Tag Archives: Alitalia

A proposito di Alitalia

25 Apr

A proposito di Alitalia, vale la pena di ricordare come e perché nel 2008 un governo dotato di ampi poteri fece di tutto (nel senso più ampio dell’espressione) per condurre la compagnia verso il baratro, respingendo sdegnosamente – per puro calcolo politico – l’offerta di Air France e KLM.
Il presidente del consiglio di quel governo (si fa sempre per dire, eh) si chiamava Silvio Berlusconi.

Qui trovate una breve storia dei fatti e qui la cronaca del passaggio a Etihad nel 2014 con le prospettive del nuovo management.

 

 

 

 

 

 

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I racconti, le storie brevi, sono come quegli sguardi lanciati da una finestra aperta che permettono di vivere quanto accade giù nella strada, nella vita di tutti i giorni, di immaginare i pensieri dell’ignoto passante o il dialogo dell’altrettanto ignota coppia mentre vengono percorsi i pochi metri che la visuale consente.
In questi dieci racconti c’è quasi sempre Roma, come sfondo o protagonista, ma i personaggi, con le loro personalità, le manie, le loro storie personali, potrebbero esistere ovunque: per conoscerli, e conoscere le loro storie, basta affacciarsi a questa finestra.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

Quelli che “l’Alitalia non si tocca” (2008)

24 Set

E così siamo arrivati all’ultimo atto di questa tragicommedia. Anche se sappiamo tutti benissimo come andò, vale la pena di ricordare qui alcuni passaggi chiave. La caduta di Alitalia comincia poco dopo il 2001 e diventa inarrestabile in poco tempo. L’aiutano una dirigenza incapace (pronta a però a ottenere liquidazioni milionarie) tra cui primeggia Cimoli.  Wikipedia afferma che “secondo Il sole 24 ore dell’11 settembre 2008 che ha controllato il valore patrimoniale di Alitalia, insieme alla banca dati della Thomson Financial che ne ha certificato l’esattezza, un’azione di Alitalia in Borsa valeva circa 10 euro nel 2001 e solo 1,57 euro nel 2006.L’azienda si trascina così per un paio d’anni ancora, finché ai primi del  2008 il CdA di Alitalia accetta l’offerta del gruppo Air France-KLM:  1,7 miliardi di euro, più circa 750 milioni per l’acquisto di azioni e obbligazioni e una quota dell’1,4% del gruppo risultante dalla fusione delle tre compagnie. Il governo Prodi si esprime favorevolmente.

Le elezioni di quell’anno portarono però sciaguratamente al governo Berlusconi, che aveva fatto dell’opposizione alla vendita di Alitalia un argomento della sua campagna elettorale e il risultato fu che Air France ritirò in fretta l’offerta. Il genio che il mondo ben volentieri ci lascia, spalleggiato dalla sua corte di nani, ballerine e imbelli sicofanti, fece appello allora ad alcuni ‘patrioti’ (colleghi dei ‘capitani coraggiosi’ dell’operazione Telecom di qualche tempo prima), i quali, ben consapevoli dei vantaggi che avrebbero avuto in cambio della loro positiva risposta, riuniti in una cordata (*) guidata dall’Intesa San Paolo di Corrado Passera, diedero il loro assenso. Da quel momento tutti i costi dell’operazione sono ricaduti sulle spalle di noi contribuenti (quelli onesti che pagano le tasse, non certo quelli che frodano il fisco).

Sul Corriere della Sera di oggi,  Rizzo scrive che l’operazione di ‘salvataggio’ (per così dire) è costata agli italiani “3,2 miliardi. Senza considerare il mancato incasso per la vendita, la liquidazione della vecchia compagnia, i maggiori oneri per gli utenti causati dal monopolio triennale sulla tratta Milano-Roma, gli scioperi del personale… E la bolletta per i contribuenti sarebbe stata ancora più salata se l’amministratore delegato d’Invitalia Domenico Arcuri e l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non avessero resistito alle pressioni di Palazzo Chigi che voleva far intervenire accanto ai «patrioti» la società pubblica. Ma anche senza quel supplemento, s’è arrivati a una cifra non troppo lontana dai 5 miliardi. Somma ben superiore, va ricordato, al gettito Imu per la prima casa.”
Ecco, è così che si è arrivati alla svendita. Ed appare patetico il ministro Lupi che s’affanna mentre si augura che l’operazione vada a buon fine.

Sic transit gloria mundi, vien da dire. Anche se lascia pensierosi l’idea che c’è ancora qualcuno che – nonostante tutto  – ripone la sua fiducia nel genio che il mondo ben volentieri ci lascia e sarebbe disposto ad affidargli nuovamente la guida del Paese. Per quel che mi riguarda, manco morto.

 

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(*) Azionariato

Il capitale azionario della compagnia è così suddiviso:
il 75% della società è di proprietà di Compagnia Aerea Italiana S.p.A.: una cordata di azionisti. (Azioni di Categoria A)
il 25% della società è di proprietà di Air France (Azioni di Categoria B)

la cordata di azionisti “Compagnia Aerea Italiana S.p.A.” è così suddivisa:

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