Tag Archives: sovranità popolare

Legge elettorale: promesse, impegni e chiacchiere

5 Giu

Chi ha detto:

  1. “Vogliamo dimezzare subito il numero e le indennità  dei parlamentari  e sceglierli noi con i voti, non farli decidere a Roma con gli inchini al potente di turno” (18 ottobre 2010);
  2. “Occorre una legge elettorale per scegliere direttamente gli eletti  e un tetto di tre mandati parlamentari, senza eccezioni” ( 3 aprile 2011);
  3.  “L’importante è dare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente, non necessariamente di incasellarsi in destra o sinistra. Comunque la pensi, puoi scegliere chi votare di volta in volta in base alla personalità di chi si candida, delle idee che esprime, del programma” (7 novembre 2012); 
  4. “La nuova legge elettorale consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari in modo libero, come succede nei Comuni. I partiti devono consentire alla gente di scegliersi le persone, perché un cittadino possa guardare in faccia i propri rappresentanti. Poi se fa bene lo conferma, se fa male lo manda a casa e magari i politici proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, che non è un’esperienza mistica, la fanno tutti gli italiani e possono farla anche i politici che perdono le elezioni” (26 aprile 2012);
  5. “Firmo per cancellare la vergogna del Porcellum, un meccanismo per cui non importa essere bravi o avere voti, basta essere fedeli e obbedienti al capo corrente e si va in Parlamento. La classe parlamentare è fatta di dirigenti cooptati, cioè messi lì per andare a fare i parlamentari tanto non c’è bisogno dei voti, perché i voti li prende la lista. Io credo che questo sistema non vada bene”(16 settembre 11) ?

 

====================

>Pubblicità

I racconti, le storie brevi, sono come quegli sguardi lanciati da una finestra aperta che permettono di vivere quanto accade giù nella strada, nella vita di tutti i giorni, di immaginare i pensieri dell’ignoto passante o il dialogo dell’altrettanto ignota coppia mentre vengono percorsi i pochi metri che la visuale consente.
In questi dieci racconti c’è quasi sempre Roma, come sfondo o protagonista, ma i personaggi, con le loro personalità, le manie, le loro storie personali, potrebbero esistere ovunque: per conoscerli, e conoscere le loro storie, basta affacciarsi a questa finestra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

Annunci

Il bue che dice ‘cornuto’ all’asino.

21 Mar

Nel paragrafo denominato C’è chi è democratico e chi no: il congresso e le comunarie nell’e-news  464 di Matteo Renzi, si può  leggere quel che segue:

Ora io sento di poter dire che i politici mi hanno abituato a sentire di tutto e quindi che non mi stupisco più di nulla. Mi corre però l’obbligo, da cittadino ed elettore (non dei 5 stelle, ci tengo a sottolinearlo) di ristabilire la verità, fin quando possibile. E la verità è che nel caso dei candidati sindaci 5 stelle Renzi non può permettersi di fare lo spiritoso sulla democrazia praticata da Grillo.
Non può perchè lui e il suo braccio armato Orfini hanno fatto ben di peggio. Hanno ordito la manovra per ottenere la decadenza del sindaco Ignazio Marino, un sindaco democraticamente eletto dai romani con 664.490 voti, pari al 63,93 per cento. Hanno disinvoltamente (e stupidamente, visto il seguito) ignorato il primo bene di una democrazia: la sovranità popolare, sancita dalla nostra Costituzione.
Cosa, peraltro, i due sodali ci abbiano guadagnato non lo si è ancora saputo, ma io sono ottimista: vedrete che alla fine uscirà fuori. Intanto, i romani subiscono ogni giorno le conseguenze del misfatto.  

Sempre a proposito di democrazia e di regole, oggi è stata resa nota una sentenza da cui si può dedurre che il l’ex-commissario Orfini, nonché Presidente del Pd nazionale, nonché segretario ad interim/reggente della segreteria dello stesso, non conosce le norme che regolano la vita del suo partito o che, se le conosce, non le tiene in alcuna considerazione.

Riporto dal post di Giancarlo Ricci su Facebook: “La terza sezione del Tribunale civile di Roma, nella persona del giudice Buonocore, ha infatti annullato la delibera della Direzione del PD Roma dell’11 giugno 2015 con cui veniva gravemente colpita l’autonomia organizzativa, patrimoniale e politica dei Circoli territoriali, dei Circoli del lavoro e di quelli tematici riducendoli al rango di sezioni di 15 Circoli municipali diretti da sub commissari nominati dallo stesso Orfini. Il giudice ha riconosciuto, come da noi sostenuto, che tale decisione poteva essere assunta soltanto dall’Assemblea cittadina, e che inoltre il merito della delibera violava in più punti lo Statuto nazionale e regionale del PD, con conseguente lesione dei diritti degli iscritti. Di più, il giudice ha affermato nelle sue argomentazioni che anche la delibera del 27 settembre 2015 – la cui efficacia peraltro è già stata sospesa con decisione di un altro giudice in un distinto procedimento – debba ritenersi non valida perché riproduce sostanzialmente gli stessi vizi e le stesse violazioni della delibera precedente.

E per un partito che si definisce ‘democratico’ mi pare ce ne sia abbastanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una legge elettorale degna di questo nome

1 Feb

Cioè, come scriveva pochi giorni da Piero Ignazi su Repubblica, “una nuova, buona, condivisa legge elettorale che valga per i decenni futuri e non per le prossime elezioni”, invitando la politica ad agire perché  “intervenire per definire una legge che contempli i due principi cardine di ogni sistema elettorale – governabilità e rappresentatività – costituisce un vero imperativo per la classe politica.

Non mi pare che finora si sia manifestato qualcuno interessato a farlo ed è questo il segnale principe che la nostra classe politica sa dare il meglio (!) di sè stessa nell’incitare l’antipolitica. I 100 capilista previsti dall’Italicum ricondizionato dalla Consulta porterebbero alla Camera altrettanti docili rappresentanti non dei cittadini (e già questo sarebbe errato), bensì dei segretari e leader dei rispettivi partiti. La simulazione di Demopolis mi aiuta:

demopoliscamera

In teoria (ma non tanto, temo), solo gli eccedenti i 1oo del Pd e del M5s sarebbero tra quelli scelti dagli elettori:  92+85, 175 deputati in tutto, “indipendenti” si fa per dire, perché anche loro difficilmente potrebbero evitare le pressioni dei rispettivi vertici.

Una via d’uscita c’è, per quei partiti che volessero rispettare il diritto degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti. L’indicazione dei 100 capilista – per quel che se ne può capire oggi – non è obbligatoria: nulla impedirebbe di presentare liste ordinate in  ordine alfabetico rispettando la parità di genere. E sarebbe una ricoluzione copernicana che sarebbe premiata dai cittadini.

Nonostante tutto mi smentisca, voglio ancora sperare che si possa improvvisamente manifestare in più d’uno dei nostri leader un soprassalto di coscienza e venga ascoltato il monito conclusivo di Ignazi: “Una classe politica al punto più basso della fiducia e della stima necessita, almeno da parte delle sue componenti più consapevoli, di un colpo d’ala che dimostri di pensare al bene comune e non a quelli particolari.
iovotochimifascegliere

 
================> Pubblicità

COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

Fratelli d’Italia

5 Dic

“L’Italia s’è desta” è il titolo di questa bella nota di Tomaso Montanari sull’Huffington Post.
Merita alcune riflessioni, da entrambe le parti, da chi ha votato per il sì e da chi ha votato per il no. Vorrei che tutti lo facessero, perché oggi è il momento in cui il nostro popolo deve ritrovare l’unità e demolire l’assurda e fratricida contrapposizione tra ‘noi’ e ‘loro’: il “derby d’Italia”, la sciagurata espressione che mi ha indignato, ha dimostrato quanto valesse. Io provo qui, timidamente, a proporre le mie prime considerazioni.
La prima riguarda la partecipazione. Qui, è innegabile, una parte dell’astensionismo cronico dei delusi e degli incazzati ha deciso che era il caso di intervenire. Quanto vale questo fatto? Molto, moltissimo a mio sommesso avviso. Poi c’è la Costituzione: hai voglia a dire che gli italiani non la conoscono: forse non ne conosceranno gli aspetti più articolati e complessi, ma la conoscono e, soprattutto, la amano.  Poi c’è da valutare la lezione impartita in anticipo ai futuri leader che si presenteranno sulla scena: che non ci provino più a fare colpi di mano; comincino invece ad avere rispetto per i cittadini e dargli quello che si aspettano.
“La sovranità appartiene al popolo” dice l’articolo 1. Che se lo ricordino sempre.

bandiera-costituzione

L’Italia s’è desta


L’Italia s’è desta.
Ha vinto la Costituzione. Ha perso il plebiscito.
Ha vinto il popolo. Ha perso il populismo cinico.
Ha vinto la sovranità del popolo. Ha perso il dogma per cui non ci sarebbe alternativa.
Ha vinto la voglia di continuare a contare. Di continuare a votare. Ha perso chi voleva prendersi una delega in bianco.
Ha vinto la partecipazione, il bisogno di una buona politica. Ha perso la retorica dell’antipolitica brandita dal governo.
Ha vinto un’idea di comunità. Ha perso il narcisismo del capo.
Ha vinto la mobilitazione dal basso, senza mezzi e senza padrini. Ha perso chi ha messo le mani sull’informazione, chi ha abusato delle istituzioni senza alcun ritegno.
Ha perso Giorgio Napolitano: che avrebbe dovuto unire, e invece ha scelto di dividere.
Ha perso Matteo Renzi, con tutta la sua corte: ma solo perché hanno voluto cercare nello sfascio della Costituzione una legittimazione che non avevano mai avuto nelle urne elettorali.
Un presidente del Consiglio che si dimette perché ha intrecciato irresponsabilmente la sorte di un governo e la riforma della Costituzione. Rivelatore il suo discorso: Renzi non ha detto di aver sbagliato. Ha detto di aver perso (difficile dire il contrario).
Ma non hanno vinto la Lega, il Movimento 5 Stelle o la Sinistra. Hanno vinto tutti i cittadini. Anche quelli che hanno votato Sì: perché tutti continuiamo ad essere garantiti da una Costituzione vera. Che protegge tutti: e in particolare proprio chi perde. Chi è in minoranza. Chi non ce la fa.
E ora non raccontateci che l’Italia non vuole guardare avanti. È vero il contrario: l’Italia ha capito che questo non era un cambiamento.
Ha vinto l’Italia che vuole cambiare verso. Ma davvero.
E ora che succede? Succede che la Costituzione rimane quella scritta da Calamandrei, La Pira, Basso, Moro e Togliatti. Non quella riscritta dalla Boschi e da Verdini.
E succede che Maurizio Landini fa i cappelletti, il piatto della festa. Perché oggi è un giorno di festa. Per tutti: nessuno escluso.
Il campo da gioco c’è ancora. Da domani si gioca.

5 Dicembre 2016

http://www.huffingtonpost.it/tomaso-montanari/litalia-se-desta_b_13420232.html

=========
copertina-cucsfhttp://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

Italicum, Senato, Titolo V

21 Ott

A chi sostiene che la riforma del Senato contenuta nella revisione della Costituzione oggetto del Referendum non abbia nulla a che vedere con la nuova legge elettorale (attualmente ancora all’esame della Corte Costituzionale) si fa cortesemente ma fermamente notare che così non èIn realtà le due riforme sono strettamente connesse. Tanto connesse che vivranno o cadranno insieme” dice infatti il prof. D’Alimonte sul Sole-24ore. Molto esplicitamente qualcuno ben più autorevole aveva a suo tempo  dichiarato addirittura che “Sono tre parti della stessa faccia“.

renzisornioneLasciando da parte il Titolo V, che non ha stretta attinenza con la questione, si fa altrettanto fermamente notare che la stretta interazione tra le due (legge elettorale e riforma del Senato) è studiata e voluta perché il disegno non dichiarato, ma di tutta evidenza, è di sottrarre scientemente sempre più ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento.
L’Italicum prevede 100 collegi; ogni partito presenta altrettanti capilista (i nominati), mentre tutti gli altri candidati sono sottoposti alle preferenze degli elettori. Ogni capolista può però presentarsi in dieci collegi: decidendo per uno di essi consente automaticamente al primo dei non eletti nei restanti nove di rientrare in gioco, di essere quindi recuperato e conquistarsi – indebitamente – un seggio alla Camera. E’ o non è una stortura? Tanto che le stime su quanti nominati affolleranno la Camera variano, secondo il Sole-24ore,  dal 40% al 50%  e quindi il partito di maggioranza potrebbe contare su almeno 150/170 deputati disciplinati e fedeli.  Così come i senatori che, come è noto, non verranno eletti dai cittadini ma da una ristretta elìte composta dai consiglieri regionali, tanto per giocare sempre e comodamente in casa propria.  Del tutto incidentalmente, si fa notare che la considerazione in cui è tenuto il voto dei cittadini è stata peraltro già ben dimostrata dal PD con la squallida manovra che circa un anno fa ha condotto all’esautoramento del sindaco Marino, eletto col 64% dei voti, con tanti saluti all’art.1 e alla sovranità popolare.
In altre parole, per garantire quella stabilità dei governi che le forze politiche non riescono ad assicurare, i cittadini devono rinunciare – senza che gli venga fatto capire – al primo diritto di ogni democrazia: un voto libero e non condizionato. E’ questa la vera antipolitica, quella che produce la reazione degli elettori verso il populismo o l’astensionismo o posizioni estreme.

Ma torniamo al punto. Se tutto questo ancora non bastasse per provare l’inscindibile connessione tra Italicum e riforma del Senato (eccolo il “combinato disposto“), si invitano gli scettici a risentire le esplicite dichiarazioni del Presidente del Consiglio nel suo discorso al Senato il 24 febbraio 2016.

Dal resoconto stenografico (il neretto è mio):

“Quanto all’accordo sulla legge elettorale – il cosiddetto Italicum -comprendiamo l’esigenza di valorizzare il fatto che una legge elettorale che consenta il ballottaggio sia ovviamente impostata sulla presenza di una sola Camera. Contemporaneamente, sappiamo perfettamente che l’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. E noi, da questo punto di vista, consideriamo l’Italicum non soltanto una priorità, ma una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia. Mi spiego: con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento che abbiamo trovato? Certo, noi affermiamo che politicamente esiste un nesso netto tra l’accordo sulla legge elettorale, la riforma del Senato e la riforma del Titolo V: sono tre parti della stessa faccia.”

Qui trovate il video (il momento indicato è press’a poco al 50’45”). Ma se non vi andasse di ascoltare tutto il discorso, ecco qui il solo periodo citato.
Ricordatevelo: tre parti della stessa faccia.
votano

 

 

 

 

L’abolizione del diritto di voto come antidoto all’astensionismo.

5 Ott

 

urnanoSarebbe ora che voi cittadini elettori che ancora credete nella Costituzione e nella conclamata “sovranità popolare” cominciaste a prenderne atto.  A breve, l’obsoleto diritto di voto (1 ) cadrà finalmente in disuso, sostituito da sistemi più moderni e legati alla qualità dei selezionati elettori chiamati a questo delicato compito.

Questa pare essere la soluzione che un certo potere politico vorrebbe adottare definitivamente, considerata la pronunciata tendenza degli italiani ad astenersi dal voto. Per come lo interpreto io, il ragionamento sembra essere stato il seguente: visto che gli italiani non ci tengono, e per evitare che un giorno una consultazione elettorale possa andar deserta del tutto con le disastrose conseguenze che è facile immaginare, inventiamoci un sistema per supplire a questa tragica eventualità. E’ stato fatto per il nostro bene, insomma, per escludere l’ipotesi che il Paese e le principali istituzioni possano rimanere senza una guida. Capito?

Detto, fatto. Le modalità con cui questo può avvenire sono diverse a seconda dei casi. Vediamo.
– Elezioni del Parlamento.
a. Per la Camera è stato confermato il ben noto stratagemma dei  “nominati” (dopo il famigerato ‘Porcellum’  oggi con l’Italicum:, 100 capilista garantiti ed n a seguire col trucco delle 10 candidature della stessa persona in altrettanti collegi).
b. Per il Senato, la revisione costituzionale sottoposta a Referendum il prossimo 4 dicembre prevede che 95 senatori su 100 vengano eletti tra i sindaci e i consiglieri regionali di ogni regione in una consultazione riservata a loro stessi.
– Elezione dei Consigli metropolitani (grosso modo, le ex-provincie).
I rappresentanti del popolo di questi territori vengono eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali del medesimo. Questo è quanto avverrà  il prossimo 9 ottobre: per esempio, a Roma 1.647 ‘grandi’ elettori per 4.340.474 abitanti; a Milano 2.025 per 3.208.509 e così via.
Vedete il bello della selezione dei votanti che sicuramente, trattandosi di loro stessi e dei loro stipendi, non si asterranno dal voto?
– Elezione del Sindaco.
Non è ancora stato individuato un procedimento standard: al momento si sta valutando un esperimento condotto a Roma, dove il sindaco Ignazio Marino, eletto con ben il 64% dei voti, è stato deposto mediante le dimissioni dei consiglieri comunali del suo stesso partito che hanno firmato un documento davanti a un notaio.

Con questa rivoluzione copernicana si aprono nuovi orizzonti: non più accanite e defatiganti discussioni politiche, nei bar come nei luoghi di lavoro, fine delle domeniche sottratte al tempo libero, la politica affidata esclusivamente a veri professionisti.
Restano solo da mettere a punto alcuni trascurabili particolari, come  l’art. 48 della Costituzione (2), questo polveroso retaggio di un’epoca in cui si credeva in un’Italia migliore e in una democrazia compiuta.

Devo dire che in tutto questo c’è solo una cosa che mi dà un estremo fastidio: sottraendomi il diritto di voto verrei equiparato a coloro cui, oggi, non è concesso (3). Ecco perché bisogna sbrigarsi ad abolire ‘sto cavolo di art.48.

NOTE
(1) Diritto di voto.
Enciclopedia Treccani
:

“…il diritto di partecipare a votazioni di tipo pubblicistico, siano esse di tipo deliberativo o elettivo (Elezioni). Tra questi due tipi di votazioni il secondo è senza dubbio il più importante. Il voto è il diritto politico per eccellenza (Diritti costituzionali) ed è strettamente legato alle nozione didemocrazia, di sovranità popolare e di cittadinanza.”

(2) Costituzione italiana – Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
…….
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge (3).

(3 La legge ordinaria specifica che non hanno diritto di voto i sottoposti a misure di prevenzione; i sottoposti a misure di sicurezza detentive, a libertà vigilata o a divieto di soggiorno in uno o più comuni o province; i condannati a pena che comporta l’interdizione dai pubblici uffici perpetua o temporanea.

LOGO COMITATO NO1

 

ParteCivile

marziani in movimento

PRIGIONI INVISIBILI

Pensate di essere liberi? sbagliato! siete esseri messi in prigioni invisibili (cit.D)

Uguali Amori

Considering the situation, I am reasonably self-possessed

un filo rosso

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

A Roma Si Cambia!

Culture e Competenze per l'Innovazione

nandocan magazine 1

note e proposte di un giornalista

Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro...

PD MARCONI ROMA11 (ex15)

gli indomabili di Marconi. Zero sconti.

Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

Invece Sempre

(Ovvero Federica e basta)

ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO

(Cit. del Generale Aung San, leader della indipendenza birmana)

Valigia Blu

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

Internazionale

Riflessioni, commenti, divagazioni di un contemporaneo. E altro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: