Grandi opere? Solo una.

30 Ago

Salvare l’Italia. Pare un proclama altisonante, ma dovrebbe – dovrà – essere il primo impegno e da subito. Questa è la ‘grande opera’ che ci si attende dal Governo. Che siano accantonati i sogni legati alle ‘grandi opere’ lanciate vent’anni fa da Berlusconi e riprese ancora recentemente da Renzi  (prima di tutto il fantascientifico ponte sullo Stretto). Se si vuol davvero prevenire, riducendo i rischi legati ai disastri naturali che devastano da decenni la penisola e l’economia nazionale, occorre predisporre con urgenza un piano nazionale di messa in sicurezza dell’intero Paese e  darvi priorità assoluta. Cominciando col firmare questa petizione: Terremoto: scuole e ospedali subito in sicurezza.
Il progetto Casa Italia del presidente del Consiglio è un buon inizio, ma non basta: è assolutamente necessario avviare un piano di ristrutturazione e difesa dell’intero Paese, perché tutta l’Italia è a rischio. E l’inflessibile burocrate di Bruxelles dovrà, in un modo o nell’altro, prendere atto della volontà degli italiani.

Fotografia della popolazione residente e degli edifici pubblici in zone a elevato rischio sismico in Italia (111mm x 130mm)

Fotografia della popolazione residente e degli edifici pubblici in zone a elevato rischio sismico in Italia (111mm x 130mm)

Oggi piangiamo i nostri morti, ma non dobbiamo dimenticare le oltre 2000 vittime delle alluvioni negli ultimi 50 anni . Non ci si riferisce soltanto ai rischi sismici, quindi. Si approssima la stagione inclemente e troppe aree sono esposte a frane, esondazioni, allagamenti, dalla Liguria alla Calabria. Come la cronaca anche recente ci insegna, sono tutti, terremoti e alluvioni, pericoli reali conseguenza di anni di insipienza, interessi, sperperi, ignoranza che hanno massacrato il territorio, facendo passare in secondo piano il dettato costituzionale della tutela e preservazione del paesaggio come bene comune e che Salvatore Settis ha magistralmente descritto in un suo libro, Paesaggio, Costituzione, cemento, di qualche anno fa. Ma l’art. 9 della nostra maltrattata Carta prevede, oltre  alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, anche che venga promosso lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Ed ecco che da 29 dipartimenti per formare i geologi, gli insostituibili e preziosi esperti della terra e dei suoi segreti, per effetto della sciagurata riforma Gelmini ne restano oggi solo 8. Pare autolesionismo, ma è solo incapacità della classe dirigente: di chi ha voluto quel provvedimento e di chi ha occupato in seguito la stessa posizione di (ir)responsabilità. C’è un ALLUVIONE-4documento ISPRA presentato a marzo di quest’anno con un titolo drammaticamente eloquente: Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Il documento, con dati elaborati nel 2015, “offre una conoscenza completa ed aggiornata sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale. Il Rapporto contiene inoltre indicatori di rischio per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elementi fondamentali per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio e delle politiche di coesione nel Paese. Il dissesto idrogeologico costituisce un tema di particolare rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. L’Italia, per la sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto. L’intensa urbanizzazione, avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio idrogeologico ed idraulico, unita ai fenomeni come eventi pluviometrici estremi,  piene improvvise anche in area urbana, o colate rapide di fango dovuti all’evoluzioni in atto del clima hanno  portato un considerevole aumento degli elementi esposti e vulnerabili e quindi del rischio.  La conoscenza dei fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio.”

Quindi si sa, è tutto noto: dai rischi sismici a quelli delle alluvioni e delle frane. E si sa anche cosa si dovrebbe fare per prevenire, per risparmiare lutti e danni irreparabili. Scuole e ospedali da mettere in sicurezza  (Ignazio Marino ricorda a questo proposito i dati dell’indagine da lui condotta come presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta), cura e cultura del territorio, preparazione di  esperti, legislazione al passo coi tempi. Ecco perché questa petizione rivolta al Presidente del Consiglio  assume oggi una rilevante importanza per ognuno di noi, per ogni cittadino consapevole e responsabile.
L’Europa non può continuare a rispondere come un freddo burocrate e negare all’Italia il diritto-dovere di proteggere sè stessa: gli italiani si attendono che Matteo Renzi sappia come rispondere e come agire.

 

 

 

 

 

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