Senza le Primarie, nel 2021 il centro-sinistra a Roma rischia molto. Anzi, moltissimo.

25 Giu

Per quanto se ne può sapere ad oggi, alle prossime elezioni per il sindaco di Roma i romani si troveranno come principali contendenti il candidato del centro-sinistra, quello della destra, la sindaca Raggi (forse con una sua lista civica se non verrà superato l’ostacolo del doppio mandato vigente nei 5stelle) e qualcun altro (Magi? Calenda?).
Sempre seguendo le voci del momento, il vertice del Pd vorrebbe proporre David Sassoli, il cui mandato di presidente del Parlamento europeo scadrà nel dicembre del 2021; dalla destra non sono ancora pervenute anticipazioni (salvo quella, poco credibile, di Giorgia Meloni in persona).

Non sono un analista politico, ma come semplice cittadino intravedo due diversi possibili scenari, entrambi la sera degli scrutini del primo turno, a seggi chiusi.
Primo scenario. Da subito ci si rende conto che nessuno dei candidati raggiungerà la maggioranza e quindi il ballottaggio sarà inevitabile tra i primi due. Chi saranno?

Secondo l’ultimo sondaggio de la7, le attuali posizioni sono queste: il centro-destra, comprendendo Forza Italia, raggiunge il 47%, mentre il centro sinistra, raccogliendo anche le virgole non supera il 34%. Ora, è ragionevole pensare che press’a poco gli stessi valori si rifletteranno nel voto romano e che quindi per il candidato scelto dal centro-sinistra al ballottaggio si profila un confronto durissimo con serie probabilità di una bruciante sconfitta anche se i 5stelle (Raggi o non Raggi) offrissero il loro contributo di circa il 15% che hanno mantenuto. Ma il dato più impressionante sarà quello delle astensioni: più del 50%.
Intendiamoci: non è una novità. Nel 2016, al ballottaggio Raggi-Giachetti fu del 49,8%, principalmente dovuto al disamore degli elettori Pd dopo la nota e mai digerita deposizione del sindaco Marino.
Si potrebbe quindi concludere che ancora una volta (ricordate Rutelli contro Alemanno?) la candidatura calata dall’alto e non sondivisa è stata respinta dall’area degli elettori del centro-sinistra.

Veniamo al secondo scenario. Nei mesi precedenti la tornata elettorale è andata via via crescendo un’onda popolare che chiedeva all’intero centro-sinistra l’adozione delle primarie per individuare il candidato da insediare in Campidoglio. Associazioni, comitati, gruppi di cittadini, anche singoli elettori, hanno cominciato a costituire un’inattesa forza di pressione. In un libro di qualche anno fa Gianfranco Pasquino così definiva le primarie (il neretto è mio):

“La scelta dei candidati alle cariche elettive monocratiche – sindaci, presidenti di province e regioni, capi di governo – può avvenire attraverso elezioni primarie. Spesso misconosciute, altrettanto spesso contrastate da coloro che le conoscono poco oppure hanno motivo di temerle, le primarie sono l’unica, vera, significativa innovazione politica dell’incompiuta transizione italiana. Cittadini interessati e informati hanno la grande opportunità di esercitare una piccola quota di potere politico, opportunità che hanno spesso saputo sfruttare.” 

È così avvenuto che alla fine i partiti hanno dovuto cedere e il candidato del centro-sinistra è stato individuato con le primarie in base ad una decisione dal basso, godendo anticipatamente di una grande popolarità oltre che del convinto consenso degli elettori. In altre parole, è arrivato all’appuntamento elettorale ‘lanciato’. E infatti questo vantaggio si riscontra nei voti: la percentuale supera sensibilmente quella attesa e inaspettatamente il dato delle astensioni si riduce; molti delusi hanno ripreso fiducia e si sono mobilitati in una sorta di nuova resistenza.
Si andrà al ballottaggio contro il candidato della destra, dunque, ma con ben altre prospettive.

Fantapolitica? Sconsiderato ottimismo? Può darsi. Ma non vedo altra via d’uscita e soprattutto non vedo come il Pd romano – sfibrato dalle lotte intestine e dal mai giustificato misfatto compiuto contro il sindaco Marino, democraticamente eletto – e le altre forze progressiste possano ripresentarsi agli elettori invocando la loro fiducia. Al contrario, il centro-sinistra potrà rinvigorirsi e reagire adeguatamente solo coinvolgendoli e chiamandoli alle responsabilità di cittadini che amano la loro città, la Capitale, consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri.

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