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La Resistenza, per me (3)

24 Apr

L’ITALIA PARTIGIANA, di Ferruccio Parri

« Se ci fu un presidente del Consiglio italiano che meritò la qualifica di galantuomo, di politico onesto e probo, quello fu Ferruccio Parri »
(Indro Montanelli, L’Italia della guerra civile)

Sulla Resistenza è stato scritto molto, anche da firme autorevoli. Tuttavia questa scarna ma dettagliata cronaca di Ferruccio Parri, lo stile asciutto e incalzante, i numeri dei militanti e dei caduti, l’analisi per zone geografiche, la struttura dell’organizzazione, i problemi con gli Alleati, le sconfitte e le vittorie, rappresentano più un rapporto storico che un articolo di giornale e a me ha dato il senso reale di cosa fu davvero la guerra partigiana.

Tra il 29 luglio e il 15 ottobre 1946 si svolse a Parigi la Conferenza di pace tra le nazioni vittoriose per decidere le sorti dell’Italia e delle altre nazioni sconfitte. Le premesse non lasciavano certamente molte speranze; nel suo discorso del 10 agosto De Gasperi aveva così iniziato:

“Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.”

Fu quindi in questa atmosfera che la rivista Mercurio pubblicò un numero che sarebbe stato stampato in inglese e francese e diffuso all’estero, come anticipato nel messaggio ai lettori. E l’articolo di Parri (insieme agli altri), tendeva a far risaltare il valore dell’Italia che si era opposta al fascismo e aveva combattuto al fianco degli Alleati. In altre parole, il mondo doveva riconoscere il riscatto degli italiani, il sangue di quella guerra fratricida non doveva essere stato sparso invano.

MERCURIO, n. 23-24  luglio – agosto 1946

Questo articolo vuol essere la storia breve della lotta clandestina contro i nazifascisti, della formazione e delle azioni del nostro esercito partigiano. E questa storia, che per noi è ragione di orgoglio e di dolorose riflessioni, è molto poco conosciuta al di là delle nostre frontiere….
Abbiamo creduto opportuno dare ai lettori italiani l’articolo di Parri nel testo integrale. Molte cose che in esso son dette noi, qui in Italia, già le conosciamo. Le conosciamo ma le abbiamo dimenticate: poiché anche cose tanto tremende quali sono quelle che da noi sono state vissute, possono essere dimenticate in pochi giri del sole. E’ necessario rileggerle e meditare su di esse….forse leggere queste pagine sarà utile, oggi, a noi stessi. Poiché, avviliti e offesi come usciamo da questa lunga estate, noi si abbia tuttavia la conferma di non essere simili a quegli Italiani dei quali si è tracciato un umiliante ritratto a Parigi…

L’articolo di Parri (lo si può leggere qui) è veemente, non è una difesa d’ufficio, è una dichiarazione di dignità. Già l’incipit del capo partigiano (nome di battaglia “Maurizio”) trasuda indignazione per la quasi nulla considerazione che è stata data al sacrificio di tante vite di patrioti.

PARRIincipit

E poi comincia la cronaca, a partire dai fatti che seguirono l’8 settembre del ’43. Il popolo si risveglia, dice Parri, e comincia subito – sia pure disordinatamente, ma consapevole del compito che l’attendeva – a dimostrare da che parte stava: e infatti la conclusione è eloquente: “Vi era un popolo  dunque che fin da settembre del 1943 lottava al vostro fianco, o Alleati, per la sua libertà e la libertà del mondo.”

Più volte Parri si rivolge agli Alleati per rivendicare l’opera insostituibile dei partigiani nell’impegnare considerevoli forze nemiche distogliendole dal campo di battaglia o nel salvare gli impianti industriali, indispensabili per la rinascita del Paese, solo per dire di due degli aspetti più evidenti dell’opera della Resistenza: perché questo non ci viene riconosciuto? E aggiunge polemicamente: non è che qualche generale alleato si sia sentito sminuito nelle sue conquiste? Parri illustra poi la perfetta organizzazione militare sul campo che era appoggiata in pianura e nelle città dalla rete clandestina e ricorda con orgoglio il ruolo fondamentale rivestito dalle donne.

E sono certo che quando enumera le vittime della furia nazifascista si commuova, anche se apparentemente non traspare emozione: parla dei giovani, delle intelligenze sottratte alla patria, dei militari come dei professori, dei semplici borghesi come degli operai, di tutti coloro che non ebbero esitazioni nel momento cruciale.

Leggetelo, rileggetelo e soprattutto fatelo leggere ai tanti che hanno dimenticato e ai troppi che non sanno: qui c’è la storia dell’Italia più bella.

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