25 aprile: la storia siamo noi, ma dobbiamo meritarcela

26 Apr

Sono brutti momenti per l’Italia. L’incertezza economica e politica, il futuro problematico, gli errori passati che si riflettono drammaticamente sull’oggi, gli avversari all’interno come all’esterno. Senza andar molto lontano, soprattutto quelli interni: la corruzione, l’evasione fiscale, l’impreparazione di certi vertici, un populismo becero e sguaiato, la brutale negazione di principi basilari che hanno da sempre fatto grande l’Italia, come la tolleranza e l’accoglienza. E poi, recente, lo scellerato tentativo di riaffermazione di una destra violenta e facinorosa che non si rassegna ad essere stata sconfitta per sempre il 25 aprile del 1945.

Ecco perché diventa improvvisamente importante, addirittura vitale, la memoria. Che non è solo ricordo ma è patrimonio di tutti noi, è la nostra storia di cui dobbiamo essere tutti testimoni orgogliosi. La nostra storia afferma che il 25 aprile non è un derby, come ha volgarmente dichiarato qualcuno che così non onora certo il suo doppio ruolo di rappresentante dello Stato e uomo di governo che ha giurato sulla Costituzione.

Il 25 aprile è la memoria reverente della Liberazione dell’Italia da un regime tirannico e odioso che promulgò le leggi razziali, soffocò la democrazia e con una decisione criminale ci condusse in una guerra insensata e sanguinosa che portò, alla fine, a uno scontro fratricida.
Da quel 25 aprile ci fu donata la Costituzione, la Repubblica, la libertà di pensiero. E per questo molti, troppi, pagarono con la loro vita.

Di questa memoria dobbiamo essere grati e rispettosi. Perché, come ricordò Vittorio Foa a un fascista che concionava di una ‘parità’ tra i morti dell’una e dell’altra parte, “se aveste vinto voi io sarei oggi in galera, ma abbiamo vinto noi, e lei può dire quello che vuole”. Infatti. I tristi epigoni del fascismo possono dire quello che vogliono proprio grazie alla democrazia e alla Costituzione repubblicana, ma non possono permettersi di infangare quello che è forse il momento più alto della nostra storia, quando fu possibile riscattare l’onore e la dignità che sembravano persi per sempre.

A porta s. Paolo, ieri, ho visto qualcosa che mi ha davvero rincuorato. Non è stato solo lo spettacolo delle bandiere, il medagliere dell’ANPI, i cartelli, la gente seria e commossa, l’incredibile folla partecipe non solo fisicamente. Quello che mi ha aperto il cuore è stato ammirare le decine, le centinaia di giovani entusiasti e certi dei loro ideali, che affollavano il corteo e poi la piazza e con i loro slogan goliardici (uno per tutti “Lega, Salvini, e lascialo legato”) hanno strappato anche un sorriso. E giovani così hanno sfilato in tutta Italia, allegri, consapevoli e presenti nonostante a scuola questa nostra storia recente non venga insegnata come si dovrebbe.
Sono loro i testimoni che da oggi sarà il 25 aprile tutti i giorni. Ma per tenerlo sempre a mente, anche noi – come ci suggerisce questo breve filmato accompagnato dalla canzone di De Gregori (guardatelo, è emozionante) – dovremo ogni volta fermarci a leggere le targhe che ricordano stragi, esecuzioni, episodi, martiri, combattenti,

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donne e uomini che hanno fatto questa nostra storia gloriosa e meditare sul prezzo doloroso che pagarono perché fossimo liberi.
La storia siamo noi, ma dobbiamo meritarcela.

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