Una legge elettorale degna di questo nome

1 Feb

Cioè, come scriveva pochi giorni da Piero Ignazi su Repubblica, “una nuova, buona, condivisa legge elettorale che valga per i decenni futuri e non per le prossime elezioni”, invitando la politica ad agire perché  “intervenire per definire una legge che contempli i due principi cardine di ogni sistema elettorale – governabilità e rappresentatività – costituisce un vero imperativo per la classe politica.

Non mi pare che finora si sia manifestato qualcuno interessato a farlo ed è questo il segnale principe che la nostra classe politica sa dare il meglio (!) di sè stessa nell’incitare l’antipolitica. I 100 capilista previsti dall’Italicum ricondizionato dalla Consulta porterebbero alla Camera altrettanti docili rappresentanti non dei cittadini (e già questo sarebbe errato), bensì dei segretari e leader dei rispettivi partiti. La simulazione di Demopolis mi aiuta:

demopoliscamera

In teoria (ma non tanto, temo), solo gli eccedenti i 1oo del Pd e del M5s sarebbero tra quelli scelti dagli elettori:  92+85, 175 deputati in tutto, “indipendenti” si fa per dire, perché anche loro difficilmente potrebbero evitare le pressioni dei rispettivi vertici.

Una via d’uscita c’è, per quei partiti che volessero rispettare il diritto degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti. L’indicazione dei 100 capilista – per quel che se ne può capire oggi – non è obbligatoria: nulla impedirebbe di presentare liste ordinate in  ordine alfabetico rispettando la parità di genere. E sarebbe una ricoluzione copernicana che sarebbe premiata dai cittadini.

Nonostante tutto mi smentisca, voglio ancora sperare che si possa improvvisamente manifestare in più d’uno dei nostri leader un soprassalto di coscienza e venga ascoltato il monito conclusivo di Ignazi: “Una classe politica al punto più basso della fiducia e della stima necessita, almeno da parte delle sue componenti più consapevoli, di un colpo d’ala che dimostri di pensare al bene comune e non a quelli particolari.
iovotochimifascegliere

 
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COME UNA CASA SENZA FINESTRE
In un piccolo borgo di montagna del nostro nord-est, un mondo chiuso e apparentemente quasi ostile, il giovane carabiniere Paternò si trova di fronte al duplice omicidio di due cacciatori. Paternò non è un carabiniere comune: nonostante la giovane età ha una storia alle spalle che pesa sulla sua esistenza, con angoli bui che non conosce o forse non vuole esplorare e le indagini cui si dedica senza il permesso dei suoi superiori conducono in diverse direzioni. Incontra così vari personaggi che rappresentano tutti insieme un conciso panorama delle due realtà di una certa Italia: retriva per un lato ma dall’altro generosa, ottusa per un verso ma per un altro aspetto aperta alle istanze sociali.

La storia si sviluppa su due piani paralleli scritti uno al passato e l’altro al presente, come la personalità di Paternò che si è evoluta su due dimensioni: quella della tragedia familiare e quella intima e personale, che si sono intrecciate fino a costruire un insieme complesso che parlando di sé descrive come ‘una casa senza finestre’. Accade così che accanto all’indagine ne origini inconsapevolmente una seconda in cuicopertina-cucsf
Paternò insegue soprattutto due cose che non ha avuto dalla vita: giustizia e amore. Le incontrerà entrambe un poco alla volta attraverso piccole conquiste e sconfitte e alla fine riuscirà, dando un contributo fondamentale, a risolvere il caso e contemporaneamente a scoprire quel sentimento che ha rappresentato la chiave nascosta della sua ricerca.

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/296575/come-una-casa-senza-finestre/

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2 Risposte to “Una legge elettorale degna di questo nome”

  1. Riccardo Diroma 01/02/2017 a 7:30 pm #

    temo che sperare in una scelta spontanea della attuale classe politica sia pura illusione. Siccome una nuova legge elettorale andrà fatta (in Parlamento) credo si debba sostenere tenacemente quegli esponenti politici che chiedono l’abolizione dei capolista bloccati

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    • pierofil 01/02/2017 a 7:46 pm #

      Grazie per il commento, che condivido. Tuttavia, anche suggerire ai partiti minori di non accettare i capilista bloccati può essere una altro sistema per costringere il parlamento a predisporre una decente legge elettorale, non credi?

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