Roma, 21 aprile 2770 a.u.c.

21 Apr

Oggi, 21 aprile 2017, si celebra il 2770° anniversario della fondazione di Roma. Secondo la leggenda, Romolo fondò la Città eterna il 21 aprile del 753 a. C. e il calendario romano teneva conto di questa data con la locuzione “ab urbe condita”, spesso abbreviata in a.u.c.
Ne ho tenuto conto anch’io, con questo raccontino di fantasia (fantasia fino a un certo punto, come i romani sanno bene). Buona lettura.

P.S. La seconda ed ultima puntata verrà pubblicata successivamente. Stay tuned!

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Acquedotto romano

 

 

Il venerdì nero di Roma (1)

Mancano ancora dieci minuti, poi alle 11,22 precise suoneranno le sirene e alcuni milioni di romani potranno finalmente muoversi di nuovo e tornare alla loro occupazioni dopo un quarto d’ora di immobilità assoluta, un gigantesco, biblico frozen flash-mob che coinvolge non solo l’area urbana ma anche buona parte dell’area metropolitana. E’ stata dura ma ne valeva la pena e infatti non si sentono critiche o proteste, tutti sono disciplinatamente fermi, gli occhi fissi nel vuoto. Il silenzio tombale che si sparge per la città è impressionante, rotto solo dagli stridii dei gabbiani che qui dove ci troviamo, sul lungotevere Marzio, abbondano più che altrove.

   Oggi, giovedì 21 aprile 2033, Roma respira un’aria particolare. C’è una vibrazione inusuale, un’atmosfera quasi effervescente, come di una grande attesa, non è insomma la giornata che si vive di solito e il motivo è di certo rappresentato dal decimo anniversario che stiamo celebrando. No, non ci si riferisce al compleanno della città, il ‘Natale di Roma’, cioè la ricorrenza della fondazione della città avvenuta, secondo la leggenda, il 21 aprile del 753 a.C., essendo questa data decaduta ad evento di assai minore importanza di fronte alla magnitudo di quello che si registrò, appunto, dieci anni fa.        

   Come è ben noto a tutti,  venerdì 21 aprile 2023 la Città Eterna rischiò di divenire una città morta e la catastrofe fu evitata letteralmente per un pelo. Da allora molte cose sono cambiate ed è nata una nuova coscienza civica, grazie anche agli sforzi congiunti del governo e della nuova amministrazione capitolina, entrambi consapevoli della vitale necessità di agire col massimo accordo. Il decennale che andiamo a celebrare dovrà tuttavia essere anche un momento di ampia riflessione per tutti, onde verificare che si sia sulla strada giusta, se ci siano nuove vie da percorrere, altri provvedimenti e progetti da intraprendere. A questo tende la sintetica analisi dei principali fatti di quel giorno che andiamo a presentare più avanti. 

   Andiamo con ordine. Era, come si è detto, un venerdì, un normalissimo venerdì, la città aveva cominciato come sempre a risvegliarsi di buonora e nulla avrebbe lasciato presagire quanto si sarebbe verificato di lì a poco: non era giorno di udienze papali, non erano previste manifestazioni di protesta, la Pasqua era appena trascorsa e non pioveva. Quindi un giorno, sotto tutti gli aspetti, normale, comunissimo. Tra le 8 e le 9 si verificò, come al solito, l’usuale picco di traffico costituito dalla massa della popolazione attiva, costituita principalmente da chi si recava al lavoro e dagli studenti diretti a scuola o all’università, che si ridusse gradualmente man mano che auto e moto raggiungevano le loro destinazioni e venivano, in qualche modo, parcheggiati. Si fa per dire, parcheggiati: escludendo i fortunati con un posto riservato nelle autorimesse, nei cortili o altre aree a ciò destinate, escludendo i disciplinati che riuscivano a conquistare un posto nelle strisce blu, ogni giorno l’immenso popolo degli erranti era condannato a trovare spazio dove poteva, in curva, sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, davanti ai cassonetti dei rifiuti, alle fermate degli autobus, agli scivoli per le carrozzine, ai passi carrabili e, nella stragrande maggioranza dei casi, in doppia o tripla fila. Tutte prede inermi (e consapevoli) di multe, ganasce e rimozione forzata con i carri attrezzi.

   Come ogni giorno, si veniva così delineando il gigantesco serpente sempre più lento dei vari veicoli che di tanto in tanto si arrestava qua e là, per l’improvvisa sporgenza di un’auto parcheggiata per traverso, incuneata nei pochi centimetri disponibili, o per un furgone da cui si stavano scaricando merci; superato l’ostacolo si rimetteva poi, sempre lentamente, in moto e sempre più simile a un corteo di dannati nel moderno inferno dantesco del traffico. Molti dei testimoni interrogati successivamente al fatto che si sta per raccontare parlarono di insolite vibrazioni nell’aria, come se fosse pervasa di elettricità; un turista giapponese – considerato per la sua nazionalità un esperto attendibile della materia – disse che gli era parso di trovarsi alla vigilia di un terremoto (e per qualche tempo gli fu anche dato un certo credito), ipotizzando chissà quale imminente sommovimento che avrebbe potuto ancora avverarsi nei giorni a seguire. Ma tutti comunque concordano sul concludere che si trattò, senza ombra di dubbio, di pure reazioni emotive a posteriori e non di un allarme lanciato dalla natura, poiché quanto si verificò di lì a poco non aveva, infatti, nulla di naturale.

   Tutte le inchieste svoltesi negli anni convergono su un’unica conclusione. L’inizio del ‘venerdì nero’, come fu poi chiamato, è concentrato nel periodo tra le 10,20 e le 10,40, con uno scarto massimo di due minuti per ogni estremo. In questo limitato intervallo temporale, un insieme di eventi e fattori di per sé minimi e trascurabili, coniugati e mescolati insieme, diedero luogo ad una mistura micidiale che rimase indelebile nella memoria di chi visse quel giorno: neppure la più diabolica mente perversa sarebbe stata capace di architettare l’insieme di circostanze che coincisero – tutte fortuite e nessuna dolosa, ma tutte comunque riconducibili a trascuratezza, impreparazione, disprezzo delle leggi – realizzando la devastante, totale e assoluta paralisi di una metropoli di cinque milioni di abitanti. Tanto che il corposo rapporto delle commissioni riunite per investigare sull’accaduto concluse testualmente e mestamente così: “…ed è pertanto con assoluto e vivo rammarico che non si ritiene sia in alcun modo possibile individuare il/i responsabile/i “. E’ tuttavia disponibile la cronaca ed è ad essa che ci si può rifare per ricostruire almeno la successione degli eventi più importanti. Tra tutti, sono stati isolati i sette che sono apparsi ai più come quelli effettivamente scatenanti dell’evento e che pertanto vengono sommariamente riportati qui di seguito.

I fatti salienti.

  1. Il primo in ordine di tempo riguarda il guasto (non infrequente) sulla linea A della metropolitana con il massiccio e caotico deflusso dei viaggiatori che si verifica in particolare all’uscita delle principali stazioni: in particolare,Termini, Barberini, Spagna, Flaminio e Lepanto producono un inatteso volume di persone che si riversano disordinatamente in superficie nell’ansiosa ricerca di un mezzo di trasporto, accapigliandosi per appropriarsi i pochi taxi disponibili o per salire sugli autobus strapieni. Il traffico veicolare in quelle aree si fa più pesante, vischioso.
  2. Quasi contemporaneamente, all’altro capo della città, nei pressi di piazza Venezia, l’improvvisa detonazione causata dall’esplosione del pneumatico di un furgone allarma il corteo di auto che trasporta il Presidente del Consiglio: i mezzi vengono immediatamente abbandonati e la scorta, armi in pugno, fa riparare la personalità in un vicino locale (nella concitazione del momento non ci si accorge che trattasi di un club privato riservato agli scambi di coppia). Un trio etnico che si esibisce sulla strada viene scambiato per il gruppo di terroristi autori del presunto attentato e con una pattuglia di polizia che cerca di chiarire l’equivoco si rischia lo scontro a fuoco, alcuni colpi di pistola vengono comunque esplosi (in aria,per fortuna): il panico si espande in un attimo, i negozianti abbassano le saracinesche, la gente corre per cercare rifugio, chi arriva in quel momento non sa, non capisce, e va a ingrossare la massa che fugge in preda al panico, il traffico si blocca.
  3. Minuti dopo, poco più sopra, all’inizio di via Nazionale, un pullman turistico si ferma (in doppia fila) davanti ad un albergo per far scendere i clienti, mentre pochi metri più avanti un mezzo della nettezza urbana sta vuotando i cassonetti. Di conseguenza il traffico che segue rallenta, proprio mentre all’ingresso del Traforo un camion che trasporta tubi Innocenti perde il carico nel contraccolpo subito passando su una profonda buca nell’asfalto: la massa di ferro rotola sulla strada travolgendo le auto che seguono e l’intero quadrilatero si blocca pressoché istantaneamente.
  4. In via Tomacelli, quasi in prossimità di largo Goldoni, due furgoni addetti alla consegna delle merci vengono a collisione tamponandosi. Siamo intorno alle 10,30 ormai, lo shopping è appena iniziato ma il punto è nevralgico per lo scorrimento del traffico proveniente da Prati: in pochi minuti la paralisi raggiunge piazza Cavour e di lì si dilata per l’intero quartiere.

(1. Segue)

 

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Nota
: questo racconto fa parte della raccolta pubblicata nel libro “La finestra aperta” che si può trovare qui:

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/racconti/322551/la-finestra-aperta-3/

 

 

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