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Genova: se otto milioni vi sembran pochi

24 Nov

Ha perfettamente ragione Michele Serra nella sua AMACA di oggi su Repubblica.
Se un servizio pubblico come i trasporti di Genova va in crisi per un buco di otto milioni di euro e l’unica soluzione è la sua privatizzazione c’è solo una risposta: siamo alla frutta (o forse anche dopo di questa, spero di no) e per i beni comuni, i servizi sociali non c’è più spazio o vita, sono solo destinati a soccombere, ingoiati anch’essi dal drago del liberismo, cioè dalla più turpe idolatria del profitto.
Otto milioni per una struttura con quei compiti – un servizio peraltro pagato dai cittadini – dinanzi alle voragini aperte da istituzioni finanziarie, aziende e partecipate municipali, iniziative dello Stato per la promozione di questo o di quell’altro, ponti di Messina, eccetera, eccetera, fanno (farebbero) sorridere, se non fossimo nella situzione attuale. E non è dissimile la situazione in altre città. Roma e Napoli tra le prime.
Certo, c’è anche da chiedersi e – sperando nella meritoria opera della magistratura – indagare dove siano andati a finire quegli otto milioni: incapacità, corruzione. furto (semplice o aggravato)? Non lo so, come al momento non so dove siano finiti i settanta milioni oggetto del furto operato sui biglietti dell’ATAC di Roma (notizie di oggi indicano una traccia rinvenuta a San Marino di parte di questi ultimi): comunque prima o dopo sapremo ma, ripeto, il punto sta nella sintesi dell’interrogativo di Serra: che fine sta facendo il nostro Paese se il comune di Genova va in crisi per soli (sic) otto milioni di euro?
Serra Genova

P.S. Chiedo scusa per la pessima qualià dell’immagine.

p.s. Chiedo scusa per la pessima qualità dell’immagine.

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Se un disabile in classe ci rende tutti migliori.

24 Set

Cosa potranno mai insegnare ai loro figli quei genitori di Napoli che hanno voluto trasferirli altrove perchè in classe c’era un bambino autistico?
Conosceranno il senso vero della parola ‘solidiarietà’? Avranno mai capito cosa vuol dire vivere in una comunità? Sapranno instillare nei loro bambini generosità e altruismo?
Per fortuna ci sono lettere come questa (oggi su Repubblica: “Se un disabile in classe ci rende tutti migliori“), che rincuorano e che riporto qui di seguito. Complimenti di cuore alla signora Zucca: c’è ancora speranza in questa Italia.

Riguardo al caso della richiesta di un gruppo di genitori di Napoli di spostare i propri figli per evitare di stare nella stessa classe di un compagno effetto da autismo, vorrei riportare l’esperienza di mia figlia e l’incalcolabile valore pedagogico che ha avuto per lei e per i suoi compagni avere in classe dalla prima elementare una compagna con gravissime disabilità. Gli insegnanti hanno svolto in modo egregio il loro lavoro, ma hanno saputo coinvolegre i bambini creando una dinamica di gruppo per cui si faceva rete intorno alla bambina con difficoltà. si faceva a gara per finire il prima possibile la verifica di matematica per aiutare la compagna. Mia figlia è cresciuta grazie a questa meravigliosa esperienza nella consapevolezza che si vive in comunità e ogni membro della stessa ha responsabilità verso gli altri: non si lascia indietro nessuno perché è come lasciare indietro una parte di sé. Come mamma e come cittadina ringrazierò sempre la scuola e i genitori di questa bimba per il dono immenso fatto a mia figlia.

Fabrizia Zucca

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