Orfini come Macbeth

14 Mag

Di fronte all’allucinante e demenziale affermazione di Orfini sui sindaci di Roma che accosta incautamente Ignazio Marino ad Alemanno e Raggi, l’indignazione supera lo stupore. Per descrivere sinteticamente  l’uomo si potrebbero citare Dostojewsky o, meglio ancora, Bertolucci, ma preferisco Shakespeare (anche se il Bardo parlava della vita):  “…non è che un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena per la sua ora, e poi non se ne parla più; è una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla”.

Esagero, ovviamente, Orfini non è uno qualunque.  Da sempre nel Pd, è stato segretario del circolo Mazzini a Roma e conosce bene – dovrebbe conoscere – la realtà cittadina e in particolare quella delle periferie, vivendo a Tor Bella Monaca. Stranamente però, non ha colto il disagio, la crecente protesta e l’allontanamento degli elettori  dal Pd di quelle zone: ma non è stata l’unica sua disattenzione. Non si accorse, per esempio, che mafia e corruzione politica si stavano impadronendo di Roma, nonostante il corposo e preoccupante Libro bianco sulla criminalità organizzata a Roma commissionato da Marco Miccoli, segretario del Pd romano nel 2012, l’avesse anticipato. Scriveva Miccoli:

“…il libro spiega con molta chiarezza non solo l’origine della criminalità organizzata a Roma, smentendo tutti quei luoghi comuni che per decenni hanno affermato che la mafia a Roma non esisteva, ma anche il sistema economico messo in piedi negli ultimi anni dagli emissari della mafia, fatto di politica e occhi chiusi, di società vuote e prestanome, di riciclaggio di denaro e investimenti.”

Si fanno cifre e riferimenti a fatti, ma Orfini non commenta. Non so neppure se l’abbia letto, ma sarebbe grave.
Non passano due anni, scoppia Mafia Capitale e Orfini cade dalle nuvole. Non solo, chiama a correi i militanti che non avevano tempestivamente denunciato il malaffare: l’ha ripetuto più volte e l’ho sentito con le mie orecchie al circolo di Ponte Milvio. Dopo di che, viene nominato commissario del Pd romano (un assurdo) e comincia subito a massacrarlo. Anticipa che nei conti della Federazione romana c’è una voragine (interrogato sui bilanci tacerà e non li mostrerà mai) e sottrae ai circoli ogni capacità economica e quindi di attività sul territorio, costringendoli a versare i proventi del tesseramento ai circoli municipali inventati per l’occasione e affidati ai suoi fedelissimi, come Esposito (che più tardi farà inserire nelle Giunta Marino per affilare il coltello che poi verrà piantato nella schiena del sindaco). Invece di chiamare iscritti e militanti a denunciare le infiltrazioni e i circoli di comodo gestiti dai padroni delle tessere incarica i ragazzi della sua corrente, i Giovani turchi, ad un’estenuante maratona telefonica sulle tessere false di cui non si saprà mai nulla. Anticipa pomposamente una indagine sui circoli commissionata a Fabrizio Barca, il quale produce un rapporto sconvolgente, Mappa il Pd, da cui emerge che 27 circoli su 110 “sono dannosi, pensano solo al potere”. Risultato? Nulla di fatto. Oggi Barca – immagino deluso dal Pd – si occupa di disuguaglianze con la Fondazione Basso.

Foto di SKYtg24

Orfini, invece, sempre obbediente e prono alle disposizioni di Renzi, condivide le misteriose (ma non tanto) antipatie del segretario per Marino e a ottobre del 2015 dichiara che “ È finita perchè si è rotto il rapporto con la città”. Dimenticando che il sindaco è stato eletto da una maggioranza schiacciante di votanti e quel che è grave ignorando il solenne monito dell’art. 1 della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo” (che per uno che si dice ‘democratico’ è imperdonabile). Quello stesso popolo romano lo smentì subito clamorosamente dimostrando nella piazza del Campidoglio strapiena e debordante che non aveva delegato nessuno a decidere al suo posto, ma Orfini, ormai scendiletto confesso di Renzi, non ne tenne conto e condusse dal notaio 19 consiglieri del Pd che insieme a quelli dell’opposizione (!) votarono la sfiducia al sindaco Marino. Il Pd romano si avviò così mestamente e celermente all’estinzione:  alle elezioni dopo il commissariamento del Comune trionfano – come era stato previsto anche dai sampietrini – i 5 stelle e Virgina Raggi. Non solo: dei 15 municipi (tutti) conquistati dal Pd con Marino ne restano solo due: quelli centrali abitati dai ceti più alti e quindi certificando la perdita di ogni contatto del Pd con quelli minori, quelli dei dimenticati. E ancora Orfini si meraviglia e addebita la sua catastrofe elettorale alla politica speculativa dei 5 stelle se non ai 28 mesi (in totale) della giunta Marino. 

Per come la vedo io, il massimo delle potenzialità politiche di Orfini consiste nel giocare alla Playstation e far vincere sempre  il capo, plaudendo entusiasta alla sua abilità. Le sue fortune politiche, peraltro, consistono nell’essere così insignificante e servile da essere stato facilmente individuato da Renzi come il miglior candidato alla presidenza del partito.  Non gli avrebbe mai fatto ombra e al minimo aggrottar di ciglia del segretario si sarebbe subitamente precipitato a fare i caffè. E quindi a me viene da chiedere alle persone che stimo rimaste ostinatamente nel Pd: come fate a tollerarlo come presidente?

Oggi, nel pieno della bagarre per la ricerca di un governo da cui il Pd si è autoescluso, Orfini non trova di meglio che esprimersi sui sindaci della sua città, per cui ha fatto solo disastri. Ovvio: alla prossima assemblea si prevede che il reggente Martina venga disarcionato e quindi la guida del partito fino al congresso passerà a lui, il presidente.
Povero Pd.

 

 

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Una Risposta to “Orfini come Macbeth”

  1. marval2012 14/05/2018 a 6:51 pm #

    purtroppo, il presidente Orfini in questa come in tante altre recenti dichiarazioni in contrasto palese con Martina, segretario pro-tempore del suo partito, rivela una sorta di calcolosi biliare che gli inibisce qualsiasi serenità ed obiettività di giudizio, prono alle astute direttive di autoannientamento del partito proprie del vero segretario renzie.

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