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La Storia siamo noi

16 Feb

La Storia

La Storia siamo noi
Nessuno si senta offeso
Siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo
La Storia siamo noi 
Attenzione
Nessuno si senta escluso
La Storia siamo noi
Siamo noi queste onde nel mare
Questo rumore che rompe il silenzio
Questo silenzio così duro da raccontare
E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano nella stessa maniera
Ma è solo un modo per convincerti
A restare chiuso dentro casa quando viene la sera
Però la Storia non si ferma davvero
Davanti a un portone
La Storia entra dentro le nostre stanze
E le brucia
La Storia dà torto o dà ragione
La Storia siamo noi
Siamo noi che scriviamo le lettere
Siamo noi che abbiamo tutto da vincere
O tutto da perdere
Poi la gente
Perché è la gente che fa la Storia
Quando si tratta di scegliere
E di andare te la ritrovi
Tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare
Quelli che hanno letto un milione di libri
Insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare
Ed è per questo che la Storia dà i brividi
Perché nessuno la può cambiare
La Storia siamo noi
Siamo noi padri e figli
Siamo noi
Bella ciao
Che partiamo
La Storia non ha nascondigli
La Storia non passa la mano
La Storia siamo noi
Siamo noi questo piatto di grano.

 

Francesco De Gregori – Scacchi e tarocchi – 1985

 

 

 

La prerogativa: da dove viene?

11 Feb

Dal sito Una parola al giorno traggo questa interessante spiegazione sul significato e origine della parola:

Prerogativa

[pre-ro-ga-tì-va]

SIGN Privilegio, diritto; peculiarità, caretteristica distintiva
voce dotta recuperata dal latino [praerogativa], sostantivazione dell’aggettivo [praerogativus] ‘che esprime un parere prima degli altri’, da [prae rogatus] ‘interrogato prima’.

 

Questa parola ci apparecchia dei significati davvero interessanti e utili, ma soprattutto ha un’etimologia sorprendente.

Nell’ordinamento dell’antica Roma la prerogativa era la centuria che, fra i comizi centuriati, votava per prima. Per chi non lo ricordasse, quella dei comizi centuriati fu forse l’assemblea più importante di Roma, dai tempi di re Servio Tullio fino ad Augusto: secondo la logica per cui il cittadino era anche soldato, i cittadini romani erano suddivisi in classi in base al censo, cioè in base alla loro ricchezza; i cittadini delle classi più ricche erano tenuti ad avere (li pagavano di tasca propria) armamenti migliori, e ricoprivano ruoli militari più importanti, mentre quelli delle classi più povere portavano armi più modeste e avevano ruoli più umili – fino ad essere esentati del tutto dal servizio militare. Ciascuna classe si articolava in un certo numero di centurie, gruppi (non necessariamente di cento persone, a dispetto del nome) che, nell’assemblea dei comizi centuriati, esprimevano ciascuno un voto collettivo. Le competenze di quest’assemblea erano di assoluto rilievo, e andavano dall’elezione delle magistrature maggiori, alla votazione sulle leggi, fino anche a funzioni giurisdizionali. Ad ogni modo, nell’assemblea votavano per prime le centurie delle prime classi, in ordine discendente; e fra quelle della prima classe veniva estratta a sorte – e qui chiudiamo il cerchio – la prerogativa, quella che avrebbe votato avanti a tutte le altre. Un voto importante, perché ad esso volentieri si uniformavano i seguenti.

In italiano la prerogativa riemerge nel XIV secolo, indicando un privilegio, un diritto riconosciuto – qual era quello della prerogativa romana – specie attribuito a cariche pubbliche: parliamo della prerogativa regia per cui il Re d’Italia poteva nominare intere infornate di senatori, delle immunità che sono prerogative di capi di Stato, di parlamentari, di diplomatici. Ma possiamo anche parlare di come il più esperto della squadra abbia la prerogativa dell’ultima parola, o della moglie che ha la prerogativa nella scelta del menu. Inoltre – e sempre già dal XIV secolo – la prerogativa prende anche il significato di peculiarità, di caratteristica specifica: non proprio un privilegio, ma comunque qualcosa che distingue. L’abilità straordinaria nel passaggio è una prerogativa del tal giocatore di basket, il celebre accademico ha la prerogativa di una simpatia travolgente, e quel cuoco ha la prerogativa di un estro impareggiabile nella reinterpretazione dei piatti della tradizione.

Una parola delle più suggestive, che a partire da una consistenza storica notevole è stata capace di trovare sbocchi di significato sempre più vivaci.

Scusate il ritardo

9 Feb

Filastrocca di Capodanno

 

Filastrocca di Capodanno:

fammi gli auguri per tutto l’anno.

Voglio un gennaio col sole d’aprile,

un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera,

voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fior del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo non darmi niente,

dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari

La Costituzione tradita

22 Dic

Settant’anni fa, pressappoco in queste ore, l’Assembea Costituente si riuniva sotto la presidenza dell’on. Terracini avendo all’ordine del giorno di quella seduta pomeridiana un solo punto: “Votazione finale  a scrutinio segreto della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Sono andato a rileggermi il verbale di quel giorno (è qui) e invito a farlo anche voi. È commovente. Perché nelle parole – ancorché scritte – degli intervenuti si percepisce  l’emozione di quegli attimi come se si fosse presenti. E la sincerità degli accenti, il peso dell’impegno morale e materiale che uomini e donne riuniti in quell’aula sentivano. Quel momento era solo l’inizio di un nuovo percorso per il nostro Paese martoriato che aveva ritrovato a prezzo di enormi sacrifici, angosce, dolori e sangue, la democrazia.

Lo ribadiscono in molti, per primo il Presidente Terracini che dopo l’approvazione afferma: “La Costituzione postula, senza equivoci, le riforme che il popolo italiano, in composta fiducia, rivendica. Mancare all’impegno sarebbe nello stesso tempo e compromettere, forse definitivamente, l’avvenire della Nazione Italiana.” Una dichiarazione ribadita dal Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, che parlò subito dopo: “Il Governo, ora, fatta la Costituzione, ha l’obbligo di attuarla e farla applicare: ne prendiamo solenne impegno.”

Purtroppo non tutti governi che si sono succeduti hanno ricordato quell’impegno. La Costituzione è stata malmenata, accantonata, dimenticata, contrastata. Per buona parte, non è stata attuata. Chi siede oggi nel Parlamento troppo spesso ignora il vincolo che lo lega a quella promessa. A settant’anni dalla sua nascita, ve detto senza mezzi termini che la Costituzione è stata tradita e con essa la fiducia che i cittadini dimostrano con il voto ad ogni tornata elettorale.

 Il 4 dicembre 2016 gli italiani hanno dimostrato ancora una volta la volontà  che la Carta sia rispettata: attuare finalmente e pienamente la Costituzione diventa quindi, per chi andrà a sedere nel prossimo  Parlamento e per chi guiderà il prossimo governo, un ineludibile obbligo morale.

Un viaggio, la vita. Itaca.

3 Gen

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
tu toccherai terra per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d’ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Kostantinos Kavafis 

 

 

 

(Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1933)

=====0=====

Il viaggio come metafora della vita e la vita come esperienza da assaporare momento per momento. Ognuno di noi – come Ulisse – deve avere un sogno e realizzarlo è importante quanto saper cogliere le opportunità, gustare le gioie e soffrire le avversità che dovremo incontrare. E quand’anche quel sogno dovesse infine deludere, tuttavia avremo conosciuto noi stessi superando i dubbi e timori della gioventù e saremo più ricchi della saggezza raccolta negli anni.

 

 

 

 

Tornare a Castelluccio.

31 Ott

Tornerò a Castelluccio, tornerò a Norcia, ad Amatrice, a Visso, in Valnerina e andrò a visitare Tolentino, Arquata, Ussita e quei meravigliosi paesi della mia bella Italia che non ho ancora visto e che oggi appaiono sfregiati o sepolti dalla cieca violenza della natura. Lo voglio fare, lo devo fare, è un mio imperativo. Perché sono italiano e orgoglioso di esserlo, orgoglioso della storia, della cultura, dell’arte, della civiltà che trasudano dalla mia terra e che nei secoli hanno contaminato beneficamente l’Europa, prima di tutto, e il mondo intero.
Penso di avere una sorta di debito morale verso tutto questo e sento che devo ripagarlo. E sono anche certo che siamo in tanti.

Tu e la banca

5 Feb

J. P. Getty


Se devi 100 dollari alla tua banca, quello è un tuo problema.

Se devi alla tua banca 100 milioni di dollari, allora quello è un prolema della banca.

John Paul Getty, miliardario

E può essere anche l’amore per un’idea, perché no?

28 Nov

 

 

https://m.youtube.com/watch?v=smRGh_6GuW0

 

 

Grazie ad Anna Ascani.

Ancora un altro.

30 Gen

Sto pensando che ho un anno di più. Sto pensando che, tutto sommato, non mi pesa. Sto pensando che temevo peggio. Sto pensando che potrebbe sempre andare peggio. Sto pensando che non immaginavo che tanta gente si sarebbe ricordata di me. Sto pensando che rifarei tutto quello che ho fatto, perché la coerenza viene prima di tutto e ti fa vivere in pace con te stesso.
Sto pensando che è ora di andare a letto.
🙂

Doveri e diritti. Molto meglio che ‘diritti e doveri’

17 Dic

E se un bel giorno si smettesse di reclamare i nostri diritti e ci imponessimo di rispettare, prima di  tutto, i nostri doveri?
‘Doveri’ molto prima ancora di ‘diritti’. Una rivoluzione copernicana, non solo di costume, ma di mentalità, di attitudine, di approccio alla vita in comune.

Sto parlando dei diritti per cui in Italia si manifesta ad ogni piè sospinto: il diritto allo studio, al lavoro, alla salute, all’informazione, alla casa, a convivere con chi mi pare, ad accogliere civilmente perseguitati e fuggiaschi  e via cantando; per i quali – talvolta sulla base di anche labili elementi – addirittura si esige e si pretende. Ecco, se magicamente un giorno , tutti insieme, guardandoci negli occhi l’uno dell’altro ci dicessimo: “prima di tutto il mio dovere è studiare, lavorare, aver cura della mia salute, informarmi, dare un tetto alla mia famiglia, rispettare le unioni non formali, assistere gli esuli” e, a seguire “è mio dovere far studiare, far curare, far informare, far lavorare, far avere una casa a tutti e così via”, qualcosa cambierebbe, non pensate ?

Un dovere visto soggettivamente, per cui senti dentro questa forza morale che porti –  te come il tuo vicino di casa, di banco, di scrivania, di letto d’ospedale, il partner convivente – ad agire sotto l’influenza di un imperativo categorico:  il TUO dovere che diventa improvvisamente (oggi direi anche inaspettatamente) il diritto dell’altro, di tutti gli altri. Un dovere che imponga spontaneamente (non sembri un ossimoro) di darti da fare, di impegnarti con tutte le tue forze come un atleta in pista, senza scusanti (perché non puoi ingannare te stesso, vero?), senza ricerca di alibi (‘non faccio il mio dovere perché prima voglio vedere gli altri fare lo stesso’).

Il senso del dovere, in altre parole. Badate, si dice ‘senso del dovere’, mentre non si è mai (o quasi mai) sentito dire ‘senso del diritto’, perché quest’ultimo è soggettivo, sottintende cioè un atteggiamento individuale, spesso in attesa di un suo riconoscimento, mentre il primo è oggettivo, un modo di pensare e di agire che mira al benessere della collettività. E’ infatti il senso del dovere che fa scattare la molla della difesa dei diritti altrui, è ‘il senso del dovere’ che implica l’altro concetto fondamentale che deve primeggiare in una comunità e cioè il ‘rispetto’. E’ seguendo il mio senso del dovere che rispetterò anche i diritti dei miei concittadini che non saranno più obbligati a reclamarli perché vengano riconosciuti: verranno accreditati automaticamente. La difesa dei diritti come oggi intesa, come lotta di singoli o di gruppi per il loro conseguimento, non avrebbe più ragion d’essere, sparirebbe dal vocabolario.

Ecco, se tutto questo avvenisse sempre, per tutti, se questa forza positiva del “dovere” fosse dentro di noi e comune a tutti, insufflata nel dna, assorbita fin dai primi vagiti e poi progressivamente evoluta in  famiglia, a scuola, sul posto di lavoro, tra amici e conoscenti, da tutti praticata, irrobustita negli anni, perfezionata per approssimazioni successive fino a rendersi quasi palpabile ‘dentro’ di noi e per cui l’affermazione de ‘il mio dovere’ corrisponderebbe per default – come si dice oggi – ai diritti degli altri, se tutto questo miracolosamente un giorno avesse a verificarsi,  non si cambierebbe un po’ il mondo?

A cominciare dall’Italia, ovviamente.

“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.” (J. F. Kennedy).

———————
Questo post è stato pubblicato per la prima volta il 5 maggio 2013. La speranza resta ed è un augurio per il nuovo anno che si avvicina.

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