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Marino risponde. E ce n’è per tutti…

30 Ago

Per giorni si sono susseguite, più o meno malevoli o insultanti, dichiarazioni, interpretazioni, ipotesi sulla posizione e sui destini del sindaco Marino.
Oggi La Stampa pubblica il suo punto di vista accompagnato da alcuni dettagli non di poco conto e molti – se avessero un po’ di dignità – dovrebbero rimangiarsi le loro parole. Qui di seguito una breve sintesi in dieci punti.

1. Marino aveva presieduto il 13 agosto una riunione di Giunta in Campidoglio ed è partito il 14 per una destinazione nota solo al Viminale per ragioni di sicurezza.
2. Vengono brillantemente demolite le polemiche sul suo silenzio durante la vacanza, ridicolizzandole col confronto con gli indiscutibili meriti acquisiti in questi due anni, primo fra tutti l’aver smantellato “ la politica consociativa tra il Pd e la destra romana“.
3. Al prefetto Gabrielli non sono stati attribuiti nuovi o diversi poteri: quindi non ci sarà nessuna diarchia e la leale collaborazione instaurata potrà contribuire a superare alcune (involontarie o volute? nota mia) lentezze nell’organizzazione del Giubileo.
4. Infatti, il Comune presentò il relativo piano delle opere di competenza nella riunione  col Vaticano avvenuta nel lontano aprile, ma solo nel Consiglio dei ministri del 27 agosto si è avuta via libera.
5. Di conseguenza le gare partiranno a settembre e si dovrà lavorare su turni di 24 ore, con notevole aggravio di costi e di disagi per i romani.
6. Gabrielli ha ricevuto gli stessi poteri di coordinamento  affidati al prefetto di Milano per l’Expo.
7. La differenza fondamentale  è che il Governo ha stanziato per l’Expo di Milano un milione e mezzo e non un euro per il Giubileo.
8. I 50 milioni per viabilità e assistenza che saranno investiti provengono dal bilancio del Comune che ha dovuto sottrarli dal piano di rientro del debito contratto dalle precedenti amministrazioni.
9. Sulla polemica sorta a seguito del funerale dei Casamonica, Marino ribadisce l’ovvia estraneità del Comune e la sua ferma intenzione di non farsene coinvolgere.
10. Infine, Marino risponde alle critiche circa la sua assenza da Roma in occasione del Consiglio dei ministri: ha voluto evitare che la sua presenza fosse interpretata come una forma di “pressione indiretta”.
Ma la battuta migliore il sindaco la tiene per la conclusione: avrebbe potuto andare prima in vacanza, dice, per scioglimento del Comune. Gli sarebbe bastato ascoltare il “vecchio” Pd che gli proponeva “di nominare Mirko Coratti vice-sindaco e Luca Odevaine capo dei vigili urbani.

E questo è tutto.

Stampa Marino 1

Stampa Marino 2

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Corruzione. Ora basta.

12 Giu

Quando scrivevo questa nota, il 12 gennaio, non avrei mai immaginato che solo quattro mesi dopo l’Italia sarebbe stata sommersa dal fango dell’EXPO, del Mose, dei vertici della Guardia di Finanza.  Non pensavo certo che sarebbe andata ancora peggio di quanto di peggio potevo immaginare. Oggi, su NURBINATI corruzioneRepubblica, Nadia Urbinati scrive con lucidità degli effetti collaterali della corruzione. Chiamali “collaterali”: sono esiziali. Non solo frantumano ogni possibile ipotesi di ripresa della fiducia, ma definiscono, con fredda determinazione, i limiti della nostra credibilità internazionale e lo sviluppo della competizione interna. In altre parola, ci condannano a retrocedere sempre di più nel novero delle nazioni civili.

E allora? Nel mio piccolo, non posso che tornare su una proposta che avevo avanzato nel post di cui dicevo all’inizio. Cioè l’emanazione di un provvedimento strutturato che ponga uno stop blindato all’emergenza in cui ci troviamo: non basta più nominare il bravo giudice Cantore a capo dell’Autorità contro la corruzione. Non basta più dargli i poteri (che ancora non ha) per indagare e  intervenire. Occorre qualcosa di più sostanziale, come un farmaco salvavita per il malato ormai agli estremi. Occorre che la corruzione venga individuata come un morbo criminoso, come avvenne anni fa per la mafia, e definire, urgentemente, subito, procedure certe ed agili per processare i responsabili, sanzioni pesanti, confische dei beni, il loro allontanamento dalla vita pubblica per sempre. Isolarli, meglio se in galera con un 41 bis ad hoc, come se fossero (e lo sono) pericolosi criminali.

Il nodo sarebbe il corso della giustizia. Il nostro sistema ipergarantista, coniugato con l’inefficienza delle strutture, produce tempi biblici: è anche su questo (oltre che sull’avidità) che si basa la facilità con cui si corrompe e si viene corrotti. E’ allora qui che va spezzata la catena: bisogna lavorare sulla velocità con cui istruire i processi nei tre gradi previsti, per arrivare a condanne definitive nel più breve tempo possibile. Occorrono esempi di condannati da esibirepubblicamente come deterrente per chi fosse ancora tentato: al punto in cui siamo arrivati, solo la paura di venir pescato con le mani nel sacco e buttati subito in cella può arrestare il diffondersi dell’epidemìa.  Quindi una corsìa preferenziale per i processi di fatti di corruzione, un gruppo di  giudici dedicati solo a questo: insomma, un Tribunale Speciale Anticorruzione.

Con tutt’altro scopo (la pacificazione) Nelson Mandela aprì la sua presidenza con l’istituzione della Commissione per la verità e la riconciliazione: in pratica, a chi avesse confessato i delitti commessi durante l’apartheid sarebbe stata concessa, quando possibile, l’amnistia.
All’identico modo, l’istituzione del Tribunale anticorruzione dovrebbe essere avviata contemporaneamente a una legge che preveda lo stesso – o quantomeno una congrua riduzione di pena – per i rei confessi (i beni frutto della corruzione verrebbero comunque confiscati). Questo darebbe davvero un senso completo all’intera azione, determinando un nuovo corso da parte dello Stato contro questo fenomeno che, sta divorando poco a poco il nostro Paese.
Sarebbe il segnale di una svolta a 180°: dalla (presunta) incapacità a prevenire ad una guerra senza quartiere; dall’atteggiamento rassegnato all’azione incisiva. E si potrebbe ricominciare, in un’Italia nuova.

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