Italicum, Senato, Titolo V

21 Ott

A chi sostiene che la riforma del Senato contenuta nella revisione della Costituzione oggetto del Referendum non abbia nulla a che vedere con la nuova legge elettorale (attualmente ancora all’esame della Corte Costituzionale) si fa cortesemente ma fermamente notare che così non èIn realtà le due riforme sono strettamente connesse. Tanto connesse che vivranno o cadranno insieme” dice infatti il prof. D’Alimonte sul Sole-24ore. Molto esplicitamente qualcuno ben più autorevole aveva a suo tempo  dichiarato addirittura che “Sono tre parti della stessa faccia“.

renzisornioneLasciando da parte il Titolo V, che non ha stretta attinenza con la questione, si fa altrettanto fermamente notare che la stretta interazione tra le due (legge elettorale e riforma del Senato) è studiata e voluta perché il disegno non dichiarato, ma di tutta evidenza, è di sottrarre scientemente sempre più ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento.
L’Italicum prevede 100 collegi; ogni partito presenta altrettanti capilista (i nominati), mentre tutti gli altri candidati sono sottoposti alle preferenze degli elettori. Ogni capolista può però presentarsi in dieci collegi: decidendo per uno di essi consente automaticamente al primo dei non eletti nei restanti nove di rientrare in gioco, di essere quindi recuperato e conquistarsi – indebitamente – un seggio alla Camera. E’ o non è una stortura? Tanto che le stime su quanti nominati affolleranno la Camera variano, secondo il Sole-24ore,  dal 40% al 50%  e quindi il partito di maggioranza potrebbe contare su almeno 150/170 deputati disciplinati e fedeli.  Così come i senatori che, come è noto, non verranno eletti dai cittadini ma da una ristretta elìte composta dai consiglieri regionali, tanto per giocare sempre e comodamente in casa propria.  Del tutto incidentalmente, si fa notare che la considerazione in cui è tenuto il voto dei cittadini è stata peraltro già ben dimostrata dal PD con la squallida manovra che circa un anno fa ha condotto all’esautoramento del sindaco Marino, eletto col 64% dei voti, con tanti saluti all’art.1 e alla sovranità popolare.
In altre parole, per garantire quella stabilità dei governi che le forze politiche non riescono ad assicurare, i cittadini devono rinunciare – senza che gli venga fatto capire – al primo diritto di ogni democrazia: un voto libero e non condizionato. E’ questa la vera antipolitica, quella che produce la reazione degli elettori verso il populismo o l’astensionismo o posizioni estreme.

Ma torniamo al punto. Se tutto questo ancora non bastasse per provare l’inscindibile connessione tra Italicum e riforma del Senato (eccolo il “combinato disposto“), si invitano gli scettici a risentire le esplicite dichiarazioni del Presidente del Consiglio nel suo discorso al Senato il 24 febbraio 2016.

Dal resoconto stenografico (il neretto è mio):

“Quanto all’accordo sulla legge elettorale – il cosiddetto Italicum -comprendiamo l’esigenza di valorizzare il fatto che una legge elettorale che consenta il ballottaggio sia ovviamente impostata sulla presenza di una sola Camera. Contemporaneamente, sappiamo perfettamente che l’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. E noi, da questo punto di vista, consideriamo l’Italicum non soltanto una priorità, ma una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia. Mi spiego: con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento che abbiamo trovato? Certo, noi affermiamo che politicamente esiste un nesso netto tra l’accordo sulla legge elettorale, la riforma del Senato e la riforma del Titolo V: sono tre parti della stessa faccia.”

Qui trovate il video (il momento indicato è press’a poco al 50’45”). Ma se non vi andasse di ascoltare tutto il discorso, ecco qui il solo periodo citato.
Ricordatevelo: tre parti della stessa faccia.
votano

 

 

 

 

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