Non bastasse la corruzione, c’è anche lo spreco

14 Apr

Nonostante tutti i proclami sulla revisione della spesa delle istituzioni (mia banale traduzione della scioccamente definita “spending review”) e nonostante i vari commissari che si sono succeduti in questo compito, nel nostro allegro e disinvolto Paese con le pezze al culo si continuano a sprecare risorse a  spese dei contribuenti. E mai che si senta di provvedimenti a carico di chi quelle spese fuori norma ha autorizzato ed effettuato.
Questa breve analisi di Repubblica  a firma di Fabio Bogo lo sta a dimostrare: a suo tempo mi colpì quello che riferì il sindaco Marino circa i prezzi astronomici pagati dall’amministrazione comunale (e lo conferma nel suo libro “Un marziano a Roma“: “…per ogni computer il Comune di Roma, prima del 2014, pagava oltre quattromila euro di software, ora si acquistano a circa cinquecento euro; il costo del materiale di consumo messo a disposizione di ogni singolo dipendente era più del doppio delle altre città italiane, seicentoquarantacinque euro rispetto a una media nazionale di trecento euro; le spese per il telefono, oltre mille euro a dipendente, pari al 5o per cento in più rispetto alla media delle altre amministrazioni comunali. E così via.(pag. 214)”

Perché non si interviene? Perché non si obbliga ogni singolo centro d’acquisto, a confrontarsi con i prezzi convenzionati della Consip e ad adeguarvisi? Perché, quando l’acquisto di un bene o un servizio si scosta oltre un ragionevole limite predefinito, non ne viene fatto carico all’autore o agli autori, magari addebitandogli la differenza? Insomma, è ora di intervenire con decisione per troncare una volta per tutte la mala pianta dell’indifferenza per i soldi dei cittadini. Mentre l’Italia va in malora.
Se tutte le amministrazioni si fossero rivolte alla Consip o agli altri enti appaltanti, il risparmio per il bilancio dello Stato si sarebbe avvicinato virtualmente a 20 miliardi, quanto un’intera manovra” dice l’articolo e non fatico a crederlo. E allora? Che aspettiamo? Non è, l’attuale, il Governo che decide e fa?

Dalle auto alle fotocopie così gli uffici pubblici pagano prezzi più alti E buttano via 20 miliardi

ROMA. Personal computer che potevano essere pagati 310 euro e che invece ne sono costati 373. Bollette annuali di un punto luce liquidate a 210 euro invece di 135. Stampanti in bianco e nero acquistabili per 36 euro e per le quali invece si è staccato un assegno di 103 euro. Storie di tutti i giorni in buona parte delle amministrazioni pubbliche italiane, che spesso sprecano denaro pubblico senza cercare le migliori soluzioni sul mercato e sono poi costrette a rivalersi sui cittadini aumentando il prelievo fiscale o riducendo i servizi erogati alla collettività.
Comuni, Province, Regioni, Asl, Università, ministeri e organi costituzionali costituiscono un esercito di migliaia di soggetti che ogni anno spende più di 87 miliardi di euro per acquistare beni e servizi indispensabili al funzionamento della macchina pubblica. E che non sfrutta le opportunità offerte dall’esistenza di una centrale unica di acquisto, gestita dal ministero dell’Economia tramite la Consip.

SOLDI AL VENTO
Nel 2015 — in base all’ultimo rapporto Mef-Istat — la Consip ha attivato strumenti di acquisto che hanno coperto forniture di beni e servizi presidiando 40 miliardi, mettendo in vetrina 7,5 milioni di articoli. Le amministrazioni si sono rivolte alla centrale unica per un giro d’affari che ha intermediato 6,6 miliardi, il 17 per cento della loro spesa: cioè ancora soltanto un euro su sei transita da lì. Da sola però questa percentuale ha generato risparmi per 3,2 miliardi di euro. Se tutte le amministrazioni si fossero rivolte alla Consip o agli altri enti appaltanti, il risparmio per il bilancio dello Stato si sarebbe avvicinato virtualmente a 20 miliardi, quanto un’intera manovra.

MACCHINE D’ORO
Sono tante le amministrazioni che non badano a spese quando si tratta di comprare automobili. Il fatto che la maggior parte degli acquisti non siano per auto di fascia alta sembra far dimenticare che si può risparmiare anche su quelle piccole. Così mediamente per una citycar i comuni pagano 9.707 euro, quando potrebbero comprare la stessa auto tramite Consip sborsando 7.911 euro, il 18 per cento in meno. Stesso discorso per le piccole 4×4: assegno medio di 13.099 euro contro i 12.139 di quello che si paga se si ricorre alla convenzione. Lo spreco è ancora più evidente per i furgoni, che le amministrazioni locali acquistano pagandoli 15.945 euro quando potrebbero averli per 11.847: il “regalo” ai fornitori è pari al 25 per cento del valore.

ENERGIA SALATA
Anche l’energia presenta un conto spesso ingiustificato. Se il canone annuale di un punto luce fuori convenzione è superiore del 35% rispetto a quello ottenibile tramite convenzione, è più caro anche il gas naturale, pagato 0,746 euro a metro cubo (Iva esclusa) contro 0,694 euro in convenzione Consip: quasi il 7% in più. Denaro pubblico sprecato anche per il gasolio da riscaldamento: nell’insieme le amministrazioni lo pagano 0,68 euro al litro (Iva e accise escluse), il 5,66% in più di quanto potrebbero fare. E in questo comparto spiccano per sprechi i ministeri, che lo pagano 0,699 euro, quasi il 10% in più del prezzo in convenzione. Mani bucate anche per l’energia elettrica in bolletta: sono ancora i ministeri i più generosi e lasciano sul tavolo una “mancia” pubblica di oltre il 7%.

CARO FOTOCOPIE
L’amministrazione pubblica è notoriamente grande produttrice di documenti che riempiono faldoni su faldoni. Una morigeratezza sulle copie sarebbe doverosa. Invece lì la spesa corre. Le amministrazioni locali nel 2014 hanno speso per ogni copia fatta da una macchina fotocopiatrice a noleggio capace di 35 copie al minuto 0,1158 euro per ogni foglio riprodotto. Se si fossero servite dei servizi in convenzione avrebbero speso 0,0658 euro, il 43% in meno. Ancora peggio per le copie in bianco e nero: quelle fatte con appalti propri sono costate il 52,2% in più.

HI TECH FUORI MERCATO
Se non tutti hanno dimestichezza con i prezzi delle fotocopie, più facile è capire il livello degli sprechi se si affronta il comparto dei computer. Un desktop ultracompatto comprato da un ministero ha un prezzo medio di 403 euro, mentre con l’acquisto agevolato lo si può avere a 310 euro, il 23 per cento in meno: ogni 4 acquistati, in pratica, uno sarebbe gratis, ma le amministrazioni centrali non lo sanno o preferiscono non saperlo. E chiudono gli occhi anche sui server: 2.690 euro per un midrange rack da 19 pollici sono troppo pochi, meglio pagarlo 3.765 euro, il 28 per cento in più. Tanto paga Pantalone.

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