Dal bicameralismo perfetto a quello incasinato (1)

22 Set

Come sanno i pochi coraggiosi che seguono questo blog, al referendum voterò per il No.  Prima di tutto e soprattutto perché è inaccettabile che una revisione costituzionale sia opera di un governo anziché di una specifica assemblea eletta dai cittadini e composta da esperti  che sottopongono la loro proposta all’esame del Parlamento. Il quale poi ne discuterà ed alla fine approverà il testo finale. Questo è l’unico percorso corretto. E’ un punto dirimente, irrinunciabile, che mi fa essere graniticamente contrario in partenza.

Quella adottata – un governo promotore della revisione della nostra Carta – è una modalità inaccettabile che fa a pugni col concetto basilare che deve costituzione-copertinaispirare una qualsiasi moderna democrazia. A questo si aggiunga che la Costituzione, così com’è, mi è chiarissima fin dai tempi del liceo quando l’ho letta per la prima volta, ed mi pare ovvio che così sia per tutti i cittadini. Ora, non so come e perché (l’età? Può essere), ma nella nuova versione non si capisce più nulla. L’esempio che segue è eloquente.
Questo il testo che conosciamo:
Art. 70: «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere». Chiaro, conciso e compendioso. Impossibile non capire.

Quella che segue è invece la nuova versione ad opera del ministro Boschi. Provate solo a leggere il primo periodo senza riprendere fiato. Un testo che si aggroviglia in un perverso burocratese ingarbugliato e intriso di riferimenti, dando luogo peraltro a più interpretazioni contrastanti:

Art. 70. – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.
L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.
I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione.
I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.
Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati.

 
A me è bastato questo per chiudere definitivamente la questione. Non so a voi, ma mi pare una domanda retorica.

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