Tag Archives: D’Alema

Ma D’Alema può ancora andare a cena?

18 Set

Una mia amica-conoscente entusiasta e fedele renziana (‘della prima ora’ come si dice) scrive di una cena organizzata da D’Alema per riunire amici e collaboratori e commenta, indignata “questi della minoranza PD non si rassegnano mai a perdere”.

A me viene da dire che questa manìa persecutoria  di vedere gufi e sabotatori dappertutto mi ha davvero scocciato. Gufi e sabotatori a prescindere, anche se dovessero discutere angosciati della situazione economica o, quasi peggio, della deriva antilegalità che sta sommergendo l’Italia.

Dove sono finiti quei temi opportunamente sbandierati da Renzi quando gli era opportuno, neppure dieci mesi fa? Che fine hanno fatto – per esempio – il conflitto di interessi, il falso in bilancio, i diritti civili, una vera legge anticorruzione? Che fine sta facendo il partito, sconvolto dagli scandali emiliani, dell’ENI, e localmente dalle correnti, nel Lazio come altrove? Cosa si farà per combattere quella ottusa burocrazia che tiene fermi oltre 700 decreti attuativi, rendendo nulla l’attività legislativa del Parlamento e rivelandosi (la burocrazia, ma non ci voleva molto, mi pare) l’elemento che ritarda lo sviluppo del Paese, non certo il Senato? Dove ci sta portando insomma, il sempre più opaco patto del Nazareno?

Eppure di questo parlano, non da oggi, iscritti, elettori del PD e semplici cittadini, all’insaputa – pare – del governo e dei vertici del partito.
Che invece punta il dito sulla livida e scomposta reazione di quegli straccioni dell’opposizione interna, che si permette ancora di parlare nonostante il 41%. E soprattutto si permette ancora di andare a cena.
Guarda te che mi tocca, difendere D’Alema.

D’Alema: in Europa socialisti con i popolari. CVD.

11 Apr

Fantastico. In questa intervista D’Alema dichiara che la strategia per governare l’Europa  è rappresentata dalle larghe intese tra socialisti e popolari, lasciando intatti gli accordi. “There is no alternative”.
Viva la chiarezza, una volta tanto. Altro che voto utile: votare per Schultz è il modo migliore per continuare ad essere governati dalla Germania di Angela Merkel, condannati per anni all’austerity brutale del liberismo e del fiscal compact.
Poi mi chiedono come mai voterò Tsipras.

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Video pubblicato il 4 aprile 2014
Interview with Massimo d’Alema, President of FEPS and former Prime Minister of Italy, in the Forum “A Progressive Renaissance for Europe” organised in Brussels by the Foundation for European Progressive Studies (FEPS) and its close partners

Nessuno che gli abbia mai chiesto scusa

21 Ott

Sto parlando di Prodi. E nessuno che abbia mai chiesto scusa agli elettori per gli errori, anche tragici, commessi da allora in avanti. Questa è la sintesi che mi sento di fare quando mi viene da pensare o si parla della dirigenza del Pd dello stesso periodo. Non è pessimismo o eccesso di spirito critico: basta leggere i giornali, ascoltare la tv, discutere con gli amici: sono ancora tutti lì, a dare il loro parere, spesso non richiesto e a continuare a ignorare le istanze dei cittadini, i loro elettori.
Tanto per fare qualche esempio, nel frattempo si sono tenuti stretto il Porcellum e stanno ora meditando come stravolgere la Costituzione.

Romano Prodi non avrebbe fatto nessuna delle due cose. Oggi ci servirebbe uno come lui.
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Dal sito di Romano Prodi.

Il più grande errore e la più grande delusione della mia vita

Prodi: «Delusione della vita? Il Pd non mi ha mai difeso»

Articolo di Giuseppe Vittori su l’Unità del 17 ottobre 2013

«L’errore politico che rimprovero nella mia vita è di non aver fatto un partito dopo la notte delle primarie del 2005. Non l’ho fatto perché volevo unire e non dividere», a dirlo è Romano Prodi, in un libro di Marco Damilano, Chi ha sbagliato più forte (Laterza), dedicato alla vicenda del centrosinistra in questi vent’anni.

Prodi ripercorre con amarezza la storia dell’Ulivo. «Quando la cosa ha cominciato a marciare, i partiti misero le mani avanti sostenendo che senza la loro capillare organizzazione non ci sarebbe stata possibilità di vittoria. Nelle riunioni iniziali, talvolta senza ostilità, si chiariva continuamente che io ero un mandatario dei partiti. E la destra diceva che io ero la maschera di D’Alema in quanto egli rappresentava la parte più forte della tradizione dei partiti. Ogni volta che si è presentata una novità nella politica italiana per i partiti l’opzione più comoda è stata dire: la forza però è nostra».

Un atteggiamento che secondo Prodi non è mai venuto meno. «Questo spiega, ad esempio, la difesa di fondo del Porcellum – prosegue il Professore – mantenuto in vita perché, pur essendo indifendibile, ha il grande vantaggio di garantire la fedeltà degli eletti, un sistema molto buono per un leader, se non avesse il difetto di fargli perdere le elezioni… È il grande errore che si è perpetrato in tutti questi anni, una mentalità che ripete: rimanga il partito, perdano tutti coloro che cercano vie nuove. Meglio perdere le elezioni che perdere il partito. Pareggiarle è ancora meglio».

Ma naturalmente nei ricordi e nelle riflessioni di Romano Prodi ce n’è anche per il centrodestra e per Silvio Berlusconi. «Contro di me è stata schierata una Commissione parlamentare, la Telekom Serbia, poi la Mitrokhin: sono stati acquistati parlamentari. Putin una volta scherzando mi ha detto: “Dovevi dirmelo che eri del Kgb, avremmo fatto insieme cose bellissime!”. Si riferiva al caso Mitrokhin, evidentemente».

Tutto inutile. «Non sono riusciti a farmi fuori», annota il Professore. «Credo che anche questo, oltre alle due sconfitte elettorali, abbia spinto Berlusconi dopo il voto del 2013 a dichiarare a Bari che avrebbe cambiato Paese in caso di una mia elezione al Quirinale», prosegue. «La mia più grande delusione però non è arrivata da lui. Ovunque quando qualcuno dall’esterno ti attacca la tua organizzazione ti difende: è una regola elementare. Nei miei confronti non c’è stata una parola di difesa arrivata dalla mia parte dopo l’attacco di Berlusconi di Bari. È stata questa la mia più grande delusione».

Stavolta quasi quasi gli credo

17 Ott

“Alle elezioni del 2013 abbiamo subito uno shock, c’è stato un rigore a porta vuota sbagliato. Siamo stati incapaci di intercettare un bisogno di cambiamento che c’era nel Paese e che si è manifestato in forme radicali, confuse, qualunquiste, come è tipico della storia nazionale, ma che sarebbe stato attratto da una proposta più convincente (…). C’è stata una eccessiva continuità con il passato, uno scarso contenuto innovativo, scarsa capacità di comunicazione e di messaggio, di fronte a un elettorato mobile, incerto fno all’ultimo momento…”

Se chiedessi di indovinare chi sta parlando, la maggioranza direbbe Pippo Civati, che queste cose le ripete da mesi tra la riprovazione di quelli che non sanno ammettere la sconfitta del Pd, figuriamoci la serie straordinaria di errori che ce lo ha condotto. No, è qualcun altro. Lo trovate qui.
Ma leggete l’articolo per intero, vi assicuro che è interessante anche se, dato il tipo, non prenderei tutto per oro colato.

Rinviare il congresso Pd: suicidio o sabotaggio?

1 Ott

A leggere questo pezzo di Repubblica su D’Alema e le sue interpretazioni sulle possibili evoluzioni della situazione, mi par di capire – tra l’altro – che il congresso Pd dovrebbe slittare. Tanto per agitare ancora un pò le acque, gira voce nel partito che pure Epifani sarebbe dell’idea, sostenuto da qualcun altro.

Allora chiariamo subito il concetto: non se ne parla proprio.
Il Pd ha una necessità vitale del congresso: dopo la tragica perdita dei consensi precedente la batosta elettorale, dopo il sempre più aspro confronto interno, dopo la presentazione delle quattro candidature alla segreteria (ufficiali, non-ufficiali, quel che siano), dopo le ‘larghe intese’, dopo le figuracce registrate in serie, dopo la caduta verticale del tesseramento, eccetera, eccetera, dopo tutto questo pensare di rinviare il congresso sarebbe un suicidio. O sabotaggio, e non so cos’è peggio.

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