Tag Archives: elezioni europee

Dedicato a chi vota Grillo.

23 Mag

 

 

 

p.s. Resta il fatto che Makkox è IL GENIO.

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Un’istantanea delle elezioni

22 Mag

Con la consueta abilità, Michele Serra disegna oggi nella sua Amaca la sua visione delle scelte che gli elettori si troveranno a fare domenica. In verità, io la mia l’ho fatta da tempo.

Da Repubblica del 22.5.14

Da Repubblica del 22.5.14

In Spagna, alle elezioni europee del 25 maggio

13 Mag

Il 25 maggio in Spagna Izquierda Unida, la sinistra, questa gente, voterà per Alexis Tsipras. Sono persone come noi e hanno deciso.  Hanno risposto al dilemma che affronteremo il giorno delle elezioni: votiamo per la sinistra o per l’austerità?
E lo stesso faranno in tutta Europa i partiti uniti nel Partito della Sinistra Europea, francesi,  tedeschi, danesi, portoghesi, estoni, greci, una grande forza europea che si batte per una nuova Europa. Con una sola voce, perché il potere è della gente.
Io voterò per l’Altra Europa con Tsipras.

 

D’Alema: in Europa socialisti con i popolari. CVD.

11 Apr

Fantastico. In questa intervista D’Alema dichiara che la strategia per governare l’Europa  è rappresentata dalle larghe intese tra socialisti e popolari, lasciando intatti gli accordi. “There is no alternative”.
Viva la chiarezza, una volta tanto. Altro che voto utile: votare per Schultz è il modo migliore per continuare ad essere governati dalla Germania di Angela Merkel, condannati per anni all’austerity brutale del liberismo e del fiscal compact.
Poi mi chiedono come mai voterò Tsipras.

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Video pubblicato il 4 aprile 2014
Interview with Massimo d’Alema, President of FEPS and former Prime Minister of Italy, in the Forum “A Progressive Renaissance for Europe” organised in Brussels by the Foundation for European Progressive Studies (FEPS) and its close partners

Il programma di Alexis Tsipras: 3 priorità e 10 punti per cambiare l’Europa

13 Mar

“Questa non  è la nostra Europa. È solo l’Europa che vogliamo cambiare. Al posto di un’Europa piena di paura della disoccupazione, della disabilità, della vecchiaia e della povertà; al posto di un’Europa che ridistribuisce i guadagni ai ricchi e la paura ai poveri; al posto di un’Europa che serve le necessità dei banchieri, vogliamo un’Europa al servizio dei bisogni umani.”
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Il partito della Sinistra Europea mi ha eletto come candidato per la presidenza della Commissione dell’Unione Europea nel quarto congresso il 13-15 Dicembre a Madrid.

È un onore e un onere. L’onore non è solo personale. La candidatura del leader del partito di opposizione in Grecia simboleggia il riconoscimento dei sacrifici del popolo greco. Simboleggia anche la solidarietà per tutti i popoli del Sud dell’Europa che hanno subito le catastrofiche conseguenze sociali dei Memoranda di austerità e recessione.

Tsipras 3Ma, più che una candidatura, è un mandato di speranza e cambiamento in Europa. È un appello per la Democrazia a cui ogni generazione merita di partecipare, e in cui ogni generazione ha il diritto di vivere. È una lotta per il potere di cambiare la vita quotidiana della gente ordinaria. Per citare Aneurin Bevan, un vero social-democratico e il padre del Servizio Sanitario Nazionale Britannico, il potere per noi significa “l’uso di un’azione collettiva con lo scopo di trasformare la società e innalzare tutti noi, insieme”.

Io non sono un candidato del Sud dell’Europa. Sono un candidato di tutti cittadini, indipendentemente dal loro indirizzo, sia del Nord sia del Sud, che vogliono un’Europa senza austerità, recessione eRaccomandazioni. La mia candidatura aspira a raggiungere tutti voi, senza distinzioni di ideologie politiche e di voti nelle elezioni nazionali. Unisce gli stessi popoli che sono divisi dalla gestione neolìberista  della crisi economica. Integra l’indispensabile allenza anti- Memoranda del Sud in un ampio movimento Europeo contro l’austerità – un movimento per la ricostruzione democratica dell’unione monetaria.

La mia candidatura si rivolge soprattutto ai giovani. Per la prima volta nell’Europa del dopoguerra una giovane generazione ha aspettative peggiori rispetto a propri genitori. I giovano vedono le proprie aspirazioni bloccate dall’elevata disoccupazione e la prospettiva di crescere senza lavoro o sottopagati. Dobbiamo agire –  non per loro ma con loro – e dobbiamo agire ora!

Dobbiamo urgentemente superare la divisione tra Nord e Sud dell’Europa e demolire il “muro monetario” che separa gli standard e le possibilità di vita nel continente.

L’Eurozona  è sull’orlo di un collasso. Questo non è dovuto all’Euro in se, ma al neoliberismo – alle politiche di austerità che, anziché supportare la moneta unica, l’hanno indebolita. Ma, insieme alla moneta unica, hanno indebolito anche la fiducia dei cittadini nell’Unione Europea e il supporto per avanzare e approfondire l’integrazione in Europa. È per questa ragione che crediamo che il neo-liberismo non fa altro che stimolare l’euro-scetticismo. E che dovremmo abbandonare l’austerità e recuperare la Democrazia.

Quello che è successo negli anni della crisi è che l’estabishment politico ha colto l’opportunità di riscrivere la politica economica del dopoguerra.

La gestione politica della crisi del debito dell’Eurozona è inserito nel processo di trasformazione istituzionale dell’Eurozona Sud sul modello del Capitalismo neo-liberista Anglo-Sassone. La diversità nelle istituzioni nazionali non è tollerata. L’imposizione delle regole è la pietra fondante delle leggi recentemente approvate dalla Commissione Europea per incrementare il controllo economico sull’Eurozona. La Cancelliera Merkel in Germania, insieme all’élite burocratica neo-liberista in Bruxelles, tratta la solidarietà sociale e la dignità umana come ostacoli economici e la sovranità nazionale come un fastidio. L’Europa è costretta a indossare la camicia di forza dell’austerità, delle disciplina e della deregolamentazione . Peggio ancora, l’Europa rischia una “generazione perduta” della sua popolazione più giovane e talentuosa.

Questa non  è la nostra Europa. È solo l’Europa che vogliamo cambiare. Al posto di un’Europa piena di paura della disoccupazione, della disabilità, della vecchiaia e della povertà; al posto di un’Europa che ridistribuisce i guadagni ai ricchi e la paura ai poveri; al posto di un’Europa che serve le necessità dei banchieri, vogliamo un’Europa al servizio dei bisogni umani.

Il cambiamento è possibile e avverrà! Coloro che dicono che l’Europa in cui viviamo non può cambiare, lo dicono perché non vogliono che l’Europa cambi.

Perché hanno interessi a non voler cambiare l’Europa. avatar_altraeuropa_webDobbiamo riunire l’Europa e ricostruirla su basi democratiche e progressive. Dobbiamo riconnettere l’Europa con le sue origini Illuministiche e dare priorità alla Democrazia. Perché l’Unione Europea sarà democratica o cesserà di esistere. E per noi, la Democrazia non è negoziabile.

La sinistra Europea si sta battendo per una Europa democratica, sociale ed economica. Questo obbiettivi strategici definiscono le nostre tre priorità politiche:

1.      Porre fine all’austerità e alla crisi.
Un’Eurozona senza austerità è possibile. Perché l’Austerità è in sé una crisi – non è una soluzione per la crisi. Costringe l’Europa ad oscillare tra recessione e un incremento anemico del GDP. Ha gonfiato la disoccupazione registrata in Europa. È la causa dell’incremento del debito pubblico dell’Eurozona dal 70,2% nel 2008 al 90,6% nel 2012. A questo scopo, lavoreremo per una soluzione comprensiva e definita del debito dell’Eurozona. Apriremo la strada alla reflazione coordinata delle economie Europee. Perchè la deflazione minaccia la stabilità. Abbiamo riassunto il nostro piano politico contro la crisi in dieci punti, e la presenteremo nella prossima sezione.

2.      Mettere in moto la trasformazione ecologica della produzione.
La crisi non è solo economica. È anche ecologica, nel senso che riflette un paradigma economico insostenibile in Europa. Di conseguenza, abbiamo bisogno di una simultanea trasformazione economica ed ecologica delle società europee per emergere dalla crisi e creare una solida base per lo sviluppo con giustizia sociale, impiego stabile e decente e una migliore qualità di vita per tutti. Abbiamo bisogno di questa trasformazione adesso!
La gestione della crisi nell’Eurozona Sud attraverso le famigerate “Troika” ha aggiunto una crisi ambientale alla crisi fiscale di quelle nazioni, rinforzando la divisione tra il Nord e il Sud. Inoltre, col pretesto della crisi e la ricerca di una soluzione rapida alla situazione economica, l’Unione Europea e gli stati membri hanno rilassato le proprie politiche ecologiche e limitato la sostenibilità, nel migliore dei casi, a misure di efficienza energetica e di materie prime. Un caso tra tutti, anche se l’Europa abbonda di casi simili,  e il supporto dato dal governo greco alla multinazionale mineraria Eldorado Gold, che ha iniziato operazioni minerarie su larga scala nella foresta primordiale di Skouries in Halkidiki.
L’Europa ha bisogno di un cambio di paradigma a favore della sostenibilità.

A questo scopo, abbiamo bisogno di una politica pubblica ecologica che sia priorità alla sostenibilità e qualità, cooperazione e solidarietà. Per esempio, una politica pubblica ecologica pianificherebbe, incoraggerebbe e finanzierebbe un’istruzione a favore della sostenibilità e indirizzerebbe verso carriere in settori sostenibili. La trasformazione ecologica della produzione include un’ampia gamma di settori politici, quali: Riforma delle tasse, che cambierebbe la logica della tassazione spostando il suo peso sul consumo di risorse piuttosto che sull’impiego, l’eliminazione di sovvenzioni a imprese nocive per l’ambiente, la preservazione della biodiversità, la sostituzione dell’energia convenzionale con risorse rinnovabili, l’investimento nella ricerca ambientale e lo sviluppo di coltivazione organica e trasporto sostenibile, insieme al rifiuto di qualsiasi accordo commerciale trans-atlantico che non garantisca alti standard sociali ed ambientali.

3.      Riformare la struttura dell’immigrazione in Europa.
La ricerca umana di una vita migliore è inarrestabile. I confini bloccano i diritti umani, non le persone. Finché rimane la differenza tra i guadagni e le prospettive dei pesi d’origine e  quelli dell’Unione Europea rimane enorme o continua ad aumentare l’immigrazione in Europa continuerà. L’Unione Europea dovrebbe dimostrare doppia solidarietà: esterna, verso i paesi d’emigrazione, e interna, con un giusto collocamento geografico degli immigrati. In particolare, l’Unione Europea dovrebbe prendere l’iniziativa politica per una nuova relazione con questi paesi, migliorando l’assistenza allo sviluppo e la capacità per lo sviluppo endogeno con pace, democrazia e giustizia sociale. In parallelo, è necessario cambiare l’architettura istituzionale per l’asilo e l’immigrazione. Dobbiamo assicurare la protezione dei diritti umani nel territorio europeo e pianificare misure per salvare i migranti in mare aperto, per organizzare centri di accoglienza e adottare nuove leggi che regolino l’accesso dei migranti ai Paesi europei in modo giusto e proporzionato, prendendo in considerazione, per quanto possibile, i desideri individuali. I fondi dell’Unione dovrebbero essere distribuiti in modo più sensato; le recenti tragedie di Lampedusa e  Farmakonisi dimostrano che sia il Patto Europeo per l’Immigrazione e l’Asilo e la Regolazione Dublino II [Regulation (EC) 343/2003 and Regulation (EU) 604/2013] devono essere corretti immediatamente. Soggetti a semplici e trasparenti criteri, i migranti dovrebbero avere la possibilità di chiedere asilo direttamente allo stato membro a loro scelta e non al Paese attraverso cui entrano nell’Unione Europea. Il paese d’ingresso dovrebbe fornirgli documenti di viaggio che permettano di raggiungere la loro destinazione. Rifiutiamo la “Fortezza Europa” che non fa altro che promuovere xenofobia, razzismo e fascismo.
Lavoriamo per un’Europa che sia inattaccabile dall’estrema destra e dal neo-nazismo.
Ma l’Europa non sarà ne sociale ne ecologica se non è democratica. E so non è democratica, alienerà i suoi cittadini proprio come succede oggi. Perché, in questo momento cruciale, l’Unione Europea è decaduta in un’oligarchica e anti-democratica industria al servizio delle banche, delle multinazionali e dei ricchi. La Democrazia, in Europa, è in ritirata. E non c’è dubbio che dobbiamo prre fine all’austerità per recuperare la Democrazia.  Questo perché l’austerity neo-liberista è stata imposta ai Paesi del Memorandum per mezzo di misure legislative che indeboliscono i parlamenti nazionali; ha rimosso diritti sociali ed economici dei cittadini mediante misure proprie degli stati di polizia. Allo stesso tempo, la struttura e le operazioni delle istituzioni europee, alle quali sono state trasferite le competenze e i diritti nazionali sono prive di legittimità democratica e trasparenza. Burocrati anonimi al di sopra della legge non possono sostituire i politici eletti.

 Ma, perché la discussione della democrazia in Europa sia significativa, l’unione Europea necessita di un budget significativo e di un Parlamento Europeo che  ne decida l’allocazione e che insieme ai Parlamenti nazionali decida l’esecuzione e controlli la sua efficienza. La riorganizzazione democratica dell’Unione Europea è l’obbiettivo politico per eccellenza. A questo scopo, dovremmo estendere la partecipazione del pubblico e l’interesse dei cittadini nello sviluppo delle politiche e dei servizi europei. In parallelo, dovremmo potenziare la istituzioni che hanno una legittima base democratica, come il parlamento europeo e i parlamenti nazionali. Questo implica iniziative politiche concrete, come primo passo nel restituire ai parlamenti nazionali il ruolo centrale nella legislazione e nelle decisioni sul budget nazionale. Questo significa la sospensione degli articoli 6 e 7 della Regolazione  (EU) 473/2013 (il secondo dei due pacchetti di atti legislativi nell’Eurozona) riguardo al monitoraggio e la valutazione dei piani economici nazionali, che danno alla Commissione Europea il diritto di controllare e modificare i budget nazionali prima dei rispettivi parlamenti. Secondariamente, come è stato già detto, implica che sia il Parlamento Europeo che i Parlamenti nazionali abbiano maggior controllo sul budget europeo. Implica anche che il parlamento europeo sia un meccanismo democratico di controllo sul Consiglio Europeo e la Commissione Europea. Ma un’Europa democratica non può essere democratica e consensuale entro i propri confini e arrogante, militaristica e guerrafondaia all’estero. Per questa ragione, abbiamo bisogno di un sistema di sicurezza europeo fondato sul negoziato e sul disarmo. Nessun soldato europeo dovrebbe operare al di fuori dell’Europa.

I. UN PIANO IN 10 PUNTI CONTRO LA CRISI, PER LA CRESCITA CON GIUSTIZIA SOCIALE E IMPIEGO PER TUTTI.

L’Eurozona è il livello ideale per implementare politiche progressiste finalizzate alla crescita, alla redistribuzione delle ricchezze e alla creazione di posti di lavoro. Questo è perchè l’unione monetaria ha maggiore libertà di ciascuno dei suoi costituenti presi separatamente ed è meno esposta alla volatilità e  instabilità dell’ambiente esterno. Ma il cambiamento richiede sia un piano politico fattibile che un’azione collettiva.

 Per concludere la crisi Europea, è necessario un cambi drastico di regime.
Questa priorità serve il nostro piano politico di dieci punti:

 1.      Immediata fine dell’austerità.  L’austerità è una medicina nociva somministrata al momento sbagliato con devastanti conseguenze per la coesione della società, per la democrazia e per il futuro dell’Europa. Una delle cicatrici lasciate dall’austerità che non mostra segni di guarigione è la disoccupazione – in particolare tra i giovani. Oggi, quasi 27 milioni di persone sono disoccupati nell’Unione Europea, di cui più di 19 milioni nell’Eurozona. La disoccupazione ufficiale nell’Eurozona è salita dal 7,8% nel 2008 al 12,1% nel Novembre 2013. In Grecia, dal 7,7% al 24,4% e in Spagna dal 11,3% al 26,7% nello stesso periodo. La disoccupazione giovanile in Grecia e Spagna si aggira intorno al 60%. con 4,5 milioni di under-25 disoccupati, l’Europa firma la sua condanna a morte.

2.      Un New Deal europeo. L’economia europea ha sofferto 6 anni di crisi, con disoccupazione media sopra il 12% e il rischio di una depressione pari a quella degli anni 30. l’Europa potrebbe e dovrebbe prendere in prestito denaro a basso interesse per finanziare un programma di ricostruzione economica focalizzato sull’impiego, sulla tecnologia e sull’infrastruttura. Il programma aiuterebbe le economie colpite dalla crisi ad emergere dal circolo vizioso di recessione e incremento del debito, creare posti di lavoro e sostenere il recupero economico. Gli Stati Uniti ce l’hanno fatta. Perché non noi?

3.      L’espansione dei prestiti alla piccola e media impresa. Le condizioni dei prestiti in Europa è nettamente deteriorata. Le piccole e medie imprese sono state colpite ancora più duramente. Migliaia di queste, soprattutto nelle economie in crisi del Sud dell’Europa sono state costrette a chiudere, non perché non erano sostenibili, ma perché il credito era esaurito. Le conseguenze per i posti di lavoro sono state terribili. I tempi straordinari richiedono misure straordinarie: la banca centrale europea dovrebbe seguire l’esempio delle Banche Centrali degli altri paesi e fornire prestiti a basso interesse alle banche se queste accettano di di fare credito a piccole e medie imprese.

4.      Sconfiggere la disoccupazione. La disoccupazione media europea è la più alta mai registrata. Molti dei disoccupati rimangono senza lavoro per più di un anno e molti giovano non hanno mai avuto l’opportunità di ricevere un salario per un impiego decente. La maggior parte della disoccupazione è il risalutato dello scarso o nullo sviluppo economico, ma anche se la crescita riprende, l’esperienza ci insegna che sarà necessario molto tempo perché la disoccupazione torni al livello di prima della crisi.
L’Europa non può permettersi aspettare così a lungo. Lunghi periodi di disoccupazione sono devastanti per le abilità dei lavoratori, specialmente i giovani. Questo nutre l’estremismo di destra, indebolisce la democrazia e distrugge l’ideale europeo. L’Europa non dovrebbe perdere tempo, dovrebbe mobilitarsi e ridirigere i Fondi Strutturali per creare significative possibilità d’impiego per i cittadini. Laddove i limiti fiscali degli stati membri sono stretti, i contributi nazionali dovrebbero essere azzerati.

5.      Sospensione del nuovo sistema fiscale europeo: richiede pareggio di bilancio anno per anno, indipendentemente dalle condizioni economiche dello stato membro.  Di conseguenza rimuove la possibilità di usare le politiche fiscali come uno strumento di stabilità nei momenti di crisi, quando è più necessario, mettendo in pericolo la stabilità economica. In breve, è un’idea pericolosa. L’Europa necessita di un sistema fiscale che assicuri la responsabilità fiscale sul medio termine e allo stesso tempo permetta agli stati membri di usare lo stimolo fiscale durante una recessione. Una politica modificata ciclicamente che esenti gli investimenti pubblici è necessaria.

 6.      Una vera e propria banca europea che possa prestare denaro come ultima risorsa per gli stati-membri e non solo per le banche.  L’esperienza storica suggerisce che le unioni monetarie di successo necessitano di una banca centrale che adempia a tutte le funzioni di una banca e non serva solo a mantenere la stabilità dei prezzi. Il prestito a uno stato bisognoso dovrebbe essere incondizionato e non dipendente dall’accettazione di un programma di riforme con il Meccanismo di Stabilità Europea. Il fato dell’Euro e la prosperità dell’Europa dipende da questo.

7.      Aggiustamento macroeconomico: i paesi in surplus dovrebbero lavorare quanto i paesi in deficit per correggere il bilanciamento macroeconomico all’interno dell’Europa. L’Europa dovrebbe monitorare valutare e richiedere azione dai Paesi in surplus sotto forma di stimolo, per alleviare la pressione unilaterale sui Paesi in deficit. L’attuale asimmetria non danngiia solo i paesi in deficit. Danneggia l’intera Europa.

8.      Una Conferenza del Debito Europeo. La nostra proposta è ispirata ad uno dei più lungimiranti momenti nella storia politica Europea. Questo è l’Accordo di Londra sul Debito del 1953, che alleviò il peso economico della Germania, aiutando a ricostruire la nazione dopo la guerra aprendo la strada per il suo successo economico. L’Accordo richiedeva il pagamento di, al massimo, la metà dei debiti, sia privati che intergovernativi. Legava i tempi del pagamento all’abilità del Paese di ripagare, diluendoli su un periodo di 30 anni. Collegava il debito allo sviluppo economico, seguendo una implicita clausola di crescita: nel periodo tra il 1953 e 1959 gli unici pagamenti dovuti erano gli interessi del debito.  Questo ritardo nei pagamenti aveva lo scopo di concedere alla Germania il tempo di recuperare.
A partire dal 1958, l’Accordo prevedeva pagamenti annuali che diventarono sempre meno significativi con la crescita dell’economia. L’accordo prevedeva che la riduzione dei consumi della Germania, quello che oggi chiamiamo “devalutazione interna”, non era un metodo accettabile di assicurare il pagamento dei debiti. I pagamenti erano condizuionati dalla possibilità di pagare. L’Accordo di Londra è in diretto contrasto con l’erronea logica dei pagamenti richiesti dal trattato di Versailles, che ostacolava la ricostruzione dell’economia tedesca e creava dubbi sulle intenzioni degli Alleati. L’Accordo di Londra rimane un piano d’azione utilizzabile anche oggi. Non vogliamo una Conferenza del Debito Europeo per il Sud dell’Europa. Vogliamo una Conferenza del Debito Europeo per l’Europa. In questo contesto, si dovrebbero usare tutti gli strumenti politici disponibili, inclusi i prestiti dalla Banca Europea come ultima risorsa  oltre alla istituzione di un debito sociale europeo, come gli Eurobond, per sostituire i debiti nazionali.

9.      Un Atto Glass-Steagall Europeo. L’obbiettivo è separare le attività commerciali e gli investimenti bancari per prevenire la loro unificazione in un’entità incontrollabile.

10.  Una legislazione Europea effettiva per tassare l’economia e le attività imprenditoriali offshore .

II. Questo è il momento di cambiare!

Per rendere possibile questo cambiamento,   dobbiamo influenzare in modo decisivo la vita dei cittadini europei. Non vogliamo semplicemente cambiare la attuali politiche ma anche estendere l’interesse e la partecipazione del pubblico nella politica e nella scrittura delle leggi europee. Di conseguenza, dobbiamo creare la più ampia possibile alleanza politica e sociale.

Dobbiamo alterare l’equilibrio del potere politico per poter cambiare l’Europa. Il neo-liberismo non è un fenomeno naturale ne qualcosa di invincibile. È solo il prodotto di scelte politiche in un particolare equilibrio storico di forze. Deve la sua longevità come paradigma economico a politiche socio-democratiche risalenti agli anni ’90. Queste hanno favorito i principi neo-liberisti in corrispondenza a una progressiva deriva verso destra. Per molti Europei, i socio-democratici sembrano l’eco di un’era passata. Non per noi!  Ma il disagio sociale dell’attuale crisi  e lo scetticismo dell’elettorato verso lo status quo politico hanno condotto le loro strategia ad uno stallo. I socio-democratici non possono permettersi di perdere tempo. Qui ed ora, devono fare uno storico passo in avanti per ridefinirsi nella percezione e nella coscienza pubblica come una forza della sinistra democratica.  Ridefinendosi in opposizione al neo-liberismo e alle fallimentari politiche del Partito Popolare Europeo e dell’Alleanza Liberale. O, come è stato accuratamente detto, diventando una forza politica “disposta ad essere tanto radicale quanto la stessa realtà”.

L’Europa è arrivata ad un bivio critico. Nelle elezioni europee del 25 Maggio, due chiare alternative per il presente ed il futuro sono sul tavolo: o rimaniamo immobili con i conservatori e i liberisti, o ci muoviamo avanti con la Sinistra Europea. O acconsentiamo allo status quo neo-liberista – fingendo che la crisi si possa risolvere con le stesse politiche che l’hanno causata- o guardiamo al futuro rappresentato dalla Sinistra Europea.

Ci rivolgiamo soprattutto all’ordinario cittadino europeo che tradizionalmente ha votato per i socio-democratici: per prima cosa, perché eserciti il suo diritto di voto il 25 Maggio, anziché astenersi e lasciare che gli altri votino al suo posto, e che voti per la speranza ed il cambiamento – votando la Sinistra Europea. Possiamo ricostruire la nostra Europa di lavoro, cultura ed ecologia. Ancora una volta nella storia della nostra casa comune – che è l’Europa – dobbiamo ricostruirla come un insieme di società democratiche e giuste. Per ricostruire l’Europa è necessario cambiarla. E dobbiamo cambiarla adesso, perché sopravviva.

Mentre le politiche neo-liberiste trascinano indietro la ruota della Storia, è il momento che la sinistra spinga avanti l’Europa.

Alexis Tsipras
___________
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Perché anch’io sostengo la lista Tsipras

11 Mar

“È in questo quadro contraddittorio tra le posizioni dei cittadini e quelle delle forze politiche che stiamo andando alle elezioni europee del 25 maggio; è in esso che s’inserisce la nuova lista L’altra Europa con Tsipras. Essa si è costituita per sostenere Alexis-Tsiprasnel Parlamento europeo un programma che rigetta la controproducente logica economica del rigore (peraltro ipocritamente asimmetrica: i debiti generati dalle speculazioni e dall’insipienza degli istituti finanziari sono ripianati a carico dei bilanci pubblici e delle popolazioni che vengono costrette – ma solo loro – all’austerità); vuole cambiare i trattati intrisi della logica che ha portato alla crisi e ne impedisce la soluzione (a cominciare dal Fiscal compact che pende come la minaccia di una bomba atomica su qualsiasi possibilità di ripresa economica); intende rilanciare la crescita e l’occupazione su basi socialmente ed ecologicamente accettabili (perché le relazioni economiche, produttive e sociali dovrebbero essere funzionale all’interesse generale e al rispetto della natura di cui l’umanità fa parte); chiede per l’Ue istituzioni (anche economiche) democraticamente rappresentative, in grado d’interagire più efficacemente con i mercati e contrastarne le correnti speculative internazionali che arricchiscono pochissime persone a danno della generalità delle persone e dello sviluppo complessivo. Questo è un programma che, coerentemente a quanto chiede la maggioranza degli italiani (e dei cittadini europei), mira a generare benessere senza diseguaglianze, buona occupazione senza precarietà, sicurezza sociale e uno sviluppo che sia anche civile; un programma finalizzato a costruire un’Europa possibile: più forte e pacifica, più dinamica e solidale, unita e accogliente”.
(da sbilanciamoci.it)

Ecco perché mi piace e mi ha convinto.
Qui di seguito il testo integrale.
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La lista Tsipras e la sfida democratica


Tra euroscetticismo o euroconformismo è lampante il vuoto di rappresentanza. La lista Tsipras, se non ricadrà in nuove forme di autoreferenzialità, potrà colmarlo

L’entusiasmo per l’Unione europea è comprensibilmente in calo per il modo iniquo e controproducente in cui la si sta costruendo. Tuttavia, l’europeismo e la consapevolezza dei vantaggi dell’unificazione mantengono radici più diffuse nei cittadini di quanto i politici percepiscono. Si è creato un ulteriore carenza di rappresentanza democratica che la lista L’altra Europa con Tsipras potrebbe riempire.

Un recente sondaggio realizzato per la Commissione europea (Eurobarometro standard 80) rivela che per il 74% degli italiani, i 28 stati dell’Unione dovrebbero cooperare di più per risolvere i problemi che l’affliggono; il 65% ritiene che l’Italia non possa affrontare da sola le sfide della globalizzazione; il 53% è favorevole all’Unione economica e monetaria e il 50% crede che per il nostro paese non ci sia un futuro migliore fuori dall’UE (contro il 30% che lo ritiene possibile). Tuttavia una quota crescente di italiani, passata dal 46% al 55%, pensa che l’UE non stia andando nella giusta direzione ed è pessimista sul suo futuro; in particolare, essi ritengono che la disoccupazione sia il principale problema e (il 64%) che l’UE, fautrice delle politiche di rigore, non stia creando i presupposti per ridurla.

In definitiva, la maggioranza degli italiani è molto preoccupata per le politiche comunitarie e i loro effetti negativi; tuttavia, ribadisce la sua convinzione di fondo europeista, la convenienza del nostro paese a puntare sull’UE e la necessità di accelerane la costruzione, ma cambiando il modo di realizzarla.

La questione su cui riflettere è che queste valutazioni largamente diffuse tra gli italiani trovano una scarsissima rappresentanza nelle forze politiche presenti nel nostro Parlamento.

Come è noto, Forza Italia – che rappresenta circa un quarto dell’elettorato – ha posizioni tradizionalmente euroscettiche e il governo Berlusconi, non solo ha condiviso le politiche di rigore (che a parole critica), ma ha perfino ecceduto nel recepire le indicazioni della Commissione europea, inserendo addirittura nella Costituzione (non c’era l’obbligo) il vincolo del bilancio pubblico in pareggio.

Nel Partito Democratico – che nei sondaggi rappresenta quasi il 30% degli elettori – le posizioni a favore dell’unificazione europea sono generalizzate, ma tra di loro – pur con interessanti eccezioni – prevale l’adesione conformistica alla visione rigorista delle politiche comunitarie che giustamente preoccupa la maggioranza degli italiani. D’altra parte, le decisioni iperrealiste dei governi Berlusconi e Monti sono passate in Parlamento con i voti determinanti del Pd.

Grillo – le cui posizioni fanno testo per il Movimento 5 Stelle, i cui consensi nei sondaggi elettorali oscillano tra il 20 e il 25% – non solo vuole uscire dall’Euro e dall’UE, ma da ultimo vuole rompere anche l’unità d’Italia.

I piccoli partiti di destra e di centro – che sommati arrivano a circa il 15% – o sono contrari alla costruzione europea (come Lega e Fratelli d’Italia) o la vogliono realizzare condividendo le politiche di rigore (come NCD e UDC).

È in questo quadro contraddittorio tra le posizioni dei cittadini e quelle delle forze politiche che stiamo andando alle elezioni europee del 25 maggio; è in esso che s’inserisce la nuova lista L’altra Europa con Tsipras. Essa si è costituita per sostenere nel Parlamento europeo un programma che rigetta la controproducente logica economica del rigore (peraltro ipocritamente asimmetrica: i debiti generati dalle speculazioni e dall’insipienza degli istituti finanziari sono ripianati a carico dei bilanci pubblici e delle popolazioni che vengono costrette – ma solo loro – all’austerità); vuole cambiare i trattati intrisi della logica che ha portato alla crisi e ne impedisce la soluzione (a cominciare dal Fiscal compact che pende come la minaccia di una bomba atomica su qualsiasi possibilità di ripresa economica); intende rilanciare la crescita e l’occupazione su basi socialmente ed ecologicamente accettabili (perché le relazioni economiche, produttive e sociali dovrebbero essere funzionale all’interesse generale e al rispetto della natura di cui l’umanità fa parte); chiede per l’Ue istituzioni (anche economiche) democraticamente rappresentative, in grado d’interagire più efficacemente con i mercati e contrastarne le correnti speculative internazionali che arricchiscono pochissime persone a danno della generalità delle persone e dello sviluppo complessivo. Questo è un programma che, coerentemente a quanto chiede la maggioranza degli italiani (e dei cittadini europei), mira a generare benessere senza diseguaglianze, buona occupazione senza precarietà, sicurezza sociale e uno sviluppo che sia anche civile; un programma finalizzato a costruire un’Europa possibile: più forte e pacifica, più dinamica e solidale, unita e accogliente.

La distanza tra quanto la maggioranza degli italiani (e degli europei) pensa della costruzione europea e le posizioni euroscettiche o euroconformiste che prevalgono tra le forze politiche allarga il vuoto di rappresentanza democratica. Più in generale, se ancora persiste l’egemonia esercitata dagli interessi di parte e dalle ideologie che hanno generato la crisi, essa continua ad avere successo più tra i rappresentanti della politica che tra chi ogni giorno paga gli effetti della crisi.

L’altra Europa con Tsipras – che nasce rifiutando non la politica, ma il suo distacco dalla società favorito dagli opportunismi e dall’inadeguatezza di molti suoi “professionisti” – se non ricadrà in quelle patologie, in nuove forme di autoreferenzialità, nella riproposizione di logiche minoritarie e di personalismi, potrà colmare quel vuoto. Dovrà attrezzarsi per fare ciò che anche il senso comune inizia ad avvertire come necessario per superare una crisi epocale, cioè cambiare radicalmente i meccanismi che l’hanno creata e quelli che in Europa l’hanno accentuata; per farlo dovrà rivolgersi non solo alla limitata cerchia di chi queste cose già le condivide, ma alla generalità dell’opinione pubblica per convincerla che l’estremismo da battere è quello conservatore degli interessi ristretti e delle ideologie che hanno generato la crisi e stanno affossando l’Unione europea.

feliceroberto.pizzuti@gmail.com

Barbara Spinelli: “c’è un’Altra Europa. Con Tsipras”.

5 Mar

“Sono due le forze attualmente dominanti in Europa” dice Barbara Spinelli aprendo la logoufficiale_laltraeuropa100conferenza stampa per la presentazione della lista Tsipras per l’Italia, e prosegue:  “Ci sono da una parte i tartufi, quelli che la vogliono così com’è, senza alternative e che avendola portata dov’è vogliono distruggerla;  dall’altra, si fronteggiano quelli che vorrebbero tornare indietro, alle sovranità nazionali. Ma ci siamo anche noi, l’Altra Europa, noi che con Alexis Tsipras vogliamo farla ripartire, cambiarla, tornare alla radici, come affermava Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene: l’Europa unita nella lotta alle dittature e alla povertà”.

“Io non so fare politica, mi esercito nella scrittura che mi ha dato visibilità e mi serve per smascherare le falsità della politica” – ha aggiunto a proposito della propria candidatura che, come dichiarato, in caso di elezione non avrà seguito –Spinelli Tsipras “Lo faccio da decenni, è l’unica cosa che  so fare. Ma ho le mie idee sull’Europa che voglio e dovevo metterle a servizio delle battaglie che vogliamo fare. Esponendomi, certifico il valore della proposta e delle tante persone che di questa proposta sono portatori e candidati. Sono tanti invisibili che hanno la forza e le competenze per diventare combattenti di un’Europa giusta”.

Alexis Tsipras, un’opportunità per riunire la sinistra italiana e per rilanciare un’Europa più giusta

4 Feb

Chi è Alexis Tsipras: classe 1974, laureato in ingegneria, sposato con due figli (uno chiamato Ernesto in onore del Che), verso la fine degli anni ottanta aderisce al movimento dei giovani comunisti ellenici. Nel  1999 viene nominato segretario dell’area giovanile di Synaspismos, il partito della sinistra radicale, di cui diviene presidente nel 2005 e l’anno dopo si presenta alle elezioni comunali di Atene con Syriza (l’acronimo in greco di Coalizione della Sinistra Radicale), che raggruppa una dozzina di partiti della sinistra radicale e ambientalisti. La sua strategia politica, basata sul rapporto diretto con gli elettori gli fa raggiungere il 10,5 per cento dei voti.Tsipras 3

Tre anni dopo, Syriza conquista il 4,60 % delle preferenze alle elezioni europee e a quelle nazionali del maggio 2012 il 16,8%, divenendo il secondo partito dopo Nuova Democrazia che con 130.000 voti in più raccoglie il 18,9%. Non riuscendo a formare una maggioranza di governo, la Grecia torna a votare il17 giugno 2012 e Tsipras con il suo partito conferma il secondo posto, salendo al 26,9%   dei consensi. Nel corso della campagna elettorale Tsipras aveva dichiarato la sua intenzione di rinegoziare, in caso di vittoria, il piano di austerity imposto alla Grecia dalla troika (Fmi, Ue e Bce) con una politica basata solo su tagli e privatizzazioni anziché su investimenti e rilancio economico.
Nel corso del IV congresso della Sinistra Europea svoltosi a Madrid (13-15 dicembre 2013), Alexis Tsipras è stato nominato candidato presidente della commissione europea per le elezioni del 2014 con oltre l’84% dei voti.

In Italia: le straordinarie capacità diplomatiche di Tsipras, che in Grecia è riuscito a riunire forze politiche in genere poco inclini alle intese e alle coalizioni, ha raccolto grande entusiasmo e seguito anche qui da noi, principalmente nella sinistra: una parte del PD e di SEL, Rifondazione Comunista e anche frange del M5S. Ne è seguita la proposta di una lista civica per le europee guidata da Tsipras avanzata da un gruppo di intellettuali di spicco, tra cui Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Paolo Flores d’Arcais, Marco Revelli, Guido Viale, cui si stanno aggiungendo altri nomi di assoluto valore tra cui Gustavo Zagrebelsky (qui la sua dichiarazione).

Barbara Spinelli ha scritto di lui che “riconoscersi nella figura di Alexis Tsipras, che ha costruito una forza elettorale maggioritaria non su tematiche e appelli demagogici antieuropeisti, ma su un impegno concreto a rinegoziare i trattati e il funzionamento dell’Unione europea, rende evidente la posta in gioco di queste ele-zioni: un disegno autenticamente europeista, contro l’ipotesi della cancelliera Merkel e di Shulz di piegare l’Europa alla stessa logica della Grosse Koalition tedesca”.

L’appello
di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale

L’Europa al bivio. Con Tsipras una lista autonoma della società civile

L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.

Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.

Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.
Tsipras

Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.

Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.

Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.

Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.

Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.

Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.

Le prime adesioni:

Mario Agostinelli, Andreina Albano, Gaetano Azzariti, Giuliana Beltrame, Alberto Burgio, Loris Campetti, Luciano Canfora, Massimo Carlotto, Luca Casarini, Franco Chiarello, Furio Colombo, Gildo Claps, Emmanuele Curti, Angelo d’Orsi, Giorgio Dal Fiume, Marco D’Eramo, Roberta De Monticelli, Tommaso Di Francesco, Monica Di Sisto, Andrea Di Stefano, Ada Donno, Gianni Ferrara, Carlo Freccero, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Domenico Gattuso, Alfonso Gianni, Alessandro Gilioli, Paul Ginsborg, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Antonio Ingroia, Monica Lanfranco, Teresa Masciopinto, Katia Mastantuono, Valerio Mastrandrea, Antonio Mazzeo, Sandro Medici, Tomaso Montanari, Roberto Musacchio, Maso Notarianni, Giovanni Orlandini, Moni Ovadia, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Angela Pascucci, Fulvio Perini, Tonino Perna, Paolo Pietrangeli, Nicoletta Pirotta, Felice Roberto Pizzuti, Marco Politi, Gabriele Polo, Alessandro Portelli, Adriano Prosperi, Ermanno Rea, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini, Umberto Romagnoli, Riccardo Rossi, Eddi Salzano, Antonia Sani, Andrea Segre, Patrizia Sentinelli, Michele Serra, Stefano Sylos Labini, Anna Simone, Paolo Sollier, Massimo Torelli, Nadia Urbinati, Nicola Vallinoto, Dario Vergassola, Giolì Vidigni, Gustavo Zagrebelsky.

La risposta di Tsipras all’appello:

Atene, 24 gennaio 2014

Care compagne e compagni,  

Volevo prima di tutto ringraziarvi per la  vostra fiducia e l’onore che avere dimostrato per me, SYRIZA SYRIZAe il Partito della Sinistra Europea proponendo di mettermi in primo piano in una lista in Italia. Una proposta che  rappresenta un riconoscimento morale per le nostre lotte dall’inizio della crisi in Grecia e il nostro tentativo di internazionalizzare il problema nell’Europa del Sud.

Una proposta che completa quella del Partito della Sinistra Europea per la mia candidatura per la presidenza della Commissione Europea.

In Grecia, in Italia e nell’Europa del Sud in genere siamo testimoni di una crisi senza precedenti, che è stata imposta attraverso una dura austerità che ha fatto esplodere a livelli storici la disoccupazione, ha dissolto lo stato sociale e annullato i diritti politici, economici, sociali e sindacali conquistati. Questa crisi distrugge ogni cosa che tocca: la società, l’economia, l’ambiente, donne e uomini.

“L’Europa è stata il regno della fantasia e della creatività. Il regno dell’arte”, ci ha insegnato Andrea Camilleri, per finire in “un colpo di stato di banchieri e governi”, come ha aggiunto Luciano Gallino. Questa Europa siamo chiamati a rovesciare partendo dalle urne il 25 di maggio nelle elezioni per il Parlamento Europeo. Scommettendo sulla ricostruzione di una Europa democratica, sociale e solidale.

La vostra proposta per l’unità, aperta e senza esclusioni, della sinistra sociale e politica anche in Italia rappresenta uno prezioso strumento per cambiare gli equilibri nell’Europa del Sud e in modo più generale in Europa. SYRIZA ed io personalmente sosteniamo che l’unità della sinistra con i movimenti ed i cittadini che colpisce la crisi rappresenta il migliore lievito per il rovesciamento. È la condizione necessaria per cambiare le cose.

La vostra proposta per la creazione di una lista aperta, democratica e partecipativa della sinistra italiana, dei movimenti e della società civile in Italia per le elezioni europarlamentari di maggio, con l’obiettivo di appoggiare la mia candidatura per la Presidenza della Commissione Europea, può rappresentare con queste condizioni un tentativo di aprire una nuova speranza con successo.

La prima condizione è che questa lista si costituisca dal basso, con Tsipras 2l’iniziativa dei movimenti, degli intellettuali, della società civile.
La seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare a parteciparvi e a sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono.
La terza condizione è di avere come speciale e unico scopo quello di rafforzare i nostri sforzi in queste elezioni europee per cambiare gli equilibri in Europa a favore delle forze del lavoro contro le forze del capitale e dei mercati. Di difendere l’Europa dei popoli, di mettere freno all’austerità che distrugge la coesione sociale. Di rivendicare di nuovo la democrazia.

L’esperienza di Syriza in Grecia ci ha insegnato che in tempi di crisi e di catastrofe sociale, come oggi, è di sinistra, radicale, progressista ogni cosa che unisce e non divide. Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per fare tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare la vita delle donne e degli uomini. In un quadro del genere anche il mio contributo potrà essere utile a tutti noi, ma prima di tutto ai popoli d’Italia e d’Europa.

Fraterni saluti,
Alexis Tsipras
Presidente di Syriza e Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea
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