Panama Papers, parla John Doe: chi, come, quando e perchè

11 Mag

In una nota di Peter Bale del The Center for Public Integrity  viene raccontato come si è venuti in possesso dei documenti meglio conosciuti internazionalmente come Panama Papers (pubblicati in Itaia da l’Espresso), analizzati, verificati e poi resi pubblici dell’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalism). L’ICIJ è un  progetto del CPI stesso nato 27 anni fa per estendere l’attività del giornalismo investigativo e di controllo oltre le frontiere nazionali su  temi come corruzione, criminalità internazionale,  verifica dell’attività del potere. Conta su 190 giornalisti in oltre 65 paesi.
Il testo originale lo trovate nel link più sopra: qui di seguito la (spero passabile) traduzione.
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JOHN DOE SPIEGA I PANAMA PAPERS E PERCHE’ L’ICIJ

La storia delle Panama Papers ha guadagnato un nuovo impulso con una importante dichiarazione da parte di chi ha diffuso la notizia, spiegando le motivazioni della più grande fuga di notizie mai avvenuta e le ragioni per cui è stata proposta al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung e al nostro Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo  (ICIJ).

In una eloquente dichiarazione rilasciata al giornale tedesco e da questi verificata, il leaker – identificato solo come “John Doe”, come lui o lei si è fatto chiamare durante tutto il rapporto durato un anno con i giornalisti del Suddeutsche Zeitung – accusa politici, avvocati, accademici e e i media per “non aver affrontato la metastasi dei paradisi fiscali che disonorano il mondo” e che contribuiscono alla disuguaglianza.

“Doe” elogia direttamente il lavoro dell’ ICIJ – il braccio internazionale del Center for Public Integrity – nel prendere l’iniziativa sulle notizie trapelate che altri media avevano respinto e nota come “manchino i finanziamenti per seri giornalisti investigativi”. Può sembrare autoreferenziale, ma qui non mi riferisco alla notizia della dichiarazione di Doe: è piuttosto una mia nota personale per i lettori e confermo che la ICIJ è parte di un’organizzazione non-profit che fa affidamento solo sulle donazioni di filantropi e di singoli individui.

La dichiarazione completa di Doe è pubblicata sul sito dell’ICIJ dedicato a Panama Papers.

Negando con decisione le teorie circa una cospirazione un’agenzia di intelligence dietro la fuga di 11,5 milioni di documenti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca, “Doe”, scrive: “Per la cronaca, io non lavoro e non ho mai lavorato per una qualsiasi agenzia governativa o di intelligence, direttamente o come imprenditore. Il mio punto di vista è assolutamente personale, come era mia la decisione di condividere i documenti con Suddeutsche Zeitung e il Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (ICIJ), non per un qualsiasi specifico scopo politico, ma semplicemente perché ho capito abbastanza dai loro contenuti per comprendere quale proporzione di ingiustizie vi siano descritte”.

Doe accusa Mossack Fonseca di sfruttare un sistema globale di paradisi fiscali che consente una “massiccia, dilagante corruzione” e di usare la sua influenza per “scrivere e adattare leggi in tutto il mondo per favorire gli interessi di criminali …” Il rivelatore di notizie saluta con favore il “nuovo dibattito globale “che il Panama Papers (un termine coniato dal ICIJ e SZ, non da lui) ha generato. “Doe” si offre di collaborare con le autorità, ma condanna l’azione penale o la persecuzione di informatori, tra cui Edward Snowden e coloro che sono coinvolti in quella che divenne la base per un’altra inchiesta ICIJ, “Lux Leaks” [nota mia: si tratta di un’inchiesta da cui è emersa la precisa volontà del governo lussemburghese di realizzare accordi segreti relativi alla tassazione tra il Lussemburgo e centinaia di aziende di tutti i paesi: vedi qui].

“Informatori legittimi che denunciano illeciti indiscutibili, siano addetti ai lavori o no, meritano l’immunità dalle reazioni dei governi, punto e basta”, afferma Doe nella sua dichiarazione, aggiungendo che in assenza di tale protezione gli informatori devono fare affidamento solo sulla portata di organizzazioni mediatiche come l’ICIJ.

Con la mazzata al circuito di denaro-in-politica negli Stati Uniti che ha portato alla creazione del Center for Public Integrity 27 anni fa, Doe condanna la collusione tra i politici degli Stati Uniti e dei loro finanziatori: “L’evasione fiscale non può assolutamente essere fermata mentre funzionari eletti stanno supplicando soldi dalle stesse élites che hanno gli incentivi più forti per evitare le tasse rispetto a qualsiasi altro segmento della popolazione.”

 

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