto il rapporto sulla sicurezza realizzato da Fondazione Unipolis, Demos&Pi e Osservatorio di Pavia, che prende in considerazione sei diversi Paesi europei.

Scollamento impressionante direi: non solo tra cittadini e media, ma soprattutto tra cittadini e istituzioni. Guardate ad esempio la tabella qui sotto, fa abbastanza effetto:

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Ma accanto allo scollamento tra cittadini e politica (la famosa diade piazza-palazzo) c’è anche, più in generale, quello tra cittadini e corpi intermedi; e alla fine pure tra cittadini e cittadini, cioè tra individui. Ciascuno dei quali ha fatto tristemente propria la nozione che per sopravvivere può fare affidamento solo su stesso e al limite sulla buona sorte, ma su niente altro.

È un mezzo disastro sociale, quello che emerge da questo studio. Che spero finisca rapidamente sui tavoli della politica, tutta ma proprio tutta. «Chi prova solitudine percepisce una maggiore insicurezza rispetto agli altri», ha detto Ilvo Diamanti commentandolo, mentre monsignor Nunzio Galantino ha aggiunto che «servirebbe il reddito minimo» – e benvenuto. A me leggendolo è invece venuta in mente solo una bella e atroce frase di Zygmunt Bauman, che avevo letto qualche tempo fa: «Siamo come i passeggeri di un aereo quando scoprono che la cabina di pilotaggio è vuota e che la voce rassicurante del capitano era solo la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima».

 

Guantanamo, l’infamia senza fine degli USA

24 Feb

Un'amara ironia: "Impegnati Con onore a difendere la libertà"

Un’amara ironia: “Impegnati con onore a difesa della libertà”

Di Guantanamo questo blog si è occupato diverse volte: in occasione dell’ennesimo sciopero della fame dei detenuti come per aderire all’appello di Avaaz, descrivere le condizioni dei prigionieri, fornirne i numeri principali (1).

Oggi un post sul sito del Festival Internazionale di Giornalismo (Perugia, 15 – 19 aprile) informa che se ne parlerà di nuovo in occasione della presentazione del libro di un prigioniero, Mohamedou Ould Slahi, “12 anni a Guantanamo”, Edizioni Piemme.

E’ una storia  atroce. Nonostante già nel 2007 l’FBI, la CIA e l’intelligence americana abbiano stabilito che non ci sono elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo, che non sia mai stato accusato formalmente di alcun crimine e che nel 2010 un giudice federale abbia ordinato la sua scarcerazione, Slahi resta a Guantanamo. La scelleratezza degli USA di fronte a fatti come questo non ha confini. Come non ci sono parole sufficienti a definire questo campo di prigionia che contrasta con ogni elementare codice: i detenuti non sono prigionieri di guerra nè, salvo una decina delle centinaia che vi sono stati reclusi, imputati di specifici reati: Wikileaks svelò perfino la presenza di un vecchio di 89 anni e di un adolescente di 14. Eppure restano lì, sottoposti a un regime carcerario di estrema durezza, privati dei più elementari diritti, sottoposti anche a torture non solo psicologiche, come testimoniato da un approfondito e documentato  programma della CBS, e perfino drogati somministrando dosi esagerate di meflochina, come rivelato dal giornalista Jason Leopold con un’analisi su documenti di Wikileaks.

Guantanamo fu creata nel 2002 sotto la presidenza di George Bush jr a seguito della tragedia dell’11 settembre che già aveva dato luogo al famigerato Patriot Act, molto criticato per le limitazioni ai diritti dei cittadini, la violazione della privacy e la restrizione alla libertà d’espressione.  Consapevole di questa offesa ai principi fondamentali di democrazia e giustizia e della stessa Costituzione degli Stati Uniti, Obama fece della sua chiusura uno dei punti del suo programma presidenziale. Ma  il suo ordine del 2009 ha incontrato il voto contrario del Senato [a proposito di bicameralismo, chiedo scusa per l’inciso] e Guantanamo è ancora lì, con le sue infamie e i suoi drammi.

(1) I numeri di Guantanamo (2013)

  • Detenuti presenti a Guantanamo ora: 166
  • Detenuti che devono rispondere ad accuse: 6
  • Detenuti il cui immediato rilascio è stato approvato, ma si trovano ancora nella prigione: 86
  • Prigionieri di Guantanamo in sciopero della fame: 103
  • Prigionieri in sciopero della fame, legati e costretti all’alimentazione forzata: 30
  • Prigionieri deceduti durante la detenzione: 9
  • Bambini che gli USA hanno trattenuto a Guantanamo: 21
  • Detenuti giudicati presso una corte civile: 1
  • Detenuti che non possono essere giudicati perché le prove sono state invalidate dalla tortura: 50
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Bush: 500+
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Obama: 72
  • Costo annuale per i contribuenti USA: 150 milioni di dollari
  • Numero di giorni da quando Obama ha promesso di chiudere Guantanamo: 1579
  • Periodo di tempo da quando i primi prigionieri sono arrivati a Guantanamo: 11 anni, 4 mesi, 11 giorni

Un uomo solo al comando

22 Feb

Un amico molto saggio, Nando Longoni, mi manda questa sua riflessione che mi onoro di far mia riportandola qui integralmente.

Ho apprezzato molto (al contrario degli ex di centrosinistra ora convertiti al renzismo) le parole della Presidente della Camera, Laura Boldrini, riportate nell’articolo di Silvio Buzzanca su Repubblica.it (Lavoro, Boldrini contro “l’uomo solo al potere”):

“Credo nei ruoli intermedi, associazioni, sindacati. Dunque, l’idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutto a me non piace perché non rispetta l’idea di democrazia.”

Sono andato a rileggermi un capitolo di “Scegliere il Principe” libretto di Maurizio Viroli (Gius. Laterza & Figli, 2013), per l’esattezza il Capitolo XVI dal titolo: “Era questo ordine buono, quando i cittadini erano buoni …ma diventati i cittadini cattivi, diventò tale ordine pessimo” ovvero “Solo politici saggi e onesti possono toccare la Costituzione” e ve ne propongo qui la lettura dei paragrafi iniziali:

“Anche le costituzioni, come le strategie politiche, devono adeguarsi ai tempi. Sia i leader del centro-destra che quelli del centro-sinistra ritengono da anni che sia opportuno avviare la riforma della Costituzione repubblicana. Tale riforma obbedirebbe, secondo i suoi propugnatori, ad un sano realismo politico: quello appunto di adeguare le regole ai tempi, al fine di avere ordinamenti che promuovano il buongoverno. Poiché abbiamo la fortuna di poter consultare uno dei maestri riconosciuti del realismo politico (Machiavelli, mia nota), chiediamogli se e quando è saggio cambiare la Costituzione di una repubblica e, in caso di risposta affermativa, quale deve essere il criterio da seguire per realizzare tale cambiamento.

Niccolo-Machiavelli«Poteva uno tribuno, e qualunque altro cittadino, preporre al Popolo una legge, sopra la quale ogni cittadino poteva parlare, o in favore o incontro, innanzi che la si deliberasse. Era questo ordine buono, quando i cittadini erano buoni; perché sempre fu bene che ciascuno che intende uno bene per il pubblico lo possa preporre; ed è bene che ciascuno sopra quello possa dire l’opinione sua, acciocché il popolo, inteso ciascuno, possa poi eleggere il meglio. Ma diventati i cittadini cattivi, diventò tale ordine pessimo; perché solo i potenti proponevano leggi, non per la comune libertà, ma per la potenza loro; e contro a quelle non poteva parlare alcuno, per paura di quelli: talché il popolo veniva o ingannato o sforzato [costretto] a diliberare la sua rovina»(Discorsi, I,16)

Saluti a tutte e tutti. E buona meditazione.
Nando

Ogni giorno più di un editoriale: Ellekappa

20 Feb

Sono da anni un  più che convinto estimatore, direi meglio un ammiratore totalmente perso, di Ellekappa, al secolo Laura Pellegrini. Tutti santi giorni il suo commento condensa in una vignetta di rara efficacia il fatto o la notizia più rilevante. E tutto questo sotto un’apparente innocenza, con l’intelligenza condita da una grazia che inganna e nasconde un sublimato di satira corrosiva. Basta guardare la successione delle sue illustrazioni di questo mese su Repubblica e ne avrete un’idea, oltre che un rapido sunto di quanto accaduto in quest’ultimo periodo. Per non dire poi di quella gran dote di pochi che è l’autoironia. Ricorderò sempre quella sua fulminante battuta (cito a memoria): “ Ma non esistono giornalisti incorruttibili? – Sì, ma costano molto di più“.

La Barcaccia: come nacque, quando e perché

20 Feb

Barcaccia
Questo filmato è tratto dal documentario “La libertà di Bernini”, di Tomaso Montanari, un viaggio in otto puntate nell’arte e nella vita di Gian Lorenzo Bernini, con la regia di Luca Criscenti e andato in onda su Rai5.
E un piccolo contributo per capire meglio il senso dell’oltraggio che i tifosi di calcio hanno portato ieri all’opera dei due Bernini, padre e figlio. Infatti il papa Urbano VIII aveva commissionato la fontana a Pietro e Gian Lorenzo contribuì alla sua ideazione portandola a compimento alla morte del genitore.
Come ben riportato da Wikipedia, nel caso della Barcaccia era “la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come un’opera scultorea, allontanandosi dai canoni della classica vasca dalle forme geometriche“.
Ne risultò il capolavoro che si può oggi ammirare tutti i giorni, ma che ieri non ha purtroppo colpito la sensibilità dei vandali.

 

Makkox a Salvini: vediamo se ora capisci.

19 Feb

Apprezzo l’ottimismo e soprattutto la pazienza, ma ho scarse speranze.fiamme Salvini

Da Gazebo del 15 febbraio 2015  (da ringraziare sempre e comunque  🙂 )

Riforme, così si soffoca la democrazia.

17 Feb

L’ex-senatore Francesco ‘Pancho’ Pardi ha pubblicato su Micromega questa appassionata lettera in cui invita a reagire iscritti ed elettori del Pd per evitare passi che possono essere esiziali per la nostra giovane democrazia.
Ne condivido lo spirito e la forma. Il neretto è mio.

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Riforme, così si soffoca la democrazia. Lettera aperta ai cittadini che votano Pd

di Pancho Pardi

Cari cittadini che votate PD,

in questi giorni il partito in cui avete riposto le vostre speranze di un futuro migliore ha imposto nella discussione alla Camera sulla revisione costituzionale tempi ristretti come per un decreto legge: la Carta costituzionale trattata alla pari di un provvedimento di necessità e urgenza da liquidare alla svelta.

A questa obiezione i dirigenti del PD replicano in due modi. Sostengono in primo luogo: sono anni che se ne discute e ormai è l’ora di concludere. In realtà ha discusso solo, e male, il Parlamento, ma nel paese il tema è ignoto alla maggior parte dei cittadini, che non sono stati chiamati a ragionarne nemmeno dai loro stessi partiti. Voi stessi non siete mai stati convocati dal PD in assemblee cittadine; l’argomento è tabù per voi e appannaggio solo dei parlamentari. Se voi aveste voluto rovesciare le priorità e chiedere al PD di occuparsi prima di tutto della crisi economica e della mancanza di lavoro non avreste mai avuto la sede pubblica per farlo.

In secondo luogo il PD ribatte che, alla fine, la maggioranza ha il diritto di vedere realizzati i propri progetti e non può farsi soffocare dall’ostruzionismo delle opposizioni. Qui c’è la mistificazione più grave. Il PD ha l’attuale maggioranza dei seggi alla Camera solo a causa del mostruoso premio previsto dal Porcellum per chi prevale, sia pure di poco, nella competizione elettorale. E’ ora di ricordare che il PD ha preso nel 2013 circa il 26% dei voti. Ha prevalso a fatica sul Movimento Cinque Stelle, ma la sua maggioranza di voti ricevuti è poco più di un quarto dei voti scrutinati. Peggio ancora: poiché i non votanti sono stati circa il 40% degli aventi diritto al voto, la maggioranza del PD calcolata sulla totalità dei cittadini con diritto di voto è ancora più bassa: un’autentica minoranza. Che però col premio diventa maggioranza nelle aule parlamentari.

Ora questa falsa maggioranza ripete di continuo che sono necessarie le riforme. Non per migliorare le condizioni dei cittadini ma per cambiare le istituzioni: la riforma del Senato e la legge elettorale. La prima viene ritenuta necessaria perché il nostro tempo europeo esige rapidità e richiede il passaggio da due Camere legislative a una sola. La seconda è richiesta anche dalla Corte Costituzionale che ha giudicato in buona parte incostituzionale la legge elettorale, il Porcellum con cui abbiamo votatole ultime tre volte, 2006, 2008 e 2013.

Ma in realtà le riforme in discussione non risolvono affatto i due problemi.

Invece di abolire il Senato e passare direttamente a un sistema monocamerale si inventa un Senato posticcio e contraddittorio. Non è eletto dai cittadini ma ha potestà legislative. E’ dotato di poteri rilevanti (vota il Presidente della Repubblica, concorre a modifiche costituzionali) ma è composto da soggetti nominati dai consigli regionali. In nome della lotta ai costi della politica è ridotto dai 315 attuali a 100 senatori, ma alla Camera lo stesso criterio non vale: resta composta da 630 deputati. Il motivo è semplice: al contrario del Senato, alla Camera il premio di maggioranza garantisce, come si è visto, una maggioranza certa, anzi sproporzionata in rapporto ai voti ricevuti, quindi i deputati dovevano essere tenuti buoni.

Con queste riforme un Parlamento vuoto di significato

Con queste riforme un Parlamento vuoto di significato

Invece di mandare al macero la legge elettorale attuale se ne fa una copia che ne mantiene alcuni insidiosi aspetti incostituzionali. I capilista saranno bloccati e ciò comporta che circa due terzi dei parlamentari saranno nominati dalle segreterie di partito e non scelti dagli elettori.
L’enorme premio di maggioranza renderà diseguale il voto dei cittadini: la minoranza più grossa uscita dalle urne avrà 340 deputati, tutte le altre minoranze dovranno dividersi i restanti 290. Chi voterà per la prima conterà molto di più di chi voterà per le altre.

Al confronto col Porcellum c’è un pericoloso peggioramento: il premio di maggioranza andrà non a una coalizione ma a un solo partito. Quindi la più grossa delle minoranze, divenuta falsa maggioranza, avrà il dominio assoluto alla Camera, ma a sua volta sarà dominata da chi avrà avuto il potere di nominare chi sarà stato eletto. Il risultato finale sarà una falsa maggioranza di ubbidienti al servizio di chi li ha fatti eleggere.

La sovranità popolare sarà ridotta alla scelta, ogni cinque anni, di un vincitore telegenico che diventerà dominatore assoluto. Egli infatti disporrà del potere di esigere che i disegni di legge del governo vengano votati entro sessanta giorni senza emendamenti. Tutte le attività parlamentari, di commissione e di aula, avranno funzione servile. La falsa maggioranza parlamentare avrà poi la possibilità di eleggere da sola il Presidente della Repubblica e plasmare la Corte Costituzionale e potrà così impadronirsi dei residui strumenti di controllo.

A ciò si aggiunge un colpo ulteriore: le possibilità di partecipazione diretta dei cittadini alla politica sono ora rese più difficili perché le firme da raccogliere per le leggi di iniziativa popolare passano da 50.000 a 150.000, quelle per i referendum da 500.000 a 800.000: i pochi padroni della politica vogliono essere sicuri di non essere disturbati.

In sintesi, le due riforme insieme cambieranno non solo la forma di governo ma anche la forma di Stato: si passa di fatto dalla repubblica parlamentare alla repubblica presidenziale. Peggio: sarà un presidenzialismo sgangherato, del tutto privo degli incisivi strumenti di controllo cui è assoggettato, per esempio, il presidente degli Stati Uniti.

Cari cittadini che votate PD,
per venti anni abbiamo lottato, anche insieme a voi, contro il disegno del centrodestra di modificare la Costituzione e sottomettere così il Parlamento alla volontà del governo. E ci siamo riusciti quando nel 2006 la volontà popolare ha bocciato la sua riforma della Costituzione. Ora quel programma del centrodestra è assunto in pieno e perfino aggravato dal PD.

Un partito consapevole che la sua maggioranza è frutto di una legge elettorale incostituzionale dovrebbe astenersi dal toccare la Costituzione e dedicare tutte le sue energie ad affrontare e risolvere i più gravi problemi del paese. I principi più luminosi della Costituzione sono ben lontani dall’essere realizzati: la Costituzione attende ancora di essere attuata. Il Pd invece la stravolge con l’obbiettivo esplicito di attribuire a chi vince le elezioni, anche per un solo voto, un potere illimitato che nemmeno nei suoi sogni più ottimistici Berlusconi aveva immaginato per sé. Ora si oppone a un disegno che gli è sempre piaciuto fino a pochi giorni fa, perché si è convinto che quel potere tocchi a Renzi invece che a lui.

Cari cittadini che votate PD,
può darsi che alcuni, o forse molti, tra di voi siano ormai convinti che il Parlamento non abbia da molto tempo dato buona prova di sé, e che è meglio un leader capace di apparire veloce piuttosto che un parlamento lento e impacciato. Bisogna ammetterlo: non è facile oggi difendere il Parlamento. Ma riflettete: è già tre volte che il Parlamento è stato eletto con una legge che ha frustrato in profondità la sovranità popolare.

Tre Parlamenti si sono succeduti senza che i cittadini potessero formarlo secondo la loro volontà. Tre Parlamenti composti in massima parte da raccomandati delle segreterie di partito incapaci di produrre attività legislativa in armonia con le esigenze più pressanti del paese. Invece di cambiare e migliorare la selezione degli eletti, la via imboccata dal PD con queste riforme costruisce un Parlamento ancora più raccomandato e lo consegna alla volontà di una persona sola.

Non è mai stato questo il vostro modo di pensare la politica. Convincete il vostro partito a cambiare strada: ampliate la democrazia invece di lasciare che sia soffocata.

(16 febbraio 2015)

Meglio una nuova Costituzione

13 Feb

50 articoli della Costituzione su 139 verrebbero abrogati o modificati, più o meno pesantemente. Ma Renzi non faceva prima a riscriversene una nuova? Pare ormai evidente, purtroppo, che non ci si renda conto (o non ci si voglia render conto) che intervenire così brutalmente nel delicato quanto equilibrato meccanismo della nostra Carta vuol solo dire che l’intero sistema che verrà fuori ha enormi possibilità di aprire innumerevoli nuovi contrasti con la normativa vigente e le attuali istituzioni (per non parlare poi delle amare sorprese che si potrebbero avere nel futuro) con tutte le disastrose conseguenze che ne deriverebbero, fino alla paralisi dello Stato.

Un autorevolissimo costituzionalista come l’ex-presidente della Consulta, Ugo De Siervo (peraltro assolutamente non sospettabile di antipatie verso il Presidente del Consiglio) solo due giorni fa lo ha invitato alla cautela: “…si intende modificare addirittura la Costituzione, una fonte che è chiamata a disciplinare le nostre istituzioni e quindi a reggere alle tante tensioni che si producono naturalmente intorno ai processi decisionali ed alla gestione dei grandi poteri pubblici: in settori del genere sono assolutamente necessarie un buon livello qualitativo e la piena coerenza delle nuove norme costituzionali, poiché altrimenti i danni possono essere gravissimi, tanto da far dubitare che in tal modo si possa produrre un effettivo miglioramento delle nostre istituzioni”.

E allora non sarebbe meglio, paradossalmente ma non tanto, scriverne una nuova?

http://video.repubblica.it/dossier/le-riforme/riforma-del-senato-ecco-cosa-cambia/191739/190692?ref=HRER1-1

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