Sovraffollamento nelle carceri: Antigone denuncia un problema drammatico e irrisolto

2 Ago

L’associazione Antigone segue da anni i problemi legati alla giustizia penale e, in particolare, quelli sulla realtà carceraria italiana. Di recente ha presentato alla Camera dei deputati il pre-rapporto 2017 : più avanti il comunicato ufficiale.

Come è noto, le carceri italiane non sono un modello: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha già stigmatizzato le inumane situazioni di sovraffollamento, la stessa Antigone ha recentemente registrato il ventinovesimo suicidio di un recluso nel 2017 ed è di pochi giorni fa la lettera di Francesca Occhionero che denuncia le medievali condizioni di Rebibbia, altrimenti non considerato certo tra i peggiori istituti di reclusione in Italia.

Antigone è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza carceraria promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale e ogni anno presenta un rapporto: qui il rapporto 2016.

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© Gianni Berengo Gardin – Fondazione Forma per la Fotografia – Dalla mostra di fotografie “Dentro” fatte all’interno delle carceri italiane esposta alla Wave Photogallery di Brescia, pubblicata da Il Post

Continua a crescere il numero dei detenuti e si torna sotto i 3mq

Continua la crescita dei detenuti (il tasso di sovraffollamento è al 113,2%) e in alcune carceri si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto. E’ quanto emerge dal pre-rapporto 2017 che abbiamo presentato oggi a Roma, frutto dei primi sei mesi di visite del nostro Osservatorio.
Già nell’ultimo rapporto, non a caso chiamato #TornailCarcere, si era posta l’attenzione sul ritorno del sovraffollamento con tassi di crescita che, se continuassero all’attuale ritmo, porterebbero in pochi anni l’Italia ai livelli che costarono la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ma quali sono le ragioni della crescita del numero dei detenuti? Da una parte il numero enorme di processi penali pendenti. Oltre 1,5 milioni di cui più di 300 mila dalla durata irragionevole e quindi prossimi alla violazione della legge Pinto. I tempi lunghi dei processi influiscono sull’eccessivo ricorso alla custodia cautelare che continua a crescere arrivando all’attuale 34,6%, quando solo due anni fa era al 33,8%. Dall’altra c’è il fatto che si registra un cambiamento anche nelle pratiche di Polizia e giurisdizionali, effetto questo della pressione dell’opinione pubblica a partire da casi eclatanti (di come le sirene del populismo penale potessero influire avevamo parlato in un nostro recente approfondimento).

Altri dati che emergono riguardano lo stato generale delle condizioni di detenzione. Nel 68% degli istituti da noi visitati in questi primi mesi del 2017 ci sono celle senza doccia (come invece richiesto dall’art. 7 del DPR 30 giugno 2000, n. 230), e solo in uno, a Lecce, e solo in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’art. 14 dell’Ordinamento penitenziario. Inoltre l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea con il più basso numero di detenuti per agenti (in media 1,7), mentre ciò che manca sono gli educatori. A Busto Arsizio ce n’è uno ogni 196 detenuti e a Bologna uno ogni 139.

Elemento fondamentale è anche quello della salute in carcere. In tal senso sarebbe utile per i medici disporre della cartella clinica informatizzata, che garantisce che le informazioni sanitarie del detenuto si spostino facilmente assieme a lui da un istituto all’altro, ma questa è disponibile solo nel 26% degli istituti da noi visitati.

Per quanto riguarda il lavoro abbiamo osservato che lavora circa il 30% dei detenuti. Ma nel 26% degli istituti da noi visitati non ci sono datori di lavoro esterni, nel 6% non ci sono corsi scolastici attivi e nel 41,5% non ci sono corsi di formazione professionale.  Uno sguardo viene posto anche ai contatti con l’esterno ed ai rapporti con la famiglia, di cui si riconosce l’utilità per il reinserimento sociale e la prevenzione di atti di autolesionismo. Ebbene, in uno solo degli istituti da noi visitati nel corso del 2017, ad Opera, sono possibili i colloqui con i familiari via Skype, ed in uno solo, nella Casa di Reclusione di Alessandria, è possibile per i detenuti una qualche forma di accesso ad Internet.  (Antigone)

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Identificazione certa delle forze dell’ordine: una questione di civiltà

20 Lug

L’intervista al capo della polizia Gabrielli contiene un passo più che interessante, fondamentale. Questa sua dichiarazione: 

“Una Polizia che non ha e non deve avere paura degli identificativi nei servizi di ordine pubblico, di una legge, buona o meno che sia, sulla tortura, dello scrutinio legittimo dell’opinione pubblica o di quello della magistratura.”

Individuare con certezza gli autori episodi di brutalità, di violenza gratuita, perfino di sadismo da parte di individui indegni di indossare la divisa di tutori dell’ordine è una questione di civiltà.
La polizia ha il compito di proteggere i cittadini, di tutelarli, è al loro servizio: merita tutto il rispetto dovuto a chi si impegna in questo compito delicato e vitale. Ecco perché i pestaggi nelle di singoli nelle guardine o nelle manifestazioni o come quelli tristemente noti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto a Genova non devono più avvenire.  È. lo ripeto, una semplice questione di civiltà.

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A grande richiesta

11 Giu

C’è stato un tempo, me lo ricordo bene, che la proiezione di un film di successo veniva prorogata oltre i termini stabiliti e l’esercente della sala interessata esponeva uno striscione in diagonale sul manifesto della pellicola con questa dizione: “A GRANDE RICHIESTA”, seguita da “fino al…” con la data. Avviene ancora oggi , specie in provincia, per certi spettacoli teatrali o  eventi musicali.

Non è il caso di  “Paternò e il fiore rosso” il mio secondo libro dopo “Come una casa senza finestre”: cioè, qualche richiesta su un seguito c’è stata (e devo confessare che mi sono sentito molto lusingato), ma si contano sulle dita di una mano. Tuttavia, avendo in testa da tempo l’idea di una seconda avventura di Paternò ed essendomi anche affezionato a questa figura di giovane ed entusiasta carabiniere ho cominciato a scrivere. E la storia (ribadisco: i miei non sono romanzi. Per il rispetto e l’ammirazione che porto ai veri scrittori non  mi permetterò mai  di chiamarli così) è venuta fuori quasi da sola.

Stavolta il carabiniere Paternò ha lasciato i suoi monti ed è a Roma in licenza. Ma un efferato delitto avvenuto proprio nel suo palazzo, nel popolare quartiere di san Lorenzo, stimola la sua curiosità. L’affianca nell’indagine che svolge per proprio conto una giovane giornalista e insieme affronteranno un misterioso assassino seriale, fino alla brillante soluzione del caso.

Ed ora eccomi qui. Non bastasse, sono stato anche incoraggiato a iscrivere il libro al concorso letterario ‘Il mio esordio, per cui, qualora qualcuno volesse leggerlo aggratise potrà farlo comodamente iscrivendosi al sito e scaricando il testo. Dopo di che è gentilmente ma fermamente pregato di lasciare una recensione (ricordatevi le stelline!) 🙂 . Ai più temerari tra voi che mi leggete ricordo che si può anche comprarlo: in massimo 4-5 giorni lo avrete a casa.

Dimenticavo: già che c’ero ho iscritto al concorso anche il mio primo libro e “La finestra aperta”, dieci racconti che ho selezionato tra quelli che avevo scritto tempo addietro. Anche per questi due valgono le stesse norme.

Grazie davvero per la pazienza e il tempo che mi avete dedicato e soprattutto per quello che dedicherete.

Legge elettorale: promesse, impegni e chiacchiere

5 Giu

Chi ha detto:

  1. “Vogliamo dimezzare subito il numero e le indennità  dei parlamentari  e sceglierli noi con i voti, non farli decidere a Roma con gli inchini al potente di turno” (18 ottobre 2010);
  2. “Occorre una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti  e un tetto di tre mandati parlamentari, senza eccezioni” ( 3 aprile 2011);
  3.  “L’importante è dare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente, non necessariamente di incasellarsi in destra o sinistra. Comunque la pensi, puoi scegliere chi votare di volta in volta in base alla personalità di chi si candida, delle idee che esprime, del programma” (7 novembre 2012); 
  4. “La nuova legge elettorale consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari in modo libero, come succede nei Comuni. I partiti devono consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti. Poi se fa bene lo conferma, se fa male lo manda a casa e magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, che non è un’esperienza mistica, la fanno tutti gli italiani e possono farla anche i politici che perdono le elezioni” (26 aprile 2012);
  5. “Firmo per cancellare la vergogna del Porcellum, un meccanismo per cui non importa essere bravi o avere voti, basta essere fedeli e obbedienti al capo corrente e si va in Parlamento. La classe parlamentare è fatta di dirigenti cooptati, cioè messi lì per andare a fare i parlamentari tanto non c’è bisogno dei voti, perché i voti li prende la lista. Io credo che questo sistema non vada bene”(16 settembre 11) ?

 

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I racconti, le storie brevi, sono come quegli sguardi lanciati da una finestra aperta che permettono di vivere quanto accade giù nella strada, nella vita di tutti i giorni, di immaginare i pensieri dell’ignoto passante o il dialogo dell’altrettanto ignota coppia mentre vengono percorsi i pochi metri che la visuale consente.
In questi dieci racconti c’è quasi sempre Roma, come sfondo o protagonista, ma i personaggi, con le loro personalità, le manie, le loro storie personali, potrebbero esistere ovunque: per conoscerli, e conoscere le loro storie, basta affacciarsi a questa finestra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

Stavolta sto con Franceschini

25 Mag

Devo confessare che stavolta sto con Franceschini e che questa strabiliante sentenza del TAR Lazio mi appare più come una rivincita della burocrazia che altro.

“Non potevano partecipare stranieri”. Il tar Lazio boccia nomine Franceschini per i musei

AGGIORNAMENTO

Cosa dice l’Europa

Una delle quattro libertà di cui beneficiano i cittadini dell’UE è la libera circolazione dei lavoratori. Essa include i diritti di circolazione e di soggiorno dei lavoratori, i diritti di ingresso e di soggiorno dei loro familiari e il diritto di svolgere un’attività lavorativa in un altro Stato membro, nonché di essere trattati su un piede di parità rispetto ai cittadini di detto Stato. In alcuni paesi si applicano restrizioni per i cittadini provenienti dai nuovi Stati membri. Attualmente, le norme sull’accesso alle prestazioni sociali derivano principalmente dalla giurisprudenza della Corte di giustizia.

Base giuridica 

Articolo 3, paragrafo 2, del trattato sull’Unione europea (TUE); articolo 4, paragrafo 2, lettera a), e articoli 20, 26 e 45-48 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

Direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri; regolamento (UE) n. 492/2011 relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione; regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il suo regolamento di applicazione (CE) n. 987/2009.

http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/displayFtu.html?ftuId=FTU_3.1.3.html

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Ancora sulla disuguaglianza

17 Mag

La disuguaglianza sta uccidendo il nostro modello di società.  E quello nuovo fa davvero schifo.
Pare un’affermazione azzardata, ma basta leggere l’articolo di Repubblica sul nuovo rapporto ISTAT per averne la riprova. Nel mio piccolo ne avevo già parlato, qui e qui, ma quello che leggo oggi non è più solo un grido d’allarme: è il grido disperato di un’Italia che non vede futuro, non ha speranze.
Mentre la politica pare non avvedersene e non aver voglia di ascoltare.

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COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

È come un déjà vu.

13 Mag

“È come un déjà vu.” dice a un certo punto il poeta ottantacinquenne malato di Azheimer, perso nei suoi  pensieri.
“Ma che, se sente male?” si preoccupa Alessandro, il giovane bulletto ignorante che lo assiste.

È una delle migliori battute di “Tutto quello che vuoi“, un film che ho visto oggi e mi è piaciuto molto. Il regista Francesco Bruni, che avevo già apprezzato con “Scialla!“, affronta nuovamente la questione della crescita intellettuale dei giovani, stavolta nel rapporto con la vecchia generazione e la storia che portano con loro, che poi è la storia d’Italia. Il vecchio poeta è Giuliano Montaldo, che può mostrare tutta la sua sensibilità di regista in una deliziosa interpretazione mentre l’esordiente Andrea Carpenzano interpreta il ragazzo di 22 anni che non ha portato a termine gli studi e passa le giornate con amici come lui nullafacenti. Dal rapporto che giorno dopo giorno si instaura silenziosamente tra i due nasce un reciproco e straordinario sentimento di amicizia che conduce il giovane a maturare intellettualmente e a fargli nascere il rispetto per la memoria del nostro recente passato in un Paese come il nostro, dove si fa poco o nulla si fa per onorarla.
Vi piacerà, ne sono sicuro.

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Di migranti, di chi li salva e di chi ci specula

8 Mag

I nuovi mercanti di carne umana, quelli che sfruttano la disperazione delle migliaia che fuggono da guerre, persecuzioni, fame, povertà, non sono soli. Gli tengono compagnia oggi chi specula sui falsi allarmi per guadagnare qualche titolo di giornale o per manifesta mancanza di buon senso, e sui quali mi (e vi) risparmio ogni  considerazione.

Il mensile Vita ha pubblicato un’inchiesta sulla bufala circa le collusioni tra alcune ONG e i trafficanti. E’ chiara, sintetica, documentata e la ripropongo. Per apprezzare (si fa per dire)  l’ignoranza e la sfrontatezza di chi ha sostenuto quell’ipotesi, riporto integralmente il brano citato da Vita tratto dal rapporto Frontex da cui tutto ha avuto origine. Secondo i denuncianti, nel rapporto venivano chiaramente indicati i rapporti intercorrenti tra le ONG e i trafficanti. E allora ecco l’unico riferimento alle organizzazioni umanitarie, dove viene chiaramente illustrato come la loro attività di ricerca e salvataggio (SAR:  Search And Rescue) ha avuto conseguenze non intenzionali da cui i trafficanti hanno tratto indirettamente vantaggio (il neretto è mio).

In this context, it transpired that both border surveillance and SAR missions close to, or within, the 12-mile territorial waters of Libya have unintended consequences. Namely, they influence smugglers’ planning and act as a pull factor that compounds the difficulties inherent in border control and saving lives at sea. Dangerous crossings on unseaworthy and overloaded vessels were organised with the main purpose of being detected by EUNAVFOR Med/Frontex and NGO vessels. Apparently, all parties involved in SAR operations in the Central Mediterranean unintentionally help criminals achieve their objectives at minimum cost, strengthen their business model by increasing the chances of success.

E questo che segue è, invece, il citato e meritorio articolo di Vita.

28 aprile 2017

Frontex, la Procura di Catania, la politica e la stampa. È questo il triangolo delle Bermuda in cui le organizzazioni non governative impegnate nel Mediterraneo sono finite. Proviamo a fare fact checking

La notizia è nota e ormai su tutte le prime pagine da giorni. Ma com’è nata la vicenda delle ong che sarebbero colluse con i trafficanti di uomini? È il caso di ricapitolare come sia andata la vicenda sin dall’inizio.

Il primo tassello: Frontex

Il primo colpo arriva da Frontex. L’ex agenzia Ue delle frontiere esterne appena trasformata in una nuova Agenzia europea delle guardie di frontiera e costiera avrebbe scritto in alcuni rapporti interni che le Ong più attive nel soccorso ai migranti irregolari sarebbero colluse con gli scafisti sulle rotte migratorie dalla Libia all’Italia. A renderlo noto è il Financial Times già il 15 dicembre 2016. Si tratterebbe di rapporti interni e riservati. Frontex non commenta. Solo il 23 aprile 2017 però, cinque mesi dopo e a caso ormai esploso, si scopre che nel rapporto Rysk Analysis 2017” sul fenomeno dell’immigrazione l’agenzia Frontex non usa mai l’espressione “taxi” o “taxi del mare”. Né sostiene che le organizzazioni non governative siano “in collusione con gli scafisti”.

A pagina 32 del rapporto, infatti, si legge piuttosto che le operazioni delle ONG potrebbero avere “unintended consequences”. Le stesse “conseguenze involontarie” che potrebbero avere le attività dell’EUNAVFOR MED, la task force istituita dal Consiglio europeo per salvare i naufraghi capitanata dall’ammiraglio italiano Enrico Credendino».

Dunque le fondamenta dell’inchiesta, la base su cui si poggia e si poggerà tutta la campagna diffamatoria nei confronti delle ong si rivela una bufala. Ma è ormai troppo tardi. La macchina è partita è fermarla è impossibile. Da qui cominciano ad entrare in scena tutti i co-protagonisti che, partendo da una premessa falsa costruiranno, tassello per tassello, il castello accusatorio.

La procura di Catania e le indagini

Il procuratore Carmelo Zuccaro nel febbraio 2017 annuncia di avere aperto una “indagine conoscitiva” sulle Ong che operano nel Canale di Sicilia sulla base di un rapporto di Frontex dove si ipotizza che le modalità operative delle navi umanitarie finiscono con il favorire i trafficanti. Dichiara, in un tour televisivo instancabile, di essere in possesso di “evidenze” su contatti diretti tra trafficanti ed esponenti di alcune ong e di dati che proverebbero ripetuti interventi all’interno delle acque territoriali libiche e di episodi in cui alcune navi spengono i trasponder (un segnale radar che segnala il tracciato delle navi e il loro punto nave). Addirittura il procuratore arriva a dichiarare alla stampa che non è esclusa l’ipotesi che alcune Ong siano “finanziate” dagli stessi trafficanti di esseri umani e che l’operazione delle Ong sarebbe volta a destabilizzare politicamente ed economicamente l’Italia.

Questo finché non appare per l’ennesima volta in tv, questa volta nella trasmissione Matrix del 26 aprile 2017. Qui in diretta nazionale con candore ammette non solo di non avere alcuna prova anche solo indiziaria, ma neanche di “materiale probatorio utilizzabile giudiziariamente”. Repubblica avanza, in un articolo l’ipotesi che si tratti di «segnalazioni dei servizi segreti e della stessa Frontex». Quello che risulta evidente è comunque che al momento non ci sono riscontri. La Procura di Catania si è messa comunque a verificare i bilanci di alcune Ong che denunciano donazioni private molto consistenti e spese di centinaia di migliaia di euro al mese per la gestione delle navi. Come se la gestione di una nave possa essere economica e, se gestita da un ente non profit, sostenuta da fondi diversi dalle donazioni. Altre due inchieste sono aperte a Palermo e Trapani e una indagine conoscitiva è in corso davanti alla Commissione Difesa del Senato. È di queste ore la notizia che il Csm prenderà in esame lka questione. «Dopo aver sentito i capi di corte e il presidente della prima commissione, Giuseppe Fanfani, sottoporrò il caso Zuccaro all’esame del comitato di presidenza alla prima seduta utile fissata per mercoledì 3 maggio», ha spiegato il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.

Di Maio e la battaglia politica

A fare propria la battaglia contro le Ong è il vice presidente della Camera Luigi Di Maio. A più riprese è lui a scaraventare la faccenda al centro dell’attenzione parlando di “taxi del mare” di ong spalla dei trafficanti. La teoria del politico a 5stelle si poggia sulle accuse di Frontex (che come abbiamo visto non esistono) e sulle prove del procuratore Carmelo Zuccaro (che come abbiamo visto non ci sono). È talmente vero che Di Maio col tempo deve correggere il tiro. E sempre più si avvicina alla posizione reale di Frontex: potrebbe essere che le navi delle ong costituiscano, loro malgrado, un acceleratore dei viaggi delle carrette del mare. Viene da pensare che si tratti di un mero calcolo politico. Come spiega bene Luca De Biase sul magazine Vita di aprile, i movimenti populisti sono maestri nel gestire l’informazione all’epoca del social media.

Intanto nelle ultime ore però a provare a porre un freno alla polemica è intervenuto il ministro degli Interni Minniti che ha sottolineato: «Bisogna evitare generalizzazioni e giudizi affrettati, attenendosi a una rigorosa valutazioni degli atti». Tradotto: o si portano le prove o si tace.

La stampa e le prove presunte

L’ultimo tassello è il circo mediatico. Di Maio accende la miccia e la stampa italiana, in prima fila La Stampa di Torino, invece di verificare comincia a fare da gran cassa di risonanza. Anzi in alcuni casi, come quello del famoso video che proverebbe i loschi traffici fra Ong e scafisti, si esibisce in vere e proprie notizie inventate o gonfiate.

Rimane solo una domanda: a chi giova? Perché questo fuoco di fila contro le Ong e la politica di salvataggio nel Mediterraneo. È difficle pensare che un castello simile si sia creato da solo. Intanto in Francia sono giorni di elezioni e in Italia ci sono le primarie del Pd. Un caso? Forse. La certezza è che le fake news non sempre sono sciocchezze che appaiono sulla bacheca di Facebook.

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http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

Riforme: prima il Parlamento

29 Apr


5 PROPOSTE RIVOLUZIONARIE DA MICHELE AINIS

Oggi su Repubblica il prof. Ainis, in una lucida e rapida disamina sull’agonia dei partiti, ha lanciato cinque proposte per rivitalizzare la democrazia parlamentare con l’innesto di “un po’ di fantasia (o eresia) costituzionale.” 
Qui l’articolo originale e di qui seguito una mia (grossolana) sintesi.

  1. Affiancare al referendum abrogativo (dove va eliminato il quorum) quello propositivo. Aggiungere l’iniziativa popolare vincolante, la consultazione popolare sulle grandi opere pubbliche, varie forme di partecipazione via web dei cittadini.
  2. Prender atto che l’astensione rappresenta ormai circa la metà dell’elettorato: diminuire parallelamente gli eletti, riducendone altresì i poteri.
  3. Non più di due mandati per i parlamentari, come per i sindaci e i presidenti di regione.
  4. Revoca degli eletti immeritevoli: gli assenti oltre ogni ragionevole limite, i professionisti del cambio di casacca.
  5. Nomina di un gruppo di parlamentari mediante estrazione a sorte, costituendo un cuscinetto tra maggioranza e opposizione.
    Dice: ma rischieremmo d’inviare in Parlamento degli incapaci. E perché, ora sono tutti capaci?

Applausi. 

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A proposito di Alitalia

25 Apr

A proposito di Alitalia, vale la pena di ricordare come e perché nel 2008 un governo dotato di ampi poteri fece di tutto (nel senso più ampio dell’espressione) per condurre la compagnia verso il baratro, respingendo sdegnosamente – per puro calcolo politico – l’offerta di Air France e KLM.
Il presidente del consiglio di quel governo (si fa sempre per dire, eh) si chiamava Silvio Berlusconi.

Qui trovate una breve storia dei fatti e qui la cronaca del passaggio a Etihad nel 2014 con le prospettive del nuovo management.

 

 

 

 

 

 

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