Ancora sul nostro (di noi cittadini) diritto all’informazione (FOIA)

31 Mar

Se n’è parlato recentemente, ma il governo, e la ministra Madia in particolare, non sembra se ne diano per inteso.
Non voglio dire che se ne fregano: diciamo che hanno un’ottica diversa, diametralmente opposta agli impegni che a suo tempo aveva preso il futuro Presidente del Consiglio, ribaditi nel discorso al Senato del 13 febbraio 2013.

L’occasione per tornarci su la offre l’ottimo Alessandro Gilioli su l’Espresso, con un post dal titolo quanto mai eloquente: La beffa del FOIA targato Madia. Questo l’incipit:

All’articolo 6, comma 5, il testo recita così: «Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta». Sembra uno scherzo, invece è il decreto legislativo “sulla trasparenza”, all’italiana. Che prevede appunto il silenzio-diniego: cioè consente allo Stato di non rispondere ai cittadini che vogliono avere accesso ai dati della pubblica amministrazione, senza fornire alcuna motivazione e senza alcuna sanzione per il proprio rifiuto.

Forte, vero? Questo è il concetto di diritto all’informazione, di trasparenza, della Madia. Ma le reazioni non si sono fatte attendere: oltre al rilancio della petizione di Libera di don Ciotti (a proposito, avete firmato?), questo il titolo di Carte in Regola, il sito che ci assicura un’attenta e costante analisi dell’operato della politica e della pubblica amministrazione: Decreto trasparenza, una  trasparenza molto opaca.

Ma non basta ancora. Diamoci da fare, questo dell’informazione è un diritto elementare in ogni democrazia compiuta. Evidentemente abbiamo ancora molto cammino davanti.

 

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