Tag Archives: TTIP

Contro il TTIP anche il Nobel Joseph Stiglitz

14 Mag

Non ha avuto esitazioni nel condannare il TTIP il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. In una recente audizione al nostro Parlamento la sua invocazione è stata precisa e inequivocabile: “non firmate!”. Ma lo ascolteranno il Presidente del Consiglio, il governo, i nostri rappresentanti a Bruxelles?

Cos’è il TTIP? Detto in parole povere, è un trattato cui le multinazionali tengono moltissimo perché consentirebbe loro di ignorare la legislazione dei singoli Stati firmatari per difendere i loro interessi. Salvo qualche rarissima eccezione, però, i media italiani continuano a ignorare – soli in Europa – la questione. Per quale motivo? Provate a immaginarlo voi.

Oltre a Report che vi dedicò una puntata e a questo filmato molto esauriente, su un noto sito di informazione indipendente, Valigia Blu, si può trovare l’inchiesta di Bruno Saetta, la più completa  che io abbia letto. Anche Sbilanciamoci.info ha dedicato al TTIP diversi articoli dai titoli più che eloquenti  (Libero scambioUSA-UE: un accordo a perdere,  Il trattato intrattabile, Il patto europeo dei capitali). L’ultimo inizia così:  “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo.”

In tutta Europa cittadini consapevoli e informati si stanno mobilitando per fronteggiare e contrastare il TTIP. Questa petizione ha raccolto milioni di firme: chi volesse partecipare alla raccolta può scaricare questo modulo e una volta completato inviarlo  all’indirizzo che si trova sullo stesso, in basso.

 

Un’altra oscura manovra dietro il TTIP: l’ISDS

5 Gen

COVER CONTRO TTIP

ISDS sta per Investor State Dispute Settlement, che tradotto sta per Sistemazione delle Dispute tra Investitori e Stato. E’ un accordo che l’Europa sta concordando con gli Stati Uniti parallelamente ai colloqui per condurre in porto il TTIP e il CETA.

Del primo, il TTIP, se ne è parlato diffusamente qui, qui e qui e ne ha parlato anche Report (stranamente in Italia la cosa è coperta dal silenzio dei media), ma l’inchiesta più completa l’ho trovata sul sito di Valigia Blu. Date un’occhiata e poi mi direte se c’è da stare tranquilli (il CETA è il gemello canadese).
Ma torniamo a questa novità, l’ISDS. Dunque, attraverso i nuovi trattati – di cui si continua a sapere poco o niente, avvolti come sono nella segretezza più assoluta, altra cosa antipatica che di per sè già puzza parecchio – l’UE cerca di attirare nuovi investitori stranieri (leggi multinazionali, per lo più USA). Per far questo offre un privilegio assolutamente particolare: la possibilità di ricorrere contro provvedimenti emessi da una Stato sovrano.

E come? Ricorrendo alla formula dell’arbitrato, cioè a un trio di avvocati anzichè a un tribunale, e creando un paradosso per cui uno Stato chiamato in causa da un privato rinuncia ad un cardine fondamentale del proprio ordinamento come la magistratura. Questi collegi arbitrali sono completamente segretati: le loro decisioni si impongono su quelle delle corti di giustizia e sono inappellabili.

Un meccanismo perverso che va a discapito dei contribuenti (tra l’altro, questi collegi arbitrali sono di per sè costosissimi), della tutela ambientale, dei servizi sociali e contrasta con i provvedimenti legislativi. I  quali, una volta che lo Stato è stato condannato, devono essere ritirati e annullati.

Già oggi la semplice minaccia di ricorrere all’ISDS può voler dire che norme in difesa dell’ambiente, della salute, dei servizi sociali, dei consumatori non vengano neppure presi in cosiderazione: finora sono almeno 568 i casi conosciuti. Le multinazionali hanno impugnato  provvedimenti tendenti all’innalzamento del minimo salariale (VEOLIA contro Egitto); a difesa della salute (Philip Morris contro Uruguay, Australia, Gran Bretagna); contro rifiuti tossici (Metalclad contro Messico); per un riconoscimento alle vittime dell’apartheid (Piero Foresti contro Sud Africa); in difesa dell’acqua pubblica (Agua del Turani contro Bolivia); per il salvataggio di banche (Ping An contro Belgio e MARFIN contro Cipro).

E’ quindi facimente prevedibile che questo tipo dio controversie aumenterà a dismisura con l’approvazione di TTIP e CETA: in base a questi due trattati più di 100.000 aziende e multinazionali come Monsanto, EXXON, Nestlè, BASF, riuscirebbero facilmente ad eludere e irridere allo Stato di diritto.

C’è solo un modo per impedire la conclusione di TTIP e CETA: impegnarsi come cittadini europei e sottoscrivere l’iniziativa nata autonomamente che in neppure tre mesi ha già raccolto oltre un milione di firme: http://stop-ttip.org/firma/

 

TESTO DELLA PETIZIONE

L’UE si appresta a firmare due accordi commerciali di vasta portata: una con Canada (accordo CETA = globale economico e commerciale) e uno con gli Stati Uniti (TTIP = Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti). La linea ufficiale è che questo creerà posti di lavoro e aumenterà la crescita economica. Tuttavia, i beneficiari di questi accordi saranno le grandi aziende, non i cittadini:
Il regolamento che disciplina i rapporti tra stato e investitori (ISDS) delle aziende canadesi e statunitensi darebbe loro il diritto di citare in giudizio le aziende europee per danni, se ritengono di avere perdite subite a causa di decisioni governative (ad esempio, nuove leggi per la tutela dell’ambiente o dei diritti dei consumatori). Migliorare o anche mantenere i nostri standard per i prodotti alimentari, i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e dei diritti dei consumatori diventerà molto più difficile.
La liberalizzazione e la privatizzazione diventerebbero di fatto irreversibili. L’UE ei suoi Stati membri subirebbero pressioni per consentire tecnologie a rischio, come l’uso della fratturazione idraulica per le attività estrattive nel sottosuolo o l’uso degli organismi geneticamente modificati.
Il CETA e il TTIP aumenterebbero il potere delle multinazionali a scapito della democrazia e di tutte le persone. Non dobbiamo permettere che questo accada! Sottoscrivi la nostra “Iniziativa dei Cittadini Europei”!

https://stop-ttip.org/what-is-the-problem-ttip-ceta/videos/

TTIP: un accordo ‘truccato’ a favore degli USA. Ma a Renzi piace.

14 Ott

Il trattato sul commercio con gli USA e la finta consultazione della Commissione europea
La strategia della Commissione per far “digerire” all’opinione pubblica il trattato TTIP. Esercitare la democrazia in Europa finirà per costare fino al 2% del Pil.
Questo il più che eloquente titolo del lungo ed esaustivo articolo di Bruno Saetta, avvocato ed esperto di diritto della Rete, per Valigia Blu, il noto sito di informazione diretto da Arianna Ciccone, la co-fondatrice del Festival Internazionale di Giornalismo (IJF) che si tiene ogni anno a Perugia.Il giudizio è netto e senza appello: “un accordo truccato” lo definisce Saetta in chiusura, dopo aver dichiarato che

Nonostante la Commissione si sia affannata nel presentare nel modo più positivo possibile queste clausole, pubblicando una serie di risposte alle critiche più pressanti, l’idea dell’opinione pubblica è decisamente negativa, per il timore che un arbitrato possa stravolgere decisioni politiche democraticamente prese.
Pertanto deve preoccupare non poco che il nostro Presidente del Consiglio lo consideri addirittura “una fondamentale scelta strategica“. Se non azzardata, appare quanto meno una definizione affrettata, pronunciata certamente senza aver letto l’articolo di Valigia Blu.
Aspettiamo allora l’inchiesta di Report che andrà in onda domenica prossima 19 ottobre: sarà difficle dire, dopo, “non avevo capito”.

Report e il TTIP domenica 19 ottobre

13 Ott

Non pare strano (avrei voluto scrivere ‘sospetto’)  che del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) non se ne parli affatto? Eppure lo si fa apparire – quando si insiste – come un patto epocale tra Europa e USA. E allora come mai nessun commissario europeo se ne vanta, nessun capo di Stato vi accenna, nessuno tra i media pare interessato ad approfondire?

Secondo quel poco finora trapelato il TTIP  tenderebbe  a facilitare ogni genere di rapporto commerciale, travalicando però  i regolamenti protezionistici nazionali anche in settori come la sanità, la cultura, l’acqua. In più, i sospetti circa un accordo che limiterebbe l’autonomia dei singoli Stati su argomenti fondamentali sono acuiti dalla segretezza con cui le trattative vengono condotte da entrambe le parti. L’inchiesta di Valigia Blu, la più esauriente e completa che ho trovato, lo conferma.
Ecco perché sono stato molto lieto di sapere che domenica 19 ottobre Milena Gabanelli ci porterà con Report a scoprire cos’è davvero il TTIP, questo patto coperto di mistero che vorrebbe unire Europa e USA in un abbraccio asfissiante dove chi ci guadagna sono le solite multinazionali a scapito della sovranità degli Stati, come è successo al Messico. E speriamo anche che finalmente Renzi, nel suo semestre di presidenza UE, decida di parlarcene e magari anche di intervenire.

TTIP: sempre peggio (e Renzi tace)

17 Lug

 

Ne abbiamo parlato anche qui, ( e ancora qui e qui), ma – riconosco i miei limiti – molto sommariamente. Si tratta di negoziati segreti tra Europa e USA che, non foss’altro per il mistero che li copre, non promettono nulla di buono.
Oggi però mi capita, grazie ad Arianna Ciccone e a Valigia Blu, questa eccellente ed eauriente indagine di Bruno Saetta, dal titolo maledettamente eloquente. Continuo così a domandarmi come mai in Italia non se ne parli o, quando avvenga, lo faccia la RAI ed esclusivamente in positivo, come racconta Lorenzo Robustelli,  (grazie ad Alessandro Gilioli per la segnalazione).
E soprattutto mi domando perché non ne parli agli italiani il Pesidente del Consiglio, di solito così pronto a illustrarci le grandi opportunità che si offrono all’Italia sotto la sua guida. Mi viene il sospetto che non ne sappia nulla neanche lui. Mah.

Copyright, sorveglianza digitale, privacy: gli USA alla conquista dell’Europa in nome del profittoRicorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
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Copyright, sorveglianza digitale, privacy: gli USA alla conquista dell’Europa in nome del profitto
I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.

I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
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I trattati commerciali, che si stanno discutendo in segreto, regolamentano non solo il commercio, ma anche la salute, la sicurezza, l’ambiente. E i diritti dei cittadini sono quasi barriere da abbattere.Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/copyright-sorveglianza-digitale-privacy-gli-usa-alla-conquista-delleuropa-in-nome-del-profitto/
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L’Italia come il Messico? I preoccupanti paralleli tra TTIP e NAFTA

1 Lug

Ecco un compito per Renzi nel suo semestre di presidenza della UE: fare chiarezza sul TTIP e salvaguardare la sovranità degli Stati.

Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (se ne è già parlato qui e qui) cioè il “Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti”, è un trattato tra USA e Unione Europea che si sta negoziando da tempo. Non se ne sa nulla – o, comunque, molto poco – in quanto è stato tenuto segreto fin quando hanno cominciato a fuoriuscire informazioni preoccupanti. A questo punto i responsabili della trattativa hanno preferito adottare un tono rassicurante, dichiarando che l’accordo produrrà effetti benefici per le economie di tutti gli interessati; ma non è affatto dimostrato, anzi. Questo è quanto ha anche sostenuto recentemente sul Guardian, l’autorevole quotidiano inglese, George Monbiot: “No longer able to keep this process quiet, the European commission has instead devised a strategy for lying to us” (‘non essendo più in grado di tenere sotto silenzio la cosa, la Commissione Europea ha invece deciso la strategia di mentire’). Monbiot aggiunge, nello stesso articolo aggiornato sul suo sito personale, particolari circa una fuga di notizie dal parlamento europeo.

E che ce ne sia da preoccuparsi emerge sia dai documenti segreti ufficiali che hanno cominciato a vedere la luce, che dai movimenti di protesta che stanno sorgendo ovunque in Europa, che dai commenti di chi, in un modo o nell’altro è coinvolto. L’obbiettivo – come chiarisce il Fatto quotidiano – è di pervenire a un “trattato di libero scambio che vede protagonisti Usa e Unione europea per creare una “free zone” di merci e servizi, non solo rimuovendo i dazi doganali (che sono già bassi, nell’ordine del 2-3%) ma anche superando le cosiddette “barriere non tariffarie”, cioè regolamenti e normative divergenti tra le due sponde dell’Atlantico. In pratica un’armonizzazione per interi settori economici come sicurezza e sanità, servizi pubblici, agricoltura, proprietà intellettuale, energia e materie prime”.

L’articolo così prosegue: “Le trattative sono partite in sordina un anno fa, quando i capi di governo dei ventotto Paesi dell’Unione hanno concesso l’autorizzazione alla Commissione Europea, e tuttora si cerca di mantenerle nell’ombra. Secondo quanto riportato da The Nation la senatrice democrat Elizabeth Warren, critica nei confronti della poca trasparenza del negoziato, ha affermato che “Wall Street, aziende farmaceutiche, telecom, grandi inquinatori stanno sbavando” davanti a questa opportunità, che sta passando sottotraccia per le grandi opposizioni che troverebbe se diventasse di dominio pubblico. Lo dimostrano precedenti come quello del Nafta: l’accordo per il libero scambio stipulato tra Usa, Canada e Messico nel 1992, la cui impostazione si avvicina a quella studiata per il Ttip, non gode di grande popolarità, avendo in vent’anni provocato diversi squilibri per i Paesi coinvolti, tra maggiore concentrazione della ricchezza e riduzione degli stipendi per i lavoratori fino al 20% in alcuni settori”.

In sintesi, l’accordo tende a subordinare la sovranità degli stati agli interessi dei settori commerciali e industriali. Lo spiega bene il Guardian nell’articolo già citato: “l’accordo dovrebbe includere un “meccanismo velenoso chiamato soluzione delle dispute investitori-stato. Quando introdotto forzatamente in altri accordi commerciali, ha consentito alle grandi corporations di citare i governi davanti a collegi arbitrali segreti composti di legali aziendali, che ignorano le corti di giustizia e superano la volontà dei Parlamenti. Questo meccanismo potrebbe minacciare quasi tutti i mezzi mediante i quali i governi cercano di difendere i loro cittadini e la natura. E’ già stato usato dalle compagnie minerarie per citare i governi che tentano di tenerle lontano dalle aree protette; da banche che si oppongono a normative finanziarie; da un’azienda nucleare che contesta la decisione tedesca di cassare per sempre l’energia atomica”.

L’accordo agirebbe in particolare su tre grandi aree: la salute pubblica, l’ambiente e il sociale. Tutte le volte che le leggi di uno stato venissero a minacciare gli interessi e gli investimenti di un’azienda, scatterebbe immediatamente la citazione davanti ai collegi arbitrali nominati più sopra, con quali esiti è facile immaginare. Un esempio clamoroso – uno dei tanti – è dato dalla Philip Morris che ha citato in giudizio l’Australia: nella sua lotta al fumo il governo australiano ha deciso che i pacchetti di sigarette siano anonimi, ma la compagnia USA ha obbiettato che impedendo di mostrare i marchi le è stato procurato un danno con una sensibile perdita di quote di mercato e da qui la citazione.

Insomma, una faccenda seria. E non convince affatto la teoria secondo la quale tutte le parti avrebbero da guadagnare in termini di sviluppo economico. L’esempio è dato dal NAFTA (North American Free Trade Agreement: Accordo nordamericano per il libero scambio). Fu siglato nel 1980 ed era una specie di replica del mercato comune europeo, composto da USA, Canada e Messico.
Uno studio indipendente ha di recente dimostrato inequivocabilmente che, dopo 20 anni , tutti gli indici economici e sociali del Messico, nessuno escluso, erano peggiorati. Cioè, lo Stato più debole tra i tre, quello che avrebbe teoricamente dovuto trarre maggior vantaggio dall’accordo, è stato quello più danneggiato in assoluto e in tutti i principali indicatori, dalla disoccupazione allo sviluppo industriale.

In conclusione, io la vedo così. Ammesso che il TTIP venga siglato e che spinga le grandi multinazionali a investire in Italia, il rischio che la nostra fragile economia venga travolta dal loro strapotere e che il nostro Paese non sia più in grado di difendere gli interessi dei suoi cittadini attraverso le proprie leggi è enorme. Ma la partita è ancora aperta: il nuovo Parlamento europeo che inizia proprio oggi ha tutte le armi e gli argomenti per condurre la negoziazione in modo da difendere e ribadire la sovranità degli stati e dei cittadini di fronte a qualsiai accordo commerciale.

Tutti i migliori auguri di buon lavoro, quindi, al Presidente Renzi.

http://corporateeurope.org/trade/2013/11/leaked-european-commission-pr-strategy-communicating-ttip

 

Nessuno che parli del TTIP. Salvo…

28 Apr

Prima di tutto, cos’è il  TTIP? L’acronimo sta per  Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè, tradotto: Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti. Cioè, più chiaramente e secondo la Commissione Europea per il Commercio, un accordo con “l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti, progettato per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Ma NON è così. Come ho avuto modo di dire in precedenza qui, di questo accordo si sa poco o nulla e (quel che è molto peggio) sembra si stia facendo di tutto per tenerci all’oscuro, noi tutti cittadini europei.  Scrissi infatti in quell’occasione, che l’accordo “tenderebbe  a facilitare ogni genere di rapporto commerciale, travalicando i regolamenti protezionistici nazionali anche in settori come la sanità, la cultura, l’acqua. In più, i sospetti circa un accordo che limiterebbe l’autonomia dei singoli Stati su argomenti fondamentali sono acuiti dalla segretezza con cui le trattative vengono condotte da entrambe le parti.

Oggi ho trovato sull’argomento un breve video della Lista Tsipras, L’Altra Europa, che spiega meglio la questione e i miei dubbi su questo “accordo” sono improvvisamente aumentati.
Vediamo se capita anche a voi e poi domandatevi anche il perché di questo strano silenzio.

TTIP: in arrivo la prossima fregatura?

28 Mar

Devo ringraziare l’attento Alessandro Gilioli (“E questo no, grazie“) per aver attirato la mia attenzione su un argomento che, sebbene di  importanti dimensioni , qui da noi in Italia sembra tanto trascurabile da parlarne poco o niente, anche se le trattative sono già in corso dallo scorso luglio e il Presidente Renzi abbia addirittura assicurato proprio ieri a Obama che si arriverà ad una firma non molto oltre la fine del prossimo semestre di presidenza italiano.

Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership: Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti) è, secondo la Commissione Europea per il Commercio, un accordo con “l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti, progettato per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro. Sempre secondo questo ente, “Ricerche indipendenti mostrano che  il TTIP potrebbe far aumentare:
L’economia europea di  €120 miliardi;
L’economia americana di €90 miliardi;
L’economia del resto del mondo di €100 miliardi.

Non ho votato per le BancheTutto bene quindi? Parrebbe di sì, ma il mai abbastanza ringraziato sito Sbilanciamoci.info è andato a curiosare e ha scoperto alcuni aspetti non proprio entusiasmanti. All’articolo del luglio scorso, “Libero scambio Usa-Ue, un accordo a perdere“,  Anna Maria Merlo ne ha fatto seguire recentemente un secondo dall’altrettanto eloquente titolo “Il trattato intrattabile“, dove così conclude: “In un contesto in cui gli stati stanno perdendo terreno, il Ttip mira a limitare il più possibile le barriere non tariffarie (quelle tariffarie sono già quasi inesistenti), favorendo di fatto le grandi imprese, in un commercio mondiale caratterizzato da una grande concentrazione (i primi dieci operatori Usa controllano il 96% dell’export del paese, nella Ue le prime dieci società esportatrici ne controllano l’85%).” In sintesi, si tenderebbe  a facilitare ogni genere di rapporto commerciale, travalicando i regolamenti protezionistici nazionali anche in settori come la sanità, la cultura, l’acqua. In più, i sospetti circa un accordo che limiterebbe l’autonomia dei singoli Stati su argomenti fondamentali sono acuiti dalla segretezza con cui le trattative vengono condotte da entrambe le parti.

Le conseguenze che l’accordo potrebbe avere  sono state descritte ancora più chiaramente da Mario Pianta (sempre su Sbilanciamoci.info) nell’articolo del 25 gennaio scorso dal preoccupante titolo “Il patto atlantico dei capitali“, che inizia così: “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo.” Il seguito lo trovate più sotto.

Converrete che non rimane che essere d’accordo con Gilioli che è molto opportuno e necessario saperne di più di questa faccenda, prima, per non trovarsi poi – come avvenuto col fiscal compact, con la frittata fatta.

————————-
Qui di seguito il testo integrale  dell’articolo di Mario Pianta*. Il grassetto è mio.

IL PATTO ATLANTICO DEI CAPITALI – 24/01/2014

Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a “chilometri zero”. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua dev’essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo. Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP, Transatlantic trade and investment partnership), oggetto di discussioni segrete tra Usa e Commissione europea, prevede che le commesse pubbliche non possano privilegiare produttori locali, che gli investimenti delle multinazionali siano consentiti e tutelati anche nei servizi pubblici (acqua, sanità, etc.), che la regolamentazione non possa limitare i commerci, anche quando ci sono rischi per l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti i meccanismi di “arbitrato” che possono costringere gli stati a pagare alle multinazionali l’equivalente dei mancati superprofitti.

Si tratterebbe di un colpo di stato. L’annullamento della politica di fronte all’assoluta libertà dei capitali, non di commerciare – quella c’è già – ma di entrare in ogni attività, ogni ambito della vita, con la garanzia di fare profitti. L’annullamento della democrazia intesa come possibilità di una comunità di decidere i propri valori, le regole condivise, le politiche da realizzare. L’annullamento dei diritti dei cittadini e delle responsabilità collettive – come quella verso l’ambiente – che si frappongano alla trasformazione in merce del mondo intero.

Il commercio è uno dei temi su cui i paesi membri della Ue hanno già trasferito completamente la sovranità a Bruxelles: è la Commissione a negoziare gli accordi all’Organizzazione mondiale per il commercio (Omc) o i trattati bilaterali come il Ttip. Ma senza poteri significativi del Parlamento europeo e con il potere delle lobby delle multinazionali che detta le politiche europee, la Ue ha praticato in questi anni la versione più estrema e irresponsabile del liberismo. Come nel caso dell’Unione monetaria, il passaggio di poteri sul commercio è un pessimo esempio di come l’integrazione europa porti a politiche che favoriscono solo i capitali e danneggiano le persone, il lavoro, l’ambiente – dentro e fuori l’Europa, come mostrano gli effetti negativi dei trattati di libero scambio sui paesi in via di sviluppo.

Il Ttip è un “Trattato intrattabile” che va fermato al più presto. Siamo ancora in tempo, un progetto analogo – l’Ami – era già stato sconfitto nel 1998. Ma servirebbe una discussione attenta che ancora non c’è. Servirebbe una protesta di massa contro quest’ultimo, estremo sussulto di quel liberismo che ci ha portato a sei anni di depressione economica. Servirebbero sindacati che non si pieghino a nuove distruzioni di posti di lavoro, consumatori che boicottino le mutinazionali più aggressive, partiti che si ricordino, per una volta, di difendere la democrazia. Discutere di elezioni europee – da oggi al prossimo maggio – significa discutere soprattutto di questo.

——

Mario Pianta è professore di Politica economica all’Università di Urbino ed è stato fellow alla Columbia University, all’European University Institute, alla London School of Economics e all’Université Sorbonne. L’ultimo libro di cui è co-autore è “Innovazione tecnologica e sviluppo industriale nel secondo dopoguerra” (Laterza, 2007).

 

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