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Ancora una volta grazie, Presidente

1 Gen

Palazzo del Quirinale 31/12/2018
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
durante il discorso di fine anno

È la seconda volta in due giorni – e confesso che sono quasi commosso – che sento il dovere di ringraziare Sergio Mattarella. L’altro giorno per aver insignito di alte onorificenze 33 italiani, alcuni non di nascita, ognuno con la sua storia esemplare di cittadino con un alto senso del dovere. Con ogni nomina c’era però, dietro la motivazione ufficiale, come una sua dichiarazione, una scelta di campo, e tutte insieme rispecchiavano il profondo rispetto per la nostra Costituzione.

Oggi lo ringrazio per il suo messaggio di fine anno. Ma mi pare riduttivo chiamarlo così: a me è parso più un discorso alla Nazione. Com’è suo costume, è stato un discorso breve, franco e sereno. Ha parlato come il padre di tutti gli italiani, invitando al confronto dialettico il governo, il Parlamento e i gruppi politici, ha ricordato diritti e doveri, ha esaltato il senso di comunità che nasce sì dalla sicurezza, ma solo dopo che sia stato assicurato il rispetto “del vivere comune”.

Non so come dirlo meglio, ma in tempi così grigi per il nostro futuro, in un Paese dove così tanti e così in alto sembra abbiano smarrito (se mai l’hanno avuto) il senso delle istituzioni e pare non conoscano il peso delle responsabilità che gli derivano dal dover guidare lo Stato, Mattarella mi fa stare più sereno.

Buon anno Presidente. E si riguardi, ne avrà da fare.

Qui il video integrale del discorso del Presidente.

Sergio Mattarella: una testimonianza

1 Feb

L’amico Nando Cancedda pubblica sul suo blog questo post di Sandra Bonsanti, giornalista, parlamentare e presidente di Libertà e Giustizia. Poche righe, ma che per la conoscenza e diretta testimonianza aggiungono inediti e interessanti particolari alla figura del nostro nuovo Presidente della Repubblica.

***di Sandra Bonsanti, 31 gennaio 2015 – Sergio Mattarella non lo sentivi nemmeno arrivare, come se non volesse disturbare, col rumore dei suoi passi. Ma poi si avvicinava a noi giornalisti con un sorriso partecipe nei momenti che lui ricorda ora come “impegnativi”. Niente, rispetto all’impegno che si assume da oggi, 31 gennaio 2015, per i prossimi sette anni.

Anni di grandi difficoltà, di disoccupazione e miseria e di grande tensione dentro e attorno alle istituzioni. Ma la scommessa della sua vita sarà quella di riuscire a riavvicinare i cittadini alla politica: saprà farlo questo politico così schivo e lontano da ogni ribalta, questo uomo della prima Repubblica che dovrà vigilare su riforme della Costituzione già disegnate e in parte votate e su una legge elettorale diversa profondamente dal suo mattarellum?

Arrivò nelle istituzioni un anno dopo l’uccisione di suo fratello, ed era come se dappertutto e in ogni occasione lui insistesse a cercare le traccia di quella morte, i motivi di quella feroce esecuzione.

Era il dicembre dell’81 quando si avvicinò a Tina Anselmi, che poi lo avrebbe avuto sempre al suo fianco nella Commissione P2 e le disse che i personaggi che avevano “organizzato la fuga di Michele Sindona dall’America e lo avevano ospitato” in Sicilia erano stati inquisiti  e denunciati da suo fratello Piersanti nella sua veste di presidente della Regione Sicilia per appalti irregolari. In sostanza Sergio Mattarella collegava già allora gli ambienti massonici e imprenditoriali dell’isola con i boss di Cosa Nostra. Mafia e P2, Mafia e politica.

Mattarella fu uno dei commissari più attenti alle insidie che la loggia di Gelli costituiva per le istituzioni democratiche con il Piano di Rinascita e l’opera di proselitismo che durava ormai da quasi vent’anni. Il nuovo presidente della Repubblica dunque, potrebbe essere al Colle una figura che ancora non abbiamo avuto: uno cioè che il “male oscuro” della Repubblica, l’antistato,  lo ha incontrato direttamente, e certamente non lo ha dimenticato.

Sergio Mattarella è uno che sa e che ha sofferto. Ed è forse anche per questo che non ama i palcoscenici, che preferisce stare in disparte, come dovesse ancora inseguire il filo dei suoi pensieri. Ed è significativo che sia una figura in un certo senso “drammatica” che è stata cercata a fare da ponte tra il nuovo e il passato. Questa drammaticità del personaggio porterà la politica in una zona del tutto ignota al nostro tempo: serietà e lavoro. Lui leggerà le leggi dalla prima all’ultima parola come fece quando si ribellò contro la legge Mammì e si dimise dal governo Andreotti: dunque si assumerà una responsabilità direi quasi personale.

Ha sempre difeso la memoria del padre Bernardo privilegiando la figura del giovane che a 19 anni aveva fondato il Partito popolare in un paese vicino a Trapani e poco dopo era già in rapporti con don Sturzo e con De Gasperi. Inoltre Sergio Mattarella ha sempre rivendicato che in casa loro erano stati educati da bambini a essere contro la mafia. Così come, diventati adulti, avevano imparato ad ammirare e a sostenere Aldo Moro e ad apprezzare la politica di apertura al Pci.

La cosa più chiara sui motivi dell’uccisione di Piersanti la disse Giovanni Falcone davanti al CSM : “Sarebbe riduttivo e contrario alla realtà pensare che l’omicidio Mattarella sia stato provocato da uno o più appalti concessi o rifiutati. La manovra moralizzatrice di Piersanti Mattarella era ben più ampia e più articolata e cercava soprattutto di fare in modo di rendere la classe dirigente siciliana molto più stabile e coesa, molto meno permeabile ad influenze di qualsiasi genere”.

E’ stato vicino ai migliori uomini della Democrazia cristiana, e rivendicava con fierezza l’amicizia di Leopoldo Elia. Per  questi ed altri motivi io penso che potrebbe riuscire a essere un presidente di cui abbiamo bisogno. Credo però che dovrà riuscire a scrollarsi di dosso i “pesanti fardelli” di quella “corte” romana cresciuta negli anni attorno al Quirinale, una corte che oggi lo incoraggia e lo candida ma che domani, se Mattarella mostrasse di essere autonomo e libero come lo abbiamo conosciuto in tempi lontani non mancherebbe di trasformare la delusione in isolamento.

Credo che Mattarella non possa non sentire la responsabilità del suo passato, le cose che sa e quelle che ha sofferto. Solo così potrà parlare agli italiani, oltre le cortine dell’ufficialità, degli amici dell’ultima ora che già fanno a gara a circondarlo.

Penso alla Tina Anselmi: alla solitudine e al silenzio della sua lunga malattia. E a come sarebbe fiera di vederti Presidente della Repubblica. Ed è anche per lei, che insegnò a tutti noi il senso e la bellezza della democrazia, della trasparenza e della libertà, che oggi, caro presidente auguro a Te e a tutti noi un settennato costituzionale.

 

http://www.nandocan.it/?p=35810

Con tutto il rispetto, signor Presidente

1 Feb

Wired partecipa all’emozione degli italiani per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica avanzando rispettosamente cinque suggerimenti a Sergio Mattarella. Mi sembra un’ottima idea: con tutto la stima per la persona e la figura che ci rappresenta, penso anch’io che sarebbe opportuno denotare il nuovo corso con un approcccio diverso  e che l’intero apparato del Quirinale si adegui ai nuovi tempi che attraversiamo.
Ragion per cui voglio condividerli e li riporto integralmente qui di seguito.

 

5 consigli a Sergio Mattarella, il nuovo presidente della Repubblica

Sperimentare un nuovo lessico, visitare le scuole italiane, circondarsi di giovani preparati, puntare su digital e social network, aprire i cancelli delle istituzioni: questi i nostri consigli al prossimo inquilino del Quirinale

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Alla fine ha vinto lui: Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica italiana. Il suo nome era circolato nei giorni precedenti il voto, Matteo Renzi lo aveva incoronato senza attendere la prima chiama dei grandi elettori. Nulla a che vedere con l’aprile del 2013: la #maratonaquirinale questa volta ha deluso le attese di appassionati di intrighi e retroscenisti.

Ora, però, la faccenda si complica. I nove anni di Giorgio Napolitano, sin dalla durata, rappresentano un unicuum nella storia repubblicana e l’eredità grava su chi è chiamato a succedere.

Tanto vale cambiare radicalmente, sin da subito. Profilo politico e anagrafico di Sergio Mattarella non offrono garanzie di una rivoluzione, ma sperare è lecito.

Ecco le cinque mosse con cui, secondo noi e un comitato di saggi formato da Ernesto Belisario, avvocato e esperto di pubblica amministrazione digitale, Juan Carlos De Martin, docente di Informatica al Politecnico di Torino e Guido Scorza, avvocato e esperto di diritto delle nuove tecnologie, il nuovo Presidente della Repubblica dovrebbe presentarsi agli italiani.

Parole nuove
Davanti alle Camere riunite per il giuramento il presidente ci stupisca. Sarebbe bello sentire un lessico nuovo nell’aula di Montecitorio: un discorso a rete unificata che, tra un monito ai partiti e un’indicazione sulle riforme costituzionali, trovi il modo di dire che i giovani meritano qualcosa di più. Esageriamo: si spendano un accenno al digital divide e alla lotta all’analfabetismo digitale e una prece per un Open parlamento. Il web è uno strumento in grado di abbattere le diseguaglianze e dare sostanza a libertà e diritti mai abbastanza garantiti.

Gita scolastica
Basta tagli di nastri, il nuovo presidente della Repubblica programmi la prima visita in una scuola. Una qualsiasi, tanto ogni istituto avrebbe bisogno di un po’ di attenzione. Non sia una concessione retorica della palestra del futuro o peggio un’esibizione in stile Balilla, ma un riconoscimento al ruolo del nostro sistema dell’istruzione. L’Italia che ha smesso di crescere quando docenti e alunni sono stati messi dietro la lavagna e l’educazione civica è sparita dai programmi di insegnamento.

Cambio di modulo
Fondamentali per misurare carattere e volontà di un nuovo Presidente sono le nomine: è bene che sia subito affiancato da un team di funzionari e consiglieri all’altezza. Dal segretario generale in giù servirebbero uomini e donne in grado di dare una nuova immagine al Colle. Non c’è, per il momento, un modo migliore e più credibile di una selezione in base al merito che dia una chance anche a trentenni e quarantenni che finora sono rimasti fuori dal giro della politica che conta.

Digital Quirinale
Oggi il sito www.quirinale.it è un elenco di comunicati stampa. Così non è per tutte le istituzioni, basta dare un occhiata al sito della Casa reale britannica. Abbiamo un papa che concede le indulgenze via Twitter e dialoga con i fedeli sparsi per il globo attraverso Facebook. Il nuovo capo dello Stato apra il portale della Presidenza della Repubblica e i social network alla edemocracy, dai referendum online al dialogo con i cittadini, e renda pubbliche quante più informazioni possibili tra quelle che, spesso per incuria, prendono polvere negli archivi delle nostre istituzioni.

Porte spalancate
Pochi di noi hanno avuto modo di mettere piede al Quirinale, luogo poco accessibile. Si organizzino momenti pubblici, dibattiti e mostre per dare l’occasione a ragazzi e famiglie di vedere con i propri occhi la Casa degli italiani. Si riconosca a tutti il diritto di godere di un patrimonio collettivo. Consentire l’ingresso della società civile all’interno dei cancelli, inoltre, significa contaminare le istituzioni e difficilmente può avere un impatto negativo.

 

 

 

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