A Roma, a partire da lunedì.

18 Giu

Domani si vota e io ancora non ho deciso cosa fare, ma mi è ben chiaro che non voterò certo per Giachetti: questo sì che sarebbe tradire i miei principi e soprattutto quel Pd per cui mi sono battuto ben prima che nascesse, di cui sono stato fondatore e dal quale, con infinita amarezza, mi sono allontanato dopo anni di quotidiana militanza. Tutto lascia pensare che si confermerà l’impressionante travaso di voti  del primo turno a fronte del quale le  obiezioni più valide del Pd sono state il banale “salto nel buio” e che  i 5 stelle hanno fatto del loro meglio per collaborare alla chiusura anticipata della sindacatura Marino e non  non meriterebbero quindi quel voto. Già, perché il Pd cosa ha fatto?

I 5 stelle hanno l’obbiettivo di sostituirsi all’attuale sistema di partiti: dal loro punto di vista, e dei tanti che gli danno fiducia, è l’unico modo per liberarsi dalla latrina dei compromessi, degli accordi consociativi, dei cinici giochi correntizi, degli interessi personali, della dilagante corruttela  nella politica italiana. Per loro, anche chi fa bene – ma è legato a un partito – è un avversario e va demolito. Questo è un dato di fatto.

Occorre poi aggiungere che, paradossalmente, sono stati gli inconfessabili interessi che si muovono all’interno del Pd ad aiutarli: la ridicola faccenda della Panda rossa non l’hanno inventata loro, ma i media sollecitati proprio da quella parte del Pd che aveva manifestato la sua insofferenza per Marino fin da pochi giorni dopo il suo insediamento; ricordo – tanto per dirne una – l’assurdo sondaggio nell’ottobre del 2014 commissionato da tale D’Ausilio, capogruppo Pd  (!)  nel Consiglio comunale, che registrava un presunto crollo dei consensi del sindaco; ricordo ancora che circa un mese dopo, in una riunione della Direzione romana del Pd, la consigliera De Biase (meglio nota come lady Franceschini e come l’unica candidata che alle attuali elezioni abbia aumentato i consensi) invocava a gran voce la sfiducia per il sindaco Marino, ignara che pochi giorni dopo sarebbe esploso in tutta la sua virulenza il verminaio di Mafia capitale in cui erano infognati (è il caso di dirlo) importanti esponenti del Pd romano, alcuni dei quali operanti al Comune.

Di tutto questo i 5 stelle hanno sempre immediatamente approfittato: ogni volta hanno colto l’occasione. E il Pd gli ha dato ben più di una mano quando ha semplicemente finto di appoggiare (per la prima volta dall’elezione) il suo sindaco, mentre il segretario nazionale nominava il commissario che da un lato si sperticava in lodi ufficiali, dall’altro tesseva sottotraccia le sue trame per logorare la Giunta inserendovi i suoi accoliti per giungere alla fine all’assurdo, indecente e suicida accordo con le opposizioni certificato da un notaio che ha portato al tradimento della volontà popolare espressa nell’elezione di Marino.

Da qui il disorientamento, il disgusto, il disagio, l’allontanamento di tanti elettori del Pd, la sua disgregazione e la naturale protesta tramutatasi in un voto per i 5stelle. Che apparirà pure un voto emotivo e poco razionale, ma appare oggi l’unico modo per liberarsi di una dirigenza del Pd irresponsabile e incapace, per non dire di peggio. Non posso dimenticare l’indignazione che mi ha travolto davanti al falso candido stupore di Orfini di fronte al vaso di Pandora scoperchiato dalla Procura romana e la sua indecente chiamata di correità verso i militanti che secondo lui non si erano accorti di quanto accadeva o avevano taciuto, mentre invece innumerevoli erano state le loro proteste e le loro denuncie. E lui dov’era stato in tutti quegli anni?

Ecco perché guardo con comprensione, se non con simpatia,  all’elettore del Pd che,  dopo avergli dato fiducia per anni, si sta arrovellando intorno alla decisione se votare o no per la Raggi, pur turandosi il naso e maledicendo chi l’ha costretto a questo passo. Di fiducia non ce n’è più: andrà come deve andare. Pensiamo piuttosto a cosa faremo, noi cittadini romani: a partire da lunedì, dovremo controllare l’operato della nuova Giunta: sarà nostro dovere sollecitarla e stimolarla con ogni mezzo a proseguire nell’opera di risanamento del bilancio comunale, nella ristrutturazione delle aziende municipalizzate, nel recupero di efficienza della macchina del Comune, nello smantellare il sistema occulto di interessi che si regge intorno al Campidoglio. Ma avremo anche un nuovo compito, forse più importante ancora. Mi spiego. 
Quanto potrà durare la nuova sindacatura? La sensazione, non solo mia, è che non avrà vita facile e per varie ragioni, ma prima di tutto perché mancherà l’appoggio del governo per motivi più che ovvi e in particolare per l’opposizione alle Olimpiade espressa dai 5 stelle: esso non sarà certo generoso nel mettere a disposizione i fondi per gli urgenti e necessari investimenti, per dire la prima che mi viene in mente. Ecco perché dovremo pensare a costruire una nuova forza civica che possa davvero rappresentare noi cittadini romani in quell’opera di controllo e di confronto di cui dicevo più sopra, ma soprattutto qualora si dovesse tornare a breve nuovamente ai seggi elettorali. Stavolta toccherà a noi.

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