Rispetto per il Capo dello Stato

30 Mag

Nel susseguirsi di reazioni più o meno sguaiate e di più o meno dotte elucubrazioni nella vicenda che sta dilaniando l’Italia in questi giorni, pare a me che sia mancato un elemento fondante della democrazia: il rispetto.
È mancato, peraltro, nei confronti della massima istituzione dello Stato, la Presidenza della Repubblica, accusata di aver perfidamente manovrato per far fallire la proposta di governo presentatagli : quando invece è compito precipuo del Presidente assicurare una guida al Paese nel rispetto dei principi costituzionali, di cui egli è garante verso tutti gli italiani.
Mi è venuto in mente, allora, di rinfrescare un po’ la memoria, andando a vedere come intendessero il ruolo del Presidente i Padri costituenti e come fossero pervenuti alla stesura del primo comma dell’art. 87 della Costituzione.

Costituzione della Repubblica Italiana
Articolo 87
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

“Rappresenta l’unità nazionale”: vi par poco? Il Presidente non ha un colore politico, non è e non può essere di parte, costituisce il punto supremo di riferimento. E come si arrivò a questa splendida sintesi?

Nei lavori preparatori della Commissione dei 75, incaricata nel 1946 di redigere il testo della Costituzione, il Presidente Meuccio Ruini così descriveva il ruolo del Capo dello Stato: 


“…sta, ad ogni modo, che nel nostro progetto il Presidente della Repubblica non è l’evanescente personaggio, il motivo di pura decorazione, il maestro di cerimonie che si volle vedere in altre costituzioni. Mentre il primo ministro è il capo della maggioranza e dell’esecutivo, il Presidente della Repubblica ha funzioni diverse, che si prestano meno ad una definizione giuridica di poteri. Egli rappresenta ed impersona l’unità e la continuità nazionale, la forza permanente dello Stato, al di sopra delle fuggevoli maggioranze. E il grande consigliere, il magistrato di persuasione e di influenza, il coordinatore dì attività, il capo spirituale, più ancora che temporale, della Repubblica. Ma perché possa adempiere a queste essenziali funzioni deve avere consistenza e solidità di posizione nel sistema costituzionale…il capo dello Stato non governa, la responsabilità dei suoi atti è assunta dal primo ministro e dai ministri che li controfirmano; ma le attribuzioni che gli sono specificamente conferite dalla Costituzione e tutte le altre che rientrano nei suoi compiti generali, gli danno infinite occasioni di esercitare la missione di equilibrio e di coordinamento che gli è propria.”

Una “missione di equilibrio e coordinamento“. Capito? 
Ora, se nella politica italiana ancora esistesse un senso della misura, il senso del dovere, in una parola il rispetto,  i massimi esponenti dei partiti che oggi si agitano scompostamente si sarebbero ben guardati dall’avanzare dubbi, esternare sospetti, proporre  perfino la messa in stato d’accusa del Presidente.
Invece è notte fonda. Nulla pare esser cambiato dai tempi di Dante:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!

 

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