Tag Archives: Festival Internazionale del Giornalismo

Sulla TAV io sto con Erri De Luca

22 Mar

La mia personale opinione è che con il processo a Erri De Luca si voglia distrarre l’opinione pubblica dall’inutilità di quest’opera faraonica della TAV  in Val di Susa che lavoce.info (ma non solo: vedi per esempio anche qui e qui) ha ben documentato e che lo scorso novembre ha sollecitato perfino l’attenzione del Presidente del Consiglio Renzi, a causa della lievitazione dei costi saliti in soli due anni da 8,3 a 11,9 miliardi di euro complessivi.  Successivi aggiornamenti dei calcoli hanno fatto rientrare in parte l’allarme, ma il fatto è che ad oggi non si conosce ancora l’entità della spesa, mentre è esploso l’ennesimo caso di corruzione nel nostro Paese, legato stavolta legato alle Grandi Opere e alla TAV.  Quei sospetti – dall’inutilità di un’opera cominciata a progettare nel 1991 agli enormi interessi legati alla sua realizzazione – cominciano a concretizzarsi e tutt’altro aspetto assume la vicenda legata allo scrittore. Erri De Luca è stato accusato di istigazione a delinquere per le sue espressioni in alcune interviste sulla TAV  in Val di Susa; rinviato a giudizio dalla Procura di Torino il processo è iniziato lo scorso 28 gennaio. “La Tav va sabotata. tweet Erri De LucaLe cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti“, erano state le parole dello scrittore contestate dai pm torinesi Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. “Sono orgoglioso di essere accusato di un reato di opinione” lo scrittore aveva commentato dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia: invece deve rispondere di istigazione a delinquere perché “le parole di De Luca non rappresentano una semplice opinione, un fatto stati insomma – secondo il pm Andrea Padalino – ma hanno avuto un effetto dinamico, in quanto hanno scatenato dirette conseguenze sugli avvenimenti che le hanno seguite“. I giornali italiani scoprono solo oggi con meraviglia che c’è un vastissimo movimento d’opinione mondiale a favore di Erri De Luca e della libertà d’opinione. Non è un caso che si stupiscano. Ormai – lo affermo da lettore attento e insoddisfatto –  il degrado del giornalismo nel nostro Paese, che si manifesta attraverso la scarsa qualità dell’informazione e l’assenza dell’indipendenza del pensiero, è un dato reale. Pochi i superstiti, i non rassegnati. E a nulla vale che ogni anno a Perugia si tenga il più grande convegno mondiale sulla professione, il Festival Internazionale del Giornalismo, cui gli italiani partecipano in massa ma pare (purtroppo) con scarsi risultati. [Per inciso, Erri De Luca è stato invitato al Festival a presentare il suo libro sulla vicenda]. Prono e succube del potere, politico o imprenditoriale, il giornalismo italiano si limita a riportare pappagallescamente le frasi degli opinion leader (o presunti tali), a rincorrere i comunicati stampa o i tweet, a ricalcare le posizioni dei potenti. Così è stato nel caso della denuncia allo scrittore. Poche le voci fuori dal coro, come questa bella intervista di Francesco Merlo dove si sottolinea  come lo scrittore abbia rifiutato il rito abbreviato perché il processo sarebbe stato a porte chiuse, rivendicando la sua apologia del sabotaggio in Val di Susa (“ma io andrò alla sbarra per attaccare, non difendermi”) o quella di Oscar Nicodemo sull’Huffington Post:

Alla luce di quanto sta avvenendo in Europa e nel mondo, in considerazione della gravità di una involuzione politica e morale devastante, il processo ad un poeta dalle caratteristiche e i risvolti umani di Erri, a prescindere dalla posizione che occupa nel gradimento dei critici, appare comunque un atto tanto innaturale da far pensare ad un gesto inconsulto, come un’aggressione ingiustificabile e violenta, come un tentativo arbitrario di limitare l’altrui libertà, come il divieto assurdo del pensiero non allineato alla volontà dominante. Viviamo in un paese dove autentici traditori dello stato, delle leggi e del popolo sono dediti ad una attività “politica” per saccheggiare quanto più è possibile il denaro pubblico, senza che i miserabili di una tale sconvenienza, una volta scoperti con le mani nel sacco, perdano il diritto di cittadinanza, di voto e di libertà. Si preferisce, invece, mettere sotto torchio l’idea e l’azione di un onesto e bravo forgiatore di parole, a testimonianza di una linea di regime che non predilige il dissenso, la diversità, la protesta……Sorge il dubbio che uno come Erri De Luca, semplicemente e magnificamente lineare nella sua cristallina lealtà, lo si processa per dare un esempio, sì che non ci si metta in testa di poter esprimere sempre e comunque ciò che si pensa e si ritiene giusto. Intanto, resta da chiedersi cosa penserà il popolo italiano, che in seguito ai fatti sanguinosi di Parigi ha scritto dappertutto e in solidale passione “Je suis Charlie”, mostrando un interesse sintomatico per la libertà di espressione, di uno stato che processa i poeti.

Per nostra fortuna De Luca non indietreggia. Dopo l’udienza del 28 gennaio ha dichiarato: “Io sostengo che la Tav vada sabotata. Anche un ostruzionismo parlamentare è un sabotaggio rispetto a un disegno di legge. Ma quello che riconoscono a me, non lo riconoscono a Bossi o Berlusconi. Eppure io valgo per uno. Non ho un partito. Non ho una sezione in cui andare a sobillare. Non sono aderente a nulla. Io sono un cittadino della Val di Susa.” E io sono con lui e per il diritto di tutti a manifestare il proprio pensiero: a maggior ragione ancora quando si tratti di questioni che riguardino la collettività e scatenino l’onda dell’indignazione.     je suis Erri

Guantanamo, l’infamia senza fine degli USA

24 Feb

Un'amara ironia: "Impegnati Con onore a difendere la libertà"

Un’amara ironia: “Impegnati con onore a difesa della libertà”

Di Guantanamo questo blog si è occupato diverse volte: in occasione dell’ennesimo sciopero della fame dei detenuti come per aderire all’appello di Avaaz, descrivere le condizioni dei prigionieri, fornirne i numeri principali (1).

Oggi un post sul sito del Festival Internazionale di Giornalismo (Perugia, 15 – 19 aprile) informa che se ne parlerà di nuovo in occasione della presentazione del libro di un prigioniero, Mohamedou Ould Slahi, “12 anni a Guantanamo”, Edizioni Piemme.

E’ una storia  atroce. Nonostante già nel 2007 l’FBI, la CIA e l’intelligence americana abbiano stabilito che non ci sono elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo, che non sia mai stato accusato formalmente di alcun crimine e che nel 2010 un giudice federale abbia ordinato la sua scarcerazione, Slahi resta a Guantanamo. La scelleratezza degli USA di fronte a fatti come questo non ha confini. Come non ci sono parole sufficienti a definire questo campo di prigionia che contrasta con ogni elementare codice: i detenuti non sono prigionieri di guerra nè, salvo una decina delle centinaia che vi sono stati reclusi, imputati di specifici reati: Wikileaks svelò perfino la presenza di un vecchio di 89 anni e di un adolescente di 14. Eppure restano lì, sottoposti a un regime carcerario di estrema durezza, privati dei più elementari diritti, sottoposti anche a torture non solo psicologiche, come testimoniato da un approfondito e documentato  programma della CBS, e perfino drogati somministrando dosi esagerate di meflochina, come rivelato dal giornalista Jason Leopold con un’analisi su documenti di Wikileaks.

Guantanamo fu creata nel 2002 sotto la presidenza di George Bush jr a seguito della tragedia dell’11 settembre che già aveva dato luogo al famigerato Patriot Act, molto criticato per le limitazioni ai diritti dei cittadini, la violazione della privacy e la restrizione alla libertà d’espressione.  Consapevole di questa offesa ai principi fondamentali di democrazia e giustizia e della stessa Costituzione degli Stati Uniti, Obama fece della sua chiusura uno dei punti del suo programma presidenziale. Ma  il suo ordine del 2009 ha incontrato il voto contrario del Senato [a proposito di bicameralismo, chiedo scusa per l’inciso] e Guantanamo è ancora lì, con le sue infamie e i suoi drammi.

(1) I numeri di Guantanamo (2013)

  • Detenuti presenti a Guantanamo ora: 166
  • Detenuti che devono rispondere ad accuse: 6
  • Detenuti il cui immediato rilascio è stato approvato, ma si trovano ancora nella prigione: 86
  • Prigionieri di Guantanamo in sciopero della fame: 103
  • Prigionieri in sciopero della fame, legati e costretti all’alimentazione forzata: 30
  • Prigionieri deceduti durante la detenzione: 9
  • Bambini che gli USA hanno trattenuto a Guantanamo: 21
  • Detenuti giudicati presso una corte civile: 1
  • Detenuti che non possono essere giudicati perché le prove sono state invalidate dalla tortura: 50
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Bush: 500+
  • Prigionieri rilasciati dall’amministrazione Obama: 72
  • Costo annuale per i contribuenti USA: 150 milioni di dollari
  • Numero di giorni da quando Obama ha promesso di chiudere Guantanamo: 1579
  • Periodo di tempo da quando i primi prigionieri sono arrivati a Guantanamo: 11 anni, 4 mesi, 11 giorni

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