Archivio | settembre, 2018

Una sinistra senza sinistra.

25 Set

Non troverete questo libro nella vostra solita libreria. Se vorrete leggerlo dovrete cercarlo sulle bancarelle di libri usati, oppure nei siti specializzati. Eppure è un libro che davandrebbe apprezzato per la forza ideale che esprime ed è anche profetico, a partire dal titolo: infatti  fu pubblicato nel 2008, all’indomani della nascita del Partito democratico. Nacque dal diffuso disagio che spiriti più sensibili e intelligenze più attente avevano percepito con un così grande anticipo: cinquanta intellettuali di varia ispirazione e competenze accettarono di misurarsi con i nodi cruciali di una realtà che, già allora, appariva da tempo in crisi. Già dieci anni fa i vecchi valori apparivano appannati, se non addirittura archiviati, dimenticati, scomparsi, mentre apparivano  ancora indefiniti quelli nuovi. Quella situazione fu analizzata in prospettiva da costituzionalisti, urbanisti, filosofi, sociologi, giuristi, operatori sociali, esponenti della società civile, politologi, economisti. Una summa del pensiero della sinistra attraversata da un comune sentimento di rabbia impotente per quello che avrebbe potuto essere e non era stato, e purtuttavia era ancora possibile fare. Ma non fu fatto.

Il libro nacque come un instant book da un’idea della Feltrinelli all’indomani delle elezioni del 13 e 14 aprile 2008. Leggete la nota editoriale in basso, è un po’ una  prefazione: è stupefacente come, nel comune sentire espresso nei testi si anticipi il malessere trasformato  oggi nella tragicommedia impersonata dal governo e che tutti i giorni ritroviamo nell’azione dei suoi esponenti, nelle loro esitazioni, nelle contraddizioni, nel rimangiarsi quanto detto solo un’ora prima, in certe dichiarazioni che potrebbero anche essere divertenti se non contenessero tutti gli elementi che lasciano presagire un fosco futuro per il Paese.

La mia maggiore amarezza è rappresentata dal fatto che nessuno dei dirigenti del Pd che si sono succeduti in questi dieci anni ha mai avuto (e se così non è stato fu nascosto  molto davbene) un atteggiamento che lasciasse percepire la stessa preoccupazione, nessuno che si sia davvero impegnato per invertire la rotta, per instillare nuovi entusiasmi nel popolo della sinistra, per risalire la china. E quindi nessuno ha alibi da sventolare: era già evidente che l’Italia pareva avviata verso un degrado istituzionale e morale, che nel Pd il taglio brutale con il proprio patrimonio di ideali e  la contemporanea assenza di nuove elaborazioni culturali avrebbero condotto a un “indistinto, incolore, incolto“,  come dice Pasquino.

Nella sua recensione su Repubblica Simonetta Fiori scriveva: “In questa furia autolesionistica, sembra quasi fatale la subalternità agli slogan populisti della destra. Un cedimento denunciato dagli studiosi in terreni diversi, dalla sicurezza ai flussi migratori, dalla famiglia alla fecondazione artificiale, dalla teoria della città alla giustizia, fino all’uso pubblico della storia.” Sappiamo come è andata a finire: l’abbandono dell’elettorato del Pd assomiglia ad una diserzione di massa, come capita agli eserciti sconfitti, e la cui sintesi è la vignetta di Altan.

Eppure. Eppure non mi rassegno. Come dice il sottotitolo del libro, dobbiamo proporci, tutti,  “idee plurali per uscire dall’angolo“. Dobbiamo farlo.

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