Archivio | ottobre, 2016

Tornare a Castelluccio.

31 Ott

Tornerò a Castelluccio, tornerò a Norcia, ad Amatrice, a Visso, in Valnerina e andrò a visitare Tolentino, Arquata, Ussita e quei meravigliosi paesi della mia bella Italia che non ho ancora visto e che oggi appaiono sfregiati o sepolti dalla cieca violenza della natura. Lo voglio fare, lo devo fare, è un mio imperativo. Perché sono italiano e orgoglioso di esserlo, orgoglioso della storia, della cultura, dell’arte, della civiltà che trasudano dalla mia terra e che nei secoli hanno contaminato beneficamente l’Europa, prima di tutto, e il mondo intero.
Penso di avere una sorta di debito morale verso tutto questo e sento che devo ripagarlo. E sono anche certo che siamo in tanti.

Se Gorino fosse a Lampedusa

26 Ott

Non ci voglio neppure pensare. Solo l’idea mi fa orrore. Per fortuna in Italia abbiamo ben altri esempi e quindi un grazie di cuore a tutti gli italiani che fanno onore alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni di ospitalità, generosità, tolleranza. Prima di tutti a voi, gente di Lampedusa.

 

Un commissario scadente

24 Ott

Non è un riferimento temporale, non c’è alcuna prossima scadenza: il commissario del PD Roma Matteo Orfini è ormai scaduto definitivamente. In verità il suo incarico era giunto al termine  già un mese fa, ma uno stratagemma formale lo ha prolungato di un altro mese.
Trattenetevi comunque dal festeggiare, cari iscritti e militanti romani, perché pare che non sia finita qui: ci sono  buone  probabilità – almeno così si sente dire  – che si tenti l’ennesima acrobazia per tenerlo ancora in carica.

Sorge allora spontanea la domanda: per far cosa? Dopo la cura Orfini il Pd Roma è  un ectoplasma che ancora sopravvive solo grazie agli ideali dei pochi testardi e sinceri militanti rimasti e, purtroppo, agli interessi di chi sulle tessere (Orfini stesso tra questi) ha fondato la propria carriera politica. Orfini ha dimostrato, nei quasi due anni di gestione commissariale, assai scarse qualità di dirigente politico: doveva risanare il partito romano travolto da Mafia capitale, cacciando gli iscritti fasulli e chi grazie a loro aveva potuto conquistare posizioni, anche di rilievo, e non si è avuta notizia in merito;  doveva chiudere i cosiddetti circoli “cattivi”  dopo l’approfondita e puntuale analisi condotta da Fabrizio Barca, e ha invece chiuso e accorpato cervelloticamente;  doveva risanare la voragine finanziaria che era stata finalmente dichiarata e ancora si attendono almeno i bilanci di anni di disastrosa gestione (come della sua, d’altronde). Avrebbe anche dovuto fare un filino di autocritica circa la sua colpevole disattenzione sulla degenerazione che stava pervadendo il Pd Roma, ma se n’è ben guardato: lui, qualificato dirigente romano, non se n’era accorto (dice). Doveva, cosa più importante di tutte, rilanciare e rimotivare il partito cittadino, umiliato e demoralizzato dalla scoperta del maleodorante marciume venuto alla luce dopo anni di inutili denunce, e ha invece provocato l’abbandono in massa dei militanti; doveva riorganizzarlo e renderlo più efficiente, ma con disposizioni assurde ha costretto gli iscritti a rivolgersi, con soddisfazione, alla giustizia civile; infine, il crollo del Pd registrato alle elezioni per il Campidoglio è lì a testimoniare le sue capacità.  Non ha neppure avuto il coraggio di avviare una franca discussione nei circoli superstiti sui motivi del disastro e tantomeno di dare le dimissioni da commissario.

Per far cosa, quindi, dovrebbe ancora restare Orfini, un commissario scadente e scaduto? Per lanciare il nuovo tesseramento in base al quale convocare il congresso cittadino? Come potrebbe essere lui – ma il nuovo Statuto non offre questa opportunità – l’indispensabile autorevole, raffinato e illuminato dirigente politico cui affidare questo delicato e vitale incarico dopo un tale fallimentare bilancio? 
E annamo, su.

 

orfini-scaduto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Italicum, Senato, Titolo V

21 Ott

A chi sostiene che la riforma del Senato contenuta nella revisione della Costituzione oggetto del Referendum non abbia nulla a che vedere con la nuova legge elettorale (attualmente ancora all’esame della Corte Costituzionale) si fa cortesemente ma fermamente notare che così non èIn realtà le due riforme sono strettamente connesse. Tanto connesse che vivranno o cadranno insieme” dice infatti il prof. D’Alimonte sul Sole-24ore. Molto esplicitamente qualcuno ben più autorevole aveva a suo tempo  dichiarato addirittura che “Sono tre parti della stessa faccia“.

renzisornioneLasciando da parte il Titolo V, che non ha stretta attinenza con la questione, si fa altrettanto fermamente notare che la stretta interazione tra le due (legge elettorale e riforma del Senato) è studiata e voluta perché il disegno non dichiarato, ma di tutta evidenza, è di sottrarre scientemente sempre più ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento.
L’Italicum prevede 100 collegi; ogni partito presenta altrettanti capilista (i nominati), mentre tutti gli altri candidati sono sottoposti alle preferenze degli elettori. Ogni capolista può però presentarsi in dieci collegi: decidendo per uno di essi consente automaticamente al primo dei non eletti nei restanti nove di rientrare in gioco, di essere quindi recuperato e conquistarsi – indebitamente – un seggio alla Camera. E’ o non è una stortura? Tanto che le stime su quanti nominati affolleranno la Camera variano, secondo il Sole-24ore,  dal 40% al 50%  e quindi il partito di maggioranza potrebbe contare su almeno 150/170 deputati disciplinati e fedeli.  Così come i senatori che, come è noto, non verranno eletti dai cittadini ma da una ristretta elìte composta dai consiglieri regionali, tanto per giocare sempre e comodamente in casa propria.  Del tutto incidentalmente, si fa notare che la considerazione in cui è tenuto il voto dei cittadini è stata peraltro già ben dimostrata dal PD con la squallida manovra che circa un anno fa ha condotto all’esautoramento del sindaco Marino, eletto col 64% dei voti, con tanti saluti all’art.1 e alla sovranità popolare.
In altre parole, per garantire quella stabilità dei governi che le forze politiche non riescono ad assicurare, i cittadini devono rinunciare – senza che gli venga fatto capire – al primo diritto di ogni democrazia: un voto libero e non condizionato. E’ questa la vera antipolitica, quella che produce la reazione degli elettori verso il populismo o l’astensionismo o posizioni estreme.

Ma torniamo al punto. Se tutto questo ancora non bastasse per provare l’inscindibile connessione tra Italicum e riforma del Senato (eccolo il “combinato disposto“), si invitano gli scettici a risentire le esplicite dichiarazioni del Presidente del Consiglio nel suo discorso al Senato il 24 febbraio 2016.

Dal resoconto stenografico (il neretto è mio):

“Quanto all’accordo sulla legge elettorale – il cosiddetto Italicum -comprendiamo l’esigenza di valorizzare il fatto che una legge elettorale che consenta il ballottaggio sia ovviamente impostata sulla presenza di una sola Camera. Contemporaneamente, sappiamo perfettamente che l’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. E noi, da questo punto di vista, consideriamo l’Italicum non soltanto una priorità, ma una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia. Mi spiego: con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento che abbiamo trovato? Certo, noi affermiamo che politicamente esiste un nesso netto tra l’accordo sulla legge elettorale, la riforma del Senato e la riforma del Titolo V: sono tre parti della stessa faccia.”

Qui trovate il video (il momento indicato è press’a poco al 50’45”). Ma se non vi andasse di ascoltare tutto il discorso, ecco qui il solo periodo citato.
Ricordatevelo: tre parti della stessa faccia.
votano

 

 

 

 

Popolo, governo, Costituzione

20 Ott

 

La Costituzione non è uno strumento del governo per contenere il popolo: essa è uno strumento del popolo per contenere il governo.

The Constitution is not a document for the government to restrain the people: it is an instrument for the people to restrain the government.

Patrick Henry, 1789

 

patrickhenry
Patrick Henry (1736 – 1799), avvocato,  fu un protagonista della Rivoluzione americana. E’ considerato uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America.

 

 

 

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Il Senato, prima e dopo

17 Ott

Non ci avevo mai pensato, poi mi è capitato questo tweet di Andrea Cantone (gloria a lui).
E questo sarebbe il futuro? Me cojoni.
twsenatovotano

Non foss’altro che per coerenza.

17 Ott

Qualcuno informi il segretario del PD  che,  non foss’altro che per coerenza, dovrebbe rispettosamente attenersi a quanto segue.

“La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercè della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del 1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006.”

Dal paragrafo 3  del Manifesto dei Valori del Partito Democratico, approvato il 16 febbraio 2008 dalla sua Assemblea Costituente.
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Le altre facce del referendum

12 Ott


Sì, le altre facce, perché  l’ingannevole interrogativo posto sulla scheda contiene, mascherate, almeno altre dieci questioni su cui decidere.  Il Fatto quotidiano  mi ha molto gentilmente risparmiato la fatica suddividendo il testo originario nel modo che trovate qui sotto.  Quindi, se prima c’era qualcosa assai poco comprensibile, ora è tutto certamente più chiaro.
E quando arriverete in fondo saprete sicuramente come votare il 4 dicembre.

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NO ad una riforma costituzionale che peggiora le politiche sanitarie

11 Ott

Giuseppe Pontrelli è un giovane medico e un appassionato democratico. Lo conosco e lo stimo da tempo.
Quanto denuncia a proposito di sanità in questa sciagurata e pasticciata riforma apre una prospettiva poco conosciuta e che conferma il tentativo di ridurre ulteriormente l’autonomia locale in materie fondamentali come questa.

Verbum Manet

puzzle

Contrariamente a quanto dica la propaganda governativa, la riforma costituzionale Renzi-Boschi, oggetto del referendum del 4 Dicembre, non apporta alcun miglioramento sostanziale nel campo della Salute.

Il nuovo testo modifica il Titolo V nell’articolo 117 ed elimina in gran parte la legislazione concorrente, ovvero la competenza di Stato e Regione sulle stesse materie, ma fallisce nel farlo sulla Salute. Alla competenza esclusiva dello Stato, presente nel vecchio testo (“la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”) si aggiungono “le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare”. Nei fatti nulla cambia: le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute sono da tempo disposte dal Governo e Parlamento nazionali, attraverso la formulazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) prestazioni e i servizi che il Servizio…

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La tragedia di un uomo ridicolo

8 Ott

Questo è il titolo di un film minore di Bertolucci con Ugo Tognazzi.  
Questo  che segue è invece il post di Matteo Orfini su Facebook che commenta l’assoluzione di Ignazio Marino.  Può essere interessante leggere i sentiti commenti che seguono: più di 700 fino a poco fa.

orfinifbQuesto, infine, il pensiero di Makkox stasera su Gazebo.

orfinigazeboSì, questa è davvero la tragedia di un uomo ridicolo. E piccolo.

 

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