L’abolizione del diritto di voto come antidoto all’astensionismo.

5 Ott

 

urnanoSarebbe ora che voi cittadini elettori che ancora credete nella Costituzione e nella conclamata “sovranità popolare” cominciaste a prenderne atto.  A breve, l’obsoleto diritto di voto (1 ) cadrà finalmente in disuso, sostituito da sistemi più moderni e legati alla qualità dei selezionati elettori chiamati a questo delicato compito.

Questa pare essere la soluzione che un certo potere politico vorrebbe adottare definitivamente, considerata la pronunciata tendenza degli italiani ad astenersi dal voto. Per come lo interpreto io, il ragionamento sembra essere stato il seguente: visto che gli italiani non ci tengono, e per evitare che un giorno una consultazione elettorale possa andar deserta del tutto con le disastrose conseguenze che è facile immaginare, inventiamoci un sistema per supplire a questa tragica eventualità. E’ stato fatto per il nostro bene, insomma, per escludere l’ipotesi che il Paese e le principali istituzioni possano rimanere senza una guida. Capito?

Detto, fatto. Le modalità con cui questo può avvenire sono diverse a seconda dei casi. Vediamo.
– Elezioni del Parlamento.
a. Per la Camera è stato confermato il ben noto stratagemma dei  “nominati” (dopo il famigerato ‘Porcellum’  oggi con l’Italicum:, 100 capilista garantiti ed n a seguire col trucco delle 10 candidature della stessa persona in altrettanti collegi).
b. Per il Senato, la revisione costituzionale sottoposta a Referendum il prossimo 4 dicembre prevede che 95 senatori su 100 vengano eletti tra i sindaci e i consiglieri regionali di ogni regione in una consultazione riservata a loro stessi.
– Elezione dei Consigli metropolitani (grosso modo, le ex-provincie).
I rappresentanti del popolo di questi territori vengono eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali del medesimo. Questo è quanto avverrà  il prossimo 9 ottobre: per esempio, a Roma 1.647 ‘grandi’ elettori per 4.340.474 abitanti; a Milano 2.025 per 3.208.509 e così via.
Vedete il bello della selezione dei votanti che sicuramente, trattandosi di loro stessi e dei loro stipendi, non si asterranno dal voto?
– Elezione del Sindaco.
Non è ancora stato individuato un procedimento standard: al momento si sta valutando un esperimento condotto a Roma, dove il sindaco Ignazio Marino, eletto con ben il 64% dei voti, è stato deposto mediante le dimissioni dei consiglieri comunali del suo stesso partito che hanno firmato un documento davanti a un notaio.

Con questa rivoluzione copernicana si aprono nuovi orizzonti: non più accanite e defatiganti discussioni politiche, nei bar come nei luoghi di lavoro, fine delle domeniche sottratte al tempo libero, la politica affidata esclusivamente a veri professionisti.
Restano solo da mettere a punto alcuni trascurabili particolari, come  l’art. 48 della Costituzione (2), questo polveroso retaggio di un’epoca in cui si credeva in un’Italia migliore e in una democrazia compiuta.

Devo dire che in tutto questo c’è solo una cosa che mi dà un estremo fastidio: sottraendomi il diritto di voto verrei equiparato a coloro cui, oggi, non è concesso (3). Ecco perché bisogna sbrigarsi ad abolire ‘sto cavolo di art.48.

NOTE
(1) Diritto di voto.
Enciclopedia Treccani
:

“…il diritto di partecipare a votazioni di tipo pubblicistico, siano esse di tipo deliberativo o elettivo (Elezioni). Tra questi due tipi di votazioni il secondo è senza dubbio il più importante. Il voto è il diritto politico per eccellenza (Diritti costituzionali) ed è strettamente legato alle nozione didemocrazia, di sovranità popolare e di cittadinanza.”

(2) Costituzione italiana – Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
…….
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge (3).

(3 La legge ordinaria specifica che non hanno diritto di voto i sottoposti a misure di prevenzione; i sottoposti a misure di sicurezza detentive, a libertà vigilata o a divieto di soggiorno in uno o più comuni o province; i condannati a pena che comporta l’interdizione dai pubblici uffici perpetua o temporanea.

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