Tag Archives: Altiero Spinelli

Renzi come Tsipras? Sì, magari.

26 Gen

A poche ore dalla schiacciante vittoria di Tsipras, a leggere e sentire i commenti dei soliti giornalisti reggicoda e di molti sostenitori di Renzi, di comodo e in buona fede, si avverte una certa ansia nel cercare frettolosamente punti di contatto tra il nostro Presidente del Consiglio e il coraggioso leader greco. Tempo sprecato. Cosa pensa davvero Tsipras di Renzi è ben sintetizzato nel suo libro di prossima uscita, anticipato in un articolo di Luca Sappino  su l’Espresso:

«Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa». A parlare è Alexis Tsipras, leader di Syriza, il partito della sinistra greca che i sondaggi ancora oggi, a pochi giorni dalle elezioni, indicano come vincitore e primo partito del paese.
«Per metà, in Europa, il suo profilo deve essere quello di un leader che rivendica una prospettiva diversa da quella dell’austerità e del patto di stabilità, visto che stanno strozzando anche l’Italia», sono le parole di Tsipras, su Matteo Renzi, raccolte nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, “Alexis Tsipras, la mia Sinistra” (edizioni Bordeaux), in libreria da martedì, con la prefazione di Stefano Rodotà: «L’altra metà del profilo, tuttavia, è quello di un politico che avanza come un’asfaltatrice, allo scopo di imporre le riforme neoliberiste all’interno del paese, nella riorganizzazione produttiva e la liberalizzazione dell’economia, misure dalle quali, ovviamente, può trarre giovamento solo l’elite con le lobby economiche».
Il giudizio quindi è severo, al netto di alcune aperture diplomatiche. Se da una parte Tsipras cerca di scrollarsi di dosso la nomea di nemico pubblico numero uno dell’Europa unita, dall’altra ha ben chiaro cosa dovrebbe fare, e non fa, il premier italiano, tra semestre europeo e rapporto con Angela Merkel.
Per fortuna Tsipras mostra quindi – a differenza di Renzi nella sua incolore presidenza europea –  di avere le idee molto chiare, quelle stesse esposte nel suo programma, e non avrà timori reverenziali nel confrontarsi con la Merkel e Bruxelles. Ne va del futuro del suo paese e lui ne è ben consapevole, sente – diversamente da altri pseudoleader – la responsabilità del ruolo che riveste e delle speranze degli europei che ancora attendono la realizzazione del sogno di Altiero Spinelli di un’Europa aperta, generosa, che guardi oltre gli angusti confini dati dagli interessi di pochi forti a danno di milioni di deboli non per loro colpa ma vittime della grettezza, della miopia e dell’egoismo.

Quindi l’augurio è oggi, ben più solido, lo stesso che rivolgevo solo tre giorni fa nel titolo di un post:

La vecchia Europa, la nuova Grecia, la nuova Europa

E per questa volta scusate l’autocitazione. 🙂

Gli Stati Uniti d’Europa

12 Gen

SUE 1

Contro la barbarie del fanatismo, l’Europa Unita.

E se ricominciassimo da qui? Se da questa tragedia tornasse a spirare il vento fresco dell’unificazione? Guardando la grandiosa e solenne manifestazione di Parigi, mi chiedevo se tra le menti di qualcuno dei capi di stato europei in testa al corteo in Place de la République non fosse passata, anche solo per un momento, l’idea degli Stati Uniti d’Europa.

Lì c’era davvero l’Europa, ma c’erano anche Abu Maazen e Nethanyahu, c’erano visi di altre razze, cartelli che dichiaravano religioni diverse, bandiere di tante nazioni, non solo europee, giovani e anziani, tutti e tutto questo accomunati dalla solidarietà, dalla commozione, dalla volontà di pace. E mi dicevo che non era possibile che nessuno di quei leader in prima fila avesse pensato quanto mai necessaria, anzi, vitale, per il nostro futuro – e oggi anche per fronteggiare la criminale minaccia del fanatismo religioso – sia tornare sul vecchio progetto della Federazione europea per finalmente realizzarlo.

Basti pensare a quanti ne hanno parlato nei secoli, da Kant a Napoleone, da Carlo Cattaneo a Victor Hugo, perfino George Washington. Per arrivare poi ad Altiero Spinelli e più recentemente a Guy Verhofstadt, le più brillanti menti sono state sempre sedotte dall’idea di un’Europa federata. Più volte ci si è avvicinati alla questione, ma sempre piccoli e meschini egoismi e visioni ristrette hanno impedito che almeno si cominciasse ad approfondire, che si compissero almeno i primi passi di una marcia marcia diretta ad affrontare le sfide che attendono il Vecchio Continente.

Forse oggi qualcuno in quella prima fila ha capito che non si può più attendere, che la nuova battaglia per l’Europa per la civiltà contro la barbarie è iniziata, ed è esiziale per alcune centinaia di milioni  europei che inizi subito il processo per una integrazione politica, economica, sociale, per una giustizia e sicurezza comuni, per una diplomazia condivisa, per una Forza armata europea.

AGGIORNAMENTO.
Questo commento del direttore di ‘Repubblica’, Ezio Mauro, presente alla manifestazione di Parigi, mi fa pensare che la speranza ha ragione di esserci. Nient’altro, ma è già qualcosa.
http://video.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/e-tornato-a-battere-il-cuore-dell-europa/188583/187501?ref=HRER1-1

Nel mio Pd sono un traditore perché voterò per Tsipras.

24 Mar

Dunque, sono sotto accusa. Di ateismo, alto tradimento, apostasia, non lo so, ma di certo c’è che al circolo Pd dove sono iscritto hanno visto parecchio male la mia adesione alla lista Tsipras per le europee che si terranno il 25 maggio.  Qualche parruccone ancora seguace del pensiero unico ha pensato che non sia consentito a un iscritto al Pd decidere con la propria testa in funzione di quanto sia agli atti e sotto gli occhi di tutti. Quindi, nella migliore delle ipotesi dovrei quanto meno autosospendermi.  Con questo post voglio spiegare la mia posizione e chiedere a chi mi leggerà una franca e sincera opinione , ringraziando fin d’ora per i contributi, quali che essi siano.

Andiamo con ordine, partendo da una premessa: “Un recente sondaggio realizzato per la Commissione europea (Eurobarometro standard 80) rivela che per il 74% degli italiani, i 28 stati dell’Unione dovrebbero cooperare di più per risolvere i problemi che l’affliggono; il 65% ritiene che l’Italia non possa affrontare da sola le sfide della globalizzazione; il 53% è favorevole all’Unione economica e monetaria e il 50% crede che per il nostro paese non ci sia un futuro migliore fuori dall’UE (contro il 30% che lo ritiene possibile). Tuttavia una quota crescente di italiani, passata dal 46% al 55%, pensa che l’UE non stia andando nella giusta direzione ed è pessimista sul suo futuro; in particolare, essi ritengono che la disoccupazione sia il principale problema e (il 64%) che l’UE, fautrice delle politiche di rigore, non stia creando i presupposti per ridurla.
In definitiva, la maggioranza degli italiani è molto preoccupata per le politiche comunitarie e i loro effetti negativi; tuttavia, ribadisce la sua convinzione di fondo europeista, la convenienza del nostro paese a puntare sull’UE e la necessità di accelerane la costruzione, ma cambiando il modo di realizzarla.” (dal sito sbilanciamoci.it).
Ed ora le mie considerazioni.

1. Perché Schultz non mi convince. A parte il discorso che fece al Parlamento europeo contro Berlusconi, dell’attività politica e parlamentare di Martin Schultz – candidato del PSE alla Presidenza della Commissione – non ho molti ricordi  (e Wikipedia non è che mi abbia aiutato molto). Un normale volume di informazione e il suo quotidiano aggiornamento mi hanno consentito tuttavia di farmi nel tempo un’idea piuttosto precisa della sua posizione e di quella del PSE (cui il Pd ha aderito solo alla fine di questo febbraio: non mi pare un particolare di poco conto). Dunque, il socialdemocratico Schultz intende evidenziare sullo scenario europeo alcuni temi, tra cui primeggiano la prevenzione di nuove crisi finanziarie, lo sviluppo di una politica comune su immigrati e immigrandi e l’evoluzione dell’annoso problema della parità di genere.  Circa la brutale politica di austerity imposta dalla Merkel all’Europa (a parte le dichiarazioni fatte a novembre sui guai derivanti dai suoi eccessi in Grecia) poco o nulla: comprensibile, visto che in Germania la SPD appoggia la Cancelliera nella coalizione di governo che ha nel rigido rispetto della soglia del 3% del differenziale debito pubblico/PIL e il contenimento del debito pubblico i suoi punti fondamentali.  Allo stesso tempo, da più parti – anche istituzionali, come la BCE e il Consiglio Europeo –  pervengono sempre meno sommesse indicazioni per uscire dallo stallo della crisi e rilanciare l’economia europea, auspicando investimenti in riforme del mercato del lavoro, retribuzioni, nuove tecnologie: quindi una posizione all’opposto del governo tedesco e che non potrebbe non imbarazzare Schultz se dovesse essere eletto.
C’è poi da considerare chi appoggerebbe Schultz nel caso di sua elezione: Jean-Claude Juncker, il vecchio primo ministro lussemburghese leader del PPE non ne ha fatto mistero. In una recente intervista a Le Monde (non propriamente un giornale di sinistra) ha confidato che lui e Schultz “sono d’accordo su parecchi punti” e difficilmente Schultz potrebbe fare a meno del suo aiuto, visto che anche i laburisti inglesi non sembrano disposti a schierarsi con lui (vedi The European Voice) vista proprio la posizione dell’SPD in Germania.
In conclusione, la mia idea è che Schultz presidente a Renzi – e quindi a noi – non potrebbe dare molto di più che una affettuosa solidarietà ma resterebbe immutato tutto il quadro di rigida osservanza dei vincoli imposti ai paesi più deboli, incluso prima di tutto il Fiscal compact, che dall’anno prossimo ci chiederà il pagamento di circa 50 miliardi di euro all’anno per vent’anni in ordine alla riduzione del debito pubblico. 50 miliardi che si sommeranno agli altri nostri debiti già esistenti e il cui totale non potrà non avere conseguenze pesantissime: all’Italia e agli altri paesi con le economie in crisi non resterà quindi che attuare nuovi piani di enormi sacrifici verso i propri cittadini, con tagli feroci alle pensioni, all’assistenza sanitaria, agli ammortizzatori sociali, solo per dire i primi mi che vengono in  mente.

2. Perchè sostengo Tsipras. Di Alexis Tsipras ho già avuto occasione di parlare qui, e qui c’è il suo programma integrale.  In sintesi, Tsipras si oppone alla politica fin qui seguita dalla UE, succube della potenza economica e politica della Germania, e progetta per il futuro dell’Europa una svolta radicale.  In aperto contrasto coi piani della della ‘trojka’ (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) chiede la drastica riduzione delle spese militari di tutti gli stati membri, una tassa sulle transazioni finanziarie e una speciale per i beni di lusso,  l’eliminazione del vincolo del 3% del differenziale tra spesa pubblica e PIL, la difesa del diritto all’istruzione, alla sanità e all’ambiente,  il finanziamento da parte della BCE degli Stati in difficoltà e dei programmi di investimento pubblico. Insomma, Tsipras manifesta decisamente la sua opposizione alle decisioni della Troika con un programma apertamente di sinistra e che riporterebbe al sogno di Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene di un’Europa federata, che Guido Viale ha così felicemente riassunto sull’Huffington Post: “noi della ‘lista Tsipras’ vogliamo più e non meno Europa, ma un’Europa democratica, federalista, rispettosa dei diritti di tutti e delle autonomie locali, pacifica ma forte, inclusiva, sottratta al dominio della finanza“.

Ecco perché dei programmi dei due candidati, l’unico davvero di “sinistra” mi appare quello di Tsipras. In quest’ultimo vedo una decisa virata europea: difficilmente (molto) Schultz potrà opporsi alle politica economica e monetaria di Angela Merkel; Tsipras si dichiara invece pronto a battersi contro il neoliberismo imposto dai poteri forti nella UE.
E poi un’ultima considerazione: se Tsipras (e il GUE, il gruppo della sinistra europea) dovesse riscontrare un inatteso successo (i sondaggi sembrano andare in questo senso, al momento) non potrebbe forse aprirsi un nuovo scenario che veda una coalizione Schultz, GUE, laburisti, Verdi e altre forze progressiste minori unita nell’appoggiare la grande e attesa svolta dell’Unione?

Ecco qui, questo è tutto e non cambierò idea. Però se vi va fatemi sapere cosa ne pensate e grazie comunque.

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