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Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati

27 Ott

Questo è il titolo del comunicato stampa, che viene qui pubblicato integralmente, emesso dal  Coordinamento romano acqua pubblica al termine del Summit internazionale su Acqua e Clima. Non c’è bisogno di aggiungere altro: a Roma – come in tante altre parti d’Italia – si sfiora l’emergenza ma pare che chi abbia le responsabilità della gestione dell’acqua non ne sia consapevole, così come non sembra che le istituzioni abbiano tenuto gran conto della volontà popolare espressa nel referendum del 2011.

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COMUNICATO STAMPA

ROMA – Mentre oggi andava in scena la cerimonia di chiusura del summit internazionale su Acqua e Clima alla Protomoteca del Campidoglio, associazioni e movimenti hanno chiesto con un flash mob alle istituzioni locali e nazionali misure concrete per la gestione comune e sostenibile delle risorse idriche, il rispetto della giustizia climatica e del diritto universale all’acqua.

“Fiumi e laghi prosciugati dai profitti dei privati – Fuori l’acqua dal mercato” recitava lo striscione srotolato.

Gli attivisti hanno inoltre colto l’occasione per lanciare la campagna #RiallacciaIlNasone (http://bit.ly/RiallacciaIlNasone), con la richiesta alla Sindaca Virginia Raggi di riaprire le fontanelle pubbliche chiuse dall’Acea durante l’estate.

La speranza è che dal summit sia il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, abbiano imparato qualcosa per invertire la rotta di politiche insostenibili. Grazie a un suggerimento del primo e al silenzio assordante della seconda, è passato a luglio il piano dell’Acea per la chiusura di quasi tutti i 2.800 nasoni di Roma, sull’onda di una emergenza siccità smentita dai rapporti dell’Ispra, mentre oltre il 40% dell’acqua di Roma si perde a causa dei mancati investimenti. Non c’è stato il rispetto del principio di giustizia climatica, che di fronte alle crisi ambientali imporrebbe la tutela dei soggetti più fragili. Chiudendo le fontanelle romane si è deciso di negare l’accesso all’acqua a circa 10 mila persone tra senza fissa dimora, rom, migranti e indigenti, che non hanno altro modo di lavarsi o dissetarsi. E dire che l’accesso all’acqua è un principio chiave della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dal 2010, mentre nel 2015 una storica risoluzione del Parlamento europeo ha proposto di inserirlo nella legislazione dell’Ue, di escludere l’acqua dai negoziati per accordi commerciali come il CETA e il TTIP, di bloccare le privatizzazioni.

Il Governo italiano finora ha clamorosamente mancato questi importanti obiettivi, aggirando il referendum del 2011 tramite la legge Madia e sostenendo la firma del CETA, l’accordo di libero scambio Ue-Canada che apre a ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici.

Il Comune di Roma ha fatto altrettanto con il silenzio assenso sul piano di chiusura delle fontanelle pubbliche, pur essendo primo azionista di Acea. Il giudizio sulla gestione privata dell’acqua nella capitale è fortemente negativo, come sottolineano i dati: la rete idrica è afflitta da una tale carenza di manutenzione da registrare perdite del 40% e mentre nel 2016 gli oltre 60 milioni di euro di utili dell’azienda sono finiti in tasca agli azionisti, per rispondere a una presunta siccità si è preferito chiudere i “nasoni”, da cui passa appena l’1% dell’acquache ogni secondo arriva a Roma.

Nemmeno a livello regionale per ora sono stati fatti passi avanti: eppure la Regione Lazio nel 2014 fu pioniera nell’approvare la prima legge che pone le basi per rendere nuovamente pubblico il servizio idrico. A pochi mesi dalle nuove elezioni, tuttavia, manca ancora l’ultima delibera dell’Assessore Fabio Refrigeri, che permetterebbe di attuare questo storico provvedimento. Allo stesso modo non si sono trovati i 2.500 euro annui sufficienti alla manutenzione degli idrometri del lago di Bracciano, ancora in crisi dopo gli allarmi di questa estate. Un’emergenza che, grazie a tre relazioni tecniche dell’Ispra pubblicate la settimana scorsa, sappiamo essere frutto non tanto della siccità, quanto delle captazioni sconsiderate per l’uso umano, soprattutto da parte di Acea.

Unendo i puntini siamo in grado di costruire una mappa delle responsabilità e delle carenze istituzionali che hanno generato uno stato di emergenza del tutto evitabile a Roma e nel Lazio. I prelievi idrici non controllati da enti indipendenti hanno causato il disastro ambientale di Bracciano, ma quegli stessi prelievi sembrano indispensabili a causa di enormi perdite nella rete idrica romana, su cui l’Acea non interviene da anni perché preferisce distribuire dividendi da capogiro agli azionisti. Il tutto a scapito delle comunità locali e dei cittadini romani, vittime della beffa di una misura ingiusta e vana come la chiusura dei nasoni.

Pensiamo che le passerelle ai summit internazionali non bastino a costruire il futuro dei territori. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti istituzionali – dalla Sindaca di Roma al Presidente della Regione Lazio, fino al Ministro dell’Ambiente – di assumersi le proprie responsabilità politiche: l’approccio attuale, ad ogni livello, è contrario ad una gestione partecipata, trasparente e sostenibile dell’acqua. E questo non è soltanto inaccettabile, ma rappresenta un pericolo concreto per chi vive e lavora sul territorio, sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici. Chiediamo una serie di misure urgenti alla Sindaca Raggi: faccia pressioni su Acea per la riapertura dei nasoni e imponga la riparazione della rete colabrodo impiegando gli utili aziendali, pubblichi i dati sulle risorse impiegate finora nelle riparazioni delle tubature e la lista degli interventi già conclusi. Al Presidente Zingaretti chiediamo di attuare la legge 5 del 2014, per realizzare il volere di milioni di cittadini e tutelare i bacini idrografici. Al Ministro Galletti va invece la richiesta di portare alla COP 23 una parola chiara sulla gestione dell’acqua: qualunque risposta ai cambiamenti climatici che tuteli la risorsa idrica deve rigettare le regole di mercato. Non può esistere attenzione ad un bene comune e scarso se l’obiettivo del gestore è fare profitti. Tutto il resto rischia di essere solo una favola vuota, probabilmente non a lieto fine.

Coordinamento romano acqua pubblica

Si ringrazia Cristina Leali per la foto

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Renzi e la zappa sui piedi.

28 Mar

Non solo continua a darsela, ma se ne compiace pure. E’ quello che mi viene in mente leggendo il suo “pensierino”  nella sua E-news 465. Eccolo:

Pensierino della sera. In questi giorni ripartono le polemiche sul sindaco di Roma. Le (presunte) firme false sono l’ultima goccia. E la settimana bianca, e l’abuso d’ufficio, e l’avviso di garanzia, e la funivia. Continuo a pensare che noi dobbiamo rifiutare questa linea di battaglia. È vero, lo sappiamo tutti: se la Raggi avesse avuto la tessera del PD, il blog di Beppe Grillo l’avrebbe disintegrata ogni giorno con post virali e accuse infamanti. Ma siccome lei appartiene al movimento, loro la difendono. Bene, ma allora non facciamo noi i grillini. Non inseguiamoli nel loro terreno finto moralista e molto doppiogiochista. Parliamo di cose concrete, incalziamoli sul fatto che i loro progetti sono irrealizzabili, raccontiamo la nostra idea di Italia. Ma non inseguiamoli nel loro atteggiamento di scontro. Se ci sono firme false, lo dirà la magistratura, non una trasmissione televisiva. Fino a quel momento, massimo rispetto per il Sindaco che i romani hanno scelto. E buon lavoro. E se loro usano un altro metodo, peggio per loro: gli italiani sapranno valutare e decidere.

Mi hanno colpito, ancora una volta, la disinvoltura, la contraddizione e la memoria corta di
quest’uomo. Evidentemente ha rimosso, o pensa che gli italiani (e i romani in particolare) si siano
 dimenticati di cosa è stato capace di combinare lui – appoggiato dal suo sodale e complice Orfini – ai danni del sindaco Ignazio Marino, di Roma e dello stesso Pd cittadino.

Si meraviglia, questo pseudo-campione della democrazia, che gli elettori e i militanti cinquestelle siano solidali con chi hanno eletto, invece di contrastarlo come fecero i consiglieri Pd con Marino. Invoca massimo rispetto per il Sindaco che i romani hanno scelto, lui che per primo (e per ragioni ancora ignote, ma che mi auguro non per molto) puntò il dito contro un sindaco eletto dal 67% dei votanti, con una solida maggioranza in Giunta e con tutti i 15 municipi presidiati dal Pd, dando  così il via ad una ignobile manovra di corridoio che condusse a quel disastro elettorale di cui oggi a Roma subiamo le conseguenze.

Vorrei essere Giachetti per potergli dire come ha la faccia. Ma sono una persona educata.

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I racconti, le storie brevi, sono come quegli sguardi lanciati da una finestra aperta che permettono di vivere quanto accade giù nella strada, nella vita di tutti i giorni, di immaginare i pensieri dell’ignoto passante o il dialogo dell’altrettanto ignota coppia mentre vengono percorsi i pochi metri che la visuale consente.
In questi dieci racconti c’è quasi sempre Roma, come sfondo o protagonista, ma i personaggi, con le loro personalità, le manie, le loro storie personali, potrebbero esistere ovunque: per conoscerli, e conoscere le loro storie, basta affacciarsi a questa finestra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

Stelle cadenti e…

3 Feb

stellecadenti

 

 

…stella in caduta.


v-raggi

 

 

 

 

 

 

 

 

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COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

Raggi in calo. La Giunta capitolina perde già i pezzi.

1 Set

Condivido (di malavoglia, essendo tutt’altro che un suo ammiratore) questa nota di Mario Sechi sul Foglio circa l’uscita della Raineri e di Minenna – due autorevolissimi esponenti della giunta di Virginia Raggi – aggiungendo alcune mie considerazioni.
1. Come è possibile che a nessuno in Giunta e tra gli alti vertici 5s (tantomeno al sindaco/sindaca) sia venuto in mente di chiedere prima all’ANAC e a Cantone un parere sull’assunzione della Raineri? Se è vero che nel M5s la ‘trasparenza’ è un verbo (dopo ‘onestà, ovviamente), avrebbe dovuto esserci una sorta di riflesso condizionato, un automatismo. Invece no, ci hanno pensato DOPO. Il che mi autorizza a pensare, malignamente, che glie l’abbia suggerito qualcuno, a riprova di come il ‘verbo’ strombazzato sia solo una parola.
2. Quale preparazione professionale garantisce la Raineri come magistrato che non conosce la legge (nella fattispecie il TUEL, il Testo Unico degli Enti Locali)?
3. Pare che le dimissioni di Minenna (non c’è ancora un comunicato ufficiale di costui circa la sua decisione) siano legate alla revoca dell’incarico alla Raineri: non sarebbe inopportuno, a mio avviso, che questo aspetto – sempre in nome della ‘trasparenza’ – venisse chiarito.

Raggi Raineri

Giovanni Caudo: la calma dei forti e l’orgia del potere

4 Mar

Dopo 11 giorni di attacchi forsennati e menzogneri la macchina del fango mediatico azionata contro il prof. Caudo si è arrestata.  Nulla ha potuto di fronte alla inoppugnabile documentazione  che l’ex-assessore all’Urbanistica della giunta Marino ha prodotto in abbondanza, nulla ha potuto contro la calma e la dignità del suo atteggiamento. L’indecente azione della macchina e dei suoi manovratori, mandanti e prezzolati manovali, ha prodotto solo un inutile e fastidioso rumore, andando poi a infrangersi stupidamente contro il solido muro dell’opinione pubblica: i romani conoscono bene chi c’è dietro e i torbidi interessi che la alimentano, quegli stessi che hanno impoverito e violentato la città più bella del mondo.

Z l'orgia del potereQuell’intreccio nauseante e ultradecennale tra politica e poteri, che ha portato ad estromettere dal Campidoglio il sindaco eletto con una maggioranza epica che quegli stessi interessi era andato a colpire senza pietà e che hanno reagito scompostamente, è venuto alla luce. E insieme le complicità di pavidi e mediocri pilotati da un altro mediocre alla patetica ricerca di qualcosa che potesse qualificarlo agli occhi del leader, fino a spingerlo a credersi padrone della città. L’orgia del potere, appunto.

Domenica 6 marzo ci sarà il primo redde rationem di una serie. Una sonora e umiliante sconfitta attende il partito che doveva sostenere il suo sindaco e invece lo ha tradito, quel partito che si dice democratico mentre calpesta la sovranità popolare, deforma la Costituzione, accetta il sostegno di personaggi inquietanti, giunge a chiudere le sue sedi che si oppongono al delirio di onnipotenza che ha invaso i suoi vertici.
Il tempo è galantuomo e sappiamo aspettare.

AGGIORNAMENTO del 4 marzo 
Una cortese segnalazione di Anna Maria Bianchi di Carteinregola mi consente di aggiungere questo sentito  commento di Edoardo Salzano, fondatore di Eddyburg, in favore di Giovanni Caudo (v. la postilla in fondo).
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Non è personale, è politica

di GIOVANNI CAUDO   03 Marzo 2016

A partire da un articolo del Corriere della sera, edizione romana, che tratta correttamente uno scandalo che gli era stato addebitato a infamante accusa di corruzione l’ex assessore della giunta Marino commenta la macchinazione di cui è stato vittima e ne trae alcune conclusioni. Con postilla.

I Piani di zona sono in apertura della cronaca romana del Corriere, è una notizia che tocca la vita di migliaia di persone. Si capisce meglio, ora, la rilevanza politica della “giungla” dell’edilizia agevolata e anche quello che abbiamo fatto in pochi mesi, dopo anni di incuria. Alla delibera del 1972, citata dal Corriere della sera, si è aggiunto negli anni un coacervo di norme contraddittorie e di cavilli. L’incertezza normativa e “la paura di liti” non ci hanno fermato e con le sentenze del TAR dell’aprile 2015 si è stabilito un punto giuridico forte a tutela degli inquilini: il contributo pubblico va scomputato dal prezzo di vendita.  Era solo l’inizio ora si deve continuare, in particolare affrontando il tema delle migliorie che gli inquilini pagano, talvolta senza neppure sapere di averle chieste.

Oggi è anche il primo giorno, dopo una decina,, in cui i giornali non si occupano di me. La notizia era che il mio nome compare nella proroga di una indagine per corruzione sulla vicenda di Palazzo Raggi. Tutte le autorizzazioni risalgono a prima del mio incarico, io sono intervenuto per sospendere la delibera di Alemanno, ho avviato l’annullamento e la riproposizione, a termini di legge, del piano di recupero. Ho chiesto al PM di essere ascoltato, confido che lo farà non appena avrà gli elementi, sono convinto che la magistratura è un argine all’illegalità e lavora per le persone oneste come me. Ma su questa notizia è partita una vera e propria campagna che infanga la mia onorabilità e il mio lavoro come assessore della giunta Marino.

Una questione personale, che in realtà si sta facendo politica. Nel replicare a contenuti diffamatori mi sono affidato agli atti, alle delibere, alle cose fatte, ai dirigenti ruotati. La stessa cifra con cui ho svolto il mio mandato: perseguire l’interesse generale guardando al merito. La normalità, ma a Roma la normalità è rivoluzionaria.

Quello che si vuole screditare è quindi un modo di lavorare. Si vuole piegare la libertà di dire no e il principio di legalità, si tratti degli inquilini dell’edilizia agevolata o di interventi privati legittimi ma avversati dai populismi. La libertà di un investitore privato ad investire, e di farlo parlando direttamente con l’Amministrazione, senza intermediari e senza chiedere il permesso ad altri.

Una città libera dai ricatti, da qualsiasi parte vengano. Una città aperta al mondo, che sappia cogliere la sfida dell’innovazione e del cambiamento. Che sappia liberarsi dalla Rendita Capitale intesa come erogazione di denaro pubblico per opere che non finiscono mai. Che favorisca la creazione di ricchezza e il suo potenziale internazionale.

Perché non chiedersi come mai gli investimenti esteri nell’immobiliare a Roma sono un decimo di quelli di Dublino? Mentre i cantieri pubblici (Vele di Calatrava, Metro C, Nuvola, Nuova Fiera di Roma) hanno divorato miliardi di euro e Roma 2024 sembra proseguire sulla stessa scia? Non sono questi argomenti per un vero dibattito pubblico mentre si sceglie il candidato sindaco? Argomenti che avrebbero interessato il mondo imprenditoriale sano e i cittadini, altrimenti rassegnati a vedere i loro figli andare via. Ma la politica si tiene lontana dai temi reali. Mi chiedo allora perché stupirsi dello scarso entusiasmo attorno alle primarie?

postilla

Giovanni Caudo ha per me, tra i suoi meriti, quello di essere tra i fondatori di
eddyburg e tra i più appassionati e costanti docenti (vorrei dire maestri) della scuola di eddyburg. Perciò con i miei amici e colleghi abbiamo reagito con indignazione alla mostruosa campagna di stampa che e stata sollevata contro di lui. 
Oggi Giovanni, con questo suo articolo (dedicato a uno degli episodi le cui colpe sono state falsamente addebitate a lui) rileva con sollievo che i giornali, nelle loro cronache romane, oggi tacciono nel gettare fango su di lui dopo una decina di giorni di calunnie. Condivido il suo sollievo (sperando che, una volta tanto, una rondine faccia primavera), come ho condiviso la sua indignazione. 
Non mi avrebbero scandalizzato critiche alla sua attività di assessore. Anch’io sono stato assessore, e sono sicuro di averne fatti molti di errori. E credo che oggi la condizione generale di chiunque si proponga di rendere migliore la citta sia diventata molto ma molto più difficile di quanto fosse ai miei tempi. Quando sono stato assessore a Venezia, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso ero parte di una squadra (di un partito) che faceva della buona urbanistica la sua bandiera. 
 Due ragioni mi hanno spinto all’indignazione. Innanzitutto, la profonda consapevolezza della onestà di Giovanni. È una consapevolezza che condivido con un vasto stuolo di persone che lo conoscono personalmente. Comprendo che non abbiano ragione di condividerla quanti non lo conoscono: i giornalisti che ne hanno scritto, e i politici che non lo hanno difeso, tranne poche, nobili eccezioni. 
La seconda ragione che mi ha indignato (e che mi induce a esserlo ancora) è il fatto che chi non lo ha difeso non ha compreso che ciò che è stato montato contro Giovanni Caudo è stato il consapevole prodotto di una macchinazione che, come ha colpito lui, poteva, e può ancora colpire chiunque. È una testimonianza attiva del livello d’imbarbarimento cui è giunta in Italia non tanto la lotta politica quanto – tenendo conto dell’humus su cui la vicenda è nata – la lotta tra bande per l’uso del territorio. 
Credo che se Giovanni si è salvato è per la tenacia e il rigore con il quale, nelle sue quotidiane “(contro)rassegne stampa” (tutte pubblicate sul sito carteinregola.it) è riuscito, giorno per giorno a dimostrare come fossero mere calunnie le accuse infamanti che gli erano state rivolte, con abbondanza di falsità e silenzi, sapientemente mescolati a mezze verità o a verità falsificate spostandole dal loro contesto. Che la politica romana abbia trascurato questo aspetto nel corso di una campagna elettorale, nella quale si discute del futuro di Roma, e che non abbia avviato una riflessione sul chi, perché e come abbia organizzato questa cospirazione, coinvolgendovi le edizioni locali delle maggiori testate nazionali è cosa che rattrista chi per vent’anni è stato cittadino romano (e.s.)

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Politica e chiarezza? Ma senti chi parla

19 Gen

Il patetico peana a Giachetti di The front page (Rondolino e Velardi) per la firma di Massimo Micucci, per di più infarcito di luoghi comuni e imprecisioni (per non dire fregnacce), nulla dice – more solito – sul principale motivo che ha ridotto il Pd romano in coriandoli.

Non una parola sul contrasto condotto da certi interessati ras del Pd romano, praticamente dal giorno successivo alla sua elezione, al sindaco scelto da due votanti su tre. Non una parola sulle miserie rappresentate in assemblea comunale dalle studiate assenze, dagli errori voluti nelle delibere, dalla difesa dei peggiori interessi corporativi di sindacati sordi e miopi, dalla forsennata campagna mediatica orchestrata sulla panda rossa e sugli scontrini e via dicendo. Non una parola sullo sfregio alla sovranità popolare sancita dalla Costituzione, calpestata con un atto d’imperio (ma invocata per Quarto) e tantomeno sul vergognoso accordo raggiunto non si sa come davanti a un notaio (dov’è finita la politica nominata nel titolo? Perché non si è condotto un franco e pubblico confronto nell’Aula consiliare?) con i 19 consiglieri Pd e le frattaglie di un’opposizione fino a quel momento valutata come meritava.

Il simpatico refuso – o lapsus freudiano? –  con cui si conclude il pezzo (‘no pasDaràn’) mi trova tuttavia d’accordo: se il Pd vuole ritrovare un minimo di coerenza, che i suoi pasdaràn – quelli per cui qualunque cosa dica o ordini il vertice li si trova consenzienti e già inginocchiati o proni, per cui meriterebbero studi pavloviani  – siano emarginati. Sono loro che devono essere messi da parte una volta per tutte. No pasaràn sul serio, e sul serio si ricominci a discutere, e apertamente, sugli errori e sui disastri della dirigenza. Ormai sono troppi e imperdonabili.

Di scontrini e bonifici, di giornalismo e verità nascoste

12 Ott

La storia la sapete tutti. Repubblica è stata la capofila di una vergognosa, feroce quanto instancabile campagna senza precedenti contro il sindaco Marino che tendeva  all’esito desiderato da qualcuno: le sue dimissioni. Infilato a forza in un tritacarne mediatico cui poche testate si sono sottratte – La Stampa, per esempio – il marziano inviso all’intricata rete di poteri politici e imprenditoriali che ha infranto la crosta di oscuri interessi  e diffuse illegalità che per decenni ha soffocato il Comune e la città, ha dovuto prendere atto che il piano ordito per liberarsi di lui stava arrivando a conclusione.

L’ultimo atto si è avuto con sette conti di ristorante nelle note spese del sindaco che presentavano, apparentemente, aspetti dubbi e su cui indagherà la Procura. Ma sabato Giovanna Vitale – una giornalista di Repubblica distintasi fin dai tempi della Panda rossa per la costante e accanita critica a Marino  – ha compiuto una specie di retromarcia (potete leggere l’articolo più in basso): è un parziale riconoscimento di un possibile errore, una mezza verità. Ha spiegato cioè che per una somma di ragioni le spese di rappresentanza del sindaco relative al primo periodo del suo mandato furono registrate con molto ritardo dalla segreteria e talvolta per ricostruire la causale della spesa si dovette ricorrere alla sua agenda. In altre parole, non ricordando Marino con chi era stato a colazione il tal giorno, si è andati a vedere con chi aveva avuto l’appuntamento e si è pensato di congiungere i due fatti, credendo così in buona fede di aver trovato la giustificazione della spesa. Tutto questo però la solerte giornalista lo scrive dopo, perché solo dopo le è venuto in mente di fare quelle verifiche che i veri giornalisti investigativi fanno prima. La giustifica questo? Secondo me no. Il danno, non solo d’immagine, ormai è fatto, ma anche Repubblica non ne esce affatto bene. Il povero Peppino D’Avanzo si sarebbe incazzato non poco.
Vitale retromarcia

 

Ma c’è di peggio e dobbiamo ringraziare Romafaschifo per averlo scoperto, un sito che non fa sconti a nessuno, tantomeno al sindaco, al quale l’incomprensibile ferocia mediatica con cui Marino è stato attaccato ha fatto venire qualche sospetto. Così i giornalisti di Romafaschifo si sono presi la briga di esaminare tutta la documentazione on-line sul sito del Comune. Tutta. Non solo i conti d’albergo e di ristorante. E in un articolo dall’eloquente titolo “Bomba. La storia delle ricevute di Marino è una colossale montatura. Ecco perché”  lo dimostrano: nella documentazione resa pubblica

Bonifici Marinosi trovano poi tra le altre cose alcuni rimborsi, come questo qui sopra: cene fatte da Marino, pagate per errore con la carta di credito del Comune e rimborsate con un bonifico dal Sindaco. Se il sindaco rubava soldi dalla carta in sua dotazione perché non lo faceva sempre? Lo faceva solo a volte si e a volte no? È piuttosto evidente che stiamo parlando di qualche errore umano imputabile, come detto, ad uno zero virgola. Errori degli uffici che il sindaco ha l’unica colpa di aver firmato senza controllare: sbagli e distrazioni comprensibili per chi fa una vita d’inferno lavorando 18 ore al giorno e da considerarsi in relazione alla percentuale sul totale. Percentuale che risulta infinitesimale. Certo resta da capire perché il sindaco andando a pranzo con la moglie o a festeggiare il Santo Stefano con la mamma tirasse fuori la carta “aziendale” e non quella “personale”, ma è facile prevedere che si tratti di pochi, pochissimi errori dei quali gli uffici dovevano accorgersi. E le modalità di rendicontazioni che solo oggi emergono su Repubblica confermano questa lettura”.
La conclusione di Romafaschifo è che la questione “è stata utilizzata per dare il colpo di grazia al sindaco Ignazio Marino, unico amministratore capitolino che ha osato mettere un poco le manine nei criminali bancomat di consenso, di potere e di soldi che tengono in piedi il Pd a Roma.  Repubblica insomma sapeva alla perfezione come stavano le cose, presumibilmente da giorni. Ma da giorni ha voluto o dovuto farsi strumento del Primo Ministro deciso a interrompere la vicenda politica di un sindaco legittimamente eletto con percentuali bulgare non più di due anni e mezzo fa”.

Non mi pare ci sia altro da aggiungere. Ah sì, per quanto mi riguarda, questo:
Rep No grazie

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Il tramonto della politica

10 Ott

È vero, una lunga notte attende il Pd romano.

Serra PdRoma

Roma fa schifo. Una certa Roma di sicuro.

24 Giu

Per esempio, quella Roma che un minuto dopo l’elezione con una schiacciante maggioranza di Ignazio Marino ha congiurato per farlo fuori. Quella Roma degli intrecci politico-imprenditoriali o anche solo delle cosche di partito, Pd incluso. Quella Roma che si è mangiata Roma, squali senza dignità e morale, fascisti e microemuli nazisti, cioè la destra più deteriore e allo stesso tempo ridicola, se non fosse che fa ricordare il momento più buio del nostro Paese.
Marino all'attacco

Ecco, a questa roma (meglio l’iniziale minuscola, no?) un blog dal nome emblematico, Roma fa schifo (e che non le manda a dire) ha dedicato un memorandum riconoscendo le 20 principali cose che Marino ha fatto e che si fa finta di non sapere, che vi riporto qui sotto. 
Ci vediamo venerdì 26 giugno alle 18 in piazza del Campidoglio, per sostenere il sindaco onesto.
Cliccando sul link troverete maggiori informazioni.
#iostoconmarino
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Estratto dal blog Roma fa schifo.

Insomma ci risiamo. Marino è incontrollabile. Marino sta cambiando determinate cose. Ergo Marino deve saltare. “Dimostri di saper governare”, dice Renzi facendo capire di volerne le dimissioni al più presto. Chissà cosa significa per il Premier “governare”. Magari per lui governare è adeguarsi alle richieste delle lobby che per 40 anni si sono divorate questa città? In quel caso Marino, che non si è adeguato (e non perché sia chissà quale grande statista, semplicemente perché è estraneo a certe dinamiche raccapriccianti non avendole vissute, non essendoci cresciuto), deve togliersi dalle scatole.

Ma cosa ha fatto Marino di così strano per meritarsi una campagna stampa strabiliante per alcune multe (dovute solo ad un errore di database della targa) e per farsi recapitare una lettera di sfratto e di ultimatum da parte del Primo Ministro? Una lista delle grandi discontinuità di questo sindaco la facemmo in quel famoso articolo di novembre, ma la lista va aggiornata. Rimoduliamo l’elenco nella maniera più schematica possibile.

1. MALAGROTTA

Discarica mostruosa presente da decenni. Erano trent’anni che si parlava di chiuderla. C’erano le multe dell’Europa. Con Marino è stata chiusa e una parte dello sporco che si vede in città (il resto, la maggioranza, è la cialtronaggine di Ama o l’inciviltà dei cittadini) è lì per rappresaglia da parte dei ras che sovraintendevano il settore fino ad oggi. Un tempo a comandare erano dei pessimi imprenditori privati, oggi è il Comune.

2. AMA

Cresce la raccolta differenziata. Un nuovo management finalmente civile. E in questi giorni la prima gara vera (una gara vera a Roma!) per il servizio, con procedure vere, con aziende partecipanti vere e con il migliore e il più economico che vincerà. Risparmio, solo qui, di 10 milioni di euro. 10 milioni di meno nelle tasche dei soliti. E sono briciole se si pensa che i ras dei rifiuti che sono stati lasciati fare, indisturbati, da tutti i sindaci avevano chiesto 900 milioni: un lodo che Ama ha vinto, 900 milioni non li otterranno. Cosa bisognerebbe fare qui per far star tranquillo il Primo Ministro? Andare con Cerroni a mangiare “a coda aaa vaccinara” come facevano i collaboratori dei precedenti sindaci e dei precedenti governatori del Lazio?

(Poi – non dimentichiamolo – la città fa vomitare da quanto è zozza, questo è evidente a tutti)

3. ATAC

Un nuovo management credibile (ma con l’ombra del licenziamento del direttore Carlo Scoppola) e il licenziamento di tanti dirigenti. Non basta, sono discontinuità piccole piccole ma si è smesso di andare nella direzione sbagliata sterzando (sebbene poi restando piuttosto fermi).
Il servizio è non solo da quarto mondo, ma in costante peggioramento, su questo siamo in continuità purtroppo.

4. VENDITA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DEL COMUNE

Importante rivoluzione: basta negozi in centro affittati a 80 euro al mese, no?

5. TEATRO DELL’OPERA

Azienda rivoltata come un pedalino.

6. AUDITORIUM – MUSICA PER ROMA

Amministratore Delegato scelto previo bando internazionale. Sono arrivate 141 richieste, sono state vagliate, è stato scelto uno spagnolo. Semplicemente una rivoluzione.

7. RESIDENCE

Uno scandalo. Tu hai una struttura. Che non vale un ciufolo. La proponi al Comune perché hai amicizie dove conta e il comune te la affitta a prezzo maggiorato per metterci extracomunitari o persone a disagio. Risultato: il comune spende per tenere la gente in catapecchie 4000 euro al mese a famiglia. Si fa prima a affittargli casa a Piazza Navona. Uno scandalo che ora sta finendo.

8. SILVIA SCOZZESE

Una anomalia di per se l’assessore al bilancio per come sta operando sui costi della città. Tagliare i costi significa tagliare le clientele e togliere ossigeno a chi sull’inefficienza della città ci campava.

9. AMBULANTI

Saltata la Festa di Piazza Navona gestita per decine di anni dai soliti noti del racket ambulante romano. Erano decine e decine di anni che gli altri sindaci lasciavano fare. Il 22 giugno si sposteranno i camion bar e gli urtisti dall’area del Colosseo. Se ne parlava da non si sa quanto, ora a quanto pare si farà: sarebbe una svolta epocale.

10. PEDONALIZZAZIONI

Tridente, Fori. Se ne parlava dagli anni Ottanta. Sono state fatte o comunque decisamente instradate smettendo di far solo chiacchiere. Facciamo saltare il sindaco, e magari riapriamo anche i Fori al traffico privato: questo è “governare” per il Capo del Governo?

11. SPIAGGE

Del Lungomuro di Ostia si parlava da decine di anni. Ora sono arrivate le prime ruspe, per l’estate 2016 Alfonso Sabella, delegato al Municipio lidense, promette grosse rivoluzioni. Che saranno tutte fermate in caso di dimissioni.

12. APPALTI

E’ stato nominato un magistrato come assessore alla Legalità. Un magistrato del calibro di Alfonso Sabella che sta facendo capire a tutti che sul Comune di Roma sarà più difficile rubare. Un codice degli appalti è stato già approvato, tutto viene controllato. Cose che il sistema non ti perdona.

13. CARTELLONI

Marta Leonori, assessore al Commercio, sta portando avanti la grande riforma dei cartelloni. Una partita enorme riguardante un grumo di criminalità e banditismo imprenditoriale di caratura dieci volte più grande di quanto emerso fino ad oggi in Mafia Capitale. Erano venti anni che la città doveva dotarsi per legge di un Piano Regolatore dei cartelloni, Alemanno è riuscito a rimandare con scuse risibili per 5 anni, Marino ha portato a casa il provvedimento dopo un anno di amministrazione. Ora le 400 dittuncole che hanno distrutto anche questo settore economico a Roma tremano perché stanno per arrivare i bandi di gara internazionali e finalmente il settore potrà finire in mano di società serie e strutturate, come avviene in tutte le grandi città del mondo. Fai saltare il Comune e avrai centinaia di cartellonari ad esultare per le strade: salvi anche questa volta all’ultimo tuffo.

14. MANOVRA D’AULA

Vergognosa manfrina che permetteva ai consiglieri comunali di disporre di denari da distribuire nei loro “collegi” elettorali nel nome del più squallido clientelismo. E’ stata soppressa grazie al consigliere Riccardo Magi.

15. URBANISTICA

Caudo è assessore in gamba e onesto, ma non basta: è pure assessore capace che sta infilando risultati e facendo partire cantieri nella maniera in cui si fanno partire in tutta Europa. L’operazione Stadio della Roma è esemplare. Come è esemplare il concorso per l’area di fronte al Maxxi (Città della Scienza).

16. POLIZIA MUNICIPALE (E PERSONALE IN GENERALE)

Il servizio continua ad essere riprovevole, tuttavia si sta provando a cambiare la rotta. La nomina di Raffaele Clemente è una rivoluzione; i vigili assenteisti di Capodanno saranno puniti. Con qualsiasi altro sindaco si sarebbe lasciato correre. Le multe via Twitter hanno cambiato la mentalità di molti romani e ora il servizio “io segnalo” può fare il resto. Intanto si è proceduto a far ruotare i funzionari nei municipi: un’altra rivoluzione. Certo non sono cose che ti fanno amare. Bisogna farsi amare? Allora l’unico modo è lasciare la città nello schifo in cui è…

E che dire del personale? Da decenni i dipendenti comunali percepivano un salario accessorio illegale. Il Governo insisteva per toglierlo ma per non essere impopolare, per non perdere consenso come vorrebbe Renzi, nessun Sindaco rispondeva alle sollecitazioni: Marino questa cosa l’ha affrontata e sistemata e la città si è tolta anche questo pezzettino di illegalità. A Roma, tuttavia, sistemare le illegalità non porta voti, ma li fa perdere. Ciò non toglie che quello è il percorso corretto da intraprendere.

17. REGISTRO UNIONI CIVILI

Altra svolta non da poco. Un salto in avanti di 20 anni da città arretrata a città normale.

18. PIANO ANTI CORRUZIONE

Approvato: rotazione del personale partita. Gli stanno facendo la guerra senza quartiere anche su questo, ma lo ha detto Raffaele Cantone in persone che far ruotare i dirigenti e gli impiegati pubblici è un antidoto alla corruzione. A Roma si è iniziato a farlo ed è una svolta notevolissima.

19. PGTU

A noi il Piano Generale del Traffico e dei Trasporti Urbani non ci affascina. Lo consideriamo timido e dunque inutile. Un fatto è però che è stato approvato, lo si aspettava dal 1999: 16 anni. A livello di contenuti ha aumento delle strisce blu e congestion charge per entrare in centro. Tutte cosette che non ti rendono di certo simpatico, ma che sono giuste e corrette da fare. Cosa bisogna fare, secondo Renzi, fare le cose per il bene della città o fare le cose che rendano felici dei cittadini che si sono assuefatti a vivere in un posto fuori dal mondo e dalla logica? Bisogna fare come fece lui quando divenne sindaco di Firenze e decise di diminuire le multe che, giustamente, il suo predecessore comminava agli incivili?

20. BILANCIO

La città non approvava il suo bilancio di previsione in maniera regolamentare da 24 anni. Quest’anno per la prima volta Roma ha approvato il bilancio 2015 alla fine del 2014, come si deve fare. Approvare un bilancio regolarmente non lascia spazi ad operazioni fuori bilancio ed erano tutte operazioni fuori bilancio quelle che ingrassavano la mucca di Mafia Capitale. Da oltre vent’anni nessun sindaco si era mai preoccupato di approvare un bilancio nei tempi prestabiliti. Alemanno approvava il bilancio di previsione (di previsione!) alla fine dell’anno. Così tutto l’anno era scoperto e ci si poteva aggiustare mese per mese coi risultati che abbiamo visto…

Mondo di mezzo: la II ordinanza

6 Giu

Questa è  l’ordinanza integrale che ha costituito la seconda puntata di Mondo di  mezzo. Ho l’idea che altro seguirà. Preparatevi, voi persone oneste che rispettate la legge e avete comunque subito un torto.
Da parte mia un grazie al Gruppo Antimafia Pio La Torre che l’ha pubblicata.

Ordinanza II Mondo di mezzo

 

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