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Lo Stato biscazziere ci rimette: + 8 – 30 (miliardi di euro).

27 Mar

Proprio così. A fronte di circa 8 miliardi di euro di entrate fiscali, lo Stato che incoraggia quella piaga sociale che è diventato il gioco d’azzardo ci rimette almeno 30 miliardi. La stima è della dottoressa Diana De Martino, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e origina dalla valutazione dell’insieme di costi e danni prodotti, tra cui principalmente:
– i costi sanitari per assistere 800./1.000.000 di dipendenti cronici da ludopatia, oltre a quelli afflitti da forme meno pesanti.
– i costi sociali per l’impoverimento delle famiglie: mediamente il 12% del budget familiare si perde in giochi di varia natura.
– i costi per i controlli tecnici, amministrativi e di polizia per il funzionamento dell’intero sistema del gioco d’azzardo.
– i danni derivanti dall’alimentazione dell’usura, fortemente incrementata dal gioco.
– i danni derivanti al mercato regolare per concorrenza sleale attuata tramite le forme di gioco illegale (che Eurispes valuta in 23 miliardi).
– i danni derivanti dall’evasione fiscale.
– i danni derivanti dal rafforzamento della criminalità organizzata.

slot_GIOCATOREIn un paese normale ce ne sarebbe d’avanzo per un intervento deciso e  immediato teso a contrastare lo sviluppo di questa sciagura nazionale. Al contrario, nel nostro Parlamento la lobby che difende il gioco d’azzardo – e quindi, indirettamente, anche quello illegale – è molto forte, esssendo giunta tra l’altro ad ottenere che la tassazione sulle forme più evolute, quelle on – line, sia di percentuali ridicolmente basse. Nè vale la difesa degli operatori del settore, per i quali il volume di denaro rimesso come premi è elevato: a conti fatti, il totale che resta nei bilanci delle concessionarie sarebbe solo  (sic!) di 16,5 miliardi di euro; questo volume di denaro è comunque sottratto ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione e da solo, se rimmesso nel circuito della spesa delle famiglie, potrebbe dare un effettivo contributo all’uscita dalla crisi.
Ma la verità è che si tratta comunque di un calcolo ingannevole: occorre tener conto che è l’intero volume della spesa nel gioco – sotto tutte le sue forme, dal gratta e vinci, alle slot, alle scommesse, all’on-line – che viene sottratto ai consumi.

Non resta che augurarsi un intervento a breve del Governo.
Questa sarebbe davvero una #svoltabuona.
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Ecco  il link per l’intervento integrale della dottoressa De Martino il 17 febbraio 2014 a Bari alla Tavola rotonda USURA • AZZARDO • ECONOMIA • PERSONA, organizzata dalla Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici in collaborazione con la Consulta nazionale antiusura.

Contro le slot finalmente un’arma per i Comuni: la sentenza del TAR di Genova

7 Feb

Il Tar conferma: il Comune può decidere sulle sale gioco

Il Tar conferma: il Comune può decidere sulle sale gioco

E’ un’arma senza dubbio efficace,  e da questo momento i Comuni, solo che lo vogliano, potranno attivarla nella lotta al gioco d’azzardo legalizzato che tanti danni sta apportando alla società italiana. Non ci si stancherà mai di denunciare le nefaste e tragiche conseguenze della diffusione di questa moderna pestilenza: famiglie disgregate, anziani e giovani psicologicamente dipendenti, la spesa sanitaria per la cura della ludopatia salita a oltre 5 miliardi (sì, miliardi). E tutto questo nella colpevole indifferenza di governo e Parlamento. Solo gli enti locali – principalmente i Comuni – sembrano essere consapevoli dell’emergenza e si oppongono come possono all’arrogante e minaccioso dilagare del gioco d’azzardo.

Così è stato a Genova, dove l’assessore alla Legalità e diritti del Comune di Genova, la coraggiosa Elena Fiorini, ha affrontato la battaglia con un regolamento sul gioco tendente a disciplinare l’apertura delle sale slot e contrastare il fenomeno delle ludopatie.
Il regolamento – secondo Repubblica Genova – era stato impugnato con ben 15 ricorsi dai gestori dei mini casinò: la normativa impone infatti una distanza minima di 300 metri dai luoghi sensibili come scuole o parchi pubblici e perfino stabilimenti balneari, e anche una distanza minima di 100 metri da sportelli Bancomat. Il Tar ha infatti ritenuto legittimi i procedimenti sia in base ai principi della Corte Costituzionale che alla competenza dei comuni in materia di regolamenti. Legittima anche la decisione di definire luoghi sensibili altre realtà come gli stabilimenti balneari, come previsto nell’ordinanza comunale. Unico punto censurato, quello degli orari: secondo il Tar non può essere definito tramite regolamento comunale, ma è necessaria un’apposita ordinanza sindacale.  “Su quel punto c’è una soccombenza più formale che sostanziale – ha dichiarato l’assessore Fiorini – Si dice che non è legittimo per il Consiglio comunale introdurre limiti di orari ma che si devono piuttosto fornire dei criteri, delle linee guide. E che lo strumento più adatto è un’ordinanza del sindaco, che è uno strumento anche più agevole”.

“Una decisione articolata dove il Tar fa richiamo alle esigenze di tutela della sicurezza dell’incolumità e della salute e siamo soddisfatti perché vuol dire che ci stiamo muovendo nella strada giusta”  – ha proseguito la Fiorini – “E’ un nuovo tassello che si aggiunge alla legge regionale per arginare il fenomeno dei mini casinò proprio di supporto ai cittadini e di supporto alle tante istanze che ci sono state da parte della cittadinanza per non vedere le persone coinvolte e rovinate dal gioco”, ha chiarito l’assessore. “E’ fondamentale ma noi auspichiamo che molti comuni ci seguano su questa strada perché credo che l’amministrazione genovese sta facendo vedere che si può fare”, ha quindi concluso l’assessore Fiorini e ha ribadito: “Quella di oggi è una sentenza importante e articolata che va a toccare una serie di aspetti e riconosce la piena competenza ai Comuni a disciplinare l’esercizio del gioco sul loro territorio e che non c’è invasione di competenze statali”.

Questa la sentenza, pubblicata dall’agenzia DIRE:

“ A conferma dell’orientamento recentemente espresso con sentenza nr. 158/2013, il ricorso è infondato e va respinto e ciò rende privo di interesse l’esame delle eccezioni in rito variamente formulate dall’Amministrazione resistente” scrivono i giudici del Tar Liguria.

“La prima deduzione difensiva, con la quale si lamenta l’incompetenza del dirigente comunale all’adozione del provvedimento di diniego di installazione delle macchine di raccolta di gioco lecito di tipo “videopoker” relativamente agli aspetti disciplinanti la relativa localizzazione ai sensi della LR nr. 17/2012, va respinta con semplice richiamo alla sentenza nr. 158/2013 che ha già chiarito come tale competenza sussista ai sensi dell’art. 107 TUEL, applicabile al caso di specie trattandosi di atto ampliativo della preesistente autorizzazione commerciale per la rivendita di alcuni generi di monopolio e riconducibile al genus di cui all’art. 86 del RD 773/1931.

La seconda deduzione difensiva, secondo cui la disciplina di cui alla LR n. 17/2012 non troverebbe applicazione per le rivendite di tabacchi, è infondata, attesa la circostanza ampiamente evidenziata negli scritti difensivi del Comune di Genova, secondo cui la medesima LR distingue espressamente tra “sale giochi” e “gioco lecito nei locali aperti al pubblico” (cfr. art. 1, comma 2, che disciplina l’ambito di applicazione) e si propone, tra i suoi obiettivi, di regolamentare la distribuzione delle apparecchiature per il gioco lecito sul territorio, nell’ambito delle competenze spettanti alla Regione in ordine alla tutela della salute e delle politiche sociali, al fine di prevenire il vizio del gioco anche se lecito, condizioni, queste, cui è del tutto razionalmente preordinata una disciplina uniforme che non avrebbe senso limitare esclusivamente alle sale giochi solo perché le rivendite dei tabacchi hanno già, nel proprio patrimonio, la possibilità di rivendere altri generi di giuochi e scommesse (che non sono omogenei a quelli per cui è causa, considerate le differenze strutturali anche in termini di impatto psicologico individuale sull’utenza).

Questi ultimi argomenti conducono il Collegio a dover ritenere la manifesta infondatezza dei vari profili di incostituzionalità della norma che sono stati prospettati dalla parte ricorrente e che quest’ultima ripropone assumendo che non sarebbero stati trattati nella sentenza della Corte Costituzionale nr. 300 del 10 novembre 2011.

In particolare, è manifestamente infondato il primo motivo di illegittimità dedotto al capo nr. 4 del ricorso, con il quale si contesta la razionalità della previsione legislativa nella parte in cui colpirebbe immotivatamente le rivendite dei tabacchi che già operano in settori di gioco (come le lotterie, i gratta-e-vinci etc.) a discapito di altri locali, e con il quale si contesta altresì che la limitazione dei 300 metri dai luoghi di culto implicherebbe discriminazione religiosa: in tutta evidenza, la limitazione spaziale non colpisce alcune rivendite a discapito di altre, ed è ispirata alla tutela di determinati luoghi solo in ragione della normale utenza che vi fa capo, con evidenti implicazioni di ordine sociale che non assumono a proprio oggetto di tutela protezione di sentimenti religiosi o altri presupposti discriminanti.

Che poi l’uso delle macchine sia interdetto ai minori degli anni 18, come prospetta parte ricorrente, non ha attinenza con la disciplina delle distanze da luoghi come le scuole, dal momento che quest’ultima attiene ad un diverso profilo inerente profili di salvaguardia fattuale degli interessi che il legislatore vuole tutelare.

Analoghe considerazioni vanno quindi svolte per l’ulteriore aspetto di irrazionalità della legge che secondo parte ricorrente (al punto 4.2 del ricorso) sarebbe da ravvisarsi nella indimostrata incidenza delle distanze sulle esigenze di protezione della sicurezza urbana, viabilità, inquinamento acustico e quiete pubblica: l’installazione di macchine da gioco, già in tesi, è volta ad aumentare i servizi rivolti alla clientela delle rivendite come quella del ricorrente, e dunque astrattamente idonea ad incidere sulla quantità della clientela, con conseguente non manifesta irrazionalità della disciplina regionale.

Quanto sopra indicato circa la corrispondenza tra la disciplina delle distanze e le finalità di prevenzione sociale che la legge esplicitamente raffigura consente poi di respingere l’ultimo argomento con il quale parte ricorrente vorrebbe evidenziarne l’illegittimità costituzionale, perché non sussiste alcuna interferenza in profili di legislazione statale, che assolve invece ad altri requisiti di tipo soggettivo e di tutela dell’ordine pubblico.

Da ultimo va affrontato l’ argomento di censura secondo cui la disciplina delle distanze di cui alla LR in esame sarebbe inerente la materia della disciplina tecnica di rilievo comunitario.

Anche tale argomento di censura va respinto, dal momento che la disciplina tecnica afferisce alla dimensione ontologica del prodotto e delle sue caratteristiche di offerta, non alla localizzazione che è questione esterna ad esso e meramente territoriale, quindi estranea alle materie indicate.

Per tutte queste ragioni, dunque, il ricorso è infondato e va respinto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna parte ricorrente alle spese di lite che liquida in euro 2.000,00”.

La lobby del gioco d’azzardo presente in Parlamento si è scoperta

20 Dic

Tempo fa ho pubblicato un post dal titolo “Le slot machines e i santi protettori”. Era originato da alcune bizzarre (ad esser buoni) decisioni prese alla Camera e mi domandavo, in sintesi, quanto quelle forze nient’affatto oscure che  manovrano il gioco d’azzardo in Italia (includendo tutto: le macchinette negli esercizi pubblici, le sale Bingo e quelle delle slot machines, il web poker, le lotterie istantanee, i gratta-e-vinci, eccetera) fossero potenti. 

Non è un mistero – salvo forse per il Governo – che il gioco d’azzardo è ormai una piaga, una moderna pestilenza che avvelena e disgrega la tenuta sociale del Paese colpendo in particolare i segmenti più deboli e fragili della popolazione.
100 miliardi di fatturato, 4% del PIL nazionale, la 3° industria italiana, 8 miliardi di tasse,12% della spesa delle famiglie italiane, 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo, 4,4% del mercato mondiale, 400.000 slot-machine, 6.181 locali e agenzie autorizzate.15 milioni di giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, circa 800.000 i giocatori già patologici.5-6 miliardi l’anno necessari per curare i dipendenti dal gioco patologico: queste le cifre impressionanti che fornisce il “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”. Gli amministratori locali che l’hanno sottoscritto, avendo a cuore il benessere della loro comunità,  agiscono per salvaguardarlo emettendo ordinanze per rendere difficile la vita ai padroni del settore, stabilendo per esempio distanze minime delle sale da gioco dalle scuole o aumentando l’Irap.  Nel frattempo, nessuno dei governi che si sono succeduti dall’istituzione del gioco d’azzardo lecito ad oggi ha mai affrontato il problema. Eppure i costi dell’assistenza sanitaria hanno quasi raggiunto il livello dei proventi fiscali. E allora perché? La risposta è nel sospetto – che sta rendendosi sempre più solido molto rapidamente –  che la lobby che agisce per la tutela degli interessi dei padroni del gioco si sia molto saldamente insediata in Parlamento.

E ieri se n’è avuta un’altra prova. Sindaci e presidenti di regione subiranno le conseguenze di un  emendamento, presentato al Senato dal Nuovo Centro Destra e approvato anche con i voti del Pd, che penalizza Regioni e Comuni che adottano norme per limitare il gioco d’azzardo con la riduzione dei trasferimenti statali. La modifica prevede infatti “che lo Stato decurti i trasferimenti agli enti locali che hanno adottato dei regolamenti per limitare la diffusione di slot machine, videolotterie e simili (è accaduto, solo per citare alcuni esempi, in Lombardia o Toscana), qualora queste disposizioni riducano il gettito erariale o generino contenziosi con gli operatori del settore”, secondo la cronaca di Repubblica.

Ora il testo passerà alla Camera. Il segretario del Pd, Renzi, ha dichiarato: “E’ pazzesco, allucinante. Ho chiamato Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria che ha già parlato con Roberto Speranza e stanno cercando tecnicamente una soluzione: o un ordine del giorno o altro perché è stata votata una cosa inaccettabile”. Speriamo bene. Però voglio ricordare a Renzi che questa è la seconda volta che il Governo Letta fa un favore ai ricchissimi gestori del gioco: la prima è stata ai primi di settembre, quando ha superscontato la multa loro inflitta dalla Corte dei Conti, riducendola da 2,5 miliardi a 600 milioni (di cui pagati neppure la metà).

Riepilogando: il gioco d’azzardo è una sciagura che “sta distruggendo le persone, le famiglie, le comunità. Il gioco d’azzardo sottrae ore al lavoro, alla vita affettiva, al tempo libero e produce sofferenza psicologica, di relazione, educativa, materiale, di aspettativa di futuro. Altera i presupposti morali e sociali degli Italiani sostituendo con l’azzardo i valori fondati sul lavoro, sulla fatica e sui talenti. Sono a rischio la serenità, i legami e la sicurezza di tante famiglie e delle nostre comunità. Spesso intorno ai luoghi del gioco d’azzardo si organizza la microcriminalità dei furti, degli scippi e dell’usura, ma anche la criminalità organizzata“. Pochi coraggiosi amministratori locali vi si oppongono con quel poco che possono fare mentre le forze sociali hanno da tempo avvertito l’importanza del dramma che si è scatenato e si sono mobilitate, Don Ciotti tra i primi. A fronte di tutto questo, il governo Letta agisce solo per favorire i gestori, non presenta progetti correttivi alla  loro espansione e di salvaguardia dei soggetti deboli.
Voglio dare a Renzi anche un consiglio: cerchi di capire come mai Letta è, apparentemente, così indulgente nei confronti dei padroni delle slot. Una ragione ci sarà.

Il gioco d’azzardo affama gli anziani: quando interverrà il governo?

19 Nov

“Chiudono le fabbriche, gli operai chiedono la cassa integrazione, la tensione sociale è alle stelle. Ma il gioco d’azzardo non conosce crisi. Anzi. Il 2012 ha segnato un nuovo record: 87 miliardi giocati dagli italiani. Sette in più rispetto all’anno precedente. Dei quasi 90 miliardi spesi in slot, bingo, gratta e vinci, scommesse e giochi online, solo 16 sono stati distribuiti in vincite. Ogni italiano, inclusi i neonati, ha speso 1.300 euro in un anno nell’azzardo di Stato. Chi ci guadagna sono i signori del gioco. Imprenditori e società che gestiscono per conto dei Monopoli la rete telematica attraverso la quale affluiscono i denari degli italiani.”

Così inizia l’allarmante inchiesta de l’Espresso sulla diffusione della ludopatìa tra gli anziani, basata in gran parte sul rapporto della Confesercenti “Il gioco non ha età – Ludopatìa all’epoca della crisi“.  Basti questo a dare un’idea delle drammatiche condizioni: oltre 500.000 anziani sono ormai in stato patologico, malati cronici, spendendo a volte l’intera pensione, la cui media è di 600 euro, al gioco. E’ una tragedia sociale, cui il governo non sembra guardare con sufficiente impegno.

E non basta. Si ha la netta impressione che buona parte della classe politica guardi con eccessiva benevolenza all’intero settore del gioco d’azzardo, che ormai (vedi l’inchiesta di Wired) si espande in maniera geografica, dai grandi a i piccoli centri, dai casinò elettronici di lusso alle slot piazzate nei bar con contratti-capestro e verticalmente in ogni ceto sociale. Il colpo di grazia l’ha dato poi l’autorizzazione al gioco sul web, in modo da raggiungere con le sue tentazioni l’utente anche quando torna a casa.
Tutto ciò non può essere ripagato con i tutto sommati modesti introiti dello Stato: ancora non è possibile valutare l’enorme danno che si riflette sulla sanità pubblica e ancor più sulla stabilità sociale: oltre ai vecchi che dilapidano la pensione, ci sono dozzine di famiglie che si disgregano, centinaia di giovani irretiti che trascurano l’istruzione, la piccola criminalità che si sviluppa nella ricerca affannosa di denaro da reinvestire nel gioco.

Il governo Letta ha grandi responsabilità: ha dato un pessimo segnale con l’ingiustificabile mega-sconto  (da 2,5 miliardi a 600 milioni) alla modesta sanzione comminata dalla Corte dei Conti sulla base dell’inchiesta che condusse dal 2004 il col. Repetto della GdF, che individuava 98 miliardi di euro (MILIARDI di euro) evasi dalla dieci concessionarie con la complicità di alti gradi delle aziende che avrebbero dovuto sorvegliare e controllare il regolare avvio e svolgimento delle operazioni.
Due anni fa una puntata di Report fu destinata all’argomento una puntata dall’eloquente titolo “I biscazzieri”. Nessuna reazione.

Bene, da cittadino dico che è ora di dire basta. E so  che siamo in tanti.

Il Municipio XI di Roma contro il gioco d’azzardo

6 Nov

E’ la dimostrazione che basta volerlo.
Grazie e complimenti di cuore per questa decisione al Presidente del Municipio XI, Maurizio Veloccia e ai suoi consiglieri
Il gioco d’azzardo è una sciagura sociale: il governo pare non curarsene e le slot machine imperversano. Roma – ma ormai ogni città – somiglia sempre più ad una Las Vegas polverizzata, con centinaia di macchine sparse nei pubblici esercizi e sale da gioco sempre più ricche ed invitanti aperte anche 20 ore al giorno.
Il fenomeno investe principalmente le classi sociali meno abbienti, riducendo le già scarse entrate nell’illusione della vincita che cambierà la vita. E la vita cambia, sì, ma in peggio, rovinando i rapporti familiari e facendo crescere la dipendenza dal gioco. Da qui l’origine di una vera e propria sindrome patologica, la ludopatia, con costi incalcolabili che si riversano sul servizio sanitario e quindi sulla collettività.
L’appello è a tutti gli altri Municipi e principalmente al sindaco di Roma, Ignazio Marino: aderire quanto prima al Manifesto dei Sindaci e intervenire con decisione per bloccare e ridurre lì’espanzione del gioco d’azzardo è un dovere ineludibile, impellente e indifferibile.

IL MUNICIPIO ROMA XI ADERISCE AL MANIFESTO DEI SINDACI PER LA LEGALITÀ CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO

Roma, 5 novembre – Il Municipio Roma XI aderisce al “Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo” proposto da Scuola delle Buone Pratiche, Terre di Mezzo e Legautonomie. Il Consiglio del Municipio XI ha approvato, infatti, all’unanimità una mozione che impegna il Presidente ad aderire al Manifesto e sostenere tutte le iniziative finalizzate alla promozione di interventi educativi e d’informazione, culturali e formativi per contrastare questo fenomeno.

“Abbiamo sottoscritto il documento – spiega Maurizio Veloccia, Presidente del Municipio Roma XI – perché la ludopatia conseguente al gioco d’azzardo è in constante aumento, anche nel nostro territorio. Un gravissimo problema sociale, che coinvolge migliaia di cittadini e le loro famiglie, che possiamo contrastare solo se facciamo rete tra enti territoriali – sottolinea Veloccia – Con la sottoscrizione del Manifesto chiediamo, tra l’altro, che sia consentito il potere di ordinanza dei Sindaci per definire l’orario di apertura delle sale da gioco e per stabilire le distanze dai luoghi sensibili”.

Il Municipio XI è il primo del Comune di Roma ad aderire ufficialmente al Manifesto. Tra gli obiettivi del documento c’è anche favorire una nuova legge nazionale, fondata sulla riduzione dell’offerta e il contenimento dell’accesso al gioco d’azzardo, soprattutto per i minori, e leggi regionali per la cura dei giocatori patologici e la prevenzione dei rischi.

“I dati dell’Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato, che regola e controlla l’intero comparto dei giochi, sono davvero allarmanti e confermano la grande espansione del gioco d’azzardo in tutto il Paese. Come Municipio, ente di prossimità a diretto contatto con il territorio, dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti in nostro possesso per contrastare questo fenomeno. Per ciò abbiamo deciso di aderire al Manifesto dei Sindaci e ci faremo promotori di iniziative concrete di sensibilizzazione e prevenzione, soprattutto nelle scuole del nostro territorio” dichiara Marzia Colonna, assessore municipale ai lavori Pubblici, legalità e trasparenza.

Sempre più arroganti i padroni del gioco d’azzardo: un contratto-capestro per gli esercenti

1 Nov

Non credo di star esagerando. Ho la netta sensazione che qualcuno tenga una mano protettrice sulla testa dei padroni del gioco d’azzardo, mentre il Governo non dà alcun segno di interessarsi a questo problema che ogni giorno diventa più pressante.
A poco vale l’obiezione che il settore porta alle esauste casse del Paese decine di miliardi: il primo dovere di uno Stato è il benessere dei suoi cittadini, fisico, psichico ed economico, senza contare poi i costi per la collettività che il Servizio sanitario pubblico è costretto a sostenere per la cura delle conseguenti ludopatie. Se ne è parlato diverse volte in questo blog, quiqui, qui, e qui. Ma ci sono sviluppi allarmanti.
Questo recente articolo de Il Fatto Quotidiano dà bene la misura dell’arroganza  con la quale si muovono ormai i padroni delle slot machines: è ormai inderogabile che i cittadini prendano consapevolezza del pericolo che incombe sulle famiglie e comincino ad agire.

 

Gioco d’azzardo, chi spegne le slot paga la pena. Esercenti vincolati da Sisal

La società ha attivato e spedito un contratto con cui impegna i negozianti a tenere le macchinette in attività. Il testo, con grande tempismo, è stato spedito il giorno dopo l’approvazione della mozione della Lega Nord che impone la moratoria di un anno. Il rinnovo avviene appena viene inserita una moneta. La replica: “Standard utilizzato già in passato”

Gioco d’azzardo, chi spegne le slot paga la pena. Esercenti vincolati da Sisal

Sisal ha attivato e spedito un contratto con cui impegna gli esercenti a restare automaticamente vincolati a tenere le macchinette in attività per nove anni, con pesanti penali qualora questi le spegnessero. Lo ha fatto con una lettera datata 6 settembre, esattamente il giorno dopo l’approvazione della mozione della Lega Nord che chiede la moratoria di un anno alle slot machines.

Il contratto “di comodato e connessione degli apparecchi”, proposto a tutti gli esercenti che già avevano in essere un rapporto con Sisal entertainment, è di quelli che non lasciano scampo. Fin dalle prime righe è tutto chiaro, le nuove condizioni applicate, come si legge sul documento: “Si intenderanno accettate mediante comportamento concludente, consistente nell’accettazione della prima giocata, raccolta attraverso gli apparecchi di gioco presenti nel suo locale e collegati alla rete telematica della scrivente società, intervenuta successivamente al ricevimento della presente”. Vale a dire che il rinnovo avviene non appena un cliente inserisce una moneta in una delle slot già presenti nel locale. A tal proposito l’azienda, contattata per una replica, spiega che “il contratto di rinnovo rispecchia uno standard utilizzato già in passato per altre tipologie di gioco, e per il quale non abbiamo mai riscontrato criticità”.

Continuando a leggere il documento si scopre che il titolare del punto vendita presso cui sono installati gli apparecchi è tenuto ad accenderli ogni giorno e a mantenerli accesi per tutto il periodo d’apertura, senza spostarli dall’ubicazione concordata con Sisal, in caso contrario è prevista una penale da 100 euro al giorno. Ma non è tutto. Nella clausola risolutiva espressa, alla decima pagina di condizioni, è stabilito che “l’esercente sarà tenuto al versamento a favore del Concessionario di una penale di rimborso spese amministrative, di installazione e di riallocazione pari a euro seimila per ogni apparecchio di gioco installato”, il tutto ovviamente oltre ai danni eventualmente cagionati dall’esercente stesso. La stessa penale, cioè 6 mila euro per ogni apparecchio, dovrà essere pagata anche in caso di recesso. La Sisal sul punto ha spiegato che non ritiene “il recesso contrattuale più oneroso rispetto alle clausole contenute nel rinnovo standard utilizzato in passato”.

In ogni caso chiunque si trovasse nella condizione di voler eliminare dal proprio locale le slot, non può farlo se non a caro prezzo. Questo punto non rappresenterebbe un problema secondo Sisal, che spiega “ad oggi non risultano segnalazioni da parte di partner o clienti circa l’intenzione di risolvere i contratti per motivazioni di ragione etica e, peraltro, il rapporto che lega tradizionalmente Sisal alla propria rete si basa anche su valori di responsabilità e trasparenza reciproca”.

Il contratto, infine, ha durata pari a quella della convenzione tra il concessionario e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli (9 anni, ndr) e “nell’ipotesi di proroga della Convenzione o di sottoscrizione di nuova Convenzione, il contratto si riterrà tacitamente rinnovato”. Rien ne va plus, les jeux sont faits.

La lettera di Sisal porta la data del 6 settembre. Solo il giorno prima il governo era stato battuto in aula da una mozione della Lega Nord che proponeva di bloccare per un anno l’apertura di nuove sale slot. Una mozione dichiarata subito inapplicabile dal ministero dell’Economia, perché avrebbe aperto ad un mare di contestazioni con i concessionari dei servizi, oltre a far mancare 6 miliardi alle casse dello Stato. Sempre il 5 settembre il Senato aveva anche approvato un ordine del giorno, proposto dalla maggioranza, che impegnava il Governo a dare attuazione ai principi del decreto Balduzzi al fine di rendere più incisiva l’azione di contrasto al gioco d’azzardo patologico e di aggiornare i livelli essenziali di assistenza su prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette da ludopatia. Nell’ordine del giorno erano inoltre previste azioni tese alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, il divieto della pubblicità dei giochi d’azzardo e di fortuna sui mezzi di comunicazione e informazione, l’istituzione di meccanismi per verificare la maggiore età del giocatore e altri meccanismi di controllo e limitazione del gioco d’azzardo. Ad oggi tuttavia nulla sembra essersi mosso.

L’azienda tuttavia fa sapere che la lettera di rinnovo dei contratti in essere con gli esercenti è stata spedita i giorni 16 e 17 settembre e non il giorno 6. “Per quanto attiene quindi al presunto legame fra approvazione odg Senato della Repubblica e analoga mozione Lega Nord e l’invio rinnovo, si tratta di eventi fra loro indipendenti e in alcun modo legati”. Una difesa che non convince il senatore leghista Stefano Candiani, primo firmatario della mozione approvata dal Senato, che qualifica come “inquietante” il tempismo della lettera di rinnovo, puntando poi il dito sul governo: “Il comportamento del governo è gravissimo visto l’inerzia che dimostra di fronte ai concessionari, è vergognoso rilevare il pesante conflitto tra poteri dello Stato e la totale mancanza di rispetto verso decisione prese da un ramo del parlamento democraticamente eletto”. Il senatore Candiani cita espressamente il caso del contratto proposto da Sisal entertainment: “Di fronte ai concessionari che vincolano gli esercenti con minacce contrattuali il governo tace, un comportamento sconcio e vergognoso. Inoltre, come in una dittatura il governo si mostra negligente nel dare attuazione a precisi indirizzi deliberati dal Sanato”.

Il senatore leghista, che ha poi ricordato gli effetti nefasti della diffusione incontrollata del gioco d’azzardo, si è poi rivolto al presidente della Repubblica: “Chiedo al Presidente Napolitano, tanto solerte nell’invitare le Camere a emanare indulti e amnistie, a obbligare il governo ad applicare le direttive votate a maggioranza da un ramo del parlamento. Invito anche il mondo del terzo settore a esprimersi con voce unisona sulla vicenda. Solo una cosa è certa, Letta dopo il condono ai maxi evasori re delle slot ora protegge contra legem i concessionari”.

Sisal, sollecitata sulle problematiche che affliggono i giocatori patologici e ai rischi connessi alla diffusione capillare delle slot machines, ha detto di essere impegnata da anni in un percorso di responsabilità sociale d’impresa. “Già nel 2009 abbiamo messo a punto un programma di Gioco responsabile, ispirato alle best practices internazionali e che ha ricevuto la certificazione di prestigiosi organismi internazionali come la European lotteries association e la World lottery association”.

Le slot machines e i santi protettori

27 Set

Certe decisioni di voto del Pd proprio non si spiegano.  Martedì 24 alla Camera si discuteva circa una certa proposta di legge delega (trovate tutto qui). Tra gli altri, vengono presentati i due emendamenti che riporto integralmente qui di seguito: Entrambi si riferiscono a quella che rappresenta ormai una vera piaga sociale e cioè il gioco d’azzardo elettronico. Ne abbiamo già parlato diffusamente poco tempo fa, qui, qui e qui. E’ un argomento molto particolare: indubbiamente le lobby di questo settore sono molto attive in Parlamento e fuori, ma sarà necessario che ci si renda conto quanto prima delle dimensioni del problema e di che minaccia rappresenti per la nostra società.
Ma andiamo avanti, ecco gli emendamenti:

TESTO UNIFICATO AC 282 e abb. – A      EMENDAMENTO            ART. 14

 Al comma 2  dopo la lettera q) aggiungere la seguente:

q-bis) introduzione di misure in materia di gioco d’azzardo finalizzate alla tutela, alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dei soggetti affetti da gioco d’azzardo patologico e dei loro familiari, nonché per la protezione dei minori e dei soggetti vulnerabili.

TESTO UNIFICATO AC 282 e abb. – A      EMENDAMENTO             ART. 14

 Al comma 2,  lettera r), aggiungere, in fine, le seguenti parole:

“prevedendo un rafforzamento delle sanzioni previste, in caso di inosservanza delle disposizioni normative vigenti”.

In sintesi, il primo emendamento si riferiva specificatamente alla ludopatia, cioè a quella forma di dipendenza psicologica che si stima affligga centinaia di migliaia di persone in Italia (centomila solo i malati cronici) e che ha prodotto e continua a produrre danni irreparabili non solo economici nelle famiglie e nei giovani. Il secondo si limitava a raccomandare un atteggiamento più severo nei controlli e nelle sanzioni.

Bene, mi son detto e penso di interpretare la maggioranza di chi legge. Era ora che si intervenisse su questa materia per tutelare le vittime del gioco e per colpire più duramente chi contravviene alle norme sullo stesso. Non saranno norme risolutive, ma almeno si comincia a prendere coscienza del problema.
Male, invece: entrambi sono stati bocciati. Per la precisione hanno votato a favore Scelta civica, M5stelle e SeL; contro, Pd e PdL.

Ora la domanda: chi protegge fino a questo punto i padroni delle slot machines e perché?

 

Ancora sulle slot machines. Inchiesta di Wired Italia: dove ci sono più slot, in percentuale si gioca e si perde di più. E l’azzardo diventa un costo sociale e sanitario

5 Set

Sta diventando un’emergenza. Il gioco d’azzardo è ormai una piaga  purulenta per il nostro Paese: a ciò si aggiunge l’atteggiamento e la protezione che la politica e i governi sembrano accordargli. L’ultimo favore, in ordine di tempo, è il super sconto previsto dal decreto ammazza-IMU per gli evasori fiscali condannati dalla Corte dei Conti di cui si è già dato notizia in questo blog.

Qui si può trovare l’ampia inchiesta di Wired sulla diffusione del gioco d’azzardo in Italia. E’ un vero allarme per il Governo: occorre intervenire con urgenza e risolutamente.

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