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Resistenza. Civile.

29 Nov

Due parole che già da sole vogliono dire molto, moltissimo, per chi ha a cuore la storia del nostro Paese e coscienza dei doveri – che vengono prima dei diritti – di ogni cittadino. Due parole che unite acquistano maggior forza e indicano una strada: quella della Resistenza civile. E mi rincuora che l’ANPI  abbia fatto suo questo principio [“È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità. Di organizzare una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria.” ha detto la Presidente Carla Nespolo] . Perché la Resistenza, quella storica che fu il nostro riscatto agli occhi del mondo, oggi si misura con l’impegno dei cittadini a rispettare e difendere la Costituzione e i principi di umanità e solidarietà cui si ispira.

Chiunque abbia la sensibilità per avvertire quale momento difficile  stiamo vivendo e quali prospettive oscure si stiano delineando non immaginava, io credo, che si potesse arrivare a tanto: non bastava – per esempio –  l’incitamento agli italiani a difendersi da soli, come se non avessimo le forze dell’ordine a proteggerci e non ci fossero solide leggi a tutelarci. Non bastava, secondo la prospettiva muscolare e violenta che hanno assunto gli attuali protagonisti della vita politica nel nostro Paese. Come non bastava l’attacco brutale alla stampa che non plaude supina ad ogni starnuto del potere. Questo lo squallido quadro cui assistiamo oggi, ma non bastava.

Ieri il cosiddetto ‘Decreto sicurezza e immigrazione’ è stato approvato alla Camera: manca ora solo la firma del Capo dello Stato, dopo di che diverrebbe una legge, ma una legge apertamente in violazione della legalità costituzionale. L’art. 10 della nostra Carta recita così:

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizionedello straniero per reati politici.”

Quando il decreto fu rinviato alle Camere per la sua discussione, il 4 ottobre scorso, il Presidente Mattarella fu assai sollecito nell’accompagnarlo con una sua lettera al Presidente del Consiglio (1) da cui  traspariva la sua preoccupazione per il rispetto degli “obblighi costituzionali e internazionali dello Stato“. (2) Una preoccupazione di cui non pare il Parlamento abbia voluto tener conto, genuflesso com’è dinanzi a un governo che sta conducendo l’Italia verso un destino che storicamente e culturalmente non ci appartiene. Il diritto d’asilo, l’accoglienza, la protezione dei deboli, il soccorso a chi è in pericolo rappresentano un nostro patrimonio che l’attuale maggioranza parlamentare vorrebbe cancellare con l’aperto ricorso a misure razziste e antidemocratiche.

Se questo governo avesse il coraggio delle sue azioni chiamerebbe le cose col proprio nome: questo è il ‘decreto anti-migranti’: cioè un decreto razzista che non si perita di predisporre misure meschine come la tassa sui trasferimenti di denaro all’estero (che potrà al massimo produrre volumi infimi), ma che allo stesso tempo favorirà lo sviluppo di forme alternative sul filo, se non oltre, della legalità. Che è, molto probabilmente, con la quasi chiusura degli SPRAR (e la persecuzione del sindaco di Riace e delle ONG, non dimentichiamolo) uno degli scopi del decreto: stringere i migranti nella morsa dei divieti, ridurli in condizioni inumane, costringerli a commettere un reato pur di sopravvivere ed avere così mano libera per perseguirli. Ma quanto potrà reggere questa tragica farsa dell’immigrazione come causa del degrado morale, sociale, industriale, economico del nostro Paese? Quando – molto presto – il sipario crollerà miseramente sarà chiaro anche ai più intossicati da questa infame propaganda che era tutto falso, era solo fumo negli occhi per nascondere la pochezza di chi crede di essere profeta e leader, ma non è che “un povero guitto che si agita per la sua ora sul palcoscenico.”

Resistenza civile. Ora e sempre.

(1) Nota del Quirinale
(2) Principi fondamentali della Costituzione (Brocardi) 
Sul piano internazionale, è indispensabile richiamare la Convenzione sullo status dei rifugiati, siglata a Ginevra il 28 luglio 1951 e ratificata dall’Italia con L. 24 luglio 1954, n. 722, e il Protocollo relativo allo status di rifugiati, adottato a New York il 31 gennaio 1967 e ratificato dall’Italia con L. 14 febbraio 1970, n. 95. La partecipazione del nostro Paese ad entrambi gli atti, lo rende destinatario del sistema di garanzia e tutela dei rifugiati in essi contenuto. Sia la Convenzione che il Protocollo sono richiamati nell’art. 18 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a conferma dell’importanza che il diritto di asilo riveste a livello nazionale, comunitario e internazionale.



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