Elezioni comunali a Roma: il miglior modo per far vincere le destre?

2 Giu

Un modo certo è quello collaudato già nel 2008 quando il Pd volle candidare per il terzo mandato Rutelli, nonostante le voce dei cittadini avesse espresso più di un dubbio sul’opportunità di proporre un nome che, pur con tutti i meriti acquisiti in precedenza, appariva come una imposizione. Complici alcuni fatti di cronaca, come l’aggressione a una donna alla stazione di Tor di Quinto, e contro ogni previsione, al ballottaggio vinse Alemanno.

Recuperando i miei ricordi e varie interpretazioni, la mia tesi è che Alemanno capovolse il pronostico non tanto per aver cavalcato il tema della sicurezza, quanto per aver fatto percepire all’elettorato che lui aveva a cuore gli stessi temi che alimentavano I timori dei cittadini; in altre parole, che lui “fosse dalla loro parte”. Poi ce ne accorgemmo quanto Alemanno e la sua cricca tenessero invece solo ai loro interessi, quando sconfitti restituirono una città saccheggiata e carica di debiti.

Il Pd cambiò strategia nel 2013, quando propose le primarie per individuare il nuovo sindaco. I romani sentirono che quella volta la politica aveva cambiato registro proponendo almeno un nome estraneo alle solite manovre, quello di Ignazio Marino. Fu così che, contro ogni previsione, al confronto tra Sassoli, Gentiloni  e Marino, prevalse quest’ultimo con uno schiacciante 51%, lasciando agli altri due candidati rispettivamente il 28 e il 14%. Al ballottaggio con Alemanno, poi, Marino lo travolse col 64%.

Ma la solita vecchia politica, quella degli intrallazzi, delle crostate, degli irriferibili interessi è dura a morire. Avvenne così che Renzi, avvalendosi del servizievole Orfini e decidendo lui solo che “il rapporto della città col sindaco si era interrotto”, deliberò di far cadere il sindaco con una congiura medievale. A nulla valsero le proteste di piazza: i romani fecero di tutto per ricordare all’allora segretario del Pd che l’art. 1 della Costituzione veniva spensieratamente calpestato e beffeggiato. E la fecero pagare cara alle successive elezioni, eleggendo Virginia Raggi, di cui si conosce già, purtroppo, il consuntivo che sta per lasciare a questa povera città.

Oggi, a un anno dal prossimo appuntamento elettorale, è giunto il, momento per noi romani di far sapere a voce alta e decisa ai partiti che i vecchi schemi degli accordi di vertice, delle facce note in tv, appartengono definitivamente al passato. E gli elettori di sinistra, in particolare, dovranno far capire ai vertici delle varie formazioni che c’è solo bisogno di persone competenti, capaci, esperte. Il candidato che può vincere contro le destre dovrà essere qualcuno che raccoglie consensi a 360 gradi, stimato per quello che ha fatto e che fa. con meriti riconosciuti e indiscutibili, individuato attraverso una modalità che consenta la partecipazione dei cittadini e quindi il loro impegno preventivo: le primarie.

Le primarie sono l’unico modo democratico per far sì che i cittadini  possano manifestare la loro opinione, perché si sentano coinvolti, l’unico modo per combattere quel 50% di astensionismo che è un segnale non di rischio, ma di gravissimo pericolo. E sono l’unico strumento della sinistra per distinguersi dai propri avversari e tornare a raccogliere non solo gli scontenti, ma soprattutto i giovani e i movimenti in cui questi si sono recentemente maggiormente raccolti, come le Sardine. Le Sardine rappresentano una forza di pressione civica e civile che ha saputo capovolgere pronostici scontati, come in Emilia-Romagna: hanno quindi una sorta di dovere morale, a mio avviso, di far sapere prima la propria posizione, per giocare d’anticipo, sorprendere la vecchia politica e indurla a cambiar registro. Provocare, in altre parole – perché no? – lanciare un masso nello stagno, in quella morta gora che è la politica romana.

Lasciar andare le cose, attendere le decisioni e gli accordi tra partiti vuol solo dire iscriversi anticipatamente alla sconfitta delle sinistre. Lo dico con tristezza, non rassegnato. Ma temo che se si dovessero seguire le solite strade non ci si dovrebbe poi meravigliare se si ingrosseranno i ranghi dei delusi che davanti all’ingresso del seggio elettorale, decidessero di fare dietrofront e tornarsene a casa, sconfitti in  partenza.

Buona festa della Repubblica a tutti.

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Ragionate con la vostra testa

e imparate a dire di no.

Siate ribelli per giusta causa

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e non accodatevi al carro del vincitore.

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altrimenti quando sarete vecchi e deboli

rimpiangerete le montagne che non avete salito

e le battaglie che non avete combattuto.

Mario Rigoni Stern

 

 

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