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Quei figli dell’amore che non hanno diritti

24 Gen

Anche se conoscesse Agnese e le sue mamme, Giovanardi non capirebbe lo stesso, perché l’egoismo non conosce l’amore.
Un  abbraccio a Claudia, l’amica coraggiosa di tante battaglie civili.
Ce la faremo.

Claudia Unioni

I gay nello sport e una società in evoluzione.

12 Feb

Alla fine di una stagione di successi, Michael Sam, un giovane e promettente giocatore di football americano, ha dichiarato in un’intervista di essere gay. Contrariamente a quanto si poteva temere, le attese reazioni di pubblico e tifosi sono state positive, a cominciare da quelle dei compagni di squadra.
Molto probabilmente parte del merito va ascritto all’atteggiamento del Presidente Obama, che con il suo sì ai matrimoni gay nel 2012 e la successiva sentenza della Corte Suprema, ha aperto un’autostrada nella tradizionale coscienza perbenista degli americani. Ma Obama ha fatto anche altro: a rappresentare gli Stati Uniti alle olimpiadi invernali di Sochi, ha inviato l’indimenticata tennista Billie Jean King e l’ex campionessa di hockey su ghiaccio Caitlin Cahow (entrambe lesbiche dichiarate), dando così una efficace risposta alle leggi omofobe di Putin.

Italia.  In tv viene trasmesso un film leggero a episodi prodotto da Sky Cinema, “Amore oggi”; in uno di essi il protagonista è un calciatore gay che, prima per timore e poi per convenienza, tace la propria condizione mettendo in crisi il rapporto col suo partner. Convocato ai (futuri) Mondiali di calcio in Brasile e chiamato in campo negli ultimi minuti, con due reti eccezionali salva i destini della nazionale italiana e davanti alla telecamera urla finalmente il suo amore al compagno. Confesso che questo finale mi è subito apparso un po’ ipocrita: come se solo  diventando un eroe nazionale sia consentito confessare la propria natura, ben diversamente dalla consapevole e coraggiosa decisione del giovane Sam.

E’ stato così che, considerando che il football negli USA è – insieme al basket – l’equivalente o quasi del calcio in Italia, mi è venuto da chiedermi quali sarebbero state le reazioni se un campione dello sport preferito dagli italiani avesse agito come l’americano. Molto probabilmente ci si sarebbe divisi in due fazioni: da una parte chi la pensa come Prandelli, il commissario tecnico della nazionale di calcio (“L’omofobia é razzismo, é indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell’autodeterminazione degli individui, sportivi compresi. Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente sé stesso, i propri desideri e i propri sentimenti. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l’individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà“) e come Diego Milito (Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile“); dall’altra chi condivide l’opinione Di Natale  (“Professionalmente stimo parecchio mister Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile. Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso“), di Lippi (“In 40 anni di carriera non ho mai visto un gay nel calcio, non credo ci siano mai stati”), di Legrottaglie (“Nella Bibbia c’è scritto chiaro e tondo che, sia maschile che femminile, [l’omosessualità] è peccato”), di Gianni Rivera (che nel mondo del calcio ci fossero dei gay  è una novità assoluta per me”), di Luciano Moggi (“Gay? Non è il mestiere del calciatore”).

Ho trovato una conferma di questa seconda tendenza in un articolo del sito queerblog: “Coming out o meno, tifosi machisti o meno, la doppia morale, l’ipocrisia italica porta spesso non ad uscire allo scoperto ma a trattare l’omosessualità come il peggiore dei mali; giocatori del calcio che si allenano a contrastare il diritto delle coppie di fatto ad avere una legge; sportivi che usano l’omosessualità nella peggiore delle trivialità in campo e fuori. Chissà poi cosa succede negli spogliatoi”.
Ma è così anche nel resto del mondo? Un recente libro di Cecchi Paone e Flavio Pagano, Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport, edito da Giunti, racconta appunto di alcuni casi di atleti omosessuali di sport diversi registrati negli anni e delle traversìe per nascondere il loro stato. In un articolo sul grande tabù dell’omosessualità nello sport, il sito giornalettismo.it così conclude: “Fino ad oggi, in Italia si contano pochi calciatori o allenatori dichiaratamente gay, pur non mancando nel calcio una rappresentanza gay non facilmente quantificabile. Uno dei maggiori problemi inerenti la conoscenza di questo fenomeno, infatti, riguarda la massiccia omertà diffusa nell’ambiente”.

D’altra parte, pare che quando si esce allo scoperto ciò avvenga in genere a carriera conclusa, come nel caso del rugbysta Gareth Thomas o del campione di cricket Steven Davies. Questa è anche è l’opinione di Repubblica che così commenta il coming out del calciatore  Hitzlsperger: “Lo dichiarano a carriera finita”. Sembrerebbe confermarlo anche il caso dell’atleta USA Kwane Harris: secondo panorama.ita modo suo, anche lui ha fatto coming out nel 2013. Campione di Football che si è ritirato da tempo, qualche mese fa è stato incriminato per aggressione nei confronti del suo ex boy friend. E’stato quello il modo in cui si è venuti a conoscenza della sua omosessualità. E’ una caso limite, quello che vi citiamo. E significativo. Perché si attende ancora che uno dei giocatori in attività in questo sport sveli la propria omosessualità. In passato, lo hanno fatto – volontariamente – atleti che aveva lasciato il professionismo. Ma, in una disciplina tanto machista è difficile che qualcuno abbia il coraggio di farlo quando è ancora in una squadra. Gli sponsor se ne andrebbero, i compagni di spogliatoio ti guarderebbero male. Il coming out nel Football è stato uno dei dibattiti dell’anno”.

E allora? Niente da fare? Non sarei così pessimista. Gli esempi si stanno moltiplicando; il brutale atteggiamento omofobo di Putin ha scatenato, di converso, un’ondata di riprovazione e maggiori simpatie verso il mondo gay; il fermo esempio degli Stati Uniti rappresenta ormai la nuova tendenza. A conferma, si può ricordare il recente esempio della star del basket americano Kobe Bryant, che ha dovuto pagare una multa di centomila dollari per aver insultato un arbitro in termini anti-gay. Una felice sintesi è quella del sito psicologia gay, “Se lo sport cura il benessere fisico come quello mentale e spirituale delle persone, speriamo che contribuisca a promuovere una mentalità più aperta alle differenze e sensibile ai diritti, aiutando a superare i tabù ancora presenti sull’omosessualità”.
E poi, infine, ci sono anche le continue testimonianze di una tendenza progressista, come in questo breve e poetico  filmato di fanpage, che ci riguarda. Ma,  meglio di tutti, in questo spot che un’azienda norvegese di articoli sportivi manda in onda in questi giorni e che risponde con raffinata e fulminante eleganza alla rozza omofobia di Vladimir Putin.

 

 

 

 

Civil partnership: ecco cos’è. ‘Breve cronaca di una civil partnership. Civile in tutti i sensi.’

5 Gen

Visto il gran parlare che se ne fa – spesso senza averne la minima cognizione – mi è sembrato opportuno ripubblicare questo post. Ecco cos’è la civil partnership: una cosa assolutamente normale, in un paese civile.
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L’appuntamento è per le 16 a Londra, davanti alla Islington Town Hall in Upper street. E’ un severo edificio in pietra grigia del 1925 e c’è un pò di sole, ma ogni tanto un refolo di vento freddo ti fa stringere nelle spalle. Delia ed io arriviamo una mezz’ora abbondante prima e c’è già parecchia gente, tutti giovani e coetanei di Daniele, nostro figlio. Foto, baci, abbracci, gridolini di saluto, risate, allegria, una bella atmosfera. Conosciamo parecchi degli amici di Daniele, che ci salutano con affetto.
Daniele e Fabio sono al centro del gruppo, molto eleganti nei loro smoking e una rosa bianca all’occhiello, apparentemente non molto emozionati: solo una leggera euforia, quella giusta per il momento. Ci sono anche Mariella, la consuocera, il fratello di Fabio, Enrico, zio Stefano e Guglielmo.  Islington Town Hall

Quando mancano neppure dieci minuti all’ora stabilita, mia figlia Costanza, che sarà testimone, si accorge di aver dimenticato le fedi a casa. Suo marito Giambattista ferma un taxi al volo e si precipita, mentre io devo consolarla ricordandole che al suo matrimonio Daniele, che era a sua volta testimone, si era dimenticato il documento di identità e avevamo dovuto chiedere all’ufficiale di stato civile di rallentare i tempi della cerimonia.

Mentre si chiacchiera nello spiazzo antistante la Town Hall esce la coppia che ci ha preceduti e si sofferma per le foto. Meno male, penso, avremo tempo per poter recuperare le fedi, ma nello stesso istante ci chiamano e saliamo le scale. Per fortuna ci vuole un po’ di tempo prima che tutti gli invitati, siamo una settantina, prendano posto nell’aula del Consiglio. Come d’abitudine da queste parti, è la stessa identica dalla fondazione, un emiciclo  tutto in quercia con di fronte i banchi del sindaco e degli assessori, gli scranni intagliati, gli scrittoi a ribaltina, ci sono ancora i calamai e le cornicette in bronzo dove inserire il nome del consigliere. C’è una musica bassa di sottofondo che induce  ad ammorbidire il tono di voce di quelli che parlottano tra loro.

Il Civil Partnership Act è del 2004 e fu sostenuto da laburisti e liberali. I conservatori si spaccarono grosso modo in tre tronconi tra favorevoli (in leggera maggioranza, tra cui David Cameron), contrari e astenuti. Dopo aver ricevuto il Royal Assent, l’approvazione della Corona, divenne legge del Regno Unito il 5 dicembre del 2005. Come è stato ben detto, rappresenta “un approccio da ventunesimo secolo, un nuovo istituto legale,  equivalente e parallelo al matrimonio civile” e garantisce ai due componenti uguali diritti e responsabilità. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando nel 1895 Oscar Wilde fu condannato a due anni di prigione per “rapporti illeciti”. Non per i Giovanardi di casa nostra, rimasti a un secolo fa.

Si aprono le porte alle mie spalle e tremo: invece è Giambattista, trafelato e sudato ma trionfante, con l’astuccio delle fedi e Costanza gli sorride adorante. E’ arrivato un attimo prima che entri la responsabile della cerimonia – che fra qualche minuto scoprirò chiamarsi Victoria – seguita da Fabio e Daniele e nella sala si fa silenzio. Prendono tutti e tre posto al centro della sala, davanti alla scrivania dove è seduta l’impiegata che redigerà il verbale, Cornelia.
Victoria, una bionda rotondetta e dalla faccia simpatica, si presenta e ci invita ad alzarci in piedi. Ci porge il benvenuto  a nome del London Borough di Islington, informandoci che siamo tutti lì per testimoniare la nascita di un’unione civile (”a civil partnership”) tra Fabio e Daniele. Poi, guardandosi intorno afferma che se qualcuno sia al corrente di un qualsiasi motivo legale per cui essi non possano essere registrati come civil partners dovrà dichiararlo ora. Attende qualche istante e prosegue (traduco letteralmente): “questo è un giorno molto speciale per Daniele e Fabio e segna un significativo momento nelle loro vite. Si sono scelti l’un l’altro come compagni per la vita ed ora desiderano confermare il loro rapporto e dichiarare pubblicamente il loro reciproco impegno. Ognuno di loro vuole offrire all’altro la sicurezza che deriva  da un’unione legale vincolante,  vissuta sinceramente e conservata con la fedeltà”.

Legge il testo lentamente ed appare molto compresa del suo ruolo. Guarda i due,  ci informa che Daniele e Fabio si sono scambiati una dichiarazione e poi invita Daniele a leggere la sua. Daniele trae un foglio dalla tasca  e comincia ma la voce è rotta dall’emozione: “Grazie. Grazie per essermi stato accanto e avermi sostenuto fin dal primo giorno che ci siamo incontrati, per avere gli occhi più dolci che abbia mai visto, grazie per avermi salvato in tutti i modi con cui un uomo possa salvarne un altro. Grazie per essere rimasto anche quando saresti dovuto andare via per sempre. Grazie per tutto quello che mi dai ogni giorno della tua vita , per essere sempre al primo posto in ogni cosa che fai, perché anche in mezzo a un mare di gente mi troveresti in un attimo, grazie per non arrabbiarti con me anche quando dovresti, per avermi sempre rispettato e supportato, per essere la mia iniezione di fiducia quotidiana, per avermi fatto diventare una persona migliore e per avermi insegnato a volermi bene. Grazie perché insieme siamo più forti. WP_20130607_014 (4) Grazie per questa stupenda avventura che stiamo vivendo. Grazie, grazie, e ancora grazie.” Se lo conosco appena un po’ a questo punto starà piangendo come un muscoloso vitello alto 1, 85 e infatti Victoria gli sorride comprensiva, poi, infrangendo il protocollo, si volta e gli porge una scatola di kleenex. Gli applausi sono anche per lei e compaiono i primi fazzoletti.

Poi Victoria si rivolge a Fabio e lo invita a leggere a Daniele la propria. Eccola: “quasi quattro anni fa è iniziata la nostra storia insieme. I viaggi, le complicità, gli scontri, le risate, i pianti, l’armonia, i litigi, l’amore, le incomprensioni, la pazienza. Quattro anni così intensi eppure passati così velocemente, con la gioia di addormentarsi e risvegliarsi uno accanto all’altro, il piacere di condividere e quella rassicurante sensazione di saperti con  me, di essere noi due. Sette mesi fa è iniziata la nostra avventura qui a Londra e fianco a fianco stiamo costruendo insieme la nostra nuova vita qui, lontani dagli affetti e dalle certezze di casa, ma con la forza della consapevolezza di quello che siamo insieme. Oggi inizia un nuovo capitolo perché è davanti a te e alle persone che ci vogliono bene che ti dico che l’avventura della mia vita la voglio vivere sempre con te al mio fianco”. Di nuovo gli applausi e ricompaiono i fazzoletti. Guardo Costanza che piange senza ritegno, commossa, guardo Delia e già so che si è sciolta in lacrime da tempo, poi guardo Stefano, mio nipote, che osserva interessato, sembra non capire, ma sorride anche lui. Nell’aula si percepisce la forza di un amore che ha finalmente trovato  qui – a differenza dell’epoca di Wilde – il suo nome.

Victoria riprende in mano la situazione e invita i due uomini a scambiarsi gli anelli, ripetendo la formula: “ti dono questo anello come simbolo del mio amore. E’ il simbolo delle promesse che sto per farti e la scelta che ho fatto di dividere la mia vita con te”. Poi chiede loro di tenersi per mano e di ripetere, l’uno all’altro: “ti prometto con tutto il cuore di amarti e onorarti, di fare del mio meglio per renderti felice e aver cura di te nei momenti felici e in quelli oscuri. Prometto di trattarti con rispetto, qualunque cosa possa accadere, spartendo con te i miei pensieri e i miei sentimenti con trasparenza e sincerità”. Victoria ora chiama Costanza e le cede il microfono. Dire che Costanza è emozionata è un eufemismo, ma se la cava benissimo.

Ho sempre avuto la mania per le cose speciali; forse perché sono cresciuta con Daniele che di ordinario non ha mai avuto e fatto niente. Mi sono spesso chiesta se noi due, sempre in cerca della giornata speciale, del telefilm speciale, dell’attore speciale (molte volte litigando per lo stesso attore) e del ragazzo speciale, saremmo riusciti da grandi a ritrovarci con delle persone speciali con cui vivere la nostra vita.
Oggi so che mio fratello ci è riuscito e sono veramente felice per lui: perché persone come Fabio vanno tenute strette e perché finalmente smetteremo di litigare per lo stesso attore. Quando sono andata a ordinare le fedi, il gioielliere mi ha detto “ci deve essere un errore, le misure non corrispondono, sono entrambe da uomo” ed io stavo per rispondere “embè e a lei che cambia?” ma tanto non ho fatto in tempo a parlare perché nostra madre è subito intervenuta per dire “c’è qualche problema?”. Non credo che il tizio farà mai più la stessa domanda. Oggi con enorme commozione farò da testimone a questa splendida unione. E sono molto contenta che siano presenti i miei due bimbi, Stefano e Daria, cosi che possano imparare che le cose importanti della vita sono l’essere sereni e rispettosi degli altri, ma anche liberi e autonomi e soprattutto che una delle cose più fondamentali è trovare le persone giuste con cui accompagnarsi e aiutarsi l’un l’altro. Tutto il resto verrà da sé.
Chi l’avrebbe mai detto: Mio fratello che fa da esempio ai miei figli. È proprio vero: non c’è più religione”.
Risate e applausi. Poi si abbraccia forte con Daniele e lei, piccola, quasi gli si arrampica addosso. WP_20130607_024 (3)

Ora si passa alla parte della dichiarazione ufficiale di civil partnership. Victoria invita prima Fabio e poi Daniele a ripetere un testo in cui si dichiara che nessuno dei due conosce una ragione legale per cui non possa registrarsi come partner civile dell’altro, per cui si è consapevoli che firmando l’atto tra i due si sarà formata una civil partnership.  Dopo di che Fabio e Daniele firmano l’atto e i registri.
Victoria ci chiede di alzarci e ci dice: “Fabio e Daniele desiderano ringraziare tutti voi per la vostra presenza. Vuol dire molto per loro avervi qui e condividere questo giorno felice e particolare”. Poi si rivolge di nuovo a loro e sorridendo, mi è parso con particolare calore, dichiara: “Fabio e Daniele, vi siete rivolti le vostre promesse d’amore e le dichiarazioni di civil partnership di fronte a ospiti e testimoni. Avete firmato il vostro impegno di civil partnership che formalizza questa unione e vi conferisce i diritti di legge. E’ con piacere che dichiaro che siete legalmente civil partners e potete baciarvi”.  E poi è un abbraccio generale tra applausi e lacrime di commozione. WP_20130607_040 (2)

Mi avvicino a Victoria per chiederle il testo che ha seguito e mi presento, ma non mi lascia finire e spontaneamente mi abbraccia, mi porta al tavolo, “he’s Daniele’s dad!” dice festante a Cornelia e anche con lei sono baci e abbracci.
Usciamo dal palazzo e sulla scalinata esterna ci sorprendono un applauso e fischi di approvazione dal pub dall’altro lato della strada. Molti di noi rispondono al saluto. Il sole è alto e mi pare sia più caldo. WP_20130607_045

Tutto qui. Una storia d’amore tra due persone e la comunità che gli si stringe intorno, partecipa e testimonia. Tutto molto normale e civile. Molto, molto civile.

Piero Filotico

AGGIORNAMENTO
Dalla civil partnership al matrimonio gay: La Gran Bretagna si aggiorna (mentre in Italia ancora se ne parla, troppo spesso a vanvera).

NOTA. Questa la civil partnershio nel Regno Unito prima dell’approvazione del matrimonio gay.
Da Wikipedia:

Flag of the United Kingdom.svg Regno UnitoCivil partnership

Il Civil Partnership Act 2004[31] riconosce alle coppie conviventi dello stesso sesso in tutto il Regno Unito la possibilità di vincolarsi in una unione registrata con conseguenze legali simili a quelle del matrimonio, chiamata civil partnership; i contraenti dell’unione registrata assumono lo status legale di civil partners.[32] In Inghilterra e Galles, per via di quanto stabilito dall’Equality Act 2010[33], l’unione registrata può essere contratta anche in luoghi di culto.[34][35] Alla sua entrata in vigore, nel dicembre 2005, la legge ha avuto una forte eco anche in conseguenza alla decisione della popstar sir Elton John di essere fra i primi sudditi britannici ad utilizzarla, per sancire la relazione col suo compagno.

A seguito dell’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso in vasta parte del Regno Unito, sono in via di elaborazione da parte del Governo guidato da David Cameron e del Governo locale scozzese provvedimenti atti a garantire a chi abbia contratto civil partnership la possibilità di convertire la propria unione registrata in matrimonio[36][37] e si sta procedendo a valutare l’abrogazione della civil partnership stessa o la sua apertura alle coppie conviventi di sesso diverso.[38][39]

Sono riconosciute anche le coabitazioni non registrate di partner di sesso diverso o dello stesso sesso, a cui è accordata una varietà di diritti e facoltà, dalle assicurazioni all’immigrazione e altro.

Alle coppie conviventi di tutto il Regno Unito, dello stesso sesso e di sesso diverso, registrate e non registrate, è garantito l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche inclusiva di surrogazione di maternità e all’adozione congiunta di minori, per via di quanto stabilito dallo Human Fertilisation and Embryology Act 2008[40][41], che regolamenta la procreazione medicalmente assistita nel Regno Unito, dall’Adoption and Children Act 2002[42][43], che regolamenta l’adozione in Inghilterra e Galles, dall’Adoption and Children (Scotland) Act 2007[44][45], che regolamenta l’adozione in Scozia, e dalla sentenza emessa nel giugno 2013 dalla Corte d’Appello dell’Irlanda del Nord riguardante l’adozione da parte di coppie conviventi.[46][47]

 

 

 

 

 

I nonni non sono omofobi, per fortuna.

4 Ott

Sulla pagina fb di Diversi da chi? ho trovato questa straordinaria lettera che un nonno con il nipote gay ha scritto alla figlia.
Il post è troppo bello per non essere riportato integralmente. Eccolo:

Un nonno scrive alla figlia che ha cacciato di casa il nipote gay: “Sei una stronza”. Christine ha cacciato di casa suo figlio Chad quando lui ha fatto coming out. Questa la breve ma fantastica lettera che il nonno di Chad ha mandato a Christine per dirle cosa pensava di lei… La lettera è comparsa su Reddit ed è già virale :

Cara Christine:
Sono molto deluso da te come figlia.
Hai ragione, c’è un “disonore in famiglia”, ma non hai capito quale. Buttare Chad fuori di casa semplicemente perché ti ha detto che era gay è il vero “abominio” qui. Un genitore che disconosce il proprio figlio, ecco cos’è “contro natura”. L’unica cosa intelligente che ti ho sentito dire in tutta questa faccenda è “non ho allevato mio figlio perché fosse gay”. Certo che no. E’ nato così e non lo ha scelto, non più di quanto si possa scegliere di essere mancini. Tu, invece, hai scelto. Hai scelto di fare del male, di essere chiusa di mente e retrograda. Perciò, visto che stiamo giocando a disconoscere i figli, colgo l’occasione per dirti addio. Ora ho un favoloso (come dicono i gay) nipote da crescere, e non ho tempo per una figlia stronza. Quando ritrovi il tuo cuore, facci un fischio.
Papa’.

Grazie a Carlo per la traduzione.

— con Simone Sardi e Alessandro Bottaro Fontana.

LETTERA DI UN NONNO

Caro signor Barilla, provi a immaginare

27 Set

Immaginate un dialogo del genere.

Signora 1: “Domani avrò a cena mio figlio.”

Signora 2: “Sono contenta per lei. E’ sposato? Viene col compagno?”

Signora 1: “Ma no cara, mio figlio è etero, verrà con sua moglie.”

Signora 2: “Ah, ma guardi io non ho nulla contro gli etero, anzi. Mio figlio ha molti amici etero, molto simpatici.”

Ecco, se Guido Barilla avesse vissuto un’esperienza del genere probabilmente non sarebbe stato così incauto.E forse avrebbe anche condiviso lo spirito di questo spot:  lo avrebbe aiutato a capire come vede il mondo contemporaneo e la famiglia d’oggi una grande  multinazionale. E non parlo delle dimensioni.

Francesco al posto di Bergoglio

30 Lug

Ha suscitato più di qualche clamore, ieri, un’affermazione apparentemente di apertura agli omosessuali di papa Bergoglio di ritorno dal Brasile. Il titolo d’apertura dei media accreditava una frase che più o meno diceva così: “Il Papa: Chi sono io per giudicare un gay?”

In effetti, anch’io sono rimasto stupito (piacevolmente) dell’uscita. Poi ho cercato meglio e ho trovato l’originale, per cui mi accingevo a scrivere la mia sulla questione quando mi sono imbattuto in quella che aveva scritto Luca Sappino su l’Espresso. Naturalmente è infinitamente migliore di quanto avrei potuto fare io e allora, ringraziandolo per aver interpretato così bene il mio pensiero e avermi comunque risparmiato una faticaccia, lo riporto qui per intero. Tuttavia mi resta un dubbio: cos’avrebbe detto il poverello di Assisi al posto del papa?

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Papa Bergoglio giudica eccome

Vorrei dimostrare che un titolo come si deve, può cambiare tutto. O, se non tutto, molto.

Non voglio minimizzare il passo, la novità che comunque rappresenta la frase di Bergoglio sui gay. Il Papa, però, non ha detto solo «se una persona è gay, chi sono io per giudicarla», come riportato, twittato e rilanciato da molti.

Il Papa ha detto altro, una frase sicuramente importante, ma che certo non avrebbe scatenato l’ennesimo coro entusiasta. E la sintesi che ne è stata data – da media evidentemente contenti di contribuire al rilancio dell’immagine della chiesa – non è così fedele.

Perché il gay che non può esser giudicato, per Bergoglio, è quello che «cerca il signore e ha buona volontà». Non gli altri, si suppone. E comunque, anche il gay più devoto, è «uno che si è perso» – dice sempre Bergoglio – e che quindi «va aiutato», giudicando se sia o meno «una persona per bene».

Questa è il virgolettato che si trova scavando nei pezzi di cronaca.

«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene».

Ditemi voi che titolo avreste fatto. Perché la scelta può essere varia: «Chi sono io per giudicare», «i gay vanno aiutati», «bergoglio giudica eccome», «Gay? Non importa quello che si è, ma quello che si fa» (come consigliato nei commenti qua sotto).

Solo alcuni titoli, però, riassumono il senso di quanto detto da Bergoglio. Il Papa, ad esempio, ha richiamato espressamente il catechismo: «Non si devono discriminare o emarginare queste persone (chi «cerca il Signore», ndr), lo dice anche il Catechismo».

Sì, ma cosa dice il Catechismo?

L’articolo 2359 del Catechismo, non è proprio da icona lgbt: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.

E ancora. L’articolo 2357: “L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

Bergoglio dice «non si devono discriminare»? Segue l’articolo 2358, che non è però un testo propriamente gayfriendly: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”.

E ora, che titolo scegliete?

NB. Con la pubblicazione dei video pare che il virgolettato citato sia una ricostruzione solo parzialmente corretta, anche se riportata da alcune agenzie e testate (Repubblica, Internazionale, Libero). In particolare la parola “persi” non viene pronunciata, ma viene forse usata dai colleghi per sintetizzare la frase precedente di Bergoglio sul peccato. Per quanto riguarda il mio post, però, per quanto meno violento, il senso resta: perché Bergoglio ha effettivamente fatto riferimento al catechismo e esclusivamente ai gay che «cercano il signore», e che quindi, tornano sulla retta via. Ovvero, in castità.

 

 

 

Breve cronaca di una civil partnership. Civile in tutti i sensi.

11 Giu

L’appuntamento è per le 16 davanti alla Islington Town Hall in Upper street, a Londra. E’ un severo edificio in pietra grigia del 1925 e c’è un pò di sole, ma ogni tanto un refolo di vento freddo ti fa stringere nelle spalle. Delia ed io arriviamo una mezz’ora abbondante prima e c’è già parecchia gente, tutti giovani e coetanei di Daniele, nostro figlio. Foto, baci, abbracci, gridolini di saluto, risate, allegria, una bella atmosfera. Conosciamo parecchi degli amici di Daniele, che ci salutano con affetto.
Daniele e Fabio sono al centro del gruppo, molto eleganti nei loro smoking e una rosa bianca all’occhiello, apparentemente non molto emozionati: solo una leggera euforia, quella giusta per il momento. Ci sono anche Mariella, la consuocera, il fratello di Fabio, Enrico, zio Stefano e Guglielmo.  Islington Town Hall

Quando mancano neppure dieci minuti all’ora stabilita, mia figlia Costanza, che sarà testimone, si accorge di aver dimenticato le fedi a casa. Suo marito Giambattista ferma un taxi al volo e si precipita, mentre io devo consolarla ricordandole che al suo matrimonio Daniele, che era a sua volta testimone, si era dimenticato il documento di identità e avevamo dovuto chiedere all’ufficiale di stato civile di rallentare i tempi della cerimonia.

Mentre si chiacchiera nello spiazzo antistante la Town Hall esce la coppia che ci ha preceduti e si sofferma per le foto. Meno male, penso, avremo tempo per poter recuperare le fedi, ma nello stesso istante ci chiamano e saliamo le scale. Per fortuna ci vuole un po’ di tempo prima che tutti gli invitati, siamo una settantina, prendano posto nell’aula del Consiglio. Come d’abitudine da queste parti, è la stessa identica dalla fondazione, un emiciclo  tutto in quercia con di fronte i banchi del sindaco e degli assessori, gli scranni intagliati, gli scrittoi a ribaltina, ci sono ancora i calamai e le cornicette in bronzo dove inserire il nome del consigliere. C’è una musica bassa di sottofondo che induce  ad ammorbidire il tono di voce di quelli che parlottano tra loro.

Il Civil Partnership Act è del 2004 e fu sostenuto da laburisti e liberali. I conservatori si spaccarono grosso modo in tre tronconi tra favorevoli (in leggera maggioranza, tra cui David Cameron), contrari e astenuti. Dopo aver ricevuto il Royal Assent, l’approvazione della Corona, divenne legge del Regno Unito il 5 dicembre del 2005. Come è stato ben detto, rappresenta “un approccio da ventunesimo secolo, un nuovo istituto legale,  equivalente e parallelo al matrimonio civile” e garantisce ai due componenti uguali diritti e responsabilità. Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quando nel 1895 Oscar Wilde fu condannato a due anni di prigione per “rapporti illeciti”. Non per i Giovanardi di casa nostra, rimasti a un secolo fa.

Si aprono le porte alle mie spalle e tremo: invece è Giambattista, trafelato e sudato ma trionfante, con l’astuccio delle fedi e Costanza gli sorride adorante. E’ arrivato un attimo prima che entri la responsabile della cerimonia – che fra qualche minuto scoprirò chiamarsi Victoria – seguita da Fabio e Daniele e nella sala si fa silenzio. Prendono tutti e tre posto al centro della sala, davanti alla scrivania dove è seduta l’impiegata che redigerà il verbale, Cornelia.
Victoria, una bionda rotondetta e dalla faccia simpatica, si presenta e ci invita ad alzarci in piedi. Ci porge il benvenuto  a nome del London Borough di Islington, informandoci che siamo tutti lì per testimoniare la nascita di un’unione civile (”a civil partnership”) tra Fabio e Daniele. Poi, guardandosi intorno afferma che se qualcuno sia al corrente di un qualsiasi motivo legale per cui essi non possano essere registrati come civil partners dovrà dichiararlo ora. Attende qualche istante e prosegue (traduco letteralmente): “questo è un giorno molto speciale per Daniele e Fabio e segna un significativo momento nelle loro vite. Si sono scelti l’un l’altro come compagni per la vita ed ora desiderano confermare il loro rapporto e dichiarare pubblicamente il loro reciproco impegno. Ognuno di loro vuole offrire all’altro la sicurezza che deriva  da un’unione legale vincolante,  vissuta sinceramente e conservata con la fedeltà”.

Legge il testo lentamente ed appare molto compresa del suo ruolo. Guarda i due,  ci informa che Daniele e Fabio si sono scambiati una dichiarazione e poi invita Daniele a leggere la sua. Daniele trae un foglio dalla tasca  e comincia ma la voce è rotta dall’emozione: “Grazie. Grazie per essermi stato accanto e avermi sostenuto fin dal primo giorno che ci siamo incontrati, per avere gli occhi più dolci che abbia mai visto, grazie per avermi salvato in tutti i modi con cui un uomo possa salvarne un altro. Grazie per essere rimasto anche quando saresti dovuto andare via per sempre. Grazie per tutto quello che mi dai ogni giorno della tua vita , per essere sempre al primo posto in ogni cosa che fai, perché anche in mezzo a un mare di gente mi troveresti in un attimo, grazie per non arrabbiarti con me anche quando dovresti, per avermi sempre rispettato e supportato, per essere la mia iniezione di fiducia quotidiana, per avermi fatto diventare una persona migliore e per avermi insegnato a volermi bene. Grazie perché insieme siamo più forti. WP_20130607_014 (4) Grazie per questa stupenda avventura che stiamo vivendo. Grazie, grazie, e ancora grazie.” Se lo conosco appena un po’ a questo punto starà piangendo come un muscoloso vitello alto 1, 85 e infatti Victoria gli sorride comprensiva, poi, infrangendo il protocollo, si volta e gli porge una scatola di kleenex. Gli applausi sono anche per lei e compaiono i primi fazzoletti.

Poi Victoria si rivolge a Fabio e lo invita a leggere a Daniele la propria. Eccola: “quasi quattro anni fa è iniziata la nostra storia insieme. I viaggi, le complicità, gli scontri, le risate, i pianti, l’armonia, i litigi, l’amore, le incomprensioni, la pazienza. Quattro anni così intensi eppure passati così velocemente, con la gioia di addormentarsi e risvegliarsi uno accanto all’altro, il piacere di condividere e quella rassicurante sensazione di saperti con  me, di essere noi due. Sette mesi fa è iniziata la nostra avventura qui a Londra e fianco a fianco stiamo costruendo insieme la nostra nuova vita qui, lontani dagli affetti e dalle certezze di casa, ma con la forza della consapevolezza di quello che siamo insieme. Oggi inizia un nuovo capitolo perché è davanti a te e alle persone che ci vogliono bene che ti dico che l’avventura della mia vita la voglio vivere sempre con te al mio fianco”. Di nuovo gli applausi e ricompaiono i fazzoletti. Guardo Costanza che piange senza ritegno, commossa, guardo Delia e già so che si è sciolta in lacrime da tempo, poi guardo Stefano, mio nipote, che osserva interessato, sembra non capire, ma sorride anche lui. Nell’aula si percepisce la forza di un amore che ha finalmente trovato  qui – a differenza dell’epoca di Wilde – il suo nome.

Victoria riprende in mano la situazione e invita i due uomini a scambiarsi gli anelli, ripetendo la formula: “ti dono questo anello come simbolo del mio amore. E’ il simbolo delle promesse che sto per farti e la scelta che ho fatto di dividere la mia vita con te”. Poi chiede loro di tenersi per mano e di ripetere, l’uno all’altro: “ti prometto con tutto il cuore di amarti e onorarti, di fare del mio meglio per renderti felice e aver cura di te nei momenti felici e in quelli oscuri. Prometto di trattarti con rispetto, qualunque cosa possa accadere, spartendo con te i miei pensieri e i miei sentimenti con trasparenza e sincerità”. Victoria ora chiama Costanza e le cede il microfono. Dire che Costanza è emozionata è un eufemismo, ma se la cava benissimo.

Ho sempre avuto la mania per le cose speciali; forse perché sono cresciuta con Daniele che di ordinario non ha mai avuto e fatto niente. Mi sono spesso chiesta se noi due, sempre in cerca della giornata speciale, del telefilm speciale, dell’attore speciale (molte volte litigando per lo stesso attore) e del ragazzo speciale, saremmo riusciti da grandi a ritrovarci con delle persone speciali con cui vivere la nostra vita.
Oggi so che mio fratello ci è riuscito e sono veramente felice per lui: perché persone come Fabio vanno tenute strette e perché finalmente smetteremo di litigare per lo stesso attore. Quando sono andata a ordinare le fedi, il gioielliere mi ha detto “ci deve essere un errore, le misure non corrispondono, sono entrambe da uomo” ed io stavo per rispondere “embè e a lei che cambia?” ma tanto non ho fatto in tempo a parlare perché nostra madre è subito intervenuta per dire “c’è qualche problema?”. Non credo che il tizio farà mai più la stessa domanda. Oggi con enorme commozione farò da testimone a questa splendida unione. E sono molto contenta che siano presenti i miei due bimbi, Stefano e Daria, cosi che possano imparare che le cose importanti della vita sono l’essere sereni e rispettosi degli altri, ma anche liberi e autonomi e soprattutto che una delle cose più fondamentali è trovare le persone giuste con cui accompagnarsi e aiutarsi l’un l’altro. Tutto il resto verrà da sé.
Chi l’avrebbe mai detto: Mio fratello che fa da esempio ai miei figli. È proprio vero: non c’è più religione”.
Risate e applausi. Poi si abbraccia forte con Daniele e lei, piccola, quasi gli si arrampica addosso. WP_20130607_024 (3)

Ora si passa alla parte della dichiarazione ufficiale di civil partnership. Victoria invita prima Fabio e poi Daniele a ripetere un testo in cui si dichiara che nessuno dei due conosce una ragione legale per cui non possa registrarsi come partner civile dell’altro, per cui si è consapevoli che firmando l’atto tra i due si sarà formata una civil partnership.  Dopo di che Fabio e Daniele firmano l’atto e i registri.
Victoria ci chiede di alzarci e ci dice: “Fabio e Daniele desiderano ringraziare tutti voi per la vostra presenza. Vuol dire molto per loro avervi qui e condividere questo giorno felice e particolare”. Poi si rivolge di nuovo a loro e sorridendo, mi è parso con particolare calore, dichiara: “Fabio e Daniele, vi siete rivolti le vostre promesse d’amore e le dichiarazioni di civil partnership di fronte a ospiti e testimoni. Avete firmato il vostro impegno di civil partnership che formalizza questa unione e vi conferisce i diritti di legge. E’ con piacere che dichiaro che siete legalmente civil partners e potete baciarvi”.  E poi è un abbraccio generale tra applausi e lacrime di commozione. WP_20130607_040 (2)

Mi avvicino a Victoria per chiederle il testo che ha seguito e mi presento, ma non mi lascia finire e spontaneamente mi abbraccia, mi porta al tavolo, “he’s Daniele’s dad!” dice festante a Cornelia e anche con lei sono baci e abbracci.
Usciamo dal palazzo e sulla scalinata esterna ci sorprendono un applauso e fischi di approvazione dal pub dall’altro lato della strada. Molti di noi rispondono al saluto. Il sole è alto e mi pare sia più caldo. WP_20130607_045

Tutto qui. Una storia d’amore tra due persone e la comunità che gli si stringe intorno, partecipa e testimonia. Tutto molto normale e civile. Molto, molto civile.

 

Piero Filotico

 

 

 

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