I vigili romani, il Capodanno 2014 e il senso del dovere

11 Feb

Faccio miei lo stupore e l’indignazione di Oscar Giannino. Per un banale difetto di notifica (o qualcosa del genere: ma chi prepara questi documenti?), nessuno dei 767 vigili che avrebbero dovuto essere di servizio quella famosa notte – e che invece si resero indisponibili accampando scuse più o meno fantasiose – sarà sanzionato. Praticamente, l’83,5% del turno previsto si assentò. 

Immagino la faccia e lo stato d’animo di quei 152 che invece, rispondendo al senso del dovere che deve animare ogni cittadino – e a maggior ragione chi lavora nella pubblica amministrazione – si presentarono al servizio. Sarà la stessa faccia e l’identica reazione indignata che avrà avuto chiunque abbia rispetto per il proprio lavoro, per la sua comunità, per sè stesso.

Per fortuna la stragrande maggioranza dei commenti al post di Giannino (leggeteli) condivide il suo sdegno. Non potrebbe essere altrimenti: gli agenti della polizia municipale (o locale), come prevede la legge 65 del 1986 che affida loro funzioni di polizia amministrativa, tributaria, giudiziaria, stradale e di ausilio alla pubblica sicurezza, sono tutori dell’ordine a tutti gli effetti.  Meritano pertanto il rispetto e la fiducia dei cittadini. 

Come tali deve quindi animarli il senso del dovere nei confronti della comunità affidata alle loro cure: ma quella notte (e chissà quante altre notti o giorni) esso è mancato e quindi posso a buon diritto affermare che quei 767  al nostro rispetto e alla nostra fiducia non hanno diritto.

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Erano 767 i vigili assenti quel capodanno a Roma, ma tutto finisce in farsa..

Ahhh come rido, ahh come tento di non farmi venire il sangue alla testa…Il Tribunale monocratico Roma assolve il primo vigile urbano a giudizio per l’assenteismo di massa della notte di Capodanno 2015. Questi i fatti. Sentenza odierna riguarda un agente della municipale finito nel filone di indagine che riguarda 17 vigili che quella notte non avevano risposto al turno di reperibilità. Nei loro confronti il pm Nicola Maiorano ha contestato i reati di interruzione di pubblico servizio e disobbedienza all’ordine dell’autorità militare. La Procura aveva disposto un decreto penale davanti al gup Nicola Di Lauro che, a sua volta, aveva fissato in 4 mila euro la multa da pagare. Gli imputati, però, il 23 maggio scorso hanno impugnato la decisione portando il procedimento davanti al giudice monocratico. Il primo processo oggi si è concluso con l’assoluzione del vigile con la formula per non aver commesso il fatto. «Esprimo la soddisfazione per questa decisione – afferma l’avvocato Giuseppe Pio Torcicollo, difensore dell’imputato – perché sancisce che l’ordine nei confronti del mio assistito era stato impartito in modo illegittimo. Siamo pronti a chiedere un risarcimento in sede civile».
Ma lo capite? Sono loro – e a questo punto, legittimamente eh – a pretendere il pagamento del danno! E magari il giudice darà pure loro ragione!!! E io m’inchinerò davanti alla sentenza, ci mancherebbe eh!
E del resto, già lo scorso 26 ottobre si era capito come sarebbero andate le cose. Il giudice stabilì allora infatti che la maxi astensione dal lavoro di 767 vigili urbani romani la notte del Capodanno 2015, cioè dell’83% dell’organico del corpo (INCISO : aggiungo in maniera esplicativa dopo aver postato, visto che qualcuno ha commentato facendo il furbo e dandomi del cialtrone: s’intende dell’organico in turno previsto in quella notte festiva, come riportato da tutti i giornali che ne scrissero, e se qualcuno ancora contesta i numeri, lo fa solo per interesse proprio..) mentre i romani nelle strade festeggiavano l’anno nuovo, non fu affatto uno sciopero selvaggio. Di conseguenza il giudice annullò la multa di circa 100mila euro che ad aprile 2015 era stata comminata a 5 sindacati dall’Autorità Garante sul diritto di sciopero. La cifra andava dunque restituita ai sindacati. In precedenza, dei 767 vigili solo una trentina finirono per essere soggetta a indagine disciplinare interna. Mentre dei ben 100 medici indagati per falso dalla Procura – o per aver sottoscritto certificazioni mediche per quella notte senza aver incontrato il paziente, o per aver delegato impropriamente ad altri colleghi il farlo, o per aver ceduto a terzi le proprie password per le comunicazioni d’obbligo all’INPS – la maggior parte è uscita senza danno dall’inchiesta…
Ma come non volete che rida a crepapelle??? Milioni di parole spese contro i furbetti della PA seppelliti dal cavillo sempre in agguato nelle procedure pubbliche, a vantaggio di chi ne fa uso per sé e maramameo cari cittadini. Hai voglia a dire che le misure sanzionatorie contro i furbi della PA c’erano a disposizione dal 2001, poi rafforzate nel 2009, oggi ulteriormente cementate dal decreto Madia.. ehhhh.. tutto inutile, tutto vano, tutto finito in farsa come in una pièce di Pulcinella..
Tutti voi a Roma sapete che cosa accadde quella notte, e io non so più quanti articoli ho scritto per descrivere le ragioni della protesta non dichiarata che scattò nel corpo contro l’allora comandante vissuto come un corpo estraneo (e nel frattempo infatti andato via), contro il ritardo sulle indennità da riconoscere secondo sindacati e sindacatini.. evvai allora quella notte a negare la disponbilità al turno festivo notturno, evvai con le certificazioni mediche anche manifestamente false (ma sono rimasti solo 7 medici con procedimento pendente, anche se le malattie dichiarate furono quella notte 10 volte superiori alla media dei 2 precedenti anni), evvai con le attestazioni addirittura di donazioni di sangue a Capodanno… e il sindacato Ospol dichiarò sprezzantemente l’indomani, al primo articolo che chiedeva sanzioni, che l’assenteismo era del tutto coerente al freddo della notte…
e ora come finisce il tutto? con un ghigno sprezzante. Dovremo chiedere scusa noi giornalisti che abbiamo scritto, di fronte al macroevidente inaccettabile venir meno al proprio dovere di quella notte. Abbiamo mancato di rispetto all’integerrimo onore coscienzioso della municipale di Roma. Chiedo scusa a tutti, ho sbagliato io a scrivere editoriali sul Messaggero!
Noo guardate, a volte il senso di inutilità per il tentativo di cambiare in meglio questa Italia imbarca-acqua diventa così evidente, che l’unica cosa di cui viene voglia è guardarsi allo specchio e prendersi a schiaffi perché credi ancora che sia possibile…

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COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

 

 

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