I rifiuti, una sporca faccenda. L’AMA, gli interessi, gli affari.

23 Dic

Considerati per secoli qualcosa ben definito dalla parola stessa, in tempi più recenti i rifiuti sono diventati un affare. Speculando sui rifiuti, Cerroni a Roma ci è diventato miliardario (in lire, beninteso). E quando altri hanno capito cosa rappresentava la “monnezza”, ecco che si è scatenata l’orgia degli interessi. Così si è continuato a tenere in vita Malagrotta nonostante le sanzioni di Bruxelles, così si è impedito all’AMA di darsi una dimensione industriale, così si è fatto di tutto perche non nascesse nei romani un senso di civismo e di responsabilità.

Decenni di malaffare sono ben condensati in questo post di Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente nella giunta capitolina, che denuncia il ‘nuovo’ corso della sindaca Raggi ispirata da Gianni Lemmetti, l’attuale assessore al Bilancio: no a un piano di incremento della differenziata, no a un Progetto di industrializzazione e rilancio dell’AMA; si torni alle discariche. Al Medioevo. Dichiara la Montanari, “privare Ama della possibilità di investimenti impiantistici è di fatto un altro modo per farla morire o per mantenerla in vita con un respiratore artificiale affinchè altri possano fare ciò che avrebbe dovuto essere di diritto di Ama, in virtù di una concessione pluriennale. 

Ma “altri” chi? Andiamo con ordine: ci sono almeno due fatti che danno peso alla sgradevole ipotesi cui accenna la Montanari.
Piccola (mica tanto) premessa. L’AMA è dei romani che pagano la TARI più alta d’Italia per non ricevere un servizio all’altezza e per offrire al mondo lo spettacolo ributtante dei cassonetti che traboccano, dei mucchi di rifiuti abbandonati, dei topi, dei gabbiani e perfino dei  cinghiali ben lieti di trovare cibo in abbondanza.

Eppure (primo fatto) i progetti per rendere competitiva l’azienda, modernizzarla, metterla in condizioni di espletare con efficienza i compiti previsti dal Contratto con nuovi impianti ci sono stati. Da quello di Estella Marino, (assessore all’Ambiente dal 2013 al 2015 che in quel lasso di tempo portò la differenziata al 43%) a quello di Lorenzo Bagnacani, penultimo presidente dell’AMA, di cui parla diffusamente la Montanari nel suo post. Tutti bocciati o messi nel dimenticatoio. Perché? C’è qualcuno che manovra nell’ombra?

Secondo fatto, davvero grossolano. L’ultimo bilancio AMA approvato risale al 2017. Ma è stato approvato dopo una lunga diatriba tra l’azienda e il suo unico azionista – il Comune – parcheggiando 17 milioni dei servizi cimiteriali in un “fondo rischi” per superare l’impasse creata dalla sindaca Raggi (nel frattempo ad interim assessore all’Ambiente)  che stranamente non intendeva riconoscere quel debito del Comune nei confronti di AMA, ancorchè così sia sempre accaduto. Non basta. Dopo neppure tre mesi dal suo insediamento, il CdA AMA (il settimo in tre anni!) ha dato le dimissioni per i motivi che la uscente presidente Melara ha ben illustrato qui e qui.

E allora? Allora conviene cominciare a dar credito alla  manovra cui accennava la Montanari di cui si parla ormai da tempo e che tende a privare i cittadini romani di un’azienda – tramite il Comune – di loro proprietà e che pagano cara, svuotandola di competenze ed entrate e lasciandole solo compiti di basso livello (come la pulizia delle strade), mentre i rifiuti – che dopo adeguato trattamento in impianti adeguati diventano un lucroso business – andrebbero all’ACEA.
E chi sono I grandi azionisti ACEA? Oltre al Comune col 51%, Suez col 23,3% e il finanziere Caltagirone.col 5. Come diceva Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca”.

 

 

 

 

 

 

 

Una Risposta to “I rifiuti, una sporca faccenda. L’AMA, gli interessi, gli affari.”

  1. Massimo Dott. For. Amb. DI DUCA 30/12/2019 a 11:42 am #

    Semplice. Ci sarà sempre il problema rifiuti perché le discariche vengono concepite in Italia, come solo buchi dA RIEMPIRE E NO DA SFRUTTARE COME UNA VERA DISCARICA. Mi è rimasto impresso il video su Youtube su una discarica canadese. Allora, non si vedeva il solito mucchio ma muchi fatti da balle compattate di materiale (plastico, legno, carta, vetro, materiali ferrosi) e lì, una fila di tir che depositava materiale nei vari rulli differenziatori (lì sta il primo lavoro) e poi andavano verso i vari stabilimenti dove venivano compattate e poi spedite nei vari centri dove rifanno la plastica, dove fanno i pile, le tute da ginnastica, tavole, sedie, mobiletti da cucina, nuovo acciaio, nuovo ferro, nuova carta, nuovi bicchieri, nuove bottiglie, etc., etc. E poi hanno fatto un’intervista ad uno in giacca e cravatta. E gli hanno chiesto dove lavorava. E lui: “In una discarica”. Come, così vestito? E gli ha spiegato, lì, come sono le discariche, cioè centri di produzione di nuovi materiali. Ah, c’era anche una centrale elettrica alimentata da bruciatori di rifiuti con camini che hanno 4 filtri ognuno Finché non si capirà questo, esisterà sempre il problema rifiuti.

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