I para culi

4 Apr

Proprio così, non i ‘paraculi’ nel senso comunemente noto (secondo il dizionario  Garzanti ‘persona furba e opportunista, abile nel fare il proprio interesse senza darlo a vedere‘). Intendo l’espressione, anch’essa comune, si “parare il culo“, che il dizionario De Mauro così definisce: ‘volg., proteggere, tutelare qcn. da un rischio: ha fatto un grosso errore, ma i suoi soci gli hanno parato il culo’.

E chi sarebbero i ‘para culi’. cioè i protettori di ‘chi ha fatto un grosso errore’?
Eccoli: sono rappresentati dal folto gruppo di senatori che ha appena depositato una proposta di modifica all’art. 1 del decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 . Primo firmatario il sen. Matteo Salvini.

Parentesi. Apparentemente, nella drammatica emergenza della pandemia che stiamo vivendo qualcosa non ha funzionato a dovere  nella sanità lombarda, per anni indicata a modello al mondo intero. Le critiche alla conduzione della prima fase dell’emergenza riguardano il pressapochismo e l’impreparazione dei vertici della Regione Lombardia, ed è una sensazione che si sta rapidamente diffondendo nell’opinione pubblica. Non voglio entrare nel merito della polemica: ci sarà un momento in cui la magistratura vorrà occuparsi della questione e le responsabilità verranno – se ci sono – acclarate.

Ma evidentemente qualcuno teme che ci sia ben di più di ‘qualcosa’ in tutta questa faccenda, se l’art. 1- bis di quella proposta recita così (sottolineature e neretto sono miei):

«Art. 1-bis.

(Responsabilità datori di lavoro operatori sanitari e sociosanitari)

  1. Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito o a causa dell’emergenza COVID-19, nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria derivante dal contagio non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non sempre conformi agli standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria indifferibile sia in regime ospedaliero che territoriale e domiciliare.
  2. Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma 1, compresi quelli derivanti dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante ferme restando, in caso di dolo, le responsabilità individuali.».

Ed ecco i para culi subito all’opera. Quando tutto sarà finito, i “datori di lavoro” responsabili di eventuali errori, omissioni o altro sarebbero assolti in partenza. Se non sono state predisposte scorte di di mascherine, tute, respiratori, se Bergamo, Brescia, Lodi non sono sate dichiarate tempestivamente “zone rosse”, se i protocolli di sicurezza non sono stati aggiornati, comunicati e fatti applicare con l’urgenza e la diligenza necessarie, se insomma (se) ci sono state migliaia di morti che avrebbero potuto essere evitate con interventi all’altezza del pericolo, non sarà stata colpa di nessuno. Le responsabilità sarebbero solo degli “enti di appartenza” (?) degli operatori.

Dire che sono indignato è un pallido eufemismo. In quella proposta c’è il cinismo di una classe (si fa per dire) politica che non ammette mai i propri errori, che è sempre pronta ad assolvere amici e compagni di partito, a coprirne magagne, incapacità, reponsabilità, con una condotta ai limiti dell’omertà. Che non conosce il senso del dovere e col suo comportamento lo deride apertamente.

Ne avremo da fare, ‘dopo’, per rifare l’Italia.

#celafaremo
#Italiachenonsiarrende

 

 

        

 

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