Archivio | aprile, 2014

Una petizione per #unasvoltabuona

30 Apr

 

Un casco sicuro

Quasi 108.000 italiani hanno sottoscritto questa petizione al ministro dell’Interno per applicare codici identificativi sulle divise delle forze dell’ordine in servizio nelle manifestazioni pubbliche. Ne parlavo qui qualche mese fa, colpito dall’episodio raccontato, uno dei tanti che si sono susseguiti negli anni.

Me l’hanno fatta tornare in mente il disgustoso episodio di cui si sono resi protagonisti gli aderenti al Sindacato Autonomo di Polizia e questa vignetta di Tommaso Fattori. A qualcuno sembrerà che la tragica morte del giovane Aldrovandi non abbia punti di contatto con la richiesta della petizione. Invece c’è un denominatore comune rappresentato dalla fiducia che i cittadini devono nutrire nei confronti di chi è tenuto a tutelare nostra sicurezza: se questo rapporto si incrina, vacilla l’intero sistema delle regole e dello stato democratico.

La parola è quindi a noi cittadini: firmiamo e diffondiamo. Oggi c’è anche il fatto nuovo del Presidente del Consiglio che ha telefonato personalmente alla signora Aldrovandi per manifestarle la propria solidarietà: non è solo un buon segno.
E’ una #svoltabuona.

Nessuno che parli del TTIP. Salvo…

28 Apr

Prima di tutto, cos’è il  TTIP? L’acronimo sta per  Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè, tradotto: Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti. Cioè, più chiaramente e secondo la Commissione Europea per il Commercio, un accordo con “l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti, progettato per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro.

Ma NON è così. Come ho avuto modo di dire in precedenza qui, di questo accordo si sa poco o nulla e (quel che è molto peggio) sembra si stia facendo di tutto per tenerci all’oscuro, noi tutti cittadini europei.  Scrissi infatti in quell’occasione, che l’accordo “tenderebbe  a facilitare ogni genere di rapporto commerciale, travalicando i regolamenti protezionistici nazionali anche in settori come la sanità, la cultura, l’acqua. In più, i sospetti circa un accordo che limiterebbe l’autonomia dei singoli Stati su argomenti fondamentali sono acuiti dalla segretezza con cui le trattative vengono condotte da entrambe le parti.

Oggi ho trovato sull’argomento un breve video della Lista Tsipras, L’Altra Europa, che spiega meglio la questione e i miei dubbi su questo “accordo” sono improvvisamente aumentati.
Vediamo se capita anche a voi e poi domandatevi anche il perché di questo strano silenzio.

L’età è una variabile indipendente della gioventù.

27 Apr

“Dopo tutto, una gioventù bisogna averla: poco importa l’età in cui si decide di essere giovani.”

p.s. Questa mi è davvero piaciuta molto. Chissà perchè.  🙂

Henri Duvernois 1875 - 1937 (pseudonimo di Henri Simon Schwabacher, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, librettista e critico letterario francese).

Henri Duvernois
1875 – 1937 (pseudonimo di Henri Simon Schwabacher, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, librettista
e critico letterario francese).

 

 

 

 

 

 

Roma, 27 aprile 1937: muore Antonio Gramsci.

27 Apr

« Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione […] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini. »

Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928

 

In  spregio all’immunità parlamentare Gramsci fu arrestato l’8 novembre 1926, accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe. Al processo che si celebrò un anno e mezzo dopo contro ventidue comunisti tra cui, oltre a Gramsci stesso, Scoccimarro, Terracini, Roveda, il pubblico ministero del Tribunale Speciale Fascista – istituito per l’occasione – dichiarò: “dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare per vent’anni“. Ma non ci riuscirono.

Fu condannato così a vent’anni, quattro mesi e cinque giorni, imprigionato e tenuto in carcere nonostante le sue già precarie condizioni di salute peggiorassero, al punto che nel 1934 gli fu concessa la libertà condizionata e fu trasferito in una clinica romana dove cessò la sua esistenza il 27 aprile del 1937, a soli 46 anni. Le sue ceneri riposano nel cimitero degli Inglesi, a Roma. Intellettuale, politico, filosofo, sociologo, critico letterario, è considerato universalmente uno dei più grandi pensatori del secolo scorso e le sue opere sono presenti nelle biblioteche delle Università del mondo. In una domenica in cui l’attenzione generale sembra attratta dalla cerimonia che riguarda due Papi, io andrò invece a rendere omaggio a un uomo il cui rigore morale, la dignità e forza d’animo non furono mai piegati dal fascismo. Le Lettere dal carcere – da cui è tratta quella alla moglie che riporto più sotto e per cui ringrazio gli autori di liberliber – ne sono la dimostrazione più palese. Nel 1932 Gramsci ha già trascorso sei anni tra confino e carcere duro e le condizioni di salute si sono ancora aggravate: oltre al morbo di Pott, di cui soffre da giovane, ha perso i denti, lo affliggono ipertensione e gotta. Ma lo spirito è indomabile e il suo esempio sostiene tutti quelli che talvolta sentono la tentazione di rassegnarsi.

La tomba di Gramsci a Roma.

La tomba di Gramsci a Roma.

27 giugno 1932

Carissima Iulca,
ho ricevuto i tuoi foglietti, datati da mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean credo, che era un piccolo impiegato in una amministrazione municipale di Parigi. La novella si intitolava Un uomo in un fosso. Cerco di ricordarmela. – Un uomo aveva fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancora vivo). Passarono le ore; si avvicinò il mattino e i primi bagliori dell’alba, incominciò a passar gente. L’uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c’è? domandò – Vorrei uscire dal fosso, rispose l’uomo. – Ah, ah! vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre così l’ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! – E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato. – Si sentì altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: Ah! ah! sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubbriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire, come ho fatto io? – E si allontanò, col passo ritmato dal grugnito del maiale. – E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era così patetico! – E passò un ministro di dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa. – Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzò in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze. – Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere più forte. Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ciò che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore. Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.

Antonio

 

 

 

Vivaldi non l’avete mai visto così. Visto???

27 Apr

Salut Salon si chiama questo quartetto di quattro ragazze di Amburgo, piano e archi,  che hanno saputo unire a una superba preparazione musicale fantasia, originalità e abilità, oltre che una solida presenza scenica.  Un repertorio straordinario che va dalla musica classica a quella popolare: da Vivaldi all’Opera da tre soldi, da Astor Piazzolla allo swing e le ha portate in tournèe in tutto il mondo.
Recentemente, il regista Ralf Pleger ha dedicato loro un breve documentario in cui dimostrano tutto il loro talento e versatilità.

 

 

 

Il senso del dovere

25 Apr

“Senza magistrati e senza forze dell’ordine con il senso del dovere, la sicurezza della persona e delle proprietà può solo degenerare nell’arbitrio dei violenti e della criminalità. Senza medici e senza personale sanitario con il senso del dovere, il diritto alla salute diventa una crudele finzione. Senza insegnanti con il senso del dovere, il diritto all’educazione e alla cultura diventa il privilegio di pochi. Senza doveri, insomma, niente libertà.
In un Paese in cui le battaglie per i diritti hanno offuscato la questione dei doveri e in cui sempre più spesso chi sceglie di opporsi alla discriminazione e all’individualismo politico e sociale viene bollato come “moralista”, la vera sfida per tutti i cittadini, ma soprattutto per le élites politiche, imprenditoriali e intellettuali, è quella di battersi con forza per una rinascita civile a partire dalla fondamentale lezione sull’equilibrio tra diritti e doveri che ci viene dal Risorgimento, dalla Resistenza e dalla nostra Costituzione.”

 

Dal risguardo di copertina de L’Italia dei doveri di Maurizio Viroli – Pagg. 175, € 12.00 – Rizzoli, 2008

Maurizio Viroli (Forlì 1952) è professore di Teoria politica all’Università di Princeton (USA). Con questo libro ha raccolto un’idea di Norberto Bobbio, con cui aveva scritto Dialogo intorno alla Repubblica. Tra le altre sue opere, Per amore della patria, Storia di Machiavelli e Il problema morale dell’Italia.

168 ore = 7 giorni

25 Apr

Non c’avevate pensato, eh?  Meno male che c’è Makkox, l’Eccelso. 🙂

 

 

Le riforma del Senato e lo yoghurt

23 Apr

A leggere l’intervista al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi mi è venuto in mente questo paragone, forse irrispettoso ma coerente con le sue dichiarazioni. Dice il ministro:  “La riforma va approvata entro il 25 maggio per essere credibili negli incontri europei fissati subito dopo“. Una scadenza molto più rigida delle scritte che si trovano sui prodotti alimentari dove in genere si ‘consiglia’ di consumarli entro una certa data. Qui no: la scadenza è a breve e improrogabile.
Per di più, che la ‘credibilità’ del nostro Paese di fronte all’Europa dipendesse dall’abolizione del bicameralismo entro e non oltre una certa data è per me un fatto assolutamente nuovo. Pensavo (e penso, come la stragrande maggioranza degli italiani) che siano di altre dimensioni i problemi su cui si basa la caduta di prestigio dell’Italia e mi permetto di dubitare che le nostre sorti a Bruxelles siano legate all’abolizione del bicameralismo. Sai che gliene frega, all’alta finanza internazionale e tedesca in particolare, del nostro Senato.

Per sostenere la tesi della necessità di un Senato non elettivo, il ministro ricorda poi che già l’Ulivo (quasi vent’anni fa) proponeva la medesima formula. Vero. Dimentica però, purtroppo per lei, che all’idea si manifestò – come oggi – una notevole contrarietà, che esisteva tutt’altro contesto e soprattutto che all’epoca vigeva una legge elettorale ancora degna di questo nome.  Mentre il progetto della nuova legge presenta tante di quelle falle da risultare quasi peggiore della precedente, il porcellum di triste memoria.  Sempre alla ricerca di argomenti e per controbattere la riforma contenuta nella proposta Chiti (che ribatte qui), la Boschi ritira poi fuori la storia del “rispetto per i cittadini che si sono espressi su questo a larga maggioranza“: ma chi? Quelli delle primarie che hanno eletto Renzi come segretario del Pd? E che c’entra questo con i progetti del governo? Il programma che gli elettori del Pd approvarono col loro voto nel 2013 è quello che fu presentato da Bersani e non prevedeva alcuna ‘riforma’ del Senato.

Ma non basta. L’obbediente e disciplinata ministro se la prende, piccata, con gli autorevoli e numerosi costituzionalisti contrari: “Loro fanno i professori, noi abbiamo la responsabilità delle scelte. Anche istituzionali“. L’irritazione per chi non condivide progetti e programmi del leader è palese, ma l’interpretazione della ‘responsabilità’ è, a dir poco, inesatta.  Non spetta al Governo proporre riforme costituzionali. E infatti perfino l’ANPI ha preso posizione su questo punto, lanciando un monito allarmato in cui, tra l’altro, dichiara  che “si continua nel cammino – anomalo – già intrapreso da tempo, per cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al Parlamento”. Vale la pena di leggerlo tutto, ve l’assicuro: sono cittadini come noi e notano le stesse cose di cui si è parlato abbondantemente (anche qui, per esempio) e quindi risparmierò generosamente i miei pochi fedeli lettori.

Al 25 maggio manca un mese circa. E mi viene da pensare a quella commissione dei 75  che il 15 luglio del 1945 ricevette l’incarico di scrivere il progetto di Costituzione. Erano previsti tre mesi di lavoro, ma ce ne vollero quasi trenta, per la definitiva approvazione il 22 dicembre del 1947. In quella commissione c’erano personalità del calibro di Ruini, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti, La Pira, Calamandrei, Costantino Mortati, Antonio Giolitti, Nilde Jotti, Concetto Marchesi, Lelio Basso, Paolo Rossi, Aldo Bozzi e tante altre intelligenze che si dedicarono al compito con scrupolo, talento, dedizione.
Oggi abbiamo Renzi e la Boschi.

Renzi Boschi

 

 

 

 

 

Il dissenso secondo Renzi

23 Apr

“Alcuni senatori”, ha aggiunto Renzi, “sono alla ricerca di visibilità: è comprensibile, ma la politica è un’altra cosa.”

Questa una dichiarazione del Presidente del Consiglio riportata da Repubblica.
Mi viene spontaneo avvisare i deputati del Pd non allineati: occhio a obiettare, vuol dire che anche voi volete solo farvi notare.
Con buona pace del ruolo del Parlamento.

 

 

 

 

 

Cercasi Direttore delle operazioni

22 Apr

Non è un lavoro comune. Siete avvisati.

http://www.cnlive.it/lifestyle/2014/04/17/vuoi-difficile-mondo.html

 

 

 

 

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